“Conservatori” e “progressisti” in scena a Verona

Voglio essere chiaro su un punto.

Non penso affatto che sia terribilmente e spregevolmente reazionario sostenere che un bambino o una bambina debbano essere cresciuti da un padre e da una madre. Penso anzi che queste polarità – maschile (paterno) e femminile (materno) – siano assolutamente naturali, nè più e né meno di come lo è l’essere omosessuali.

Sostenere che un bambino o una bambina possano essere cresciuti indifferentemente da una coppia etero o da una gay o lesbica, significa oggettivamente sostenere che la polarità maschile-femminile non esiste, che è un mero costrutto culturale, come sostiene appunto la variante “genderista” del femminismo.

Questo non significa affatto (dovrebbe anche essere superfluo sottolinearlo ma questo è il clima che è stato costruito ad hoc che ci costringe, nostro malgrado, a queste ipocrite e penose, lo ammetto, chiarificazioni …) pensare che i gay, le lesbiche e tutte le atre persone dai più svariati orientamenti sessuali non siano in grado o adatti a crescere dei figli. Possono esserlo o non esserlo né più e né meno degli eterosessuali.

Sostenere infatti che i gay o le lesbiche in quanto tali non sarebbero adeguati ad allevare dei figli, sarebbe una posizione sessista e il sottoscritto sarebbe il primo a mobilitarsi contro quello che giudicherebbe – appunto – un inaccettabile pregiudizio sessista. Il punto, quindi, non è certo questo bensì stabilire – come dicevo – se maschile e femminile (come sostiene il femminismo nella sua versione genderista) siano due mere finzioni, un prodotto di condizionamenti culturali, oppure se siano (come io credo che siano) due polarità naturali, quindi appartenenti alla stessa dimensione ontologica (quella stessa a cui appartiene anche l’omosessualità…). Se così è non possiamo oggettivamente dire che è del tutto indifferente che un bambino o una bambina vengano cresciuti da una coppia etero oppure omosessuale, perché – e mi scuso per gli esempi banali ma credo efficaci – equivarrebbe a dire che l’acqua e la terra sono due costrutti culturali o che lo è l’aria che respiriamo, oppure che per crescere è sufficiente il latte e non la verdura (o viceversa) o le sole proteine senza le vitamine (o viceversa).

Trovo molto grave che su questi temi si sia creato un vero e proprio muro ideologico che impedisce un vero confronto dialettico. Un muro che fa sì che chiunque avanzi delle perplessità rispetto alla narrazione neoliberale femminista dominante in versione genderista, venga spinto nelle braccia di coloro che reazionari lo sono veramente.

La mia opinione è che anche e soprattutto in questa occasione (il Congresso di Verona sulla famiglia promosso dalla Lega) ci troviamo di fronte all’ennesima kermesse che oppone i cosiddetti “vetero conservatori” ai cosiddetti “progressisti”.

Da sempre conservatori e progressisti litigano o fingono di litigare sui diritti civili, sui matrimoni gay, sulla liberalizzazione della droga leggera, sull’aborto, sulla famiglia, sul femminismo (in quest’ultimo caso neanche tanto per la verità, perché la narrazione femminista è più o meno universalmente accettata, cambia solo il modo di intrepretarla e di applicarla), cioè sulle questioni cosiddette “sovrastrutturali” ma suonano esattamente lo stesso identico spartito (con qualche diversa sfumatura) quando c’è in ballo la “struttura”, cioè l’economia, i rapporti di produzione capitalistici, le scelte di politica internazionale, la guerra (imperialista). Gli USA sono il classico esempio di quanto sto dicendo. Da sempre democratici e repubblicani si dividono appunto sui diritti civili, sullo spinello libero o le unioni gay ma nessuno dei due schieramenti mette di certo in discussione la struttura capitalista e imperialista del sistema americano, anzi, sono sempre uniti e compatti quando si tratta di fare la guerra a questo a quel paese o stato “canaglia”. Più o meno la stessa identica cosa avviene ovunque, nel mondo occidentale (inteso non solo geograficamente).

Per tornare alle cose di casa nostra, la kermesse di Verona promossa dalla Lega e la controkermesse organizzata dalla “sinistra” sono entrambe interne a questa dinamica che ho appena spiegato. Se l’apparato mediatico non avesse suonato la grancassa, la kermesse leghista sarebbe passata più o meno sotto silenzio. Ma il silenzio non sarebbe stato funzionale all’obiettivo. E qual è l’obiettivo (non dichiarato, ovviamente…)?

Anche in questo caso facciamo un piccolo passo indietro. Centrodestra e centrosinistra – oggi, sostanzialmente, la Lega e il PD – si dividono sulla concezione della famiglia e sulle unioni gay ma hanno la stessa identica posizione sulla TAV (che non è solo la TAV ma un intero modello di sviluppo e di politiche economiche e industriali di cui la TAV è diventata un emblema…), sull’autonomia differenziata (anche l’Emilia Romagna targata PD fa parte, insieme al Veneto e alla Lombardia, del progetto secessionista…), sul Venezuela (appoggio totale da parte di entrambi alle politiche imperialiste degli USA e al fantoccio golpista Guaidò), sull’Ucraina (appoggio totale anche in questo caso al governo golpista di Kiev in funzione antirussa) e in fondo anche sull’UE, anche se la Lega mostra di avere una posizione più conflittuale perché legata all’asse Trump-Bolsonaro-Netanyahu mentre il PD è legato all’ala liberal obamiana e clintoniana (ma tanto alla fine è sempre il cosiddetto “deep state”, cioè lo stato profondo, a decidere e a fare il bello e il cattivo tempo negli USA, e quindi anche in Europa e in gran parte del mondo…).

