Portuali di Trieste Vs influencer coi tacchi

Per due anni l’Italia è stata inerte, mentre il mondo si ribellava. Eravamo in preda ad un’ipnosi collettiva che ci paralizzava.

Il green pass ha prodotto il miracolo.

Improvvisamente arrivano segni di risveglio: le piazze piene, l’astensionismo, la rinascita delle lotte dei lavoratori.

In questo contesto spicca l’appello dei portuali di Trieste che non prendono neppure in considerazione il tipo di trattativa condotto da governo e sindacati, su temi di contabilità spicciola, col solito sistema della carota e del bastone: abbassare il prezzo dei tamponi o penalizzare i lavoratori sospesi per mancanza di green pass, con la mancanza di scatti di anzianità. Una trattativa squallida perché tutta giocata sugli interessi personali, così come il neoliberismo ci ha insegnato a funzionare.

Rispetto a tutto questo, la dichiarazione dei portuali di Trieste ci giunge da un’altezza stratosferica. I portuali hanno rifiutato i tamponi gratis. Tra l’altro solo per loro. Ci insegnano che la resistenza non nasce da interessi individuali, ma da un problema di principio che, in questo caso, ha per oggetto il green pass nel suo significato discriminatorio.

La discriminazione non si combatte arroccandosi su posizioni corporative. Mentre il governo porta avanti la consueta strategia del “divide ed impera”, i portuali scrivono “siamo venuti a conoscenza che il governo sta tentando di trovare un accordo, una  sorta di accomodamento, riguardante i portuali di Trieste”… “Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare, NON SOLO PER I LAVORATORI DEL PORTO MA PER TUTTE LE CATEGORIE DEI LAVORATORI”

Per chi, come me, ha vissuto le lotte dei lavoratori negli anni 70, è un discorso commovente, perché riporta in vita il concetto di lotta di classe.

Buffet ha dichiarato: “la lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi”

Orgogliose di questa vittoria le élites si sono divertite in questi anni a fare a pezzi, attraverso falsi obiettivi ed un condizionamento martellante, il valore della solidarietà sociale.

Di fronte agli influencer coi tacchi, la superiorità morale dei portuali di Trieste, si impone e genera rispetto ad ammirazione. Eppure gli influencer coi tacchi sono oggi l’espressione di una certa sinistra che ha dimenticato i lavoratori.

Come ligure conosco i portuali di Genova. In questi anni il porto è stata la riserva indiana della solidarietà e dell’integrità morale. I portuali hanno conservato una consapevolezza che li spinge a capire il momento storico e a fare del loro lavoro un continuo esercizio etico. Autonomamente i portuali sono intervenuti a bloccare le distorsioni del neoliberismo. Si sono rifiutati di aiutare il transito delle navi cariche di armi, destinate alla guerra infinita dell’occidente contro il resto del mondo.

Qualcuno ha scritto:  “Un portuale con  la terza media vale più di 20 costituzionalisti”

Nel Neoliberismo l’istruzione stessa è diventata veicolo di condizionamento. Il significato dell’insegnamento è stato distorto da dispositivo di formazione del cittadino a strumento di avviamento al lavoro finalizzato al guadagno personale .

Oggi, come per incanto, questo maligno incantesimo che ci relegava al ruolo di “animali economici” sembrava andare in frantumi per restituirci al nostro ruolo di “animali sociali”

I portuali di Trieste riportano in vita una parola che era cancellata dal nostro vocabolario: solidarietà.

La guerra dei portuali di Trieste al Green pass: «I tamponi gratis non bastano, sciopero dal 15 ottobre» - Open

Fonte foto: Open (da Google)

4 commenti per “Portuali di Trieste Vs influencer coi tacchi

  1. roberto donini
    14 ottobre 2021 at 17:49

    Davvero Grazie a Freccero. Qualcosa si muove in chi ha acnora un po’ di pensiero critico e coincide con il muoversi di popolo. Grazie c’è bisogno di ossigeno!

