Lotta alla violenza di genere o sessismo in salsa rosa?

Alla manifestazione di sabato scorso indetta dalle donne di “Non una di meno” (diramazione della sinistra cosiddetta “antagonista”), in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, c’era un cartello che recitava testualmente: “Scoperta la categoria di esseri umani responsabile del 100% degli stupri: si tratta di maschi”. Eccolo:

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Foto: Repubblica.TV

Quel cartello sintetizza, a mio parere, la natura fondamentalmente sessista di quella manifestazione. Sia chiaro, io non ho nulla contro quelle donne, per la grandissima parte in assoluta buona fede, che sono scese in piazza per protestare contro la “violenza maschile”.

Io ce l’ho con un sistema ideologico, mediatico e politico che ha creato quell’immaginario e che ha convinto milioni e milioni di donne e di uomini, attraverso un bombardamento mediatico (trasversale da sinistra a destra, senza nessuna eccezione) sistematico e quotidiano che dura da decenni, che la violenza è prerogativa esclusiva del genere maschile. E’ quell’immaginario che fa sì che quella donna possa recarsi ad una manifestazione con un cartello a mio parere aberrante come quello. Parole che dovrebbero ingenerare sgomento se non inorridire non solo un socialista, un comunista o un marxista (il punto di vista di genere, e tanto più attribuire la responsabilità della violenza ad un solo genere, dovrebbe essere incompatibile con un punto di vista di classe*), ma anche un laico, un liberale, un illuminista e io aggiungo, qualsiasi persona dotata di una coscienza civile (affermare che la violenza è solo maschile è un dogma ideologico privo di ogni fondamento che dovrebbe entrare in contraddizione con il concetto stesso di laicità e di razionalità). E invece, paradosso dei paradossi, è proprio in queste aree politiche e culturali che quell’ideologia ha fatto breccia prima di essere sposata in toto da tutte le forze politiche, in molti casi anche quelle di estrema destra. In Olanda e in Germania, ad esempio, i partiti di estrema destra nazionalista che si sono affermati negli ultimi tempi sono una strana miscela di xenofobia e razzismo (in particolare antiarabo e antislamico) e di tematiche femministe ed LGBT (i leader erano e in parte sono gay o lesbiche dichiarati/e il loro antislamismo viscerale è dovuto in primis al fatto che secondo loro i musulmani non rispetterebbero le donne e gli omosessuali).

Ciò che definiamo “neo femminismo” è quindi una ideologia trasversale e da tempo dominante in tutto il mondo occidentale di cui tutte le forze politiche sono intrise, nessuna esclusa. In Italia la Lega ex Nord (ma anche Fratelli d’Italia) è quella più forcaiola, giustizialista e securitaria in materia di reati sessuali (più volte diversi esponenti di queste forze politiche si sono pronunciati per la castrazione chimica dei condannati per violenza sessuale).

Naturalmente le “femministe di estrema sinistra” ci spiegheranno che loro non hanno nulla a che vedere con quel “femminismo” lì e che il femminismo “vero” è un altro, cioè il loro. Del resto, quelle di “Non una di meno” sono in dissenso a loro volta anche dalle femministe di “Se non ora quando” e nel complesso di quelle di tutta l’area liberal” (PD, cespugli vari alla sua “sinistra” e Forza Italia). In poche parole, come succede in tutte le famiglie, ciascuna di queste correnti rivendica il marchio doc del femminismo, a sua volta diviso in varie sottocorrenti, quello dell’eguaglianza per lo più nell’area liberal e “moderata”, quello della differenza nell’area della “sinistra radicale” e quello del gender e queer che essendo un’altra cosa ancora va addirittura oltre le categorie politiche sopra elencate, anche se alcune delle sue esponenti sono collocate all’ ”estrema sinistra” (ma ormai visto come si è evoluto/involuto, comunque trasformato, il concetto di “sinistra” rispetto a quello che ha significato per un secolo e mezzo fini ad una cinquantina di anni fa, è veramente arduo trovare una collocazione politica a questa corrente ideologica che di fatto teorizza il superamento della differenza sessuale). Si tratterebbe di differenze anche molto grandi fra l’una e l’altra corrente ma si tende a non evidenziarle, in parte perché possono tornare tutte utili a seconda delle necessità, e in parte, soprattutto, perché sono comunque tutte accomunate dalla stessa vis antimaschile.