Questi due schieramenti hanno visto incrinare il loro ruolo dalla comparsa sulla scena politica del terzo incomodo, il M5S, che in qualche modo si trova, pur nelle forme estremamente contraddittorie che ho più volte spiegato (non si tratta certo di una forza socialista o anticapitalista che del resto oggi non esiste…), a rappresentare delle istanze e delle domande sociali che tradotte in essere, cioè in atti politici concreti (vedi ad esempio la posizione del M5S sulla TAV e sul Venezuela e anche il reddito di cittadinanza che pur fra mille contraddizioni è la prima misura di ridistribuzione del reddito che finisca nelle tasche dei più poveri da decenni a questa parte), possono inceppare l’ingranaggio della macchina politica dominante. Come ho già spiegato in questo articolo http://www.linterferenza.info/attpol/gli-interessi-convergenti-lega-fi-pd/ le forze neoliberali e neoliberiste e la destra (anch’essa neoliberista) hanno interesse a cuocere a fuoco più o meno lento il M5S per tornare a quella tradizionale (finta) dialettica funzionale ad entrambe. E’ per questa ragione che l’apparato mediatico minimizza la convergenza di PD e Lega su questioni come la TAV e il Venezuela ed enfatizza invece lo scontro sul congresso di Verona. Questo è esattamente il ruolo dell’ideologia, in quanto falsa coscienza necessaria, e ovviamente dei media. Ed è per questo che anche oggi assisteremo alle due distinte parate delle truppe cammellate dell’uno e dell’altro schieramento l’un contro l’altro armati.

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Fonte foto: ANSA.it (da Google)

 

18 commenti per ““Conservatori” e “progressisti” in scena a Verona

  1. Alessandro
    30 marzo 2019 at 20:28

    Io da sempre sono favorevole ai matrimoni gay, all’aborto, al divorzio…di conseguenza non posso ritrovarmi nelle posizioni conservatrici che vengono proposte nel congresso veronese. Vedo quindi il matrimonio tradizionale come una delle possibilità di scelta in merito alla convivenza tra due persone( io propenderei per qualcos’altro ancora ma lasciamo perdere), ma non porto l’anello al naso, come si suol dire. Con me le bella ciao o il siamo tutti antirazzisti e slogan vari non attaccano più, se pronunciati da quel mondo che scende in piazza, dalle “non una di meno”. Contano oramai i fatti, le chiacchiere, i cartelli e i canti stanno a zero. E quel che io vedo e sperimento tutti i giorni è intolleranza, sessismo, ideologia prevaricatrice altro che progressismo.

    • Fabrizio Marchi
      31 marzo 2019 at 10:54

      Anche io sono, ovviamente, favorevole all’aborto, sia pure con una serie di considerazioni che ho sintetizzato in questo ormai vecchissimo articolo http://www.uominibeta.org/articoli/aborto-questione-politica-e-non-solo-etica/ al divorzio e ai matrimoni gay, anche se credo che dietro a questa richiesta ci sia una sostanziale volontà di omologazione e omogeneizzazione. Quindi in buona sostanza si tratta di un processo di “imborghesimento”, come ho spiegato in questo articolo ormai diversi anni fa: http://www.uominibeta.org/articoli/gay-dal-diritto-alla-diversita-allomologazione-borghese/
      Dopo di che se vogliono omologarsi non sarò certo io ad impedirglielo. C’è la legittima richiesta di godere dei diritti ereditari. Giusta anche quella, sia chiaro, a patto però di non presentare il tutto come chissà cosa di rivoluzionario…
      La vera questione (anche se i contromanifestanti l’hanno spostata sull’aborto, quando lo stesso Salvini ha detto che la 194 non si tocca) è quella che ho individuato nel mio articolo. Si vuole a tutti i costi far passare l’idea che maschile e femminile (e quindi paterno e materno) siano costrutti culturali, che sia del tutto indifferente che a crescere i figli siano coppie etero o omosessuali, in poche parole l’ideologia genderista, l’ultima trovata del femminismo in ordine di apparizione. Da notare che anche le femministe della differenza sono in fibrillazione rispetto a quello genderista e però questo dissidio non emerge. Sconcertante che ieri tutta la sinistra, anche i sindacati, abbiano appoggiato la contromanifestazione. Oltretutto trovo anche sbagliato che nello stesso giorno e nello stesso luogo sia stata organizzata la manifestazione di protesta. Voglio dire, non stiamo parlando di un raduno neonazista dove è lecito e anche giusto mobilitarsi in contemporanea, ma di un congresso sulla famiglia, organizzato, certamente, da gruppi tradizionalisti e conservatori, però questa non mi sembra una ragione sufficiente per organizzare una contromanifestazione. Ne fai tu un’altra, un altro giorno e in un altro luogo per sostenere le tue idee alternative a quelle degli altri. In questo atteggiamento c’è una sostanziale intolleranza, che non si verifica in nessun altro ambito della vita politica e naturalmente non è casuale. A mio parere, il tutto è stato pompato mediaticamente ad arte. In altri momenti un convegno come quello sarebbe passato semi inosservato…E’ una strategia comunicativa e mediatica (e politica) che in realtà serve a tutti, sia alla Lega che al fronte liberal e alla “sinistra”…

