Renzi non canterà più Bandiera rossa (per lo meno non è ipocrita…)

Renzi se ne va dal PD sostenendo che ciò che lo spinge ad uscire è “la mancanza di una visione sul futuro”. La qual cosa fa sorridere perché mi piacerebbe veramente sapere quali sarebbero queste fantomatiche divergenze di vedute, di prospettiva e di visione del mondo fra lui e i suoi seguaci da una parte e Zingaretti e i suoi dall’altra.

Come giustamente è stato spiegato in questo articolo che abbiamo appena pubblicato  http://www.linterferenza.info/attpol/renzi-zingaretti-la-politica-nellera-post-ideologica/  Renzi e Zingaretti non si differenziano in nulla, in politica estera, interna, economica e, men che meno, sulle questioni etiche, antropologiche e di genere e sulla visione del mondo (liberal e intrisi di ideologia politicamente corretta entrambi) . Sono esattamente omogenei anche se entrambi, specialmente Renzi, cercano di sottolineare artatamente delle presunte diversità.

Renzi ha dichiarato che lui, con tutto il rispetto per quell’inno, non vuole più cantare Bandiera Rossa al termine dei congressi. E perché? Il PD ha forse qualcosa a che vedere con quello storico inno e con le ragioni ideali e politiche che rappresentava? Se qualcuno risponde affermativamente o è un gonzo o è in malafede. Lo cantano durante le loro manifestazioni? Non lo so, ma se lo fanno sono doppiamente in malafede.

E’ evidente che si tratta di (meschini) quanto maldestri tentativi di sottolineare delle diversità che non esistono.

E allora c’è dell’altro. E che cos’è quest’altro?

Non c’è alcun dubbio (queste considerazioni che seguono sono a prescindere dalla mia totale avversione politica nei suoi confronti) sul fatto che Renzi abbia dimostrato una notevole abilità politica. Era praticamente morto, gli stavano coprendo la buca dove era sepolto con la terra, lui si è rialzato, e con una a dir poco spregiudicata mossa politica all’insegna del più sfrenato trasformismo, ha sparigliato completamente le carte. Ha fatto un accordo con i suoi peggiori nemici (subito dopo i suoi ex compagni di partito), cioè i 5 stelle e, non senza la sapiente regia di Mattarella, lo ha messo nel sacco (diciamo così, per non essere scurrili…) sia a Salvini (convinto che si sarebbe andati ad elezioni anticipate) che soprattutto a Zingaretti (che ha dovuto fare buon viso). Ed è tornato sulla scena politica dalla quale era stato fatto fuori. E ci è tornato alla grande perché ora tiene il governo Conte bis per le palle, come si suol dire, perché è un governo un governo che dipende anche dai parlamentari che a lui fanno riferimento, un governo che lui ha contribuito in modo determinante a formare e di cui, diciamolo pure, è stato uno dei principali artefici. Per uno che era considerato morto, non mi pare poco, anzi…

Ovviamente ora si fa il suo partito personale. Non si vede, d’altronde, perché dovrebbe reggere il moccolo a Zingaretti, dal suo punto di vista. In questo modo aumenta il suo peso specifico e, sempre come si suol dire, se la gioca. Riuscirà a prendere i voti sufficienti per tornare un domani in Parlamento? Bisognerà vedere anche verso quale legge elettorale si andrà. Curioso che fino a qualche anno fa sembrava che il sistema maggioritario rappresentasse la salvezza dell’umanità, specie per il PD, e ora invece si sta tornando da più parti al proporzionale.

Va bè, tiremm innanz…Comunque, è presto per dirlo. Per ora (Renzi) è tornato prepotentemente (purtroppo) sulla scena politica e avrà il tempo di organizzarsi. Come ripeto, per uno che stava per essere sepolto e che ora si ritrova di nuovo al centro dell’agone politico, è una vittoria. Su questo non c’è dubbio. L’onore delle armi lo si deve all’avversario…

Per il resto, tutta fuffa, ovviamente, manco a dirlo. L’abile guitto fiorentino ha dichiarato che il suo sarà un partito  “giovane, innovativo, femminista, dove si lanciano idee e proposte per l’Italia e per la nostra Europa”.

