La necessità di una nuova e moderna forza socialista

Il dominio capitalista si estende ormai a tutto il pianeta.  Naturalmente questo dominio si declina in forme politicamente e culturalmente diverse in base ai differenti contesti culturali e politici, come è normale che sia. Mutano contesti e condizioni culturali e politiche ma la sostanza resta invariata. Il capitalismo può essere più o meno liberista, più o meno statalista, più o meno condizionato da quelle condizioni culturali, storiche o religiose di cui sopra e che lo modificano in un senso o in un altro, ma non c’è dubbio che al momento rappresenti l’attuale forma storica dell’agire umano.

Quanto questo dominio sia frutto di una gigantesca e violenta espropriazione, di condizioni sociali, economiche, storiche e ambientali che lo hanno determinato, oppure ancora del consenso, cioè dell’egemonia culturale, ideologica e psicologica che ha saputo costruire, e anche della sua capacità di attecchire e di fare leva su una parte della natura umana, quella più egoistica, è questione assai complessa.

Personalmente credo, in estrema sintesi, che siano compresenti tutti questi aspetti. Del resto, nessun sistema di dominio si è retto solo sul terrore. Non avrebbe potuto resistere. E infatti quando un regime fonda il suo potere solo sul tasso di terrore che in è in grado di ingenerare, è destinato inevitabilmente a crollare.

Ne deriva quindi – va riconosciuto, anche se con molta amarezza – che se il mondo è oggi unificato sotto le bandiere del capitalismo, significa che ha saputo costruire consenso e che una parte rilevante dell’umanità ha scelto in qualche modo di aderirvi, magari abbacinata dalla sua potenza seduttiva, ma ha scelto comunque di aderirvi.

Per quanto mi riguarda, credo che questa forma storica dell’agire umano, appunto il capitalismo, cioè la “valorizzazione” economica e il dominio della forma merce – leggi mercificazione non solo dell’agire umano ma dell’umano stesso – sia uno stadio dello sviluppo umano superiore soltanto a quello schiavistico.

La tecnica e la scienza (non prive di contraddizioni…) hanno fatto passi da gigante (e meno male…) ma lo stesso non si può dire, ovviamente, dei rapporti sociali e di conseguenza anche umani, dominati, appunto, dalla logica capitalistica, ancora più sfrenata e senza limiti di quanto non fosse nel passato. Anche la tecnica e la scienza – di cui, sia chiaro, sono un fervente sostenitore (non sono certo un nostalgico di ere trascorse, comunque caratterizzate da logiche di dominio dell’uomo sull’uomo) – sono di fatto, né potrebbe essere altrimenti, sottoposte al controllo del dominio capitalistico che ne determina gli indirizzi.

In altre parole, ciò che voglio dire è che l’umanità si trova ancora gettata in uno stato che potremmo definire semibarbarico, anche se moderno o post-moderno. La logica che muove tuttora ogni scelta e ogni decisione non è certo quella della solidarietà o dell’aspirazione ad una più civile, pacifica e democratica convivenza, ma quella del profitto, individuale o di classi sociali e gruppi di potere. Gli stati sono tuttora l’espressione e lo strumento politico e militare di quelle classi sociali e di quei gruppi di potere in competizione fra loro per il controllo e la spartizione del pianeta.

Tutti i tentativi messi finora in campo per invertire o correggere la rotta sono falliti e/o sono stati sconfitti. Per come la vedo io, la sconfitta e il fallimento (non si fanno sconti, i fatti hanno la testa dura, diceva un tale…) del movimento comunista (e anche socialista) internazionale e delle sue concrete e storiche determinazioni, ci ha fatti precipitare indietro di secoli.

Il capitalismo è stato quindi “naturalizzato”, elevato cioè ad una sorta di condizione ontologica e in ragione di ciò nessuno oggi pone più la questione del suo possibile superamento.

Ma un sistema privo di una reale dialettica politica è destinato ad impantanarsi, ad involversi, a sprofondare in una sorta di crisi endemica che tende a diventare la sua condizione normale, fisiologica. La qual cosa, ovviamente, non è priva di conseguenze spesso nefaste e devastanti.

E’ anche e soprattutto questo che ci porta ad uno stato di malessere esistenziale, diciamo così, ancor più che materiale. E’ anche questa sorta di “eterno presente” capitalistico, questa assenza di prospettive, di un possibile cambiamento, di un’alternativa, che ci porta ad uno stato di depressione, di desolazione. Perché, oltre alle condizioni di sfruttamento e di alienazione a cui la maggior parte dell’umanità è tuttora sottoposta, ci rendiamo conto (in modo più o meno o in moltissimi casi anche per nulla consapevole) della tristezza e della miseria esistenziale della condizione che viviamo.

