Il capolavoro delle classi dominanti

A volte (spesso), molto meglio poche (ma buone) parole, rispetto a lunghe analisi…

9 commenti per “Il capolavoro delle classi dominanti

  1. armando
    14 giugno 2015 at 12:24

    Fulminante!!

  2. francesco
    14 giugno 2015 at 12:38

    Il populismo e’ la manifestazione piu’alta del liberismo nazionalista.sconfitta dalla storia cercano la rivincita mettendo paura sull’altro.immigrato euro localismo tradizionalismo becero reazionario.non hanno una soluzione dei problemi che la globalizzazione pone.vogliono il ritorno all egoismo corporativo statuale.bisogna federare l europa e puntare alla modernizzazione delle istituzioni e di conseguenza puntare alla crescita e ridurre le diseguaglianze.sintonia fra elementi di socialismo e mercato.non sopraffazione del mercato sul resto della popolazione.la crisi strutturale e’ dovuta a questi fattori.sviluppiamo un dibattito fra tematiche nord sud del mondo e i nuovi equilibri mondiali.

    • armando
      14 giugno 2015 at 19:06

      quanto è cresciuta l’economia mondiale in questi decenni?
      E la disuguaglianza?
      Un tempo la crescita veniva chiamata “sviluppo delle forze produttive”, ed anche per Marx era la condizione necessaria per il passaggio al comunismo, perchè comunque il presupposto era che ogni valore di scambio sottendesse un valore d’uso. E quindi a soddisfare bisogni naturali. Senza il secondo non ci poteva essere neanche il primo. La riproduzione allargata del capital, in tal senso, conservava ancora una possibilità di essere “usata”. Ma ora quel collegamento è rotto, e il valore di scambio si è autonomizzato, essendo esso a creare anche quello “d’uso” (lo scrivo fra virgolette, perchè, appunto si tratta di un uso distorto). Il punto è quì, anche per ipotetiche politiche economiche alternative.

  3. Alessandro
    14 giugno 2015 at 20:39

    Il capolavoro mi sembra che si stia manifestando pienamente sotto i nostri occhi. emarginati, disoccupati contro immigrati,lalvoratori contro lavoratori…e’ chiaro che, quando manca una sinistra in grado di offrire una versione alternativa al capro espiatorio individuato nel più debole da dare in pasto alle frustrazioni del popolo, codesto capolavoro prende piede.

    • radek
      18 giugno 2015 at 23:21

      Un vero capolavoro.
      Ma non saprei come radicare in questo contesto, una sinistra che dia conto delle aspettative dei precari europei e nel contempo degli immigrati afgani o africani.
      Il nesso di classe non ha dato nella storia una gran prova di stabilità, e se per qualche periodo ha retto per una narrazione compattante, non possiamo confidare nella sua spontaneità, a differenza del vincolo culturale e nazionale.
      Il problema della sinistra è l’impegno “disumano” richiesto.
      Una narrazione realmente anti-globalizzazione, significherebbe inolre toccare i tasti dell’immigrazionismo, delle libertà individuali ed esporre la sinistra reale alle accuse di fascismo, xenofobia e neo-familismo.
      saluti e complimenti Andrea
      rdk

  4. Armando
    19 giugno 2015 at 13:55

    credo che tu abbia toccato un punto davvero importante quando parli del vincolo nazionale e culturale che prevale su quello di classe. Non sempre, forse, è’ stato cosi’, ma indubbiamente ora lo è’. E se fossa questa la strada per individuare l’attuale contraddizione principale su cui fare leva? Certo, tutto ciò’ implica la rivisitazione profonda di alcuni fondamenti del marxismo. Non di tutto, ovviamente! Ma sicuramente quel nesso struttura sovrastruttura sta dimostrando di essere debole al di là delle contingenze storiche transeunti. Però’ se non si vuole essere dei semplici nostalgici in attesa passiva di improvvise risorgente zie di cui non si vede traccia, credo sia doveroso

