Immigrazione e “femminicidio”

Immigrazione e femminicidio.

Sono questi i due principali mantra, ripetuti sistematicamente e ossessivamente dai media, di destra e di “sinistra” al punto che ormai non si parla (quasi) di altro. Quelli di destra insistono ovviamente sull’ “emergenza” immigrati e quelli di “sinistra sull’ “emergenza” femminicidio.

Si tratta di due depistaggi ideologici, del tutto speculari, che servono ad ingigantire ad arte due problematiche complesse e non riducibili alle ridicole dicotomie ideologiche (sia quella di destra che quella di “sinistra”) con cui vengono derubricate, e a darne una rappresentazione totalmente deformata da dare in pasto al pubblico.

In altre parole, i temi dell’immigrazione e del “femminicidio” (e in generale della violenza sulle donne) sono due armi di “distrazione” di massa, come si suol dire, che servono a costruire (e hanno già costruito) un immaginario collettivo che serve ad allontanare la gente dalla realtà vera e dalle sue reali condizioni di esistenza.

Questi due “racconti” sono a loro volta figli delle due narrazioni ideologiche attualmente dominanti e solo apparentemente in conflitto, ma in realtà entrambe funzionali al sistema capitalista dominante. E cioè l’ideologia politicamente corretta da una parte e il neo populismo di destra dall’altra. La prima, quella politicamente corretta, è attualmente quella “ufficiale”, quella delle “superclassi” sociali transnazionali dominanti, dei governi e delle elite politiche e mediatiche al loro servizio. La seconda, il populismo di destra, è lo strumento (ideologico) di quelle borghesie nazionali che non sono riuscite a far parte della superclasse di cui sopra e che anelano a riconquistare l’egemonia parzialmente perduta. Il (neo) populismo di destra, che è a sua volta il prodotto inevitabile e speculare dell’ideologia politicamente corretta, è riuscito a guadagnarsi i consensi di una gran parte dei ceti popolari e post-proletari (post perchè non più provvisti di coscienza di classe, incapaci di esprimere una propria cultura e ridotti ad una massa indistinta, subalterna ed inconsapevole imbevuta di ideologia capitalista) utilizzando come cavallo di battaglia l’ostilità nei confronti degli immigrati. Si tratta ormai un fenomeno di massa; non riesce a sfondare in grandi paesi europei come la Francia o la Germania ma è una forza diffusa e consistente in tanti paesi dell’Europa orientale e centrale come ad esempio l’Ungheria dove il populista ultranazionalista Orban è saldamente al governo.

Naturalmente il sistema capitalista è del tutto indifferente a questa “dialettica” fra “sinistra” politicamente corretta e destra populista. Ciò che conta è che la “governance”, cioè la pace sociale funzionale ai suoi interessi e alla sua riproduzione, venga garantita. Che poi sia la destra o la “sinistra” a garantire quella pace sociale gli è, come ripeto, del tutto indifferente. A seconda dei casi, cioè dei differenti contesti sociali e culturali, può essere più adatta la “sinistra” anziché la destra, come è avvenuto ad esempio in larga misura in Europa occidentale dal crollo del muro di Berlino in poi. In altri frangenti può invece risultare più efficace la destra, nelle sue varie e differenti declinazioni; pensiamo ad esempio all’Ucraina e alla Polonia.

Tornando a noi, mentre la campagna mediatica anti immigrati serve ad alimentare la guerra fra poveri, cioè fra autoctoni e immigrati, quella sul “femminicidio” serve invece ad alimentare quella fra i sessi.  Come vediamo si tratta di due “guerre” scatenate ormai da tempo; una contro gli immigrati e l’altra contro il genere maschile.  Una è stata dichiarata dalla destra e l’altra dalla “sinistra”.  Queste due guerre inventate e pompate ad arte, lavorano all’unisono perché hanno entrambe il medesimo obiettivo: disinnescare la potenziale guerra di classe, la sola in grado di mettere veramente paura ai padroni del vapore. L’attuale destra e l’attuale “sinistra”, come vediamo, nonostante le apparenze e un conflitto simulato che avviene ormai per lo più nei talk show e nei salotti mediatici, lavorano congiuntamente allo stesso obiettivo, anche se, ovviamente, la grande maggioranza se non la totalità degli elettori, sia di destra che di “sinistra”, non ne hanno coscienza e fanno il tifo per l’una o per l’altra (o per il M5S che è una ulteriore variante del pensiero unico dominante…).

