Quegli ultras fascisti che fanno tanto comodo

Che le curve di quasi tutti gli stadi italiani, con rare eccezioni (Genova, Perugia, Terni, Livorno e pochissime altri), siano ormai da decenni egemonizzate da gruppi dichiaratamente neo nazifascisti è ormai risaputo. Solo chi non vuole vedere, non vede.

E siccome la ragion d’essere di un giornale come il nostro è proprio quello di indagare quello che i media non vogliono vedere né approfondire, eccoci qui a rischiare l’ennesima censura su Facebook   “perché i nostri articoli non rispettano gli standard”, come recitano i lapidari comunicati di FB quando mettono in punizione qualcuno impedendogli di commentare e pubblicare oppure buttandolo fuori senza tanti complimenti. Ma essere censurati su FB è il minimo che possa capitarci. Del resto la censura sul web è ormai un fatto acclarato (invito a leggere questo articolo nel merito http://www.linterferenza.info/attpol/adesso-censura-del-web/ ) ma questo è un altro discorso di cui tratteremo in altra sede.

Come sappiamo, alcuni giorni fa durante una partita di campionato, una dozzina di ultras fascisti tifosi della Lazio hanno appiccicato degli adesivi indegni, antisemiti e razzisti sulla vetrata della curva sud, quella tradizionalmente occupata dai tifosi della Roma, fra cui anche uno, decisamente il più squallido e ripugnante, con l’immagine di Anna Frank che indossa la maglietta della Roma (gli ultrà romanisti fascisti fanno la stessa identica cosa a parti invertite). Secondo la loro distorta visione questi comportamenti sarebbero una forma di “scherno”, atti goliardici per prendere in giro gli avversari. Il fatto sorprendente è che chi frequenta gli stadi come il sottoscritto perché appassionato di calcio, sa che in effetti la loro intenzione è quella (il che, ovviamente, non li giustifica…).

Il punto è che pressochè quasi tutte le domeniche in quasi tutti gli stadi italiani vanno in scena gli ultras con il loro ormai tradizionale e scontato repertorio di cori e striscioni razzisti, sventolio di bandiere con svastiche e croci celtiche, ululati razzisti ai giocatori di colore, slogan antisemiti, cori contro neri, ebrei e napoletani. Tutte le sante domeniche che Dio le manda, come si suol dire.

Ora, sarà perché come al solito c’è di mezzo la Lazio, “eletta” dai media a squadra fascista per definizione, sarà perché è ancora vivo il dibattito provocato dall’approvazione da parte della Camera della legge Fiano, sarà perché è stata coinvolta la comunità ebraica romana e nazionale (e quindi non “pizza e fichi”, come si suol dire…), fatto sta che è esploso il finimondo.   Sono intervenuti per condannare l’episodio – di per sé insignificante rispetto a quanto avviene normalmente ogni domenica, oltre a fatti di sangue ben più gravi che hanno visto protagoniste le tifoserie di tante squadre italiane – il Presidente Mattarella, il premier Gentiloni, il leader del PD Matteo Renzi, il sindaco di Roma, Raggi, il ministro degli esteri Alfano e quello dello sport Lotti, il ministro dello sport israeliano, il direttore del centro Wiesenthal di Gerusalemme, la presidente della comunità ebraica di Roma, il presidente della CEI, e chi più ne ha più ne metta. Mancano solo i comunicati stampa di Trump e Putin e un tweet di Kim Yong Unn e siamo al completo…

Scherzi a parte, questa levata di scudi a livello istituzionale non ci fu nemmeno quando un giovane tifoso napoletano, pochi anni fa, fu ucciso a revolverate da un ultrà fascista tifoso della Roma poche ore prima della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina, o quando un commando di ultrà fascisti, sempre romanisti, aggredì selvaggiamente in un pub nel pieno centro di Roma, mandandoli all’ospedale, un gruppo di tifosi del Tottenham (anche ‘essi “colpevoli” di tifare per una “squadra di ebrei”) venuti a Roma per assistere ad una partita di Europe League contro la Lazio.  In quella occasione i giornali attribuirono immediatamente la responsabilità di quanto accaduto ai tifosi della Lazio, salvo smentire tutto il giorno dopo quando furono arrestati gli ultrà romanisti e fascisti (che ammisero peraltro di aver commesso il fatto). I tifosi della Lazio, in ambito calcistico, servono ormai come capro espiatorio il quale, una volta individuato, a torto o a ragione, diventa il parafulmine di tutte le schifezze che avvengono nel mondo. Di tutti gli esami universitari che ho fatto quello in sociologia politica, con uno studio monografico proprio sul “capro espiatorio”, è stato senza dubbio uno dei più interessanti. La storia è piena di capri espiatori. Tra i più celebri, restando fra i recenti e senza andare troppo indietro nel tempo (ci vorrebbe un libro intero per elencarli tutti) ricordo i tifosi inglesi criminalizzati subito dopo la tragedia dell’Heisel (i cui i veri responsabili erano in realtà i vertici della FIFA che organizzarono una finale di Coppa dei Campioni in un piccolo stadio fatiscente …) e, cambiando completamente genere, leader politici come Craxi o il rumeno Ceaucescu. Non si potevano infatti condannare per corruzione migliaia di uomini politici della cosiddetta Prima Repubblica così come, mutatis mutandis, non si potevano fucilare migliaia di funzionari compromessi con il regime, compresi quelli che avevano organizzato il colpo di stato contro Ceaucescu e che avevano fatto parte fino a poche settimane prima dell’apparato statale e governativo e addirittura del suo entourage.

In tutto ciò, qualche adesivo appiccicato su un vetro ha scatenato il putiferio.

Sia chiaro, nessuno, tanto meno il sottoscritto, vuole minimizzare quanto successo, però è quanto meno singolare che in occasioni ben più gravi si resti in silenzio e venga invece sollevato un polverone per un episodio, quello degli adesivi, che poteva anche passare inosservato se i media romani e poi quelli nazionali non lo avessero enfatizzato. Mi viene, a questo punto, spontaneo invitare tutti gli “addetti alle istituzioni” di cui sopra e soprattutto quelli alla “comunicazione” che evidentemente fingono di non vedere e di non udire quello che si vede e si ascolta ogni santa domenica negli stadi, a recarsi all’Olimpico o in qualsiasi altro stadio (una capatina anche a Torino, Milano, Verona e altri, solo per citarne alcuni, non sarebbe male…) ed assistere alle partite. Ma in realtà sarebbe sufficiente farsi una passeggiata per le vie della capitale per accorgersi che i muri sono imbrattati di scritte naziste, razziste e antisemite, con tanto di firma (con svastica) di questo o quel gruppo ultras.