    • radek
      19 giugno 2015 at 23:41

      La strategia delle elite mondializzate è l’azzeramento del soggetto che è il presupposto di ogni rivolta. Figuriamoci del soggetto collettivo.
      La ricostituzione del soggetto potrebbe costituire l’obiettivo di una vera sinistra.
      I ceti popolari ottocenteschi venivano da destra e nel passaggio a sinistra sono stati pericolosi per il capitale fino a quando, sotto il legame di classe,persisteva il vincolo di appartenza comunitario tradizionale.
      Temo che per ricostuire un potente soggetto di sinistra sia necessario un lungo passaggio a destra.
      Senza un ritorno alla tradizione popolare, alle credenze collettive ed alla “virilità” non si fanno rivoluzioni. Non possono nemmeno sorgere grandi e rispettabili leader.
      I decenni trascorsi dal 68, sono decenni perduti
      saluti cordiali ed ancora complimenti per riflessioni
      Andrea
      P.S. (il passaggio a destra – ammesso che sia vera destra – è inevitabile, del resto il capitale è diventato antifascista e rigorosamente antirazzista; si è impossessato di tutti i “luoghi” della sinistra)

      • Fabrizio Marchi
        21 giugno 2015 at 9:50

        “il passaggio a destra – ammesso che sia vera destra – è inevitabile, del resto il capitale è diventato antifascista e rigorosamente antirazzista…” (Radek)
        Fai attenzione perché quanto hai scritto, a seconda di come lo interpreti, può essere un errore di interpretazione grave. Il capitalismo da sempre ha alimentato (in taluni casi costruito ad hoc) e si è servito del fascismo (e del razzismo), anzi dei vari fascismi, con tutte le loro peculiarità e differenze. E se ne è servito proprio per combattere il socialismo, il comunismo e il movimento operaio e talvolta semplicemente in funzione antidemocratica perché le varie borghesie nazionali ritenevano che fosse loro interesse optare per regimi autoritari se non tirannici. E’ accaduto in Europa, in America latina e in Asia fino a pochi e sta accadendo anche ora in Ucraina dove il nazifascismo ucraino, mai del tutto estirpato nonostante un quarantennio di dominazione sovietica, è stato riesumato per organizzare il colpo di stato, destabilizzare l’intera e isolare completamente la Russia, inventandosi la storia dell’espansionismo russo (quando è evidente, come ben spiegato nell’articolo di Militant, che è la NATO ad essersi allargata ad est accaparrandosi tutta l’Europa orientale e le tre repubbliche baltiche). Lo dice la storia non io.
        Idem per quanto riguarda il razzismo. E non mi riferisco tanto alle terribili deportazioni di masse umane schiavizzate che nei secoli scorsi hanno sventrato interi continenti e ripopolato forzosamente altri (Africa e America latina e in parte anche settentrionale) quanto al fatto che in tanti contest l’elemento di classe e quello razziale si sovrapponevano, per cui le elite sociali dominanti bianche perpetravano una oppressione sulle classi subordinate nere o di colore, alimentando quindi il razzismo come forma di oppressione discriminazione al contempo di classe e di razza.
        Oggi, diciamo da una trentina di anni a questa parte, è successo che il capitalismo, nella sua evoluzione, ha fatto l’ideologia politicamente corretta perché, come abbiamo spiegato tante e tante volte, quest’ultima risulta più funzionale in questa fase storica, per i suoi interessi strategici, sia essi interni che esterni. Fermo restando che tale ideologia si alterna, al bisogno, con l’ideologia conservatrice teocon (comunque anch’essa, anche se in misura minore, in parte intrisa di politicamente corretto…).
        “si è impossessato (il capitale) di tutti i “luoghi” della sinistra” (Radek)
        Questo è vero, di una certa sinistra però, diciamo così, non è che il capitale sia diventato marxista leninista…Siamo sempre molto attenti quando mettiamo le cose nero su bianco perché potrebbero essere fraintese da chi è meno attento di noi e potrebbe farsi un’idea sbagliata e fuorviante delle cose…Ha assunto alcuni “luoghi” della sinistra nel momento in cui ha assunto l’ideologia politicamente corretta.
        “La ricostituzione del soggetto potrebbe costituire l’obiettivo di una vera sinistra”(Radek)
