Salvini, Bolsonaro. Una risposta ad una critica ricevuta.

Ho sempre detestato le micro polemiche di bottega (specie quando sono micro e quando sono fra micro, dal punto di vista quantitativo, ovviamente, non qualitativo…), e però, mio malgrado, nonostante tutti i miei sforzi per restarne lontano, ne vengo di tanto in tanto coinvolto. Mi pare, purtroppo, che questo articolo firmato “Piemme” http://sollevazione.blogspot.com/2018/10/che-ci-dice-lelogio-salviniano-di.html e pubblicato su “Sollevazione” (giornale che certamente non consideriamo nemico, anche se abbiamo posizioni radicalmente diverse su alcune questioni come è legittimo che sia, e con il quale siamo anche vicendevolmente linkati) possa essere ascritto al registro di quelle micro (e spesso gratuite) polemiche di cui sopra che da sempre caratterizzano un altrettanto micro (a volte, anche qualitativamente, purtroppo, ma non è questo il caso…) universo. Vediamo perché.

Vado per punti.

“Piemme” dice di condividere il mio punto di vista su Bolsonaro. Cito testualmente:” Fabrizio Marchi su l’interferenza dice l’essenziale del neopresidente del Brasile Jair Bolsonaro”, riportando integralmente uno stralcio di questo mio articolo http://www.linterferenza.info/editoriali/salvini-alla-corte-bolsonaro/

Dopo di che di che, però, commenta:” Non dice, Marchi, le immense responsabilità che un quindicennio di governi del PT lulista hanno avuto nel causare la vittoria di questo energumeno — politiche liberiste che hanno accresciuto a dismisura le già enormi diseguaglianze sociali, una gestione nepotistica e corruttiva del potere”.

Ora, o si finge di non capire o si cerca la polemica a tutti i costi. Tertium non datur, come si suol dire, dal momento che l’autore dovrebbe conoscermi abbastanza bene e dovrebbe sapere che il sottoscritto, da molti anni ormai, sottopone l’attuale “sinistra”, sia liberal che radical, ad una critica radicale e strutturale. Una critica, peraltro, assai più profonda e incisiva della sua dal momento che arriva a mettere in discussione i capisaldi dell’ideologia politicamente corretta (penso al neofemminismo ideologico-mediatico dominante) che lui stesso non osa neanche sfiorare. Ma non è questo, adesso, il punto.

Il fatto di non aver analizzato, nel caso specifico, le responsabilità della Sinistra brasiliana (comunque non del tutto assimilabile alla “sinistra” liberale europea…) nell’aver contribuito a creare le condizioni per l’affermazione di Bolsonaro (errori, degenerazioni individuali, cedimento o addirittura in alcuni casi adesione alle politiche liberiste ecc.), non significa che non le si riconosca e non le si denunci. Cosa che abbiamo peraltro fatto in tanti articoli che abbiamo pubblicato e che evidentemente l’amico “Piemme” non ha letto. Poco male, può succedere. Però prima di polemizzare sarebbe meglio documentarsi, soprattutto per evitare di scrivere cose inesatte o non corrispondenti al vero (errori gravi per un giornalista). Dopo di che, quel mio pezzo era dedicato specificamente a Bolsonaro, alla sua figura, alla sua politica e a Salvini, anche perchè non si può scrivere un’enciclopedia ogniqualvolta si scrive un articolo. Se scrivo, ad esempio, un articolo su Trump, non posso ripetere ogni volta la storia degli Stati Uniti per spiegare le cause (ad esempio le politiche dei necocon, dei liberal, degli Obama e dei Clinton) che hanno portato alla sua elezione. Ne scriverò diversi, all’interno dei quali affronterò, di volta in volta, questa e/o quella questione.

Andiamo avanti.

Scrive “Piemme”:” Ma non è questo adesso il punto; condividiamo del pezzo del Marchi il ribrezzo per lo sconcio e sguaiato appoggio che Salvini ha promesso a Bolsonaro”. E aggiunge:” Con l’esaltazione di Bolsonaro Matteo Salvini ha compiuto un’altro passo o strappo per attestare la sua Lega nel campo della destra reazionaria —alla faccia di certi amici che ce la menano col discorso che sarebbe finita la “dicotomia sinistra-destra”: la verità è che più la sinistra si imputridisce e s’inabissa nel campo liberale, più le destre avanzano, per di più secernendo le pulsioni più antidemocratiche”.

Nulla da dire e, anzi, tutto condivisibile. Dopo di che non si capisce però la ragione della polemica (o meglio, si capisce, ma lo spiegherò fra poco…).

Salvini elogia un personaggio che lo stesso “Piemme” giudica ributtante, e però, nonostante ciò, non è criticabile. Oh bella, e perché?