Fin qui i fatti di questi giorni. Vediamo adesso di analizzare in modo un pochino più approfondito la questione nel suo complesso.

Ci si scandalizza ipocritamente di questi fenomeni ma non si fa nulla per combatterli veramente. Eppure non ci vorrebbe molto. Lo stato ha combattuto con efficacia il terrorismo, ha represso i movimenti degli anni ’70 senza andare certo per il sottile e, tutto sommato – quando ha voluto e quando non era colluso – ha inferto colpi molto duri anche alla mafia, tutti fenomeni (senza volerli minimamente paragonare) infinitamente più incisivi e massicci di quello degli ultras. Pensiamo veramente che lo stato non sia in grado, qualora lo volesse, di mettere fuori gioco i gruppi ultras che infestano gli stadi? Ovviamente sì, ma sceglie consapevolmente di non farlo. Vediamo perché.

Gli stadi sono delle valvole di sfogo per tanta gente e in specie per queste bande più o meno organizzate, molto spesso colluse con la criminalità organizzata e con i vari ambienti neofascisti. Finchè sono negli stadi sono controllabili, identificabili, gestibili e soprattutto innocui. Del resto, a chi può mettere paura una massa di coglioni abbrutiti che va allo stadio a fare il saluto romano, a grugnire slogan razzisti, a imprecare contro i carabinieri, a tirare petardi e a scontrarsi con altri imbecilli come loro che tifano per altre squadre? Certamente non allo stato e non ai “padroni del vapore” ai quali fa anzi comodo che frange di popolazione marginale siano ridotte in quel modo e soprattutto ideologicamente “pilotate”, anche perché, al bisogno, possono sempre tornare utili come manovalanza. Non è un mistero, ad esempio, che una gran parte dei militanti della formazione neonazista di Pravy Sector, protagonista del colpo di stato che ha portato al potere un governo filo NATO e filo occidentale in Ucraina, sia stata pescata tra le file dei gruppi ultrà della locale squadra di Kiev. Del resto i fascisti, in tutte le differenti forme in cui si sono storicamente e concretamente manifestati, al di là dei loro proclami ideologici, hanno sempre funzionato come mastini, come cani da guardia del sistema capitalista, pronto a sguinzagliarli, estrema ratio, qualora se ne presentasse la necessità.

Se invece gli si chiudesse quella valvola il bubbone scoppierebbe fuori degli stadi e “quei bravi ragazzi” sarebbero meno controllabili, meno gestibili e meno innocui. Perché allora chiuderla? Non avrebbe senso, dal punto di vista di chi gestisce e controlla la ”giostra”. Meglio tenerli dentro i loro spazi che sono come riserve, dove possono “giocare” senza fare eccessivi danni.

E’ bene sottolineare che queste bande vivono di logiche tribali. A loro dell’andamento della squadra non gliene importa assolutamente nulla. Se la loro squadra vince la Champion’s League o finisce in serie C gli è quasi del tutto indifferente. Le dinamiche che li muovono sono di tutt’altro genere e sono dinamiche di gruppo, direi appunto tribali, naturalmente ideologicamente connotate nel modo che sappiamo. Chi è più tosto, chi è più forte, chi incita di più, chi fa le coreografie più belle e, ovviamente, chi mena di più, chi è più spavaldamente fascista. Non ci si deve purtroppo stupire se nel deserto esistenziale in cui vive una gran parte di giovani sia nelle periferie delle metropoli che nei suburbi di provincia, l’appartenenza ad un gruppo ultras, con tutte le liturgie del caso, può rappresentare un punto di riferimento, una forma di aggregazione. E lo stato gliela lascia, salvo bacchettarli ogni tanto quando fanno la pipì fuori del vaso. Un po’ di anni di “daspo” a qualcuno, qualche mese di galera ai più facinorosi e nulla più. Si finge di scandalizzarsi di fronte ad episodi, comunque inqualificabili, di razzismo, ma in realtà si chiude più di un occhio.

La pace sociale è la stella polare per chi ci governa e anche queste tribaglie di giovinastri culturalmente sprovvedute, sprovviste di un barlume di vera coscienza politica, imbevute di una simbologia e di una ideologia fascista che serve a dargli un’identità e a sostenerli dal punto di vista psicologico ed esistenziale più che politico, danno il loro inconsapevole contributo. La domenica se la prendono con i “negri” e con gli immigrati, fanno il “buuu” ai giocatori di colore e il lunedì tornano nella bottega dove vengono sfruttati dal padroncino “bianco” che li assume in nero come meccanici o garzoni di bottega o a fare i pony express oppure da qualche capoclan che li manda in giro a spacciare droga.

Questi soggetti tornano utili perché con i loro comportamenti idioti servono a mescolare le carte, a dar modo a chi comanda di gettare nero seppia in faccia alla gente, di coprire le loro malefatte, la loro gestione cinica e spregiudicata del potere, quello vero, quello che getta sul lastrico le persone, precarizza il lavoro, specula su tutto ciò che è possibile speculare, e si arricchisce su ogni cosa su cui è possibile arricchirsi. In altre parole, contribuiscono ad ingenerare nelle persone quella falsa coscienza senza la quale chi comanda non potrebbe comandare.

Utili idioti funzionali al Potere che finge di combatterli perchè ha bisogno anche di loro.