Le donne che hanno partecipato, come ripeto, in larghissima parte in buona fede, al corteo di sabato scorso contro la violenza (maschile, ovviamente) sulle donne (resta da capire quella agita dalle donne nei confronti di altre donne così come, soprattutto, quella agita sempre dalle donne nei confronti dei minori a quale tipologia di violenza appartengono, e per quale ragione non si promuovono delle manifestazioni né soprattutto delle campagne mediatiche della stessa entità e potenza, ma è evidente che questa vuole essere una “provocazione”, so benissimo perchè…), erano convinte di stare partecipando a chissà quale evento sovversivo, antisistema, o comunque di opposizione dura. Ovviamente si tratta di un’illusione, di un depistaggio ideologico in cui quelle stesse donne sono cadute e cadono con tutte le scarpe, come si suol dire, dal momento che TUTTO il sistema mediatico-politico, senza nessuna eccezione, ha celebrato quella Giornata e anche quella manifestazione anche se, nel caso specifico, questa era egemonizzata dal femminismo della differenza (di “estrema sinistra”) che puntualmente ha riproposto i più triti e ritriti rituali del più vetusto e a dir poco anacronistico separatismo femminista, con gli uomini costretti a stare in coda al corteo (si veda questo video  https://video.repubblica.it/edizione/roma/roma-lite-al-corteo-di-non-una-di-meno-le-donne-vietano-a-un-uomo-di-sfilare-in-testa/290659/291270?video&ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S3.4-T1 ) ben separati dalle donne. Resta da capire, anche in questo caso, cosa possa spingere degli uomini ad accettare di essere confinati in quel modo; personalmente ho delle risposte ma non è questa la sede per affrontare un tema assai complesso come questo che merita un’analisi ad hoc.

In ogni caso questi sono dettagli. La cosa che dovrebbe far riflettere le compagne e i compagni della “sinistra antagonista” è la assoluta trasversalità dell’ideologia femminista e il fatto che questa sia ormai da decenni uno dei mattoni ideologici del sistema politico-mediatico dominante che martella sistematicamente, senza sosta, contro il genere maschile, accusato di essere il responsabile di ogni genere di soprusi, privilegi e violenze. Abbiamo tentato di proporre questa riflessione più e più volte e in particolare in questi tre articoli ma ovviamente siamo stati ignorati:

http://www.linterferenza.info/editoriali/sordo-orbo-tace-campa-centanni-pace-nella-menzogna/

http://www.linterferenza.info/editoriali/linsostenibile-paradosso-della-sinistra-antagonista/

http://www.linterferenza.info/attpol/capitale-tecnica-e-ideologia/

Mi sento di dire che, paradossalmente, in un mondo dominato dalla razionalità strumentale, l’ideologia femminista è di fatto diventata una sorta di religione. Questa può sembrare a prima vista una boutade ma così non è, se ci pensate, dal momento che nessuno osa contraddirla o anche solo avanzare una sia pur timida critica. Soltanto una religione integralista e altamente pervasiva è capace di tanto. Perché una cosa è certa; è paradossalmente consentito criticare il sistema capitalista e imperialista ma non il femminismo, come ho tentato di spiegare in quest’altro articolo:

http://www.linterferenza.info/editoriali/chi-non-ci-e-permesso-criticare/

Non solo. Si possono sottoporre a critica, e in effetti vengono sottoposti a critica alcuni aspetti, anche fondamentali, dell’ideologia politicamente corretta, ma non il femminismo, o meglio non la versione femminista della storia e della realtà che è sottratta a qualsiasi possibilità di confronto logico-dialettico. E questo è un fatto.

