I “sionisti di sinistra”

Ho deciso di dedicare una serie di brevi articoli all’analisi di alcune tipologie umane (sociali, politiche e “culturali”). Ce ne sono moltissime, naturalmente, ma ho pensato di cominciare dall’ultima con cui ho avuto la sventura di entrare recentemente in contatto (ma che conosco da lungo tempo), che è quella dei cosiddetti “sionisti di sinistra”, anche perché è una delle più pericolose, per una serie di ragioni che ora cercherò di spiegare.

Cominciamo col dire che il “sionista di sinistra” è fondamentalmente un sionista. Il concetto di “sinistra”, che di per se ha purtroppo da tempo ampiamente smarrito il suo nobile e autentico significato originario, è poco più che un orpello ideologico che dovrebbe avere la funzione di distinguere il “sionista di sinistra” da quello di “destra”, che è in buona sostanza un fascista o meglio, è bene essere più precisi, un nazista, concettualmente parlando, anche se ovviamente non dichiarato e camuffato.

Il “sionista di sinistra” si muove su due binari. Il primo è di natura ideologica.  Il suo sforzo è teso a dimostrare che il sionismo non sarebbe un’ideologia razzista, esclusivista, differenzialista, ultranazionalista, guerrafondaia  e imperialista bensì – riporto volutamente la definizione che ne da Wikipedia così (excusatio non petita) forse non ci accuseranno di essere faziosi – “un movimento politico internazionale il cui fine è l’affermazione del diritto all’ autodeterminazione del popolo ebraico mediante l’istituzione di uno Stato ebraico, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo moderno”.

Sarebbe ora troppo lungo entrare nel merito dell’indagine e della riflessione storica sul fenomeno sionista, cosa che, peraltro, abbiamo fatto tante volte su questo giornale. Abbiamo fra i nostri redattori e collaboratori chi è in grado di farlo molto meglio del sottoscritto, il quale non è uno storico ma soltanto un uomo come tanti che esprime la sua opinione (non a casaccio – mi permetto di dire – ma seguendo il metodo logico) sui fatti del mondo. In questa sede mi limito quindi a dire che tutte le ideologie vanno analizzate per quelle che sono state le loro concrete ed effettive determinazioni storiche e non per i loro enunciati teorici. Questo, per lo meno, è il mio modo di procedere e di leggere la storia. Se questo assunto vale per tutte le ideologie, nessuna esclusa (quindi anche per il comunismo e il cosiddetto “socialismo realizzato”, onde evitare anche in questo caso che qualcuno ci accusi ipocritamente di parzialità…), è ovvio che deve valere anche per il sionismo.

E la concreta ed effettiva declinazione storica e politica del sionismo l’abbiamo tutti i giorni davanti ai nostri occhi, disinformazione mediatica permettendo. Sto parlando ovviamente dello Stato di Israele, i cui confini non sono ancora volutamente definiti, dell’occupazione militare e del regime di apartheid che con metodi brutali (come ogni occupazione militare colonialista e imperialista) sta imponendo da più di mezzo secolo su ciò che resta (ben poco…) della Palestina storica.

Il secondo binario è invece di natura politica. Il “sionista di sinistra” finge di criticare le politiche della destra israeliana perchè il suo obiettivo è quello di dimostrare che esisterebbe un altro Israele, un Israele “buono” che in realtà lavora per la pace con i palestinesi e che si opporrebbe al “cattivo” Netanyahu e agli altri “cattivi”  come ad esempio il fu Sharon e gli altri “falchi” israeliani. Ma la pace non è possibile – questa la “tesi” dei “sionistri” – perché il popolo palestinese sarebbe guidato da altri “falchi”, cioè da altri “cattivi” che avrebbero interesse, così come i falchi israeliani, a non raggiungere tale obiettivo. Di fatto, secondo tale lettura, i due poli si alimenterebbero vicendevolmente. Quasi un tacito accordo, insomma, per mantenere lo status quo e continuare ad essere egemoni nei rispettivi schieramenti.

I “sionisti di sinistra” dimenticano però, o meglio fanno finta di dimenticare, alcuni aspetti fondamentali. Il primo è che le politiche colonialiste e guerrafondaie sono proseguite indifferentemente sia con i governi conservatori o di estrema destra che con quelli laburisti; anzi, il numero degli insediamenti coloniali, come è ampiamente noto, è addirittura cresciuto durante i governi guidati da questi ultimi, per non parlare del’abnorme numero di prigionieri politici, detenuti nelle carceri israeliane, che non ha subito variazioni con nessun governo.