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Foto: Footballa 45 giri (da Google)

 

18 commenti per “Quegli ultras fascisti che fanno tanto comodo

  1. Alessandro
    25 ottobre 2017 at 20:04

    Mi sembra che ci sia tutto nell’articolo. Aggiungerei solo che questa teppaglia ingrassa anche le società perchè garantisce sempre un numero consistente di abbonamenti e non solo.
    E’ chiaro che in Italia non si è mai voluto affrontare di petto il problema, non lo si è mai voluto risolvere, perchè è un Paese dove fa appunto comodo che una certa marmaglia si sfoghi, si balocchi in maniera “innocua” per lo status quo, magari ingrossandosi pure.
    Va anche detto che uno stadio dovrebbe essere un luogo aperto anche alle famiglie, mentre oramai è off limits. Fino a trent’anni fa nonostante tutto ancora era frequentabile, poi l’abbruttimento generale ha coinvolto anche il mondo delle tifoserie che oramai sono ridotte a una manica di cafoni, che nulla capiscono di calcio, ma che si “divertono” facendo cagnara.
    Che poi che cazzo ci sia d’italiano in undici calciatori che provengono dalle zone più disparate di questo pianeta fuorchè dall’Italia non credo sia facile spiegarlo e certamente a loro neanche interessa. Ma qui si apre un discorso che chiaramente esula dal contenuto dell’articolo.
    In Inghilterra, dove ne avevano oramai le scatole piene e dove la politica è qualcosa di più serio che da noi, sia a livello centrale che locale, li hanno presi a calci nel sedere, perchè questa teppaglia capisce solo questo “linguaggio”, risolvendo il problema. Oggi stanno tutti “composti” negli stadi inglesi e moderano anche il linguaggio, anche se il vizietto fuori dai confini nazionali riemerge spesso.

  2. dante
    26 ottobre 2017 at 1:55

    Penso a Siniša Mihajlović allenatore del Torino che in quanto Serbo puntualmente viene apostrofato come zingaro,propongo la lettura negli stadi del discorso fatto al tribunale dell’Aia da Slobodan Milosevic

    • ndr60
      26 ottobre 2017 at 12:14

      Tra i capri espiatori citati da Fabrizio Marchi infatti avrei inserito anche lui. Quanto a Mihajlovic, reo di non aver letto a scuola il diario di Anna Frank (come ha detto in un’intervista), consiglierei di mettersi una maglietta con la foto di uno dei duemila morti serbi dei bombardamenti NATO di diciotto anni fa, così da ricordare a tutti quelli di scarsa memoria che bambini e ragazzini hanno continuato a morire assassinati anche DOPO il nazi-fascismo, nella civilissima Europa, anche con la nostra complicità.

  3. F. P.
    26 ottobre 2017 at 11:39

    D’accordo su quasi tutto, meno sulla premessa. Non tutte le curve sono di destra, io vengo da una (Sampdoria) in cui in l’unico riferimento alla politica che abbia mai visto è lo striscione “ultras no politica”. In molte altre curve convivono gruppi di vario stampo ma non sono quelli di destra la forza maggiore e oltre alle citate squadre di Genova, Perugia, Terni e Livorno bisognerebbe aggiungere Atalanta, Empoli, Parma, Benevento, Bologna, Torino, Firenze, Crotone, Lecce…

    • Fabrizio Marchi
      26 ottobre 2017 at 12:25

      Non sono aggiornato però, per la verità, a me risulta che nella curva granata ci siano gruppi di destra e c’erano già tanti anni fa (Granata Korps) e anche in quelle del Bologna, che una volta era di sinistra (Mods) e che quella atalantina che una volta, parlo di una trentina e più anni fa era genericamente di sinistra, oggi siano in larga parte leghisti, anche se non fanno politica allo stadio, nel senso che si limitano a fare il tifo. Per il resto l’ho detto anche io che ci sono curve minori non di destra, al tuo elenco potremmo aggiungere anche la Sambenedettese, se è per questo, la Casertana e il Cosenza. Ma stiamo parlando appunto di centri molto piccoli. Nelle grandi città, con l’eccezione di Genova, le curve sono tutte a destra.

      • F. P.
        26 ottobre 2017 at 14:59

        Si, io ho elencato solo squadre di A o comunque con tifoserie importanti. Non ho messo solo curve di sinistra, ma anche apolitiche o tifoserie in cui le fazioni di destra non sono di maggior rilievo. Nelle curve di Torino, Bologna, Atalanta, Lecce e anche Genoa (la brigata speloncia è un gruppo di estrema destra) ci sono gruppi di destra,ma sono solo una piccola parte della tifoseria organizzata.
        Anche in alcune curve di destra si possono trovare dei gruppi di ispirazione politica opposta, ma effettivamente loro incontrano generalmente maggiori difficoltà.

      • Michele
        27 ottobre 2017 at 15:48

        … elenco pieno, anzi STRACOLMO di inesattezze. Il problema non è l’aggiornamento. Gli ultras della Samb, solo per citare un caso, non sono di sinistra (in passato avevano un’amicizia con i Veronesi, quei fascistoni dei veronesi). Prima di scrivere bisognerebbe informarsi.

  4. Michele
    27 ottobre 2017 at 11:46

    Articolo scritto per puro esercizio stilistico, frutto di un’analisi approssimativa del fenomeno, utile all’autore per marcare la propria appartenenza politica. Lo stato, almeno dal 1989, ha adottato forti misure repressive per combattere la violenza negli stadi, in tutte le sue forme, fisiche e verbali. Sarebbe bastato fare un’analisi normativa per capire come oggi certi atteggiamenti, tollerati in passato, vengano SEVERAMENTE puniti. Negli stadi viene applicato il principio della flagranza differita (ossimoro dal mio punto di vista) cosa che non accade in altre contesti sociali. Durante un concerto, per fare un esempio, potrei lanciare un bottiglietta contro l’artista di turno senza alcuna immediata conseguenza, cosa che invece non accade per una partita di calcio, dove l’autore può essere arrestato anche il giorno successivo, in flagranza differita appunto. Lo stato insomma ha agito contro gli ultras, e non è un caso che negli anni gli episodi di cronaca si siano DRASTICAMENTE ridotti. Ma non voglio entrare nel merito dei provvedimenti adottati, ma mi preme sottolineare che i comportamenti che tu definisci fascisti sono trasversali a tutte le curve, abbracciando realtà come quella di Verona, per arrivare fino a Livorno o Cosenza. In questa settimana si è lavorato con approssimazione e superficialità, ma un risultato lo state ottenendo, raffigurare le curve come sfogatoi , popolate da reietti della società. Cit. Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

