Il vulnus del capitale

La tragedia del presente necessita di un diverso modo di pensare gli eventi storici in cui siamo implicati. La struttura ideologica del sistema capitale si connota per la parcellizzazione delle informazioni e delle immagini. Il totalitarismo del capitale fonda una visione del mondo nella quale non è contemplata la complessità e la totalità. La storia non è compresa, non diviene concetto e non apre alla prassi. Concetto e prassi sono in una relazione non necessaria, ma affinché ci possa essere l’azione politica riformista la relazione concetto-prassi dev’essere supportata da strutture orizzontali e verticali. Il totalitarismo del capitale in questi decenni ha agito con lo smantellamento dei corpi medi, in particolare, della militanza politica. Le sezioni di partito sono state chiuse o ridotte a comitati elettorali. Si è operato per distruggere l’attività prima di una comunità democratica: l’incontro quotidiano e l’impegno gratuito nelle sezioni di partito. Tale attività consentiva la presenza sul territorio dei partiti del popolo, le sezioni erano il centro osmotico in cui i vertici e la base di partito si incontravano e scontravano, attraverso di esse la rappresentanza conservava il contatto con gli elettori e i territori con tutti i limiti strutturali di una democrazia rappresentativa. Le famiglie erano luogo degli affetti e della parola, la formazione politica ed il senso sociale passava, spesso, anche per le famiglie, si condividevano idee e molto spesso il conflitto era l’humus per nuove prospettive generazionali. Anche la famiglia è stata smantellata, in quanto pericolosa per i diritti delle donne, e quotidianamente è rappresentata solo come luogo di violenza al maschile. Il suo posto è occupato da relazioni instabili funzionali al capitale e alla precarietà del lavoro e dalle quali difficilmente possono sorgere grandi idee. I casi patologici e i crimini che si consumano nelle famiglie tradizionali e non  sono amplificati al fine di rappresentare la patologia come normalità e smantellare ogni idea di comunità anche minima, al suo posto deve regnare l’individuo consumatore e narcisista. Destino identico ha la scuola divenuta costola del capitale, la pianificazione didattica è organica al capitale: le tre “i” informatica, inglese, impresa campeggiano e finalizzano ogni attività. L’attacco frontale ad ogni comunità nella quale la politica può germinare non poteva che essere più radicale. Lo smantellamento delle riserve di democrazia è stata occupata nell’immaginario della maggioranza, specie delle nuove generazioni, oggi trentenni dai social e dall’ipermercato quale istanza di formazione-deformazione all’asservimento del capitale trasversale ad ogni classe sociale. Si è effettuato un taglio che sanguina, un vulnus generalizzato: la comunità è stata sostituita dall’individuo interno alla sola  prospettiva ideologica unica del capitale come modus vivendi intrascendibile e assoluto. Il grande successo del totalitarismo del capitale è aver formato consumatori con una visione parziale, e quindi ideologica, della loro condizione materiale,  che in realtà non vivono pienamente, poiché ne sono scollati. Il disagio c’è, ma non ha parole, si chiude nella normalità del male senza progetto alternativo. L’abbondanza delle merci, l’immaginario occupato dagli “scarti” del capitale ha consentito la nuova normalità che si sta affermando. Le prime vittime sono i lavoratori usati come cavie per il nuovo reset mondiale. L’assenza della politica, dei corpi medi permette all’ideologia di assimilare ed usare i popoli per la nuova normalità che minacciosa si sta concretizzando in questi anni “pandemici”. La congiuntura storica farebbe tremare i polsi anche ai più grandi rivoluzionari della storia, tremare di rabbia, perché ci sono le condizioni strutturali per l’irruzione del popolo nella storia, ma in assenza di ideologie alternative e in presenza di un individualismo scientemente organizzato sembra di vivere il congelamento della storia con pochi scossoni. La pianificazione globale congela il presente e le sue tensioni all’interno di un sistema dinamico a livello di flussi finanziari, ma sclerotizzato nelle coscienze. Le nicchie di resistenza ci sono, sono preziose, ma al momento, non sfondano. Non bisogna disperare, in Russia il partito comunista avanza, la Cina con il suo socialismo di mercato rappresenta un modello ibrido ed alternativo, se si eleva lo sguardo la globalizzazione del capitale ha le sue barriere e soglie con cui potersi confrontare. Sappiamo che la storia è una talpa, scava le sue gallerie in modo carsico per improvvise virate, deviazioni che possono apparire improvvise, ma in realtà sono state preparate dalle contraddizioni accumulate e che attendono di essere interpretate, condivise e trasformate in prassi e progetto. In tale contesto è necessario insegnare la visione globale degli eventi storici per contribuire a trascendere l’egemonia culturale del modo di produzione capitalistico. All’astratto bisogna sostituire una visione concreta e globale che possa far emergere le contraddizioni e possa favorire l’impegno e la resistenza. Senza la visione globale con le sue interconnessioni siamo consegnati all’ossificazione del presente, dobbiamo reimparare a guardare diversamente la storia per elaborare orizzonti progettuali che possano spezzare l’anomia depressiva del presente, se si guarda la parte il mondo appare oppressivo e immodificabile, ma se acquisiamo uno sguardo fenomenologico supportato dalla metodologia marxiana, l’irrazionale diviene razionale e incoraggia con il concetto la prassi. Anche i classici ci insegnano tale impostazione, non a caso Marx era un lettore dei classici[1]:

“Io l’imparai laggiù, nell’esercito, da uno dei medici traci di Zalmoxis, dei quali si dice che sanno rendere immortali. Questo Trace diceva che i Greci facevano bene a dire quel che io dicevo poco fa, ma Zalmoxis, continuava, il nostro re, che è un dio, dice che non bisogna cercare dì guarire gli occhi senza la testa né la testa senza il corpo, allo stesso modo il corpo senza l’anima, ma questa sarebbe anche la causa del fatto che molte malattie sfuggono ai medici greci, perché trascurano il tutto, di cui bisognerebbe aver cura; e se il tutto non sta bene, è impossibile che la parte stia bene. Disse che infatti dall’anima muove ogni cosa, sia i beni sia i mali, al corpo e all’uomo intero, e da qui fluiscono come dalla testa agli occhi: bisogna dunque curare l’anima in primo luogo e in massimo grado, se vuoi che anche le condizioni della testa e del resto del corpo siano buone. Disse che l’anima, mio caro, va curata con certi incantamenti: questi incantamenti sono i bei discorsi; in seguito a tali discorsi appare nell’anima la assennatezza, per la comparsa e la presenza della quale è ormai più facile procurare la salute e alla testa e al resto del corpo”.

Abbiamo tutti un grande compito da svolgere, reinsegnare ed imparare a leggere il presente disintossicandoci dalla pervasività perversa dei media e fondare comunità e nicchie di resistenza. Nell’immediato le elezioni sono sempre più vicine, è il tempo di lanciare un primo segnale di presenza e proposta con un voto consapevole che possa essere il primo “no” al sistema vigente

 

[1] Platone, Carmide, edizione Acrobat, pag. 3

Io, Robot tra Asimov e Will Smith | Asimov

Fonte foto: (da Google)

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