L’esempio di Abd Elsalam

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Foto: confederazione.usb.it

Sarebbe sbagliato attribuire la responsabilità della morte, o meglio dell’omicidio dell’operaio egiziano Abd Elsalam Ahmed Eldanf, avvenuto a Piacenza pochi giorni fa, al crumiro che lo ha travolto con un Tir, forzando i picchetti dei lavoratori che protestavano contro il voltafaccia dell’azienda che in un primo momento si era impegnata ad assumere i precari e poi si era rimangiata la promessa.

L’omicidio di Abd Elsalam è soltanto l’inevitabile conseguenza dell’offensiva economica e politica delle classi dominanti e del capitale nel suo complesso che negli ultimi quarant’anni ha messo nell’angolo, precarizzato, frammentato e atomizzato il mondo del lavoro, rimasto privo di una sua vera rappresentanza politica. Gli sforzi, pur lodevoli, del sindacalismo di base per riorganizzare e promuovere un grande sindacato nazionale di classe, antagonista e alternativo ai sindacati ufficiali – quando va benissimo, ridotti a mere cinghie di trasmissione fra l’impresa e i lavoratori, quando va male, cioè il più delle volte, a veri e propri comitati di affari e di promozione di carriere e clientele – non possono essere sufficienti.

E’ evidente che ciò di cui si sente la mancanza – anche se farei meglio a dire, la drammatica assenza – è di un soggetto politico di classe e di massa in grado di ricompattare il mondo del lavoro, superando artificiose barriere e divisioni create ad arte dai padroni del vapore e dai loro servitori (partiti, media e sindacati), fra lavoratori stabilmente occupati e con contratto a tempo indeterminato da una parte e lavoratori precari, subordinati e parasubordinati dall’altra.

E’ questo, a mio parere, l’imperativo categorico, l’obiettivo strategico a cui si deve lavorare, ancor più della questione, pur fondamentale, della riforma costituzionale e del referendum. Perché l’attacco alle Costituzioni democratiche viene sferrato di pari passo all’attacco al mondo del lavoro; anzi ne è una conseguenza. Più il mondo del lavoro si indebolisce e perde ogni potere contrattuale, più la democrazia stessa si indebolisce, gli spazi democratici si riducono, e i tentativi di stravolgere e riscrivere le Costituzioni democratiche e repubblicane, pur con i loro limiti, nate dalla lotta contro il nazifascismo, si fanno più prepotenti.

Mi rendo conto che per alcuni di noi e soprattutto per un pubblico più politicizzato e “militante”, quanto sto dicendo possa essere considerato una ovvietà, ma io credo che non lo sia per la gran parte delle persone. Per capirci in parole molto semplici, Il M5S, che pure può avere svolto e in parte potrebbe ancora svolgere una funzione di grimaldello, sotto un certo profilo, utile a scardinare l’attuale assetto politico “di palazzo”, potrebbe rappresentare e a mio parere sul lungo periodo rappresenta un ostacolo alla costruzione di quel soggetto di classe e di massa a cui facevo cenno poc’anzi, proprio per la sua natura e vocazione profondamente interclassista, non solo a livello politico ma anche ideologico (il che è senz’altro più grave).