    • Fabrizio Marchi
      28 ottobre 2017 at 15:15

      In tutta franchezza ero indeciso se risponderti perché il tuo atteggiamento, arrogante, saccente e gratuitamente polemico meriterebbe, per la verità, ben poca considerazione.
      Però, come si suol dire, sono abituato a parlare a suocera per dire a nuora, e quindi farò così anche nel tuo caso.
      Evidentemente, o per superficialità o forse per la tua giovane età, tu non ti rendi conto di cosa possa realmente significare mettere in atto una serie di misure legislative, giudiziarie e poliziesche da parte di uno stato per reprimere un determinato fenomeno. Io che molto probabilmente ho qualche anno più di te e mi sono fatto gli anni ’70 dall’inizio alla fine, mi ricordo benissimo (anche perché le pagai, seppur in minima parte rispetto a tantissimi altri, sulla mia pelle) quali furono i mezzi che lo stato adoperò per sconfiggere i movimenti sociali e politici di quegli anni. Altro che Daspo! Mi viene da ridere quando sento che applicano il Daspo a quelli che vengono trovati con un coltello o un accetta dentro al giubbotto o al massimo con una denuncia a piede libero! A quei tempi si finiva diritti a Regina Coeli solo perché ti avevano pescato in una manifestazione dove c’erano stati degli scontri. Rastrellavano le strade e caricavano la gente sui cellulari. Se eri fortunato passavi la notte in un commissariato dopo esserti preso la tua bella dose di randellate. Se ti diceva male finivi diretto a Regina Coeli o a Rebibbia. E poi si vede. Ma queste sono sciocchezze rispetto a quanto accaduto: migliaia e migliaia di persone sepolte sotto una montagna di condanne per i reati più vari, leggi speciali, carceri speciali, misure speciali di vario ordine e grado che di fatto erano studiate per far sì che la polizia o i CC subito dopo l’arresto avessero mano libera sugli arrestati. La prima di queste fu la legge Reale, promulgata nel 1975 che istituì il fermo di polizia a 48 ore. Tradotto, tu per 48 ore eri nelle mani della polizia e non potevi vedere un avvocato. E questa fu soltanto la primissima, la più morbida. Non solo, se un reato era commesso in ambito politico ti venivano automaticamente appioppati i reati specifici: associazione sovversiva (questa era scontato), eventualmente banda armata, adunata sediziosa (se eri con mi pare più di due persone (ma non ricordo esattamente) e vi discorrendo. Se venivi fermato con un’arma non ti davano il “Daspo” (mi viene da ridere) ma ti buttavano in galera e poi ti processavano (ma intanto “riflettevi” in galera, anche perché la carcerazione preventiva era la regola…). Bada bene che non sto parlando di reati di terrorismo o di associazione mafiosa. In quel caso le pene e le leggi erano ancora più dure. Senza contare ciò che non era previsto dal codice ma che ti veniva inflitto. Vuoi che ti faccia l’elenco delle carceri speciali in Italia? Sai in che condizioni si era reclusi? Sai cosa accadeva lì dentro? Sai quanta gente è stata torturata?
      Ciò detto, ricordo che forse una decina o una dozzina di anni fa un gruppo di ultras fascisti della Lazio fu fermato a Piazza Vescovio mentre stava andando in trasferta e gli trovarono una borsa piena di coltelli, asce e accette. Finì con un “Daspo” a cinque o sei di loro. Personalmente se io trovo uno che va allo stadio con un’accetta, io lo processo per direttissima e lo sbatto in galera per un periodo non inferiore ai sei mesi, poi la mando ai servizi sociali per tre anni e infine gli appioppo il Daspo non per due o tre anni ma a vita. Non so se sono stato chiaro. E non me ne frega nulla se qualcuno può pensare che sia un forcaiolo giustizialista. Ora hanno dato il Daspo di 5 anni a quei dementi (fra cui due uomini di 50 anni, già noti alla questura…) per la questione degli adesivi. Intanto il Daspo daglielo a vita e poi contestualmente sbattili tre mesi in galera a e poi un anno ai servizi sociali.
      Per quanto riguarda la parte finale del tuo commento, è evidente che tu vuoi leggere solo quello che vuoi leggere, perché non sei in buona fede. Io non penso affatto che le curve siano solo un luogo di reietti e sbandati, tant’è che ci sono sempre andato da quando ero un ragazzino. Faccio solo un’analisi delle cose. Intanto per me che sono un marxista essere “reietti” o “sbandati” non è affatto una colpa né tanto una vergogna. Quello che mi dispiace, ovviamente, è che tanta gente di estrazione popolare, tante fasce marginali delle periferie (compresi i ragazzi che vanno nelle curve) siano ideologicamente e politicamente egemonizzati dall’estrema destra (questo può far piacere a te, molto probabilmente, ma non a me). Dopo di che si aprirebbe un discorso lunghissimo sulle ragioni di ciò e sulle responsabilità di una pseudo “sinistra” liberal, radical chic e politicamente corretta che ha lasciato campo libero alla destra. Una cosa è certa. Una quarantina di anni fa era letteralmente IMPENSABILE una sia pur pallida presenza fascista in una borgata di Roma, che so, San Basilio, Tiburtino III, Trullo o Magliana. Oggi invece la feccia fascista sguazza in quelli che dovrebbero essere i luoghi della Sinistra per definizione. Ma ripeto, questo è un altro discorso, lunghissimo, che peraltro portiamo avanti da sempre su questo giornale.
      Per quanto riguarda l’elenco delle “inesattezze” relativamente alla collocazione politica delle varie tifoserie, ammetto di non essere aggiornato. Sono un appassionato di calcio e di stadi, anzi sono “stadiarolo”, amo andare allo stadio, ma da tempo ho altre priorità rispetto a quelle di essere informato sulle evoluzioni ideologiche e politiche delle curve sanbenedettina, cosentina o altre.
      E in tutta sincerità, consiglierei anche a te (anche se il consiglio non è richiesto) di darti altre priorità…