Questo, fra le altre cose, ci dice che chi sostiene che quella attuale sia un’epoca post-ideologica, si sbaglia e anche di grosso. Questa è invece una epoca ultra ideologica anche se, o proprio perché, viene spacciata come post-ideologica. Ma in realtà per post-ideologica si intende la teorizzazione dell’impossibilità della trasformazione dello stato di cose presente (cioè l’impossibilità del superamento del capitalismo). All’interno di questo paradigma, che è quello dominante (e che, come abbiamo visto, ammette anche una sua critica, perché comunque disinnescata alle origini e ridotta a chiacchiera, dal momento che lo stato di cose presente è stato del tutto sovrapposto allo stato di natura, e quindi non trasformabile) il femminismo si pone invece come una ideologia tradizionale, che agisce, anche molto concretamente, all’interno del sistema, contribuendo in modo a mio avviso molto efficace, ad irrobustirlo e alimentarlo. A poco serve, infatti, sostenere che capitalismo e maschilismo/patriarcalismo sarebbero sovrapposti, come dicono le femministe della “sinistra radicale”. Anche ammettendo che ciò sia vero – e ovviamente per me non lo è affatto perché l’attuale forma storica assunta dal sistema capitalista non se ne fa nulla del patriarcato (i cui residui gli sono addirittura di ostacolo ai fini della sua teoricamente illimitata riproduzione (a tal proposito, ho scritto decine di articoli sia su questo giornale che sul sito www.uominibetea.org e non posso che rinviare a quelli), ciò che conta è la concreta determinazione di un movimento e/o di un’ideologia. E questo ci dice che le contraddizioni di classe non sono mutate affatto dall’avvento del femminismo e anzi si sono drasticamente acutizzate contestualmente all’aumentare del suo “volume di fuoco” in funzione antimaschile. E anche questo è un fatto.

Stendo un velo (tralascio l’aggettivo per carità di patria) sul carattere squisitamente sessista (e interclassista) del principio in base al quale la violenza sarebbe maschile. Una clamorosa falsificazione ideologica della realtà evidente a chiunque non abbia portato il cervello all’ammasso o peggio, al monte dei pegni.

 

Note:

sulla battaglia delle donne proletarie per il diritto al voto (battaglia sostenuta, ovviamente, anche da tutto il movimento operaio e socialista) che ovviamente condivido (e che va naturalmente contestualizzato e storicizzato) dove questo aspetto è di fatto implicitamente toccato,  in particolare in questo stralcio che riporto:

“Il suffragio femminile è un orrore e un abominio per il presente stato capitalista perché dietro ad esso si celano milioni di donne, che rafforzerebbero il nemico interno, la socialdemocrazia rivoluzionaria. Se la questione riguardasse il voto alle donne borghesi, lo stato capitalista potrebbe non aspettarsi nulla se non un effettivo supporto alla reazione. La maggioranza di queste signore borghesi, che agiscono come leonesse nella battaglia contro “le prerogative maschili”, se ottenessero il diritto di voto trotterebbero come docili agnelli nel campo della reazione conservatrice e clericale. Per dirla tutta, sarebbero certamente molto più reazionarie della componente maschile della loro classe. Fatta eccezione per le poche che hanno un lavoro o una professione, le donne borghesi non prendono parte alla produzione sociale. Non sono altro che consumatrici del plusvalore che i loro uomini estorcono al proletariato. Sono parassiti dei parassiti del corpo sociale. E i consumatori sono generalmente più rabbiosi e crudeli degli agenti diretti del dominio e dello sfruttamento di classe nel difendere il loro “diritto” alla vita parassitaria. La storia di tutte le grandi lotte rivoluzionarie ne dà conferma in un modo orribile. Prendiamo la grande Rivoluzione francese. Dopo la caduta dei Giacobini, quando Robespierre fu condotto in catene al patibolo, le nude puttane dell’ebbra vittoriosa borghesia inscenarono per le strade una oscena danza intorno al caduto eroe della Rivoluzione. E nel 1871, a Parigi, quando gli eroici lavoratori della Comune furono sconfitti dalle mitragliatrici ad azionamento manuale, le deliranti femmine borghesi superarono persino i loro bestiali uomini nella loro sanguinosa vendetta contro il soppresso proletariato. Le donne delle classi possidenti difenderanno sempre fanaticamente lo sfruttamento e la schiavitù dei lavoratori da cui ricevono indirettamente i mezzi per la loro esistenza socialmente inutile”.

Risultati immagini per Non una di meno corteo del 25 novembre a Roma immagini

Foto: ParmaPress24 (da Google)

 

5 commenti per “Lotta alla violenza di genere o sessismo in salsa rosa?