      • Alessandro
        31 marzo 2019 at 21:59

        Condivido in toto la tua disamina. Il mio intervento voleva semplicemente sottolineare come i gruppi che hanno guidato queste manifestazioni di protesta non possono fare la morale a nessuno, soprattutto su temi relativi alla libertà di espressione e di scelta. Si sono presentati come i democratici pluralisti vs i reazionari oscurantisti, sfruttando anche la buona fede di altri partecipanti, ma in verità sono forse più pericolosi dei congressisti. Le tante “vittime” della loro “crociata” femminista, la continua ingerenza in ambito scolastico, che mette a repentaglio la libertà d’insegnamento, il controllo dei media che filtra e strombazza solo ciò che conviene per manipolare l’opinione pubblica, ecc., testimoniano la pericolosità di queste correnti, il cui fanatismo ideologico si cela dietro le solite ipocrite esternazioni buoniste che stridono però con la realtà dei fatti. Preoccupante è che i 5S che si sono fino a ora distinti per non dare troppo peso a questioni lobbistiche puntando più su tematiche d’interesse generale, ultimamente sembrano scimmiottare la peggiore sinistra radicale su codesti temi, andando a rimorchio del sensazionalismo dei media che sappiamo essere controllati in buona parte dall’estremismo di genere, almeno da una decina d’anni a questa parte.

  2. Danilo
    31 marzo 2019 at 12:50

    Bell’articolo hai affrontanto tante tematiche, diritti dei padri, diritti delle madri, diritti dei gay, diritti delle lesbiche, dei trans, dei bisessuali degli asessuali, ma nessuno parla mai dei diritti del nascituro e degli infanti, nessuno parla dei loro diritti, tutti ne parlano solo e soltanto in quanto considerati una proprietà da acquisire.

  3. Panda
    31 marzo 2019 at 14:19

    Tira sicuramente una certa arietta di complexio oppositorum: già sul piano culturale è piuttosto evidente.

    Partirei da una citazione di Korsch che piaceva molto a Preve: “si deve considerare tendenza fondamentale della filosofia borghese non quella che si ispira ad una concezione idealistica, ma quella che si ispira ad una concezione materialistica influenzata dalle scienze naturali”.

    Il postmoderno, che sembra l’opposto di questa tendenza, ne è in realtà il perfetto pendant: lo notava anni fa un autore lontano dal marxismo, ma anche dallo scientismo, come Giorgio Israel e non credo sia difficile accorgersene: se i sessi sono “solo” un costrutto culturale, per quale stranissima ragione (oltre all’utile delle case farmaceutiche, ovviamente) i teorici del gender sono così pronti a somministrare farmaci ai bambini?

    Ovvero è ovvio che anche bisogni fondamentali, come la sessualità (o la nutrizione), sono sempre culturalmente mediati, ma è proprio la cultura ciò di cui è fatta la società e che dà senso, o lo nega, alle nostre vite. E la famiglia è ancora un ambito di socializzazione fondamentale, di cui un pensiero critico degno di questo nome dovrebbe piuttosto individuare e denunciare i fallimenti normativi, che punterebbero subito verso una una critica dell’economia (vedi per esempio il lavoro di un autore che piace molto a Visalli, come Honneth), invece di farne oggetto di un attacco distruttivo basato su un soggettivismo nichilista “mostruosamente arrogante”, per dirla con Hegel, e del tutto funzionale a una colonizzazione economica sempre più aggressiva del “mondo della vita”.

    Ma una discussione del genere, che mi pare l’unica in grado di superare il famoso muro, non a caso temo sia destinata a restare marginale (senza con ciò nulla togliere all’osservazione di armando con cui mi ero dichiarato d’accordo).

  4. gino
    1 aprile 2019 at 0:15

    fabrizio,
    non mi é chiaro il tuo discorso iniziale.
    – sostieni che la polaritá maschile/femminile é naturale
    – sostieni che l´omosessualitá é naturale
    – sostieni che gli omosessuali sono in grado di allevare bambini bene o male quanto gli etero
    – allora perché dovrebbe essere diverso far crescere i bambini da parte di etero o di omo?

    in altri termini, non vedo perché far crescere bambini agli omo dovrebbe significare l´accettazione del genderismo, ovvero che la polaritá maschio/femmina sia un costrutto culturale.