      • Alessandro
        28 ottobre 2017 at 16:11

        Purtroppo, e dispiace anche scriverlo, contro certi fenomeni occorre intervenire con durezza. Come giustamente scrive Fabrizio il Daspo è una misura insufficiente. Andare a vedere una partita dev’essere come andare a vedere una partita di tennis, con la differenza che puoi esultare in maniera plateale perchè non disturbi il gioco, ma bando a striscioni, bandiere, coreografie varie,ecc., ecc..
        Idem per quanto riguardi i cori: tollerati solo quelli per sostenere la propria squadra, nessun disprezzo per gli avversari nè per altre comunità, popoli, etnie e via dicendo. Qualora si sgarri, si tocchino i portafogli della società e dei tifosi responsabili, oltre a punire severamente i singoli, se individuabili, che si sono macchiati di comportamenti scorretti. In questo caso, sarebbero gli stessi tifosi a “garantire” l’ordine pubblico pur di non sganciare ulteriori quattrini, visto che le società li salassano già abbastanza. Questo si può ottenere con la repressione, ma è auspicabile operare anche cercando di diffondere cultura sportiva.
        Andare allo stadio per vedere una partita di calcio e non per sfogarsi perchè lo stadio è diventato una zona franca dove puoi permetterti quello che in qualsiasi altro contesto non ti puoi permettere. Mi chiedo che partita vedano quei personaggi, direttori d’orchestra dell’insulto, che danno le spalle al campo di gioco tutta la partita. Cioè tu paghi per non vederti la partita? Siamo a questi livelli.
        Purtroppo il continuo accento posto sul risultato a discapito dell’estetica del gioco, e di questo le pseudo trasmissioni calcistiche e i quotidiani sportivi sono altamente responsabili, ha contribuito a sviluppare tifoserie del tutto ignare della bellezza del gioco, del tutto assorbite da una mentalità grettamente pragmatica, “machiavellica”, che è poi l’humus su cui cresce la violenza, a cui si cerca di dare una parvenza politica per “nobilitarla”, anche se poi la maggior parte di chi sventola certi simboli ne ha una conoscenza se va bene approssimativa.
        Ma questo significherebbe alzare il livello culturale del popolo ed è proprio quello che si vuole evitare. Meglio il popolo bue che paga e non capisce una mazza. Chi ha i soldi, ossia chi comanda, se ne va comodamente in tribuna d’onore con tutti gli agi del caso, lasciando che i popolani s’insultino o si scannino tra loro.

        • Fabrizio Marchi
          29 ottobre 2017 at 10:12

          Bè, io non arei così drastico. Lo sarei con quella gentaglia di cui abbiamo parlato e che non è possibile recuperare. Perché quando due tizi di 46 e 53 anni (mi pare che questa sia l’età di due dei tifosi laziali sottoposti a Daspo dopo la bravata di domenica scorsa, ma vale anche per quegli altri intorno ai 30 anni…) vanno in giro ad attaccare adesivi con Anna Frank con la maglietta della Roma, c’è ben poco da recuperare. Siamo di fronte a due persone (peraltro non nuove ad episodi simili e già sottoposte in precedenza a Daspo) che devono solo essere messe in condizione di non nuocere. Per cui, come minimo, Daspo a vita, ma come minimo, come ho già detto io gli avrei fatto fare qualche mese di galera più un anno o due ai servizi sociali. E invece la montagna ha partorito il topolino, come spesso succede, anche in questo caso. Dopo settimane di cagnara mediatica, 5 anni di Daspo ai due e altri due o tre ad altri.
          Per il resto, proibire bandiere, tamburi, striscioni e coreografie mi sembra francamente esagerato. Anzi, ben venga il tifo allo stadio, anche organizzato, se è per questo, lo stadio è bello proprio per lo spettacolo che offre il pubblico, una partita a porte chiuse è tristissima. Purchè sia sano tifo, niente più e niente meno che tifo, passione e perché no, anche sana rivalità, sano sfottò. Ci sta tutto, se vogliamo fa anche parte della tradizione di una città, di un paese. I derby in Italia sono tanti, non solo quelli delle grandi città ma anche quelli che oppongono una piccola città di provincia ad un’altra piccola città di provincia limitrofa. E anche questo in fondo è folklore locale, fa parte degli usi e dei costumi. Io non riesco a pensare Roma senza il derby, sarebbe come pensarla senza il Tevere, per dire…
          Però, ripeto, che sia tifo, sfottò, passione, sana competizione sportiva. Nulla più e nulla meno.
          Purtroppo gli stadi sono invece diventati da moltissimi anni dei luoghi dove paradossalmente l’aspetto sportivo è in buona parte sullo sfondo. Come ho già detto, la logica che muove i gruppi ultrà è di tutt’altro genere. Le curve sono dei palcoscenici dove appunto questi gruppi mettono in scena la propria “identità”. Una “identità” che, ripeto ancora, ha poco a che vedere con il sentirsi tifosi di una squadra o di un’altra. L’ultrà laziale (ma è solo un esempio, e quello che conosco meglio, oltre a quello romanista) ha assunto ormai da tanto tempo una sua fisionomia. Per lui essere laziale e ultrà significa essere fascista, sentirsi una sorta di “ribelle” (non si sa a che perché, poi, come dico sempre, alla fine i loro bersagli sono sempre neri, ebrei, e immigrati) e nello stesso tempo uno estraneo alla massa, quindi una ribellione “elitaria”, una sorta di “passaggio jungeriano nel bosco” (mi viene da ridere ma per capirci…). Naturalmente la gran parte di loro non sa nulla di nulla, grugniscono invece di parlare, fanno discorsi tra il farneticante e lo scontato. Una volta, pensate un po’, stavo facendo la fila per acquistare il biglietto per un partita ad un Lazio Point gestito dagli Irriducibili (Cragnotti gli aveva dato la gestione del merchandising…stendiamo un velo pietoso su questa scelta…) e mi metto a parlare con altri che erano lì e nacque una discussione. E ad un certo momento un tipo sui 40 anni, corpulento, rozzo, incapace di pronunciare una parola che è una in un italiano appena comprensibile se ne esce così:”E bè, è regolare che la Lazio è fascista, è risaputo, che non li vedi i simboli, l’aquila, e poi S.S. , è regolare che la Lazio è fascista”. Ora, provai a spiegargli che la Lazio era stata fondata nel 1900, vent’anni prima che il fascismo nascesse e che l’aquila fu scelta come simbolo per rappresentare la città di Roma, e che S.S. sta per Società Sportiva Lazio e non altro. Non solo, come la storia ci spiega, la Lazio fu fondata con ben altri intenti e da persone che con il fascismo non potevano oggettivamente avere nulla a che vedere.
          Questo per dirvi quale può essere il livello di queste persone. Ecco, il fascismo ha sempre pescato la sua manovalanza fra la parte più culturalmente debole dei ceti popolari e marginali. Ovvio che in questa fase storica, dove i ceti popolari sono letteralmente abbandonati a loro stessi, i gruppi neofascisti facciano proseliti.