  1. Carlo
    29 novembre 2017 at 17:17

    Articolo molto bello e condivisibile, in particolare ho apprezzato la parte in cui si dice che Lega e Fratelli d’Italia sono i più forcaioli sui reati sessuali, cosa verissima che purtroppo non riesce a entrare nei cervelli degli (pseudo)anti-femministi “de deshtra” tipo quelli di “A voice for men” che cianciano di “invasione araba e africana” senza accorgersi che spessissimo gli attacchi agli immigrati utilizzano stereotipi sessisti (antimaschili ovviamente).
    Grazie ancora per il vostro lavoro di demistificazione del sessismo misandrico.

  2. Rino DV
    29 novembre 2017 at 21:02

    Che la Dx sia forcaiola va da sé. Ma quando si tratta di legiferare contro gli UU, viaggia in simbiosi con il forcaiolismo antimale della Sx.
    .
    Lo si vide con il “Decreto di S. Silvestro” anni fa, lo si vede oggi 29 novembre 2018 con la convergenza tra i due poli sull’abolizione di tutte le misure alternative al carcere (quelle pochissime che erano rimaste della Gozzini) per i mafiosi e gli stupratori. Cioè: gli accusati di stupro oggettivo e tutti gli accusati di stupro soggettivo postdatato (Di questi ne ho conosciuti un paio, hanno fatto solo pochi anni di galera, ma eravamo ai tempi del famigerato “garantismo per i mostri”).
    .
    Ciò poche settimane dopo l’approvazione della norma che prevede il sequestro di tutti i beni ai mafiosi e ancora agli accusati di stalking e molestie. Avete letto bene: accusati.
    .
    E’ ovvio che questi carnefici non sospettano minimamente che la loro moglie-amante li possa denunciare ricostruendo a posteriori il passato. E che la sua parola valga la condanna.
    .
    A proposito: gli “antagonisti” dove sono? I “libertari” dove sono?
    .
    Dalla parte del Bene.
    Ovviamente.

  3. toni
    29 novembre 2017 at 21:06

    Quella del pesce con la bicicletta era già presente sui muri dell’università di Trieste nel 1977… Poco è servita.

  4. anita
    29 novembre 2017 at 21:12

    Quoto completamente l’articolo….
    Persa la visione marxista
    Il problema femminile diventa discorso da bar, con ovvie generalizzazioni, anche quando a farli sono donne, magari vittime.

  5. plarchitetto
    3 dicembre 2017 at 13:06

    L’aforisma, è cosa nota, fu coniato da Gloria Marie Steinem.
    E’ valso per tutte tranne che per lei, dato che nel 2003 ha sposato un notissimo morto di fame: tale Charles Howard Bale.
    Un imprenditore britannico (morto nel 2003: lasciandole presumibilmente qualche spicciolo)

    In quell’occasione, la femminista libertaria Camille Paglia, sottolineando l’evento, ribadì quanto da lei affermato da tempo: il femminismo è stato dirottato dalle donne della classe medio-alta, descritte come le “donne professioniste della classe medio-alta, viziate e benestanti” (ipse dixit)

    Fin dagli anni ’90, ha spesso denunciato crudamente la retorica femminista antimaschile e il movimento nel suo complesso “per aver curato troppo gli interessi di ragazze borghesi bianche privilegiate che nelle scuole d’élite, non riescono a esprimersi con la stessa forza nemmeno per gestire le loro vite sentimentali” (ipse dixit).
    Il riferimento era alla questione del consenso esplicito per gli appuntamenti a cui, prima di fare sesso con un uomo, avrebbe dovuto precedere un consenso esplicito, al pari di un contratto legale.

    Sostiene Paglia, che “le femministe della seconda ondata, non riescono a comprendere i sacrifici fatti dagli uomini della classe operaia che compiono un lavoro costante al fine di mantenere la favolosa infrastruttura che rende possibile la vita moderna nel mondo occidentale” (ipse dixit).

    Ha più volte indicato la vera fonte di oppressione nella moderna società americana – “il sistema bambinaia (nanny-state) che sottopone ognuno alla sorveglianza autoritaria e al controllo del pensiero antidemocratico” (ipse dixit)


    Chissà. Forse c’è ancora vita nell’universo femminista.



    http://nytlive.nytimes.com/womenintheworld/2017/03/15/camille-paglia-claims-feminism-has-been-hijacked-by-upper-middle-class-professional-women/

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