        Su questo invece sono completamente d’accordo e naturalmente si tratta di un lavoro estremamente complesso e difficilissimo. Quale sia la strada è difficile saperlo. Possiamo però avanzare delle ipotesi. Intanto, come prima cosa, c’è da fare chiarezza su alcune questioni. E quindi è necessario sgomberare il campo dalle menzogne ideologiche del capitale. E non sarà facile. Penso ad esempio a quella che vorrebbe gli uomini, nella loro totalità, nelle vesti dei privilegiati e degli oppressori del genere femminile. Questa è una clamorosa e depistante (nonché interclassista e sessista) balla portata avanti da una delle punte di diamante dell’apparato di manipolazione psicoculturale di massa che è naturalmente il “neofemminismo” istituzionale e mediatico. Poi è necessario un lavoro culturale enorme per spiegare che il capitalismo non è una condizione ontologica (quindi inevitabile ed eterna) ma una forma storica dell’agire umano che come è nata e si è sviluppata può anche essere trasformata e superata. Poi è necessario spiegare a tanta gente (la stragrande maggioranza) che ha smarrito l’identità (e quindi la coscienza) di classe, che non sono degli individui liberi in mezzo a tanti altri individui liberi ma dei soggetti sociali e umani subordinati, anche se loro non se ne rendono conto perché sono stati e sono imbevuti di ideologia capitalista.
        Poi c’è il discorso sulle identità culturali (fra queste c’è anche la questione delle religioni) sula quale ho già detto ma ci tornerò nei prossimi giorni, così colgo l’occasione per rispondere anche ad Armando.
        Naturalmente sono solo accenni (qui ogni volta bisognerebbe scrivere un’enciclopedia, del resto i temi che trattiamo sono quelli che sono…).
        “iceti popolari ottocenteschi venivano da destra e nel passaggio a sinistra sono stati pericolosi per il capitale fino a quando, sotto il legame di classe,persisteva il vincolo di appartenza comunitario tradizionale”.
        Questo non è vero, a mio parere, è vero solo in parte. Dire che i ceti popolar venivano da “destra”, secondo me non ha significato. Possiamo dire invece che il capitalismo ha sempre fatto di tutto, perché nella sua natura, sia nella sua fase primitiva che successivamente in quella espansiva, per distruggere i vincoli sociali e quindi anche cultural e comunitari. Questo già era avvenuto nella prima grande rivoluzione industriale dove una massa di ex contadini piccoli e piccolissimi è stata completamente sradicata e trasformata in una massa di proletari nullatenenti. I quali, però, grazie al comunismo e al socialismo, hanno potuto ricostruire una loro identità, appunto di classe. E questa, diciamocelo, per un certo periodo storico, ha fatto dormire sonni un po’ meno tranquilli ala borghesia e alle classi dominanti capitalistiche. Oggi quell’identità (e con essa quella coscienza) di classe, è stata per lo più distrutta, o comunque disinnescata, messa a tacere, sepolta sotto montagne di menzogne sulla fine della storia, del conflitto di classe e altre simili menate idelogiche che però sono penetrate in profondità.
        Dopo di che, come ho personalmente spiegato in questo articolo http://www.linterferenza.info/editoriali/il-capitalismo-alloffensiva-su-tre-fronti/ c’è l’attacco alle identità culturali dei popoli. Anche questo è un processo che da sempre il capitalismo porta avanti. Oggi sembra che sia chissà quale scoperta della destra, vecchia o nuova che sia, ma in realtà il capitalismo, attraverso le politiche colonialiste e imperialiste, ha sempre cercato di distruggere le culture nazionali dei popoli. Non è certo una novità. Oggi, tutt’al più, questo processo viene portato avanti in modo ancora più sofisticato e pervasivo. Ma il fenomeno c’è sempre stato e tutti, dicasi tutti i popoli, che hanno lottato contro il colonialismo e l’imperialismo lo hanno fatto anche difendendo le rispettive cultura nazionali. E’ valso anche e soprattutto dove l’elemento identitario culturale nazionale o locale (non necessariamente nazionale, in senso di stato nazionale) si sovrapponeva a quello di classe. Potremmo portare veramente decine di esempi, dal Vietnam a Cuba, dai movimenti di liberazione africani a quelli del mondo arabo. Dovunque c’è stata una difesa della propria cultura e identità nei confronti di un aggressione imperialista e colonialista che naturalmente cercava di fare di tutto per spappolare i popoli che sottometteva.