Il secondo punto che i “sionisti di sinistra” fanno finta di dimenticare è che i militanti e i dirigenti palestinesi saranno pure dei “falchi” ma pagano la loro scelta a un prezzo durissimo, cioè molto spesso con la vita o con il carcere a vita, come sta accadendo ad esempio a Marwan Barghouti (che non è affatto un “falco” e che appartiene alla vecchia guardia “laica e socialista” dell’OLP), o ad Ahmad Saadat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, sepolti vivi da tempo immemorabile nelle carceri israeliane. Sono centinaia e centinaia i dirigenti palestinesi, ai vari livelli, dai più bassi fino ai più alti, assassinati dall’esercito israeliano attraverso la tecnica delle “esecuzioni mirate”.  Mi limito a ricordare i più noti, cioè i due leader di Hamas, Yassin e Rantisi, uccisi diversi anni fa a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, con la stessa micidiale tecnica.

Non solo. Un simile tacito (o esplicito) accordo come quello di cui sopra, potrebbe avvenire tra forze in sostanziale equilibrio. Ma sappiamo perfettamente che così non è, dal momento che Israele è la superpotenza occupante mentre i palestinesi sono il popolo occupato. E per quanto la politica sia una scienza cinica e spesso perversa, quello testè descritto sarebbe un accordo del tutto vantaggioso per i dirigenti israeliani e assolutamente non vantaggioso per quelli palestinesi i quali comunque vivono, a differenza dei primi, sotto costante minaccia di poter essere eliminati in qualsiasi momento, dato il divario abissale sia militare che economico e tecnologico tra le forze in campo.

Un altro tema, di ordine sia ideologico che storico /politico, utilizzato dai “sionisti di sinistra”, è quello in base al quale, a parti invertite, i palestinesi avrebbero fatto di molto peggio rispetto a quanto non abbiano fatto e continuino a fare gli israeliani. Tesi del tutto priva di fondamento, ovviamente, perché la storia non si fa con i se e con i ma, ma appunto con i fatti. E non avrebbe nessun senso ipotizzare che, ad esempio, i Cartaginesi avrebbero agito in modo diverso dai Romani, qualora avessero prevalso. Sta di fatto che le cose sono andate come sono andate e che Cartagine è stata rasa al suolo dai Romani. E questo è un fatto.  Tutto Il resto è solo congettura. Ma qual è l’escamotage, di natura ideologica, a sostegno di tale tesi? L’integralismo religioso, o meglio islamico. I palestinesi avrebbero fatto di peggio perché sono mussulmani integralisti (non tutti, ovviamente). Ergo, si da per scontato che l’integralismo islamico sia feroce in quanto tale o comunque (molto) più feroce di qualsiasi altra ideologia (o religione) prodotta dall’Occidente, con l’ovvia eccezione del nazismo. Ma anche questo è un mero postulato, peraltro senza nessun fondamento. La storia la conosciamo tutti e il campionato degli orrori vede sicuramente l’Occidente staccare l’Islam di diverse lunghezze.

Alla luce di questa brevissima e pur sommaria analisi, la mia opinione è che i “sionisti di sinistra” siano quindi del tutto organici e funzionali al sionismo del quale rappresentano una delle facce, certamente la più subdola, proprio perché necessaria a camuffare la natura reale di quell’ideologia e della sua concreta determinazione storica e politica. Se così non fosse, avrebbero dovuto abbandonare il sionismo per combatterlo, così come hanno fatto e fanno tanti coraggiosi ebrei antisionisti, anche se purtroppo questi ultimi rappresentano ancora una minoranza all’interno di Israele e nel mondo. E’ a loro e soltanto a loro che guardiamo con grande fiducia e stima.

 

 

2 commenti per “I “sionisti di sinistra”

  1. FLAVIO
    3 maggio 2016 at 23:12

    Ho fatto copia-incolla di questo testo di Fabrizio Marchi sul mio diario di FB, doverosamente ho tentato di riportare la fonte ma il sistema di censura di FB lo ha rifiutato dicendo che non è sicuro. Se lo vedete non mi accusate di uso scorretto della fonte. Grazie

  2. ERNESTO
    8 maggio 2016 at 9:06

    SIAMO NEL 2016. “SINISTRA” E “DESTRA” HANNO PERSO I LORO VALORI STORICI. CI SONO GENTE ETICHETTATA “DESTRA” CHE SONO A FIANCO DEI ;POPOLI AGGREDITI/ CI SONO LECCHE’ DEGLI AGGRESSORI ETICHETTATI “SINISTRA”.
    L’ABITO NON FA IL MONACO, SIONISTI SONO SIONISTI E BASTA

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