Se è quindi legittimo e ancor più doveroso entrare in una relazione dialettica con la realtà, che è quella con la quale si devono fare i conti, con tutto ciò che comporta in termini di scelte tattiche e politiche contingenti (ad esempio il sostegno a questo o a quel partito o movimento sulla base di un ragionamento politico finalizzato al raggiungimento di determinati obiettivi o semplicemente per muovere la classifica, come si dice in gergo calcistico), sarebbe però profondamente sbagliato perdere di vista l’obiettivo strategico e cullarsi sull’idea (sbagliata) che il M5S possa rappresentare la sola possibilità di opposizione, per lo meno in Italia. Per il semplice fatto che, come dicevo, il M5S, per sua stessa natura, vocazione e struttura, è una formazione politica tutta interna al sistema capitalista che si guarda bene dal mettere in discussione. La battaglia pentastellata è, viceversa, tutta interna al sistema che vuole modernizzare e rendere più efficiente, trasparente e anche più equo. Insomma, da contenitore di dissenso di ogni genere quale è in buona parte ancora oggi, il M5S potrebbe, sul lungo e forse anche sul medio periodo (cioè 3/4/5 anni), rivelarsi un efficace strumento di modernizzazione del sistema, peraltro abilissimo in questo genere di operazioni.  Vorrei ricordare che partiti politici come il PSI e il PCI (ma anche di una buona parte della fu sinistra extraparlamentare), sicuramente anch’essi inseriti e integrati nel “gioco democratico” ma dotati di una “weltanschauung”, cioè di un orizzonte ideale e ideologico assai più robusto del M5S (che non ne ha alcuno), sono stati letteralmente fagocitati dal sistema; è sufficiente osservare la parabola che dal PCI ha portato al PDS, ai DS e infine al PD, per rendersene conto. L’ipotesi quindi che anche il M5S possa mutare la sua già debole vocazione originaria e trasformarsi con il tempo in un nuovo e più efficace strumento per la “governance”, è tutt’altra che peregrina e a mio parere anche abbastanza probabile, proprio per le caratteristiche strutturali di quel movimento.

La questione è di difficilissima risoluzione e naturalmente del tutto aperta, e non abbiamo certo la pretesa e la presunzione di chiuderla.  Per chi come noi, ritiene che tale nuovo e auspicabile soggetto politico, debba anche essere completamente depurato dell’ideologia polticamente corretta che ha colonizzato tutta la sinistra, nessuna esclusa, è ancora (enormemente) più complessa e in salita. E’ giusto però aprirla, onde evitare che la tattica, come spesso accade, prenda il sopravvento sulla strategia.

Ultimo, ma non per ultime, due riflessioni, una di ordine squisitamente politico e un’altra di natura umana, diciamo così, oltre che politica.

Abd Elsalam era un lavoratore egiziano, immigrato, che lavorava e lottava per i suoi diritti insieme a tutti gli altri lavoratori, siano essi italiani e immigrati. Così come tanti altri lavoratori immigrati che lavorano (e sono sfruttati) e lottano per i loro diritti insieme ad altri lavoratori italiani. Ciò dimostra innanzitutto che il conflitto di classe non è un’invenzione di qualche intellettuale o il ricordo sbiadito di qualche nostalgico in “zona Cesarini”, ma un fatto reale, una contraddizione fondamentale e strutturale che caratterizza tuttora il nostro tempo. Ma dimostra anche che la divisione fra lavoratori autoctoni e lavoratori immigrati è stata create ad arte, che le condizioni reali di esistenza uniscono le persone a prescindere dalla loro origine etnica e culturale e che non c’è nessuna ragione per la quale le rispettive storie, identità e appartenenze culturali o religiose debbano diventare un ostacolo o peggio, un motivo di lacerazione fra i lavoratori e fra le masse popolari.

E ancora.  Abd Elsalam era stato assunto a tempo indeterminato dall’azienda in cui lavorava. Avrebbe potuto farsi i fatti propri e invece ha scelto di lottare insieme ai suoi compagni di lavoro, immigrati e italiani, per difendere i diritti dei suoi colleghi precari, di coloro che di lì a poco sarebbero stati e forse saranno licenziati dall’azienda.

In questi tempi di “passioni tristi”, di miseria esistenziale (oltre che materiale, per la gran parte della popolazione del pianeta), dominati dalla razionalità strumentale capitalistica, dall’individualismo sfrenato, dall’edonismo consumista e dal nichilismo, un uomo come Abd Elsalam è un altissimo e rarissimo esempio di virtù, altruismo, coscienza politica e condotta morale.

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Foto: www.venetoeconomia.it

 

1 commento per “L’esempio di Abd Elsalam

  1. ndr60
    20 settembre 2016 at 9:58

    In effetti l’ “incidente” con morte conseguente di un lavoratore che protesta ricorda molto la celere di Scelba: visto che questo Paese sta marciando col passo del gambero verso gli anni ’50, non mi sorprenderebbe se venisse resuscitata, naturalmente cambiandogli il nome: Speed Unit (for the Jobs Act).

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