    • Fabrizio Marchi
      1 aprile 2019 at 0:44

      Mi meraviglio, francamente, che tu non abbia capito le mie parole che mi sembravano molto chiare. E non capisco neanche la tua obiezione.
      Ciò che sto dicendo è molto semplice. E cioè che secondo me un bambino o una bambina hanno bisogno sia della polarità femminile che di quella maschile. Il fatto che l’omosessualità sia un fatto naturale non c’entra nulla con questo. Ho fatto anche degli esempi molto banali nel mio articolo ma credo efficaci. In linea teorica si può crescere anche mangiando solo verdura, però meglio mangiare anche latte e magari anche qualcos’altro, o no? Certo che un omosessuale può essere un ottimo genitore, così come può essere pessimo. Può essere migliore o peggiore di un eterosessuale e viceversa. Ma cosa c’entra questo con quello che sto dicendo? Io l’ho detto come premessa appunto per spiegare la mia posizione e spiegare che non c’è nessun tipo di pregiudizio da parte mia nei loro confronti. E cioè che sono contrario all’adozione dei bambini da parte degli omosessuali non perché penso, ovviamente, che in quanto omosessuali non siano in grado di essere dei buoni padri o delle buone madri, bensì semplicemente perché credo che uno sviluppo relativamente armonico ed equilibrato di un adolescente debba vedere la compresenza di un maschile e di un femminile. Mi sembra molto semplice. Dopo di che non sto dicendo che un bambino abbandonato, oppure in un orfanotrofio o peggio in mezzo ad una strada non possa essere adottato da una coppia gay o lesbica. Non sono mica un fanatico integralista, in nessuna direzione. Sto solo dicendo che secondo me è meglio che venga cresciuto da un uomo e da una donna, da un padre e da una madre, perché questa è la natura, esistono queste due polarità con le loro specificità e a mio parere è attraverso la relazione con queste due polarità (che sono quelle, vorrei ricordarlo, dalle quali in natura, scaturisce la vita…) che una persona può crescere in modo più equilibrato. Dopo di che ci possono essere, come ci sono, anche pessimi genitori, ma questo vale per tutti, etero e omo…
      Quindi non capisco, sinceramente, cosa c’entri il fatto che l’omosessualità sia un fatto naturale (come è infatti). Un coppia gay o lesbica non prevede la polarità maschile e femminile perché ne prevede solo una, per forza di cose. Io penso che invece ci vogliano entrambe. Dire che è indifferente che un bambino venga allevato da una coppia etero o omosessuale significa oggettivamente dire che il maschile e il femminile sono del tutto ininfluenti, indifferenti, che non hanno nessuna specificità, e soprattutto che è del tutto indifferente e di nessuna utilità che un figlio cresca con entrambe le due polarità. Ed io questo non lo penso. Spero aver chiarito le cose.
      P.S. questo modo di ragionare va necessariamente ad essere funzionale ed organico al genderismo, che non prende neanche in considierazione la sessualità biologica, perchè la sessualità diventa appunto un costrutto culturale. Il genderismo si fonda sul concetto di indifferenziazione sessuale. Devo dire che anche il femminismo della differenza infatti (nè poteva essere altrimenti) è in una posizione conflittuale con il genderismo. Addirittura diverrsi intellettuali di sinistra (e femministi) sono molto critici con il genderismo perchè ne hanno compreso gli effetti. Vale soprattutto per le sostenitrici e i sostenitori del femminismo della differenza. La guerra fra i due non è scoppiata perchè comunque l’ostilità verso il genere maschile è ancora il collante di tutti i femminismi, ma la contraddizione (e il conflitto) è inevitabile…

      • ndr60
        1 aprile 2019 at 9:43

        Concordo. In effetti, se il matrimonio omosessuale è una scelta (piccolo borghese, se un/una omosessuale in un collettivo degli anni ’70 avesse lanciato la proposta sarebbe stato/a sommerso/a dalle pernacchie), l’adozione di un bambino coinvolge un soggetto terzo, che oltre allo svantaggio di non avere genitori naturali avrebbe pure quello di crescere senza il riferimento di uno dei due generi.

      • armando
        3 aprile 2019 at 16:34

        Non peccare d’ottimismo nel prevedere un conflitto fra femminismi. Nonostante uno si chiami dell’uguaglianza, l’altro della differenza, l’uguaglianza è declinata nel senso di Orwell ne La fattoria degli animali, ossia che tutti siamo uguali ma alcuni (le donne) un po’ più uguali, mentre la differenza è letta come superiorità morale femminile (empatia, pacifismo ecc. ecc., tutto ciò che insomma denoterebbe il femminile come il sesso “migliore”. Ergo, il conflitto fra femminismi non giungerà mai e poi mai al punto di rottura. Prova ne sia la contrarietà espressa dal filone della differenza sulla GPA. Quella contrarietà, ovviamente a mio avviso giusta, è dovuta “solo” al fatto che in questo modo, poichè con la GPA possono avere figli anche due uomini, la madre sarebbe messa fuorigioco. Ma quando si è trattato di mettere fuori gioco il padre, rigoroso silenzio. Non una sola parola, anzi!7

        • Fabrizio Marchi
          3 aprile 2019 at 20:43

          Ne sono perfettamente consapevole. Figuriamoci…Però da un punto di vista logico e ideologico i due non possono non scontrarsi. Dopo di che la contraddizione non esplode perché sono comunque accomunati dall’ostilità contro il genere maschile che è comunque il collante e il minimo comune denominatore di tutti i femminismi.