          • Alessandro
            29 ottobre 2017 at 11:29

            Sì, forse sono stato eccessivamente drastico, però teniamo in considerazione che in Inghilterra il fenomeno nei suoi risvolti violenti, e non faccio riferimento solo a quelli fisici ma anche verbali, è stato arginato anche vietando tutto l’armamentario tipico del tifoso più incallito. Si godono la partita a prescindere e quindi spesso si tratta solo di una questione di abitudine.
            La bellezza del godersi un partita allo stadio non è tanto, dal mio punto di vista, la coreografia, lo spettacolo sugli spalti, spesso tra l’altro di disturbo ( quante volte mi sono trovato, in curva, a essere disturbato da un bandierone che mi copriva la visuale già pessima della metà campo opposta) quanto il colpo d’occhio soprattutto dall’alto del manto verde nelle belle giornate di sole, il seguire lo spostamento sincronizzato dei calciatori, il poter apprezzare gli aspetti tecnici e tattici dal vivo.
            Condivido il fatto che uno stadio vuoto perde di fascino, ma la mia critica è proprio volta al fatto che lo stadio deve ritornare a essere un luogo aperto a tutti, per questo deve diventare “sicuro”, dove gli “scalmanati” devono imparare l’autocontrollo senza monopolizzare gli spazi a loro piacimento.
            Mi rendo conto che la mia visione è un po’ “elitaria”, però a me dello sport interessa l’aspetto tecnico-tattico, il resto mi lascia indifferente, anzi perfino mi irrita questo voler sottolineare eccessivamente la propria appartenenza calcistica-politica-geografica, e se oltretutto rischio pure le cariche della polizia, allora evito senza alcun dubbio.

      • michele
        29 ottobre 2017 at 23:03

        La discussione si è ridotta a offese gratuite, a riprova del fatto che le mie critiche (concetto diverso da quello di attacco), tra l’altro avvalorate dall’analisi della realtà, non sono gradite. Vedo che hai scomodato Marx per farti forte delle tue idee, ma è proprio lì il limite della tua analisi: non siamo di fronte al conflitto capitale-lavoro, ma a semplici fenomeni di costume. Le indagini portate avanti ci dicono che i responsabili sono minorenni, probabilmente non hanno studiato ad Oxford o specializzati alla Bocconi, e di tutto ciò che la Shoah ha rappresentato ne sanno veramente poco. L’episodio va sicuramente condannato, sarei un folle, prima ancora che fascista, se negassi questo, ma travisare la verità mi sembra veramente poco corretto. L’unico governo che ha combattuto il fenomeno della violenza negli stadi, fisica e verbale, è stato quello guidato dalla Thatcher, che spero e credo non rientri tra i tuoi modelli di buon governo.
        Le conseguenze degli episodi di cronaca che tu hai citato (Piazza Vescovio) non  sono descritti nella loro totalità. Dovresti sapere che le sanzioni amministrative, nel caso specifico il DASPO, sono provvedimenti che viaggiano in parallelo alle condanne penali, se il reato ne presenta i profili. Se domani dovessi investire un passante subirei una sanzione amministrativa (revoca della patente) e sarei anche giudicato penalmente per il fatto commesso. Lo stesso criterio viene applicato allo stadio, con l’aggravante che certi  comportamenti vengono perseguiti solo per quelli che frequentano la curva, guarda caso settore popolare. A Roma molti frequentatori della curva sud hanno subito multe salate per non aver rispettato l’assegnazione del proprio posto, cosa che non è accaduta a tutti quei tifosi che comodamente occupano i posti della tribuna d’onore, un atteggiamento che io definirei discriminante, nel senso marxista del termine. Ma non vado a scomodare importanti pensatori per avvalorare le mie tesi, o descrivere fenomeni di costume.
        Invochi pene più severe, ricordando quanto fatto dalla nostra classe politica nei momenti, rari, nei quali ha deciso di combattere seriamente la mafia. In Italia, ma in generale in ogni stato di diritto, esiste il principio di proporzionalità e pretendere il 41 Bis o la Legge Latorre per reati da stadio mi sembra un tantino esagerato.
        Abbiamo passato una settimana a discutere sull’episodio e nel frattempo il Parlamento ha continuato a scriversi le  regole del gioco, a scapito del popolo/cittadini (scegli tu la parola più appropriata). Mi hai inserito in una sovrastruttura/categoria umana, senza conoscermi (a destra, anzi estrema destra) ma con molta meno arroganza io ho evitato di farlo. È come se io mettessi te nella categoria dei radical chic che pontificano, non nel senso clericale del termine, dalla tranquillità del proprio attico, categoria dalla quale voglio presumere entrambi siamo molto lontani. Ma educatamente ho evitato insulti (arrogante presuntuoso e persino saccente) limitandomi a sottolineare che il fenomeno è stato combattuto, ma non estirpato, perché, da marxista dovresti saperlo, la violenza è un fenomeno umano e in quanto tale la puoi ridurre, circoscrivere, limitare ma non eliminare.