Scrive “Piemme” in chiusura (dopo una serie di altre considerazioni che affronterò fra poco):”  Occorre poi stare molto attenti a tutto questo “gridare al lupo! al lupo!”. Sempre più diventa un pretesto per una posizione indifferentista davanti alla insubordinazione del governo giallo-verde verso l’oligarchia eurocratica ed i suoi diktat. Come dire: “che ce ne può fregare della sovranità nazionale e di rompere la gabbia europea se poi avremo il fascismo in Italia?”. Un indifferentismo che a ben vedere implica considerare la gabbia eurista il “male minore”. Mi sbaglio?

Sì, ti sbagli, decisamente, caro “Piemme”. Non c’è nessun indifferentismo ma solo dialettica. Il fatto che in Europa, allo stato attuale, il nemico principale (o la contraddizione principale) sia tuttora costituito dall’elite capitalista liberale, liberista, eurista ed europeista che si incarna nell’UE, non significa che Salvini e la Lega (nel caso italiano, ma lo stesso discorso vale per tutta la destra ed estrema destra europea) siano diventati degli amichetti che addirittura non possono essere criticati perché altrimenti – questo il non detto ma mi pare molto palese – si fa il gioco del nemico.

Quante volte ho sentito questi discorsi!…

Ora, Sollevazione e “Piemme” sono schierati in favore e in difesa del governo tout court, il quale – questa la loro linea – andrebbe appunto difeso a prescindere. Il che presuppone – lo conferma l’articolo polemico nei miei confronti – che qualsiasi posizione o analisi critica nei suoi confronti (o nei confronti delle singole forze politiche che lo compongono) diventa inesorabilmente un favore che si fa al nemico. Per la serie “o di qua o di là”.

Ma questo non è un atteggiamento dialettico, questo è fare il tifo.  E fare il tifo non aiuta alla corretta comprensione delle cose. Chiariamo, dunque, alcuni punti.

In questa fase di scontro con l’UE, in seguito al DEF, trovo giusto, ad esempio, appoggiare il governo nel braccio di ferro che sta conducendo con gli euroburocrati di Bruxelles. Così come ho trovato giusto appoggiarlo (nella sua variante pentastellata), per quanto riguarda altri provvedimenti: nazionalizzazioni, chiusura settimanale degli esercizi commerciali, un certo contrasto alla precarietà, sia pur timidissimo, nel “decreto dignità”, reddito di cittadinanza, sia pure con tutte le contraddizioni che quest’ultimo comporta.

Ma questo non significa chiudere gli occhi rispetto a tutto il resto. Il fatto che la Lega (cioè la variante italiana, con le sue specificità, della destra europea e mondiale) non rappresenti oggi la contraddizione (il nemico) principale, non significa che non rappresenti una contraddizione, cioè che non sia un nemico. La Lega è un nemico, perché è una forza neo reazionaria e identitaria di destra per nulla “antisistema” (come millanta) e ad esso del tutto organica, e anche questo lo abbiamo spiegato in tanti articoli che non sto a linkare perché sarebbero troppi e che comunque “Piemme” dovrebbe aver letto.

In Brasile – come è evidente – ma anche negli USA, la destra non è più una contraddizione secondaria, dal momento che è al governo (lo è anche in Italia, con la Lega, ma in convivenza con il M5S che è un’altra cosa e in un contesto comunque diverso…), e quindi è giusto combatterla senza se e senza ma, a prescindere dagli errori e dai cedimenti di Lula e della sinistra. Certamente, è una destra (capitalista e molto spesso anche liberista) in competizione con l’altro grande pezzo del sistema capitalista, che è quello liberale e liberista tout court. Ma questa è una storia vecchia come il mio bisnonno. A meno di non pensare che la destra, vecchia e nuova, e che i vari Trump, Bannon, Bolsonaro, Netanyahu e le varie destre europee, siano variabili esogene al sistema capitalista. Ma se si pensa questo si fa un errore analitico e interpretativo colossale. Che lo facciano degli sprovveduti si può anche capire, ma non dei vecchi marxisti navigati.