  5. Gerardo Lisco
    1 aprile 2019 at 7:25

    Concordo totalmente con Fabrizio Marchi. Non devo aggiungere altro perché un post simile l’ ho scritto sulla mia Iacona fb e mi sono beccato le solite accuse. L’ unica cosa che aggiungo e sottolineo è la povertà di pensiero da parte della ‘ sinistra ‘ che impedisce di affrontare il tema famiglia come andrebbe affrontato e cioè in termini di modifica del sistema economico e sociale. Solo per inciso sono contro GPA e controtti l’ adozione da parte di coppie omosessuali. Sono un reazionario? Meglio reazionari che progressisti al sevizio del finanzcapitalismo .

  6. Fabrizio Marchi
    11 aprile 2019 at 12:37

    “Ovvero il fatto di avere impulsi sessuali non dà alcun diritto ad accedere a un mercato dei corpi” (Panda)
    Nella stessa misura però non dovrebbe essere consentito speculare su quelle pulsioni, pensaci…
    E però, come è già stato detto, soltanto una delle due parti viene incriminata (in fondo anche da te…), cioè quella maschile, quella che compra (perché non l’ha gratis, perché se l’avesse gratis non pagherebbe, è ovvio… ), ma non quella che vende. Mi pare che tu veda le cose in modo un po’ strabico, senza offesa, sia chiaro…
    E sai perché, per lo meno secondo me? Perché parti dall’assunto ideologico che il compratore/consumatore sia quello in una posizione di vantaggio e di dominio su chi vende. Ma questo è profondamente sbagliato. Nel momento in cui il corpo diventa una merce come tutte le altre, è chi vende che è in una posizione dominante nei confronti di chi compra, specie perché il sesso, né più e né meno del pane e della mortadella (o dell’acqua), è un bisogno vitale e naturale al quale non si può rinunciare. Certo, mentre senza mangiare o bere si può stare al massimo per due o tre giorni, si può vivere in linea teorica senza fare sesso anche per mesi o anni, ma con tutto il carico di sofferenza psicofisica che ne consegue.
    Il compratore è sempre in una posizione di vantaggio o di dominio rispetto al venditore? Ma quando mai…Se questo fosse vero ne dovremmo allora concludere che nel sistema capitalista ad essere in una posizione di privilegio sono i consumatori e non i venditori, i lavoratori che producono e consumano e non i capitalisti che vendono la merce (prodotta dai lavoratori).
    Le chiacchiere stanno a zero, caro Panda. Chi specula su un bisogno, di qualsiasi genere, è appunto uno speculatore, ed è in una posizione dominante. Non chi si piega al ricatto dello speculatore, pur di accedere al bene. E’ un principio elementare di economia.
    Naturalmente, nel caso specifico che stiamo discutendo, cioè la prostituzione, è evidente che bisogna distinguere fra chi è sfruttata (e quindi ricattata) e a volte costretta con la violenza, e chi invece la pratica liberamente (e sono tantissime), facendo profitti enormi. Una escort o una “normale” prostituta (di quelle che si leggono gli annunci sui giornali, per capirci…) guadagna cifre da capogiro rispetto ai redditi normali; si va dai 20 ai 30.000 euro mensili esentasse. Leggevo alcuni anni fa un articolo di una rivista tedesca dove erano state intervistate delle studentesse che lavoravano come escort. Guadagnano dai 2 ai 3.000 euro a weekend, completamente spesate di tutto, per passare il sabato e la domenica in qualche località di vacanza in hotel a centomila stelle con questo o quel top manager o dirigente o professionista. E non si lamentavano affatto, anzi, spiegavano che per lo più si trattava di weekend assolutamente piacevoli, con uomini il più delle volte altrettanto piacevoli e in grado di spendere quelle cifre.
    Dopo di che – come dicevo – c’è la prostituzione di strada. Molte di quelle che la praticano sono vittime del racket e molte altre no. Ma questo non ha nulla a che vedere con la criminalizzazione del cliente. Ci sono circa 10 milioni di italiani che vanno più o meno sistematicamente o saltuariamente con la prostitute. Tutti maiali pervertiti pervasi dall’insano desiderio di sottomettere una donna pagandola? Ma su! Ma ancora con queste sciocchezze scontante!… Si tratta di uomini che se potessero lo farebbero naturalmente e senza pagare, ma siccome non riescono a viverlo (per una infinità di ragioni di cui abbiamo parlato mille volte…), sono costretti a ricorrere al sesso mercenario. E poi, scusa, quale sarebbe il coglione che preferirebbe pagare per ciò che potrebbe avere gratis, se potesse averlo gratis? Solo un idiota pagherebbe. Se tu sei davanti ad due supermercati, in uno vendono la merce, e nell’altro la regalano, tu in quale entreresti?…
    Su, ragazzi, cerchiamo di uscire dai luoghi comuni ideologici, proviamo a ragionare con la nostra testa, forti anche e soprattutto della nostra esperienza concreta, della carne e del sangue e del buon senso, che non sbagliano mai, così come della osservazione lucida, laica, razionale e non ideologica delle cose.
    “chi si prostituisce oggettifica e mercifica se stesso; il cliente un’altra persona e nella sua sfera più intima. Secondo me non c’è simmetria”. (Panda)
    Infatti non c’è simmetria. La relazione sessuale si fonda su una asimmetria di bisogni sessuali che vede i maschi in una condizione di dipendenza (e quindi di subordinazione) nei confronti delle femmine. E’ questo che devi capire (secondo me è evidente ma comunque…rendiamolo esplicito…). Ed è su questa asimmetria che si fonda la relazione fra i sessi. La prostituzione spicciola è solo la forma più esplicita (e anche la meno grave, proprio perché esplicita) di questa relazione che vede i maschi chiedere e le femmine decidere, come quando, perché e con chi, per lo meno nella grande maggioranza dei casi. Questo rapporto si riequilibra e a volte si capovolge in presenza dei cosiddetti maschi “alpha”, che tradotto ai giorni nostri sono i maschi appartenenti alle elite sociali dominanti (personaggi dello spettacolo, calciatori, attori, divi del cinema o della televisione, banchieri, industriali, capitalisti ecc.), i quali sono in grado di mettere sul piatto della bilancia (cioè della contrattazione mercantile non dichiarata) un peso specifico tale da equilibrare quello femminile e talvolta di superarlo. Anche in questo caso abbiamo scritto fiumi di inchiostro ed io personalmente (ma anche Rino Della Vecchia) un paio di libri, fra cui l’ultimo. Ti inviterei a leggerli e ad approfondire. Sul sito http://www.uominibeta.org abbiamo migliaia di articoli dove abbiamo indagato la questione.
    In poche parole, forza! Un marxista lucido non può restare ancora prigioniero di certi luoghi comuni! Apriamo gli occhi e mettiamo in partica gli insegnamenti del vecchio maestro! Osserviamo la realtà con occhi lucidi e indaghiamo quei territori che non abbiamo mai esplorato. Forza e coraggio!