Hai capito che novità! E che novità rispetto al PD e ai cespugli rosa che gli orbitano attorno!

In realtà sarà un partito fondato sulla (sua) persona. Bisognerà capire se la sua abilità nel creare consenso su di lui sarà proporzionale alla sua spregiudicatezza tattica e trasformistica. Solo il tempo lo dirà. Non va però sottovalutato, come secondo me molti analisti, stanno facendo. E’ un personaggio che, ci piaccia o meno, rappresenta una “italietta” (la minuscola è d’obbligo) provinciale, piccolo e piccolissimo borghese (di mentalità e cultura, intendo) che esiste da sempre in questo nostro paese e che non è mai morta. E’ quello il suo brodo di coltura. Non solo il suo, sia chiaro, però sicuramente lui è uno di quelli che la rappresenta al meglio. Buttateci sopra una spruzzata di “europeismo”, di “giovanilismo”, di efficientismo, di meritocrazia, di modernismo, ambientalismo e di femminismo (cioè nero seppia, concetti “fuffa” per gonzi che condivide con pressochè quasi tutti i partiti e in particolare col PD e con i 5 stelle…) e la minestra è pronta per essere servita.

E in parecchi se la mangeranno pure e magari diranno pure che è buona…

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Fonte foto: Il Sussidiario.net (da Google)

2 commenti per “Renzi non canterà più Bandiera rossa (per lo meno non è ipocrita…)

  1. pier luigi
    19 settembre 2019 at 17:34

    In Spagna non si chiude la crisi politica, a quattro mesi dalle elezioni.
    Con molta probabilità si tornerà a votare.
    Quattro elezioni in quattro anni.
    In Italia, al contrario, di tornare al voto non se ne parla…e si da vita ad uno dei ribaltamenti parlamentari più stupefacenti che si siano mai determinati.
    Nel resto dell’Europa l’instabilità politica non è meno acuta.
    Da tempo.
    E’ chiaro che si tratta ormai d’una crisi di sistema.

    Ma a ben guardarla tutta questa instabilità è proprio il frutto del meccanismo di finte opposizioni.
    Partiti e coalizioni apparentemente antitetici, ma in realtà senza nessuna sostanziale differenziazione, che generano un elettorale volatile ed un “sottoprodotto” rappresentato dall’astensionismo massiccio.
    Elettori alienati e atomizzati che partiti sempre meno partecipati, rincorrono sul modello delle compagnie telefoniche “low coast”, strappandoseli vicendevolmente a suon di operazioni di marketing.

    Il termine “offerta politica” rappresenta al meglio questa dinamica.
    Un unico supermarket, con diversa possibilità di scelta.
    Qualunque essa sia è indifferente per il proprietario del negozio.

    Ciò che conta è la stabilità del sistema dominante, il quale si si basa proprio sull’instabilità “controllata” delle singole democrazie.

    Il “gioco democratico” quindi, per ora regge ancora.
    L’unico in grado di garantire tutto questo.

  2. Panda
    19 settembre 2019 at 21:42

    Mi sbaglierò, ma l’operazione di Renzi secondo me ha il fiato cortissimo. Un partito radicale di massa che osa dire il suo nome che cosa può offrire e a chi? Non siamo più negli anni Novanta, c’è stato uno sgretolamento sociale che confina il potenziale elettorato del neomacronismo all’amaticiana, salvo un labile effetto novità, ai numeri di Scelta Civica, Fare per fermare il declino e simili. Non saranno il cinismo manovriero né l’uso spregiudicato dello spoil system, in sostanza ciò a cui si riduce l’ars politica renziana, ad alterare questa situazione di fatto.

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