        • Fabrizio Marchi
          30 ottobre 2017 at 8:25

          “Amico mio” (si fa per dire…), non giochiamo a fare i furbi perché se l’anello al naso tu non lo hai, non lo ha neanche il sottoscritto.
          Non è affatto vero che la discussione si è ridotta a offese gratuite, perché io non ho offeso proprio nessuno. Hai esordito dicendo che “l‘articolo è stato scritto per puro esercizio stilistico, frutto di un’analisi approssimativa del fenomeno, utile all’autore per marcare la propria appartenenza politica”.
          Non mi sembra certo un modo corretto per allacciare un vero confronto e non mi pare proprio che questa modalità di approccio – intervenendo peraltro in casa d’altri – dimostri la volontà di voler andare ad un confronto costruttivo, anche se critico.
          Io non entrerei mai in casa d’altri (mai visti né conosciuti) dicendo, come hai fatto tu: “Non avete capito nulla, (questo non lo hai detto formalmente ma nella sostanza il messaggio è questo) quello che state dicendo lo state dicendo solo per pure esercizio stilistico”. Mai. Entrerei dicendo “Buongiorno, ho letto il vostro articolo e non sono d’accordo sulle vostre tesi per questa ragione e per quest’altra. Grazie dell’ospitalità e della possibilità di confrontarci”.
          Dopo di che nel momento in cui io ti rispondo dicendo che hai un atteggiamento arrogante e saccente (e perché, di grazia, cos’altro sarebbe un tale modo di entrare in casa d’altri con gente che non ti conosce?…) e lo faccio con una serie di argomentazioni sulle quali glissi sistematicamente e che deformi pro domo tua, giochi a rimpiattino accusandomi di non tollerare le opinioni altrui, nel caso specifico la tua.
          Ciò detto, entriamo nel merito. So benissimo che al Daspo seguono contestualmente delle denunce penali. Ma i termini della discussione non erano questi, e non era neanche la giustezza o la non giustezza dei provvedimenti repressivi. La questione era un’altra. Tu hai detto che lo stato ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per reprimere il fenomeno. Io non sono d’accordo, perché il fenomeno ultras dura da almeno una quarantina di anni, con tutto il suo strascico di morti, feriti, mutilati, scontri, incidenti, danneggiamenti, assalti, aggressioni e violenze dentro e soprattutto fuori degli stadi, per non contare tutti quei reati (spaccio di droga, legami con associazioni mafiose o criminali, tentativi di scalate a società di calcio con il sostegno di clan mafiosi ecc.), e naturalmente apologia di razzismo, nazismo, fascismo, ecc. E non mi pare affatto che il fenomeno sia in diminuzione, come dici tu, visto che l’ultimo morto ammazzato lo abbiamo avuto pochissimi anni fa a Roma. Con scadenza più o meno sistematica, dal povero Paparelli in poi, abbiamo avuto purtroppo un lunghissimo elenco di morti. Mi auguro ovviamente di no, e faccio gli scongiuri, ma non credo che la questione si chiuderà qui, perché per chiuderla bisogna risolvere le cause di un fenomeno, e naturalmente questo non può essere fatto, solo con la repressione, ammesso che sia questa o solo questa la soluzione, e ammesso soprattutto che sia questa la mia intenzione o la mia unica e sola intenzione. Il mio discorso era tutt’altro ma tu non lo hai voluto capire perché il tuo è soltanto un intento polemico.
          Ora non posso per ovvie ragioni di tempo, aprire una riflessione su un fenomeno di natura comunque sociale e sociologica (ma anche psicologica, culturale e quant’altro) come quello del “mondo ultras”. Io volevo soltanto evidenziare come fenomeni ben più profondi, ampi, massicci, di massa, ideologicamente supportati, sono stati combattuti con forza e determinazione (e che determinazione!…) da parte dello stato, e siano stati sconfitti, debellati. Come appunto i movimenti sociali e politici degli anni ’70, e non sto parlando solo delle organizzazioni terroriste ma dei movimenti complessivi di quegli anni e delle organizzazioni politiche come ad esempio l’Autonomia Operaia. Quei movimenti erano giudicati pericolosi dalle classi dominanti (e ne avevano ben donde) e lo stato li ha combattuti, con ogni mezzo e senza esclusione di colpi. E alla fine ha vinto (e non me ne beo affatto che abbia vinto ma non è questo il punto che stiamo discutendo, non è la nostra collocazione politica o ideologica…). Quello che voglio dire (e che secondo me hai già capito ma fai orecchie da mercante…) è che lo stato, quando ha voluto, ha combattuto e vinto, peraltro in un arco di tempo molto più breve, un fenomeno ben più TOSTO di quello ultras.
          La stessa determinazione (e, RIPETO, non mi interessa ora entrare nei contenuti, non ciurliamo nel manico…) non è stata applicata al fenomeno ultras (fondamentalmente commistionato con le varie “fascisterie”, con le eccezioni che abbiamo visto di San Benedetto del Tronto, Cosenza, Parma, Terni e bla bla bla…) per due ragioni fondamentali, e cioè perché non solo non è ritenuto pericoloso dal punto di vista sociale e politico (figuriamoci…), ma anzi addirittura funzionale per le ragioni che spiegato nel mio articolo e che tu ovviamente non condividi né puoi condividere.
          Dopo di che scrivi:” Invochi pene più severe, ricordando quanto fatto dalla nostra classe politica nei momenti, rari, nei quali ha deciso di combattere seriamente la mafia. In Italia, ma in generale in ogni stato di diritto, esiste il principio di proporzionalità e pretendere il 41 Bis o la Legge Latorre per reati da stadio mi sembra un tantino esagerato”.
          Mi prendi per un idiota? Ho forse mai detto che il fenomeno ultras debba essere combattuto con gli stessi mezzi giudiziari e militari con cui si combattono delle mega organizzazioni criminali internazionali (a parte il fatto che le hanno combattute, anche in questo caso, solo quando hanno voluto, perché la mafia null’altro è se non una organizzazione capitalista illegale ma questo è un altro discorso ancora…)? Ho detto soltanto che, utilizzando la stessa determinazione, in modo ovviamente proporzionale al fenomeno, tale fenomeno si combatte e si estirpa, se lo si vuole, cosa che lo stato non ha fatto, perché non ha alcun interesse a farlo. E anche la ridicola sentenza che ha dato il daspo a quei dodici deficienti lo dimostra. Certo, immagino che siano stati denunciati per apologia di razzismo e istigazione alla violenza. Ma passerà del tempo, nessuno ne parlerà più, e tutto finirà a tarallucci e vino. E sappiamo benissimo che andrà a finire così. Ma restiamo al Daspo. Tu dici che lo stato ha fatto di tutto. E allora a dei pezzi di merda simili (oltretutto recidivi e due pure cinquantenni) gli si dia il Daspo a vita con obbligo di firma, non di cinque anni. Non mi sembra il 41 bis, mi sembra piuttosto una sanzione equa per dei tizi che a 30, 35 e 50 anni vanno allo stadio ad appiccicare adesivi nazisti, a gridare slogan razzisti (devi sapere che il coro “romanista ebreo” è intonato tutte le domeniche dalla curva nord oltre ai soliti buuu ai giocatori di colore…) e se necessario anche a menare le mani (cosa che non gli dispiace affatto e che non disdegnano di fare non appena gli si presenta l’occasaione…). Uno stato che dà il Daspo di 5 anni a soggetti simili è uno stato che sta facendo di tutto per combattere il fenomeno? A me pare proprio di no. E non sto invocando il 41 bis, per cui non giocare a dipingere furbescamente il sottoscritto come un forcaiolo securitario.
          In chiusura scrivi:” Abbiamo passato una settimana a discutere sull’episodio e nel frattempo il Parlamento ha continuato a scriversi le regole del gioco, a scapito del popolo/cittadini (sceglie tu la parola più appropriata”.
          Ma se è proprio quello che, fra le altre cose, ho detto, e cioè che questi ultras fascisti sono degli utili idioti la cui funzione è quella di rappresentare una sorta di depistaggio ideologico e mediatico funzionale al Potere che ha necessità di spostare l’attenzione della gente?
          Ma leggi quello che scrivo oppure vai avanti come un autistico o peggio, sei in malafede?
          In chiusura. Se devi continuare con la polemica, lascia perdere, perché per quanto mi riguarda, ho dedicato alla questione fin troppo tempo. E’ vero che parlo a suocera per dire a nuora ma c’è un limite a tutto. Quindi datti una regolata…
          P.S. un tifoso dell’Everton che durante una partita (i tifosi in Inghilterra sono a pochi metri dal campo) ha sferrato un colpo ad un giocatore è stato espulso a vita dallo stadio (oltre ovviamente ad essere denunciato) http://www.passioneinter.com/mondo-calcio/everton-individuato-il-tifoso-che-ha-colpito-i-giocatori-espulso-a-vita-dallo-stadio/ Come vedi, non ci vuole molto, e non è necessario il 41 bis. Appiccicano adesivi nazisti? Intonano ululati razzisti? Fanno il saluto romano mentre cantano il rituale”romanista ebreo”? Benissimo, non si fanno più entrare allo stadio vita natural durante, siano essi cento, mille o cinquemila, è molto semplice, non ci vuole molto e non è necessario il 41 bis. Soltanto che, come ho già detto nel mio articolo, il bubbone a quel punto esploderebbe fuori dello stadio dove è meno gestibile e controllabile. Però non ci raccontiamo balle e cioè che è lo stato ha fatto il massimo per combattere il fenomeno…