    • Panda
      11 aprile 2019 at 13:57

      Caro Fabrizio, ti faccio presente che la questione pratica non si pone visto che ho già detto che non sarei favorevole all’introduzione di ulteriori norme repressive. Più in generale, non sono un fan del diritto penale (in uno Stato borghese), uno strumento che tende sempre a colpire più pesantemente i subalterni.

      Ciò detto trovo un po’ stravagante l’idea che senza leggere questo o quest’altro, che, per carità, è comunque sempre un buon consiglio, non sarei minimamente in grado di capire che cosa voglia dire essere un “uomo beta”. O pensi che faccia il calciatore e abbia un harem di fan a mia disposizione? Epperò, guarda un po’, non è mi ha mai neanche sfiorato la tentazione di andare con una prostituta. Così miei amici e conoscenti. Saremo tutti superman (o capponi: secondo il punto di vista) o certi bisogni sono comunque culturalmente mediati e magari il fatto stesso di avere a disposizione prostitute (o prostituti) qualcosa pesa nel determinarne la percezione? Oppure trovare in qualche misura soddisfacente, sia pure come una sorta di extrema ratio, la condivisione di intimità con una partner che non ti desidera o magari ha pure schifo di stare con te è un inaggirabile imperativo biologico? Ma su.

      Quanto all’indisponibilità di alternative, non ho capito: stai dicendo che uomini sposati o comunque in coppia non vanno mai a prostitute? Hai delle statistiche? Le prostitute che fanno profitti enormi le ho già separate dal mazzo subito: saranno la maggioranza? Qualcosa mi dice di no, ma di nuovo, son pronto a leggere statistiche di segno contrario.

      Il punto di fondo è questo: “Chi specula su un bisogno, di qualsiasi genere, è appunto uno speculatore, ed è in una posizione dominante. Non chi si piega al ricatto dello speculatore, pur di accedere al bene. E’ un principio elementare di economia.”
      Traduco: siccome le donne possono “speculare” sul bene della sessualità, e temo potranno continuare a farlo finché avranno la libertà di autodeterminazione sessuale, grazie al cielo che almeno c’è il mercato dei corpi a salvarci, teniamocelo stretto! Non sarà un pochino una trappola questo modo di ragionare? Giusto un filino-ino?