  2. Alessandro
    17 ottobre 2021 at 11:50

    Il green pass è certamente una misura di stampo autoritario e dalla forte impronta conservatrice, ma ha anche una sua “giustificazione”. Esso nasce sostanzialmente sotto due spinte: la prima è il tentativo di mettere una toppa all’enorme falla che in questo Paese ha preso piede a livello di sanità pubblica( bisogna ammettere che, per diverse ragioni, di fatto la sanità è privatizzata); la seconda ragione è il tentativo di riportare indietro le lancette della storia al febbraio 2020. Insomma, lo “spettacolo” deve proseguire come prima. Io più che di reset parlerei di restaurazione in corso.
    E’ altrettanto vero che, vista la situazione disastrosa a livello sanitario, al vaccino, per alcune fasce della popolazione, non ci sono tante alternative, in quanto dobbiamo sempre tenere a mente che, anche senza le terapie intensive occupate dai malati covid, il sistema non è in grado di offrire un servizio decente alla maggior parte dei malati. Anche in questo caso l’ambiguità nella comunicazione e la mancanza di credibilità di un’intera classe dirigente, a livello centrale ma ancor di più a livello regionale-locale, non poco responsabile delle tante inefficienze, nonostante le mistificazioni ideologiche, rende questa misura, giustamente, indigesta a tanti.
    I portuali scegliendo di non delegare più, al di là delle motivazioni contingenti, indicano la via, che porta necessariamente al conflitto pacifico ma deciso. E’ ciò che dovrebbero fare tutte le categorie che in questi ultimi trent’anni hanno visto peggiorare pesantemente le loro condizioni di vita e di lavoro, a beneficio di alcune lobby. In questo Paese, fallito l’ultimo timido tentativo, con i 5S, di ridare voce alla democrazia, non rimane che incrociare le braccia a tempo indeterminato. Fino a quando però si preferirà il quieto vivere o lo stordimento o la chiacchiera inconcludente non cambierà mai nulla.
    Vorrei che la scuola facesse altrettanto ( e le motivazioni andrebbero ben oltre il green pass), ma oramai è una causa persa. D’altronde i portuali hanno ben altra tempra “battagliera”.

  3. Gian Marco Martignoni
    18 ottobre 2021 at 22:01

    Che a Trieste sarebbe finita con lo sgombero dei manifestanti no green pass era più che prevedibile, stante che il Coordinamento dei portuali era decisamente minoritario rispetto all’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici, tanto che non hanno nemmeno abbozzato un picchetto sabato mattina. Di fatto Cgil-Cisil-Uil hanno convenuto un accordo con l’Autorità portuale finalizzato a garantire la gratuità dei tamponi. Un accordo certo di non facile esigibilità, perchè effettuare decine di migliaia di tamponi alla settimana è tutt’altro che cosa semplice in ogni regione d’Italia, come ben sa il virologo Andrea Crisanti. . Rimango dell’opinione che il movimento no green pass sia non molto consistente sul piano della mobilitazione rispetto al complesso della popolazione non vaccinata, tra l’altro con una composizione politica molto variegata, al punto che ieri erano assai visibili i vessilli di San Marco degli indipendentisti veneti. Infine, che nella piazza principale di Trieste i portuali presenti siano solo una dozzina, mi sembra un fatto assai emblematico, al di là delle speculazioni delle destre ,che con Salvini e la Meloni fanno il loro mestiere.
    Mi spiace per Carlo Freccero : così come non ho condiviso il suo intervento a proposito del green pass e in generale sulle vaccinazioni pubblicato su La Stampa nel mese d’agosto, anche in questo caso rilevo una colossale mancata conoscenza della realtà.
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    • gino
      18 ottobre 2021 at 23:52

      concordo con te.
      tra l´altro, se é vero che sti quattro gatti si sono mossi solo ora dopo decenni di sonno, e RIDICOLO che lo abbiano fatto proprio per il motivo sbagliato e che porta consensi all´internazionale fascista di bannon (che comanda tutto il movimento mondiale negazionista e novax).

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