In questo contesto, restando nella nostra parte di mondo, quella occidentale (il discorso sulle altre aree geopolitiche del pianeta sarebbe troppo lungo e lo faremo in altro momento) la democrazia, risultato di secoli di lotte sociali e civili, è ridotta da una parte alla competizione tra forze politiche, tutte, nessuna esclusa, organiche al sistema dominante, e dall’altra a mera “governance”, cioè ad amministrazione degli stati esercitata da un corpo di funzionari, spesso anche incompetenti (anzi, in taluni casi è meglio che lo siano…) al servizio dei padroni, cioè del capitale.

Queste forze politiche, questi “professionisti” o semi professionisti della politica, si camuffano dietro a false narrazioni ideologiche. E quindi (resto sempre in Europa) abbiamo da una parte la destra reazionaria, securitaria, repressiva, anti immigrati, razzista, nazionalista e fintamente “sovranista” (solo a parole, perché in realtà filoatlantica e agli ordini della grande potenza USA e dei suoi alleati, Israele in testa), e dall’altra l’attuale “sinistra” liberale (e anche “radicale”), politicamente corretta, “rifomista” (parola vuota se non riempita di contenuti, e non a caso usata e abusata da tutti) femminista, “modernista”, anch’essa prona agli interessi del blocco imperialista USA e naturalmente organica alla fazione “liberal” del capitale transnazionale.

Poi ci sono quelle forze, come da noi il M5S, che hanno ormai confermato tutta la loro ambiguità e inconsistenza, a partire dalla ridicola pretesa di voler superare le categorie di destra e di sinistra. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un partito allo sbando che ha ribadito la sua fedeltà all’UE (e quindi a un pezzo del sistema) in cambio di un piatto più o meno nutrito di lenticchie (un po’ di sforamento sui prossimi futuri DEF) per poter sopravvivere politicamente.

Tutte queste forze recitano la loro parte in commedia. Si affannano e si azzuffano sventolando le loro rispettive (e false) bandiere ideologiche. Sia la destra che la “sinistra” sono chiamate al “divide et impera”. La destra è chiamata ad alimentare e a fomentare la guerra dei penultimi contro gli ultimi, cioè degli autoctoni contro gli immigrati; la “sinistra” quella – sessista sia pur camuffata – delle donne contro gli uomini. Le forze come il M5S a disinnescare tensioni sociali che potrebbero sfociare in conflitti più laceranti e pericolosi per i padroni del vapore. L’obiettivo a cui tutte sono chiamate a rispondere è il mantenimento della pace sociale, cioè del dominio capitalista.

E’ venuto, quindi, il momento di prendere atto di questa situazione.

Costruire una nuova e moderna forza socialista, in grado di rappresentare veramente gli interessi delle classi subalterne, di rompere in modo netto con tutte quelle false narrazioni ideologiche prodotte dal sistema (e con le loro determinazioni politiche) e di rappresentare una alternativa di CIVILTA’ e di DEMOCRAZIA REALE al dominio capitalistico privo ormai di ogni ostacolo, è diventato una NECESSITA’, a mio parere, non un semplice obbligo morale nè tanto meno un vezzo ideologico. L’assenza di una tale forza politica è rovinosa non solo per tutti coloro che si trovano in una condizione di subordinazione sociale e umana, ma per il futuro e la tenuta dell’idea stessa di democrazia, intesa nel senso più alto naturalmente, non il ridicolo teatrino mediatico all’interno del quale le “elite” politiche si contendono l’amministrazione della cosa pubblica per conto di interessi privati.  Il perdurare dell’assenza di un polo realmente socialista, con solide radici ma capace di interpretare lucidamente la realtà e di costruire un’alternativa di sistema, può avere conseguenze disastrose a tutti i livelli.

La ricostruzione di una tale forza politica è quindi NECESSARIA, e bisogna cominciare a lavorarci seriamente e concretamente, da subito.

Tutti coloro, siano essi vecchi o nuovi socialisti, comunisti, marxisti, semplici e sinceri democratici, o semplicemente persone che credono nella necessità di un superamento in senso democratico e socialista del capitalismo, che vorranno lavorare alla costruzione di questo possibile progetto dovranno fare un passo indietro per farne due in avanti. In questa fase è necessario anche uno spirito di mediazione. Gli opportunismi, i settarismi, i personalismi, debbono essere messi da parte.

La cosa fondamentale è avere le idee chiare su cosa non si è e NON si vuole essere e, naturalmente, tracciare una linea di demarcazione netta fra noi e l’avversario (gli avversari). NON possono esserci ambiguità, tatticismi o ammiccamenti di nessun genere, da questo punto di vista.

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Fonte foto: progetto cubainformAzione (da Google)

 

 

 

 

1 commento per “La necessità di una nuova e moderna forza socialista

  1. Vincenzo Vecchione Ordoñez
    3 agosto 2019 at 10:23

    Ma che fai copi… Ah non ti preocupare scherzo. Sai condivido in toto… Pero speriamo non NASCA transgender… E COSÍ ALLÁ MODA… Poi anche
    Il RISCHIO di mutazioni genetiche esiste sempre!

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