La “pesante” leggerezza di Luciano De Crescenzo…

La scomparsa di Andrea Camilleri ha offuscato quella di Luciano De Crescenzo, che a me è sempre stato molto simpatico.
Non ho mai letto nulla di Camilleri ma anche lui mi era simpatico, anche se a mio parere, un po’ troppo retorico. Forse questo eccesso di retorica o di enfasi non era neanche sua responsabilità ma dei media che lo hanno elevato ad icona in virtù del successo del suo “Montalbano”. E, si sa, quando qualcuno o qualcosa funziona mediaticamente (e quindi economicamente), viene esaltata oltre misura, per lo meno fino a quando comincia a non funzionare più…
Non sono mai stato un lettore di narrativa, è un mio limite, me ne rendo conto. Tranne rarissimi casi, come ad esempio il bellissimo romanzo di Celine “Viaggio al termine della notte”, forse uno dei pochissimi romanzi che mi abbia appassionato al punto che non vedevo l’ora di tornare a casa dal lavoro per poterlo leggere (e quando l’ho finito ho vissuto una sorta di lutto, come accade dopo aver visto alcuni film…), quando leggo un libro di narrativa mi sembra di perdere tempo. La mia mente ha bisogno di concettualizzare e allora ho sempre letto quasi esclusivamente saggistica, politica e filosofica. Sbaglio, lo so, però che posso farci, ciascuno di noi ha i suoi (enormi) limiti e difetti. Del resto, non siamo superuomini ma, come dice appunto Celine dei “sottouomini ossessionati dall’incubo di dover sempre presentare come un piccolo ideale universale, un superuomo da mane a sera, il sottouomo zoppicante che ci hanno dato”.
E questa è la ragione per cui non ho mai letto nessun libro di Camilleri, come di quasi tutti gli altri scrittori di narrativa, classici o moderni, antichi o contemporanei.
Ho letto invece qualcosa, anche se non moltissimo, di Luciano De Crescenzo. Ovviamente sto parlando della sua storia della filosofia. E dico solo che se fosse per me adotterei i suoi libri come manuali di filosofia per i licei. De Crescenzo era dotato infatti di una grandissima dote, quella di rendere leggeri, semplici ed anche allegri, pensieri molto difficili, complessi nonché il più delle volte tragici o pesanti. Perché la filosofia, come la vita, è purtroppo caratterizzata da difficoltà, complessità, tragicità e pesantezza.
Fortunatamente però, esistono anche la leggerezza e l’ironia; qualità fondamentali, di cui solo taluni fra gli uomini più intelligenti e saggi sono provvisti (e infatti io non ne sono particolarmente provvisto pur non considerandomi proprio un idiota…).
Luciano De Crescenzo era uno di quelli. E quindi era un uomo raro.
Naturalmente questa breve riflessione non ha lo scopo di fare un paragone fra i due, figuriamoci. E poi, come diceva un altro grande napoletano, arriva per tutti il momento della “livella” che pareggia mi conti per tutti…
Però, mentre Camilleri è stato esaltato mediaticamente, lo stesso non si può dire di De Crescenzo, che è sempre stato trattato un po’ come un guitto. Forse perché l’ironia e la leggerezza spaventano, sono troppo difficili da controllare, incastonare, ingabbiare, irreggimentare. Chissà. Sta di fatto che le cose sono andate così.
Riposino in pace entrambi, naturalmente. Sia l’uno che l’altro hanno avuto una vita ricca, intensa e forse (quello lo sanno solo loro) in qualche occasione o periodo della loro esistenza, anche felice.
Luciano_De_Crescenzo_1
Fonte foto: Biografieonline (da Google)

1 commento per “La “pesante” leggerezza di Luciano De Crescenzo…

  1. Raffaella
    21 luglio 2019 at 1:10

    Grazie Fabrizio di aver dato il giusto spazio alla vita ma soprattutto alla morte di un uomo buono…

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