L’agenda Meloni/Draghi

Ieri un mio amico mi ha inviato un messaggio su whatsapp che riporto testualmente:

” Ho letto il programma della Meloni. Praticamente è la fotocopia dell’agenda Draghi: riarmo, atlantismo US mode, stessa musica su giustizia, lavoro, temi sociali, “paro paro” il programma di Draghi. E’ l’agenda DRAGONI!”.

Gli rispondo che mi meraviglio che lui si meravigli, essendo una persona avvertita e politicamente lucida. Quello che mi dice lo davo per scontato.

Ma non lo dà per scontato molta gente che voterà per questa donna convinta di votare per una forza alternativa o addirittura “antisistema”. Ma antisistema “de che?”, si direbbe dalle mie parti.

La Meloni ha recentemente ricevuto un endorsement perfino da Hillary Clinton – il che significa dall’establishment liberal americano – anche se naturalmente facendo leva sul solito scontato discorsetto pseudo femminista sulle donne al governo ecc … A qualcosa doveva pur attaccarsi  per giustificare il suo appoggio, cioè quello dei dem USA, e, ovviamente, non poteva che essere quello.

Gianfranco Fini, a suo tempo, per essere sdoganato dall’establishment, così da permettergli di poter andare al governo, dovette prodursi in una vera e propria abiura e dichiarare che il “fascismo è il male assoluto”, nonché fare il solito scontato pellegrinaggio a Tel Aviv cospargendosi il capo di cenere.

La Meloni non ha avuto bisogno neanche di questo, forse perché i tempi sono strettissimi o forse perché donna (anche se neo-post-fascista), quindi secondo i dettami del politicamente corretto  una garanzia per definizione, chissà…

Trumpista di ferro e amica di Steve Bannon e della peggiore e più reazionaria destra americana fino a ieri (e sicuramente ancora lo è…), è stata benedetta dai liberal per bocca di una delle loro più importanti sacerdotesse, cioè Hillary Clinton. La cosa non sorprende affatto chi, come noi, ha da tempo capito come funziona il “sistema”.

Per il resto, nessuna particolare novità. La prima cosa che farà se e quando, molto probabilmente, diventerà premier, sarà eliminare il reddito di cittadinanza, cioè l’unica riforma sociale in favore dei più deboli che sia stata fatta in questo paese negli ultimi quarant’anni, in controtendenza rispetto alle politiche neoliberiste che hanno attaccato violentemente il welfare, i diritti sociali e il mondo del lavoro. In ciò sarà appoggiata, naturalmente, oltre che da tutto il resto del centrodestra, anche dagli ultra neoliberisti e atlantisti Calenda, Bonino e Renzi,  e anche dal PD, anche se quest’ultimo, avendo governato con il M5S, manterrà in questo caso specifico un profilo un pochino più basso.  Ma non c’è dubbio che la distruzione dello stato sociale e l’ulteriore indebolimento dei lavoratori, ormai in larga parte precarizzati, e del loro già scarsissimo potere contrattuale veda d’amore e d’accordo entrambi gli schieramenti.

Per quanto riguarda la politica estera non ne parliamo neanche. Totale sudditanza nei confronti della NATO e degli USA e guerra alla Russia. Patetico il tentativo di Salvini – che ha visto dimezzare il suo elettorato succhiato letteralmente da Fratelli d’Italia – di smarcarsi dalla politica delle sanzioni. Verrà rimesso in riga subito dopo le elezioni oppure messo politicamente in condizioni di non nuocere.

Fabrizio Marchi (candidato alla Camera dei Deputati per Italia Sovrana e Popolare nel Collegio di Latina e provincia)

Meloni, Draghi e l'asse invisibile che li collega - La Stampa

Fonte foto: La Stampa (da Google)

 

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