Greta Garbo e la religione del cinema

Per Federico Fellini, Greta Garbo, “fata severa”, è da considerarsi la fondatrice “di quella religione chiamata cinema”. Definita “divina” dal grande regista David Sjostrom, in effetti i tratti del viso e la stessa espressione del viso sembrano modellati da un Leonardo o da un Velasquez, facendo riferimento ai modelli greci della divinità olimpica

Il cinema di Hollywood è stata ed è l’arma più potente dell’acculturazione di tutto il pianeta da parte degli States.
Hollywood ha creato un mondo immaginario che non esiste e che ha saputo spacciare come realistico. Un immaginario che ha saputo penetrare nell’immaginario degli individui, dando loro quello che desideravano.

Soddisfare il cliente assecondando le sue più profonde pulsioni relative al sesso, all’amore, allo spirito di giustizia, al desiderio di vendetta…

Andare al cinema per star bene, per uscirne soddisfatti sul piano psichico…possibile grazie a interpreti credibili, a regie di alto livello, a scenografie fascinose.

Nulla, sopratutto nella cinematografia americana prebellica, della miseria in cui versava il popolo americano, se non per trovare un esito consolatorio, dato dall”intraprendenza degli individui e dalla tenuta del sistema capitalista.”Furore” di Fritz Lang sembra fare eccezione. ma si badi bene, il film è del 1936. La grande depressione del 1929 è dietro di noi, grazie alle “ricette” di Keynes. La rinuncia alla vendetta da parte del protagonista vuole dare un segnale al Paese. Il sistema ha retto e voi siete stati straordinari.
Negli anni post ’68 la critica si farà più aspra, prima di riciprecipitare dagli anni ’80/’90…ma attenti… la critica riguarda personaggi singoli: generali, poliziotti, politici, assicuratori che verranno regolarmente puniti a dimostrazione che il sistema America regge sempre anche moralmente.
Anche il mondo pellerossa verrà rivisitato…buoni film (“Soldato blu”, “Geronimo”, “Balla coi lupi”). Vengono messi in critica episodi singoli, ma nessuna riflessione seria sul genocidio di milioni di pellerossa, sulla “nuova frontiera”, sulle periferie abbandonate, sui ghetti urbani… Non si poteva e non si può agire se non così. Il sistema ha delle regole da cui non si può prescindere.

Ciò che appariva e risultava convincente era che tutto ciò che fosse americano risultasse come un mondo alternativo alle tristi realtà planetarie…Un rivolo di ottimismo e di speranza che si sarebbe potuto riversare su tutti gli abitanti del pianeta se avessero il coraggio e l’intelligenza di adottare il modello americano…

Quando poi già negli anni 40/50 apparve in primo piano il discorso sulla violenza e sulla criminalità, crebbe a dismisura il ruolo degli investigatori privati (il pubblico piace poco ai produttori americani), in genere divorziati o solinghi innamorati infelici, con una vita disordinata e spesso soggetti a grandi libagioni di alcool. Gli spettatori li vissero come eroi moderni, capaci di riportare giustizia.

Negli ultimi trenta anni, la menzogna sulla criminale politica americana in patria e all’estero viene con grande arte del tutto mascherata, affidata a presunti democratici come Robert Redford o George Clooney.e a numerosi registi di talento. Libano, Iraq, Israele…Luoghi di massacri osceni, dove gli eroici americani e sionisti combattono contro la cattiva gente che ci abita…

Perché Fellini ci parla del cinema come religione ? Perchè si vuole credere alle “verità” che ci vengono da Paul Newman, da Marylin, da Mitchum, da Ava Gardner…Perchè si perde la capacità critica…si parla delle competenze attorali, registiche, musicali…Mentre il contesto di cui si parla viene esaminato in modo superficiale…

Così, mentre gli States facevano milioni di morti nelle Filippine e in Indonesia e poi in Vietnam, in Cile, in Argentina…il magico Ballo di Fred Astaire o di Cyd Charisse ci allontavano da quelle fosche vicende come se appartenessero ad una altro mondo, o proprio loro, ad un mondo immaginario…

Il cinema, anche ora che il cinema americano non brilla eccessivamente (di Tarantino ce n’è ben pochi) e subisce la forte concorrenza dei film turchi, coreani, cinesi, messicani… che hanno portato un approccio meno distorcente sugli eventi tragici del pianeta, rimane un luogo magico dove ci si raccoglie e si fantastica, entrando in una dimensione altra, dove molti di noi, consapevolmente si abbandonano in una sorta di estasi che, tramite musiche, immagini, parole, ambientazioni. interpreti fascinosi, ci trasporta come un sogno ad occhi aperti, almeno per un pò, fuori dai problemi che ci affliggono…

Non è religione questa ? E chi, come suprema divinità poteva fondare questa nuova religione nata nel novecento ? Il mito del cinema nasce con precedenti illustri … ma si rafforza e si afferma con una divinità femminile che si rapporta con la severità del suo sguardo alle dee della grecità.
E chi dunque se non Greta lovisa Gustafson, in arte Greta Garbo, che, per conservare la sua divinità, si è allontanata dal cinema a soli 36 anni, tentando, ma non riuscendoci pienamente, a sfuggire ai fotografi, per non svelare lo sfiorire tutto umano della sua bellezza…

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2 commenti per “Greta Garbo e la religione del cinema

  1. ALESSANDRO DOTTOR MASSAROTTI
    19 febbraio 2019 at 2:03

    Federico Fellini,
    anche Lui cultore di un mondo di fantasia,di un circo claunesco della nostra vita?
    Grandi film come I Vitelloni!
    Poi gli altri…storie di vita, 8 e mezzo..La dolce vita…in calando…AMARCORD…La strada..Ginger e Roger..
    Non ben comprensibili al pubblico medio..ed un poco pesanti!

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