        Ciò che è bene sottolineare è che non siamo affatto di fronte a una novità e la destra non si è inventata proprio nulla sotto questo profilo. Soltanto che oggi, in assenza dell’identità di classe, la destra (sto semplificando), vecchia o nuova che sia, nemica per definizione del concetto di classe, veste i panni dell’anticapitalismo partendo appunto dal principio della difesa delle identità nazionali e culturali. Ma in realtà è un truffa ideologica anche questa e fa parte delle tante menzogne che un punto di vista critico autenticamente di classe anticapitalista, deve saper svelare. La destra, proprio per questa ragione, non potrà mai essere una forza autenticamente anticapitalista. Del resto, qualcuno mi porti un esempio che è uno di un movimento di liberazione nazionale anticolonialista e antimperialista guidato da una forza di destra. Possono esserci state tutt’al più delle componenti al suo interno, peraltro minoritarie (come ad esempio nell’Irlanda del nord), ma certamente mai un movimento di liberazione nazionale antimperialista è stato guidato da una forza politica di destra.
        “Senza un ritorno alla tradizione popolare, alle credenze collettive ed alla “virilità” non si fanno rivoluzioni. Non possono nemmeno sorgere grandi e rispettabili leader”. (Radek)
        Su questo non c’è dubbio, mi riferisco soprattutto al concetto di “virilità”, naturalmente sbeffeggiato dal femminismo e ridotto a becero “machismo” o “maschilismo”. La criminalizzazione e la distruzione della maschilità in se, fa parte di questo processo di spappolamento complessivo. Se distruggiamo l’identità sessuale (leggi quella maschile) è evidente che non sarà neanche possibile ricostruire quel soggetto a cui facevamo cenno sopra per la semplice ragione che se distruggiamo l’uomo nella sua identità naturale primaria (cioè l’essere un uomo) abbiamo distrutto il soggetto a monte. E infatti proprio questa è la finalità e il femminismo è lo strumento che il capitale sta utilizzando a questo scopo. L’aspetto drammatico è la totale incapacità (ma forse non volontà) di ciò che rimane della sinistra di leggere con occhi lucidi quanto sta accadendo. E ci si ostina incredibilmente a sposare in toto un’ideologia del tutto funzionale al Capitale, al punto di considerare la narrazione femminista come un fatto scontato, assodato, sul quale non c’è neanche da discutere (chi metterebbe in discussione che l’acqua bolle a 100°?…). Quindi altro che rivoluzioni, altro che grandi leader rivoluzionari. Se si distrugge il maschile si distrugge la sua energia trasformatrice, quella che ha fatto camminare la storia, nel bene e purtroppo anche nel male, quella stessa energia che ha creato tanti e tanti grandi filosofi e leader rivoluzionari (non c’è bisogno di fare l’elenco…).
        P.S. ringrazio anche Radek perché i suoi commenti mi hanno dato lo spunto almeno per un paio di altri nuovi articoli…

      • armando
        26 giugno 2015 at 12:21

        Con me sfondi una porta aperta, con lìimportantissima precisazione, però, che si tratta ormai di ridefinire cosa sono Destra e Sinistra, perchè grande è la confusione sotto il cielo, come diceva Mao.
        A me pare che ormai la sinistra e la destra vengano definite solo usando parametri del tutto diversi da quelli di ieri, che erano sociali ed economici e “di classe”. oggi, secondo il mainstream, essere di sinistra significherebbe essere femminista, gayfriendly, genderista, ed anche, sempre più spesso, liberista in economia (il liberismo è di sinsitra, disse il PD Giavazzi). Essere di destra significherebbe essere contro l’annichilimento di ogni concezione tradizionale nel campo della cultura (sesso e genere, religione etc, etc), ed anche a favore del controllo statale sugli assets strategici dell’economia.
        Ossia un radicale stravolgimento dei parametri del passato. Mi sembra una vera rivoluzione copernicana, con la differenza che mentre quella ci Copernico era vera, questa è una truffa totale.

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