  5. Alessandro Sgritta
    27 ottobre 2017 at 12:40

    Vorrei correggere alcune imprecisioni dell’articolo: per il raid di Campo dei Fiori contro i tifosi del Tottenham furono arrestati anche alcuni tifosi laziali, non solo romanisti, per gli inquirenti infatti “il gruppo della spedizione punitiva fu misto, laziali e romanisti insieme”, anche se pare che furono i romanisti a chiamare i laziali perché “c’erano un po’ di inglesi nel locale”, la partita del resto era Lazio-Tottenham, e “secondo quanto raccontato da alcuni testimoni alla polizia, il gruppo di teppisti era composto da un centinaio di persone con il viso coperto da caschi o sciarpe della Lazio ed armati di coltelli, mazze da baseball, cinte e tirapugni”, questo solo per la precisione:

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/02/06/news/assalto_ultr_al_pub_fermate_otto_persone-52044581/

    http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_ottobre_28/cinque-anni-ultras-che-assalirono-tifosi-tottenham-campo-fiori-141c7b54-3fe5-11e3-9fdc-0e5d4e86bfe5.shtml

    Per quanto riguarda invece la strage dell’Heysel ricordo che furono gli hooligans del Liverpool a caricare i tifosi juventini (non solo italiani, morirono 39 persone in tutto), quindi furono giustamente “criminalizzati” e le squadre inglesi furono escluse dalle Coppe europee per 5 anni, poi è ovvio che ci furono responsabilità ANCHE della polizia belga e dell’organizzazione, perché lo stadio non aveva barriere, ma questo NON può giustificare assolutamente la condotta barbara degli hooligans, tra l’altro quello stadio non è piccolo, è lo stadio di Bruxelles dove gioca tuttora la nazionale belga e ora si chiama “Stadio Re Baldovino”, lo so perché ci sono stato di recente…

    • Fabrizio Marchi
      28 ottobre 2017 at 14:35

      Se è per questo, caro Alessandro, dopo l’uccisione di Gabriele Sandri da parte dell’agente Spaccarotella, ultrà fascisti romanisti e laziali assaltarono insieme una caserma (o forse più d’una, non ricordo bene) a Roma e si scontrarono sempre insieme con la polizia. Sempre insieme fecero sospendere un derby inventandosi che la polizia aveva ucciso un ragazzino poco prima fuori dello stadio…
      Ma questo non fa che confermare la validità della tesi contenuta nel mio articolo. E cioè che le penetrazione fascista nelle curve, e in particolare quelle romane, è un fenomeno trasversale ancorchè pericoloso, e non riguarda certo solo la curva della Lazio. Sono in tanti che dovrebbero fare pulizia…
      Sull’Heysel. I tifoso inglesi sono rissaioli, è vero, e prima lo erano molto di più di ora (da almeno vent’anni a questa parte) ma non hanno mai usato coltelli, accette o lame di qualsiasi genere (purtroppo anche armi da fuoco), molto in voga per moltissimi anni tra gli ultrà italiani. Quel giorno caricarono gli italiani, è vero, che erano stati irresponsabilmente collocati nella tribuna a fianco alla loro senza praticamente nessuna protezione. Ma la strage ci fu, lo ricordo benissimo, perchè la tribuna, che era fatiscente, crollò. Gli italiani rimasti uccisi non furono uccisi dai tifosi inglesi ma morirono sepolti sotto le macerie o schiacciati. Dopo di che da allora il governo inglese adottò una politica durissima nei confronti delle tifoserie e in particolare di quelli più caldi, con misure speciali, cosa che in Italia non è mai stata fatta. C’è anche da dire che l’Inghilterra è un contesto completamente diverso, e nonostante quello che si è detto da sempre sui tifosi inglesi, in quel paese, da sempre, i tifosi vedono la partita in tutti gli stadi senza nessuna rete di protezione, fossato, barriera ecc. a due metri (dicasi due) dal campo di gioco. In Italia una cosa simile NON sarebbe MAI stata possibile. E questo è un fatto, se siamo onesti.

  6. dante
    28 ottobre 2017 at 15:08

    Gli ultimi commenti non fanno altro che confermare la giustezza dell’articolo di Marchi,unico neo per rendere trasversale il concetto, è che avrebbe dovuto scrivere “insipienti” prima di fascisti ed il perchè è presto detto;se questi signori mettessero le stesse energie il medesimo rigore per protestare,denunciare il degrado socioeconomico di cui sono vittime magari l’opinione pubblica avrebbe una diversa concezione di “curva”. ma visto che gli insipienti (forse inconsapevolmente o forse no ma il concetto non cambia),fanno il gioco del “sistema” e dato che non esiste mediazione l’aggettivo “fascista”è azzeccatissimo

  7. massimo argo
    21 novembre 2017 at 11:04

    ciao, da genoano ti posso dire che i fascisti ci sono anche da noi, e molto più presenti degli anni scorsi. anche se la maggioranza rimane a sinistra, ma non siamo più come una volta.

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