      • Fabrizio Marchi
        11 aprile 2019 at 22:58

        “Traduco: siccome le donne possono “speculare” sul bene della sessualità, e temo potranno continuare a farlo finché avranno la libertà di autodeterminazione sessuale, grazie al cielo che almeno c’è il mercato dei corpi a salvarci, teniamocelo stretto! Non sarà un pochino una trappola questo modo di ragionare? Giusto un filino-ino?” (Panda)
        Hai tradotto malissimo, e spero che la tua sia solo una boutade perché sai perfettamente che non è certo quello il mio approdo. In tutta sincerità, se tu fossi stato un altro (e non uno che ci segue ormai da molto tempo e che partecipa al dibattito) ti avrei mandato a quel paese senza pensarci più di tanto…
        Dopo di che sarai pure un “uomo beta” ma di certo non hai la coscienza dell’uomo beta perché ragioni più come un “sinistro” semi femminista, anche se non estremista, che come un “uomo beta” a tutto tondo, in sé e per sè, come si suol dire.
        Se lo fossi avresti già capito e interiorizzato che andare a puttane è una delle pratiche più avvilenti, tristi, desolanti e squallide (per sé stesso…) che possa fare un uomo. Sei mai andato con una prostituta? Io sì. Sai come funziona? Lei ti chiede prima i soldi, dopo di che comincia a smanazzartelo come fosse il pistone di un motore e se dopo un minuto l’amico Fritz non risponde ai comandi (e meno male perché vuol dire che sei ancora relativamente sano…) ti comincia a dire:” Aò, a morè, io mica c’ho tempo da perde, sà, c’ho la fila lì fuori, vedi un po’ che poi fà, se no te saluto”.
        Ecco, questo è il sesso con una prostituta, per lo meno se parliamo di quello di strada, quello che ci “interessa”, nel senso che è quello praticato da circa una decina di milioni di “uomini beta” italiani, che pur di mettere le mani su un corpo di donna, ben sapendo lo schifo e lo squallore che è (perché lo sanno…), ricorrono al sesso mercenario.
        Ti scandalizza il fatto che anche uomini sposati vadano con prostitute? Perché tu vorresti dirmi che la sessualità di un uomo si esaurisce con una sola donna in tutta la sua vita, magari dopo che ci stai insieme da venti o trent’anni che magari neanche ti guarda più (e tu non guardi più lei perché a meno di non credere alle favole e al Mulino bianco, l’erotismo fra un uomo e una donna ha un inizio e una fine…)? Ma dove vivi? Ma chi sei? Un marziano? Ma de che stamo a parlà? Ma su… Il fatto che tu non sia mai andato a prostitute (e lo capisco perfettamente perché anche a me fa schifo andarci, ma innanzitutto perché lesivo delle mia dignità e della mia persona, del mio essere uomo…) non significa che gli altri abbiano la tua stessa capacità, anche di reprimersi (perché alla fin fine tu questo fondamentalmente fai, solo che lo accetti come un dato scontato e inevitabile). Perché parti comunque dal postulato che le prime vittime di questa mercificazione siano le donne e non gli uomini, quando tutt’al più lo sono nella stessa misura (nel caso in cui le prostitute siano sfruttate da un racket altrimenti lo sono in primis gli uomini…).
        Sulle percentuali non ho i dati ma credo che ti sbagli. Le prostitute che esercitano liberamente sono più numerose di quanto credi. In ogni caso, cerchiamo (o meglio, cerca…) di andare oltre il mero dato della prostituzione spicciola, e prova a riflettere su come oggi il sesso venga vissuto, in primis dalle donne, soprattutto nella relazione con gli altri, cioè con gli uomini, perché questa è la questione fondamentale che mi pare tu abbia ancora poco esplorato. E su questo, abbi pazienza, non posso che invitarti nuovamente a leggere quanto abbiamo scritto in circa un quindicennio, altrimenti potremmo continuare all’infinito.
        La mia opinione è che sei ancora intriso di narrazione femminista che, come sappiamo, fra le altre cose, è sessuofoba, bacchettona e criminalizzante (nei confronti dei maschi, ovviamente…). Dovresti cominciare a fare come le femministe, e cioè ad assumere un punto di vista parziale, il tuo, il tuo di uomo intendo, senza preoccuparti del punto di vista delle altre. Fallo, solo per un periodo, sia chiaro, quello necessario a scavare un pochino dentro di te e a capire la tua reale condizione di uomo beta. In fondo, come dicevo, è quello che hanno sempre fatto le femministe, che se ne sono sempre sbattute del punto di vista degli altri, men che meno di quello maschile. Provaci, può essere un metodo utile. Per poi, naturalmente, tornare ad avere un approccio alla totalità della realtà. Noi non siamo, non siamo mai stati e mai saremo delle femministe rovesciate come un guanto. Il femminismo è parziale per sua natura (non a caso sputa su Hegel…), noi invece siamo per la totalità, per l’universalità. Ma il discorso si fa troppo complesso e lungo…Leggi, dammi retta, fidati, leggi quello che ti è stato suggerito di leggere, non ti costa nulla, tutt’al più avrai perso un po’ di tempo, e che sarà mai, ne perdiamo tanto stupidamente…

        • Panda
          12 aprile 2019 at 0:26

          Caro Fabrizio, nell’attesa, certo, di una lettura più approfondita di quel che avete prodotto (ma il tempo è poco e i libri da leggere tanti), mi limiterò a una risposta sintetica, cercando di evitare le molte trappole di un discorso che sovrappone integralmente personale e politico (che è tra l’altro uno degli aspetti che mi convince di meno del vostro approccio, come d’altra parte di quello femminista: una certa separazione di pubblico e privato mi pare una meritoria conquista della modernità) e sorvolando su etichette e apprezzamenti personali.

          Dunque, no, non mi reprimo affatto. O meglio, mi reprimo nel senso che non ho accesso a tutto il sesso volontario che vorrei, ma non devo esercitare alcuno sforzo per tenermi lontano dal sesso mercenario, che non esercita su di me alcuna attrazione, quindi non c’è niente da reprimere. A me risulta se mai misterioso che chi lo riconosce e lo vive come una pratica autodegradante vi si sottoponga. La conclusione logica è che sono strano io, sicuramente, non che ci sia qualche contraddizione negli altri. Che forse, dico, per ipotesi, potrebbe anche essere vissuta come tale, e lasciata lì, invece di cercarne la risoluzione in argomentazioni che poi, chissà, magari, risultano tanto, ma tanto simili a quelle del femminismo libertario (non mi riferisco a te).

          Ovvero conoscere se stessi è sempre un buon consiglio per tutti, così come lo è quello di ricercare l’autonomia dall’apprezzamento non ben motivato altrui, si tratti di uomini o donne, nell’elaborazione di un punto di vista: su questo penso possiamo essere salomonicamente d’accordo, no?

