L’antifascismo, le provocazioni e i cretini

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L’antifascismo è una cosa molto seria e va praticato se e quando le circostanze storiche e politiche lo rendono necessario. Così è stato per la Resistenza Antinazifascista prima e durante la seconda guerra mondiale così come nel Cile e nell’ Argentina di Pinochet e Videla e in tanti altri paesi sudamericani nel secolo scorso e oggi nel Donbass o in Venezuela o in qualsiasi altro contesto dove la pratica antifascista ha avuto e ha un senso e una finalità politica.  Così è stato in Grecia durante il regime dei colonnelli, in Portogallo e in Spagna durante le dittature di Salazar e di Franco e anche in Italia e in Europa, negli anni ’70, quando le organizzazioni neofasciste, colluse con i servizi segreti cosiddetti “deviati” dello stato e al soldo degli USA e della Nato, attaccavano frontalmente la Sinistra e il Movimento Operaio.  E così deve essere sempre, laddove il fascismo si ripresentasse sotto qualsiasi forma e costituisse un pericolo reale.
Ma oggi il vero “neofascismo”, quello realmente pericoloso, non è costituito tanto da questo o quel gruppuscolo di estrema destra neofascista, ma dal “neo populismo di destra” razzista e xenofobo che sta proliferando in tutto il mondo occidentale, anche e soprattutto a causa dell’assenza di una Sinistra autentica, popolare e di classe (e alla contestuale presenza di una “sinistra” liberal e radical politicamente corretta del tutto organica al sistema dominante) e alla totale e conseguente assenza di coscienza politica da parte delle masse popolari, abbandonate a loro stesse e alla disperata ricerca di una rappresentanza politica. E’ questo vuoto che sta assumendo dimensioni drammatiche, che ha portato e porta alla proliferazione delle destre e delle neo destre, da Trump alla Le Pen, da Salvini ad Hofer e a tutte le altre formazioni neo populiste di destra ed estrema destra europee. All’interno della profonda crisi economica e sociale ma anche ideale, etica e valoriale che sta attraversando la società capitalista, molta gente, per lo più appartenente a settori popolari o piccolo e piccolissimo borghesi, trova o crede di trovare una sponda politica a destra. Non è la prima volta che accade e la storia dovrebbe averci insegnato molto da questo punto di vista.

Questa neo destra populista non si contrasta mettendo bombe più o meno rudimentali davanti alla saracinesca di una libreria o di un circolo ma combattendola culturalmente, ideologicamente e politicamente, prosciugando il suo brodo di coltura, riconquistando faticosamente quei settori popolari che dovrebbero invece costituire cuore e polmoni di una autentica e moderna Sinistra di classe.  Peraltro nessuno, oggi, dato il bassissimo livello di coscienza politica e dato il contesto in cui ci troviamo, sarebbe in grado di capire le ragioni di un simile gesto. Il sistema capitalista attualmente dominante ha oggi ben altri e più sofisticati strumenti (fra cui anche la destra e la neo destra populista spacciata per alternativa al sistema…) per costruire consenso e imporre il proprio dominio (anche con il consenso dei dominati…), che non degli sparuti gruppuscoli di neofascisti che, guarda caso, si sono da tempo legati al carro di quella destra di cui sopra (vedi in Italia il flirt fra Casa Pound e Lega di Salvini). Il che dimostra la loro pochezza, la loro impotenza ma anche la consapevolezza (che poi costituisce la loro frustrazione di sempre…) di poter recitare un ruolo solo se e in quanto servitori e servi degli interessi e della volontà di altri, cioè dei padroni del vapore.

Alla luce di queste sia pur brevi considerazioni mi pare di poter dire che quanto accaduto a Firenze (la bomba ad una libreria che fa riferimento al gruppo neofascista di casa Pound che ha provocato il grave ferimento di un artificiere della polizia) abbia ben poco se non nulla a che vedere con l’antifascismo e molto con una provocazione dei soliti noti (mi riferisco ai servizi o a chi per loro, sempre pronti ad essere deviati e a prestarsi ad ogni forma di depistaggio ideologico e politico…) oppure con un semplice atto di cretineria, politica e umana da parte di qualche scheggia impazzita e ultra minoritaria di qualche ambiente pseudo anarcoide o di “estrema sinistra”. Insomma, è un po’ la stessa storia dei cosiddetti “black block” e senz’altro anche più grottesca, perché sfasciare le vetrine di un Mac Donald o dare fuoco ad una filiale della Deutsche Bank, da un punto di vista simbolico oggi può avere anche un senso (anche se è un gesto politicamente sbagliato, sterile e controproducente) ma collocare un ordigno esplosivo davanti ad una sede politica (e peggio ancora una libreria), anche se di area neofascista, allo stato attuale delle cose, non ne ha alcuno.  Perché allo stato, nella fase storica che stiamo attraversando, un’azione di quel tipo avrebbe ed ha sulle persone lo stesso impatto psicologico che avrebbe la devastazione della sede di un club ultrà della Fiorentina da parte di un gruppo di ultrà della Juventus, cioè né più e né meno di una guerra fra bande rivali.

E l’antifascismo è una cosa troppo seria per essere ridotta questo.

Fatti come quello di Firenze (ma anche come quelli della Magliana a Roma, di alcune settimane fa), del tutto incomprensibili alla grande maggioranza delle persone, non fanno altro che alienare sempre di più coloro che li compiono dai ceti e dai quartieri popolari dove oggi la destra e la nuova destra (anche quella neofascista) sta purtroppo crescendo e radicandosi.

E’ ben altro il lavoro da fare e che abbiamo davanti a noi.

 

 

1 commento per “L’antifascismo, le provocazioni e i cretini

  1. Lorenzo Dorato
    14 gennaio 2017 at 17:26

    Bravo! Ottimo articolo

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