Come già dicevo, queste due modalità di depistaggio ideologico sono fondate su presupposti fondamentalmente fasulli anche se con alcuni elementi di verità altrimenti non sarebbero credibili. Ad esempio, non c’è dubbio che alcune donne vengano uccise o subiscano violenza di vario genere, ma non c’è altrettanto dubbio che a subire violenza siano anche gli uomini e gli anziani (sia donne che uomini) e soprattutto i minori. Ragion per cui, se l’obiettivo di questa campagna mediatica fosse veramente la denuncia della violenza, al top dell’agenda dovrebbe esserci innanzitutto la violenza contro i bambini, di gran lunga la più grave fra tutte perché agita contro chi non è in grado di difendersi (comunque in misura infinitamente minore rispetto a qualsiasi altro/a), peraltro esercitata indistintamente sia da donne che da uomini.  Non ci risulta però che sia stata messa in campo una campagna mediatica altrettanto potente contro la violenza sui minori come quella in corso sul “femminicidio” e la violenza contro le donne.  Casuale? Non credo proprio. A meno di non essere costretti a dedurne che la sicurezza delle donne (passi quella degli uomini…) sia prioritaria rispetto a quella dei minori…

Stesso identico discorso per quanto riguarda l’”emergenza” immigrazione. Siamo un paese e un popolo dissanguati dal capitalismo finanziario, dalle banche, dalle multinazionali e dall’UE, abbiamo un’evasione fiscale di proporzioni macroscopiche da parte dei soliti noti, un debito pubblico da capogiro in costante aumento nonostante le politiche di austerità imposte dalla BCE, diseguaglianze sociali insopportabili e sempre più crescenti, una classe politica asservita ai potenti, abbiamo avuto un processo di precarizzazione del lavoro e di attacco allo stato sociale senza precedenti che dura ormai da almeno un ventennio ed è destinato a continuare, il governo spende montagne di soldi per finanziare le “missioni” militari italiane all’estero (leggi le guerre imperialiste e neocolonialiste alle quali l’Italia partecipa e di cui è corresponsabile), una gran parte del territorio nazionale è controllato dalla criminalità organizzata, eppure non si parla altro che di immigrazione. E, naturalmente, di “femminicidio”.

Ecco perché le cronache – alternandosi – ci raccontano pressochè quotidianamente di immigrati violenti che violentano donne sulle spiagge o dovunque sia e di uomini violenti (italiani) che uccidono o percuotono sistematicamente mogli, fidanzate e figlie.

Ora, chi vuole capire, capisca, invece di gridare allo scandalo e di trincerarsi dietro ai suoi steccati ideologici. Chi non vuole capire, non capirà mai…

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Fonte foto: Quit the doner (da Google)

1 commento per “Immigrazione e “femminicidio”

  1. renzo cella
    4 ottobre 2017 at 13:34

    Ogni donna uccisa vi sono tre uomini uccisi. Le donne ammazzano al 70% uomini e al 30% donne. Gli uomini ammazzano al 73% uomini e al 27% donne. Il vero problema è la violenza sull’uomo anche da parte della donna. Statistiche del Ministero di Giustizia. Basta informarsi e ragionare e non farsi influenzare dai centri femministi che mistificano la realtà per ottenere maggiori prebende con le quali pagare il mutuo per “la casa di Saffo”.

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