          • Fabrizio Marchi
            12 aprile 2019 at 8:52

            “Ovvero conoscere se stessi è sempre un buon consiglio per tutti, così come lo è quello di ricercare l’autonomia dall’apprezzamento non ben motivato altrui, si tratti di uomini o donne, nell’elaborazione di un punto di vista: su questo penso possiamo essere salomonicamente d’accordo, no?” (Panda)
            Su questo mi trovi d’accordissimo. Liberarsi dal giudizio altrui è una grande conquista di libertà. E’ un percorso che mi ha visto impegnato per una vita. Non potrei fare quello che faccio e avere la forza di sostenere quello che sostengo se fossi ancora prigioniero del giudizio altrui; specie per uno cresciuto e formatosi nella sinistra, da sempre.
            “A me risulta se mai misterioso che chi lo riconosce e lo vive come una pratica autodegradante vi si sottoponga” (Panda)
            Infatti, se ti riferisci al sottoscritto, io non mi ci sottopongo affatto, come già ti ho spiegato, per le ragioni che puoi ben immaginare ma che – credo – differiscono in parte dalle tue.
            Sarebbe però un errore – lasciatelo dire – giudicare gli altri che invece ci si “sottopongono”, come forse tu fai. Il punto, come ti dicevo, è provare ad osservare le cose con occhi diversi. Cosa spinge un uomo qualsiasi di 40 o 50 anni che guadagna 1500 euro al mese a spendere l’equivalente di una giornata di lavoro in quel modo squallido, consumando una parodia di atto sessuale nell’abitacolo di una utilitaria in uno squallido prato pieno di immondizia di una oscura e altrettanto squallida periferia metropolitana? Secondo il racconto femminista e di “sinistra”, moralisteggiante, ideologizzato e bacchettone, la volontà di umiliare una donna, di averla al suo servizio e di controllarla attraverso il denaro, oltre naturalmente l’incapacità e la non volontà di relazionarsi in modo evoluto con una donna evoluta e bla bla bla…
            Secondo me invece solo la disperazione. La disperazione di una condizione complessiva e nello specifico, di una impotenza, nel senso proprio del termine. La consapevolezza di non contare assolutamente nulla, di non avere alcun peso specifico da mettere sul piatto della bilancia di questa relazione con l’altro sesso. Unisci a questo la pulsione sessuale, fatto di per sé assolutamente naturale (e certo non da condannare) che viene scientemente e lucidamente sollecitata e frustrata dalla mattina alla sera, senza una attimo di sosta. E’ come agitare una carota davanti al muso di un cavallo affamato senza permettergli mai di mangiarla, se non a determinate condizioni. Poi, è ovvio, moltissimi, non sono affatto consapevoli della loro condizione. Se lo fossero, avremmo già un esercito di milioni di rivoluzionari. Non tutti sono in grado di portare alla coscienza la loro reale condizione. Ma questo non vale solo per tutti quegli uomini “normali” che vanno con le prostitute. Pensa allora a tutti quegli uomini di sinistra che – quanto meno nel loro foro interiore – sanno perfettamente di non avere alcun peso specifico (e quindi di essere in una condizione di sostanziale subordinazione) nei confronti delle donne, eppure continuano a recitare il mantra ideologico che il femminismo gli impone di recitare. Pensa come stanno messi tutti quanti…
            Sul personale e politico, capisco cosa vuoi dire, però il concetto non è sbagliato, e mai come in questa questione (relazione fra i sessi, intendo), i due aspetti sono assolutamente sovrapposti ed interconnessi.
            Comunque, sei sulla buona strada. C’è da parte tua un margine di apertura tutto sommato discreto. Altri avrebbero al tuo posto già reagito tirandoci la famosa martellata, quella che Pinocchio tirò al Grillo parlante…
            Ne riparleremo…

  7. Rino DV
    11 aprile 2019 at 23:35

    Gli spacciatori appartengono (quasi tutti) al sottoproletariato. I clienti (i tossici) quasi tutti alle altre classi sociali. Le leggi – nel mondo – puniscono assai più gravemente i primi dei secondi. Nonostante dunque il fatto che gli spacciatori siano socialmente più in basso dei clienti, nessuno (a Sx) ha mai avuto da ridire su questa asimmetria penale. Anzi si intende che i secondi (i tossici) non dovrebbero venir puniti per nulla, intendendo che sono questi le vittime (certo non gli spacciatori).
    .
    Questo finché si parla di dipendenza dalle droghe.
    .
    Quando invece si passa a quella del sesso, allora la posizione della Sx si inverte.
    Come per incanto. Qui sono i clienti a diventare rei.
    Ma la beffa ulteriore è che mentre i pusher sono quasi tutti sottoproletari, solo una parte delle prostitute lo è.
    .
    Se pago un sottoproletario per avere eroina, sono vittima.
    Se pago una sottoproletaria (o una borghese) per avere erotina sono carnefice.
    .
    La spacciatrice di eroina (anche se sottoproletaria) è responsabile e colpevole.
    La spacciatrice di erotina (sottoproletaria o meno) è vittima innocente.
    .
    Mi pare che basti.

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