A questo punto, è evidente che esiste una sostanziale divergenza di analisi politica (che da tempo sapevamo ma che non abbiamo ritenuto utile sottolineare perché pensiamo che ci siano cose più importanti da fare nella vita…) fra noi e gli amici di Sollevazione. Noi riteniamo che oggi si debba avere una relazione dialettica, e quindi anche conflittuale, ovviamente, laddove necessario, con l’attuale governo gialloverde, che contiene al suo interno evidenti contraddizioni (perchè è esso stesso una contraddizione dal momento che Lega e M5S sono due forze completamente diverse che rappresentano interessi sociali diversi e neanche conciliabili) all’interno delle quali una forza neo socialista, neo comunista e di classe, se esistesse, dovrebbe inserirsi. Per farle emergere, per acutizzarle, per spostare l’ago della bilancia, per lavorare ad equilibri più avanzati, come si sarebbe detto una volta.  In tal senso, noi riteniamo che si debba lavorare per acutizzare tali contraddizioni e a separare quanto più possibile (anche nell’azione di governo) il M5S dalla Lega. Perché riteniamo che il principale obiettivo sia appunto quello di creare le condizioni per quegli “equilibri più avanzati”, cioè per ridare fiato al conflitto sociale, per ricostruire un tessuto sociale, una coesione e una coscienza di classe che sono andati perduti, e così ricostruire un nuovo e ampio fronte popolare e sociale e con esso una moderna (nel senso di adeguata ai tempi) forza socialista e di classe; un processo, quest’ultimo, che potrebbe ipoteticamente anche essere favorito dallo scompaginamento delle attuali forze politiche (dato dall’esplodere delle contraddizioni, ivi comprese quelle al loro interno). E noi riteniamo che questo non sia possibile schiacciandosi, di fatto, sulle posizioni della destra diventandone subalterni ideologicamente e politicamente.  Questo sta purtroppo accadendo spesso e su diverse questioni che ora non possono essere affrontate per ragioni di tempo e spazio (una di queste – ma non la sola – è la sostanziale adesione alle posizioni della Lega per ciò che riguarda l’immigrazione di molti amici e compagni dell’area “sovranistra di sinistra”, e anche una parzialmente cattiva “rimasticazione” di concetti come ad esempio quello della “sicurezza”, che pure sono temi fondamentali che il sottoscritto non ha nessuna intenzione di rimuovere…).

Mi pare invece che molti di quegli amici e compagni dell’area che potremmo definire impropriamente “sovranista di sinistra” (l’impropriamente è riferito al termine “sinistra”, non al sovranista…) abbiano sostanzialmente confuso la dialettica – che è strumento e prassi fondamentale di ogni marxista e di ogni socialista – con una certa tendenza all’eclettismo che non può che sfociare nel trasformismo e, come dicevo, in una sostanziale subordinazione ideologica e politica alla destra.

Vado rapidamente agli altri punti sollevati da “Piemme”, il quale scrive”:”… E’ sbagliato dedurre da un tweet che Salvini stia portando la Lega nella “Internazionale nera e liberista guidata da Trump, Bannon e Netanyahu”… Lo so che sembra banale rispondere che “le cose sono molto più complesse” ma…non esiste una “internazionale”, ovvero un blocco omogeneo e strategico tra Trump, Bannon e Netanyahu. Bannon non è fantoccio di Trump e Netanyahu gioca in Medio oriente la sua partita geopolitica, essa collima per molti aspetti con le mosse di Trump, ma è una convergenza di fase, non un matrimonio strategico”.

E grazie al cavolo, mi verrebbe da dire, buttandola sull’ironico.  

E’ evidente che parlare di “Internazionale nera e liberista” è una forzatura linguistica e giornalistica che serve a far comprendere le cose. E cioè che il sistema capitalista non è un monolite (ma questo lo abbiamo sempre saputo, abbiamo questa impellente necessità di ribadirlo?…) e al suo interno ci sono gruppi di potere, finanziari, economici, stati, apparati, cordate politiche, economiche e finanziarie che si scontrano, poi alleano e poi si scontrano di nuovo, e che anche all’interno di quelle stesse cordate ci sono gruppi che si dividono e si scontrano a loro volta. Non esiste un’ unica centrale politica e operativa, una sorta di “Spectre” mondiale del capitalismo. Casomai ne esistono diverse (alcune più potenti, ovvio, quelle dominanti di volta in volta) che al loro interno si divaricano in altre piccole “Spectre” – volendo proseguire nella metafora – molto spesso con concezioni e prassi politiche diverse; il tutto, ovviamente, all’interno di quel grande processo economico, sociale, politico, culturale, mediatico, ideologico e quant’altro che è il capitalismo come storicamente lo abbiamo conosciuto e come storicamente si è determinato.

Dalle stalle alle stelle, volendo cambiare completamente esempio (solo per capirci…), anche le Internazionali comuniste e socialiste sono state divise al proprio interno (eccome!…), se è per questo.  Nessun schieramento politico è mai stato completamente coeso, tranne forse in rarissimi casi, in situazioni contingenti e per un lasso di tempo molto breve.  E’, dunque, evidente come l’obiezione di “Piemme” in questo caso, sia priva di ogni fondamento.

Ancora “Piemme” scrive:” E ove ci sia questo blocco perché aggettivarlo come “internazionale nera”? Il solito errore di certa sinistra quello di semplificare e ridurre a caricature e mere duplicazioni processi storici complessi, spazzando quindi via le loro peculiarità (di notte tutte le vacche sono… nere e … fasciste, liberiste, non fa differenza)”. 

Di fatto gli ho già risposto (a parte il fatto che io ho scritto “Internazionale nera e liberista” e non solo nera…). Aggiungo solo che queste sue parole sono finalizzate soltanto a buttare chiunque non sia acriticamente schierato in difesa dell’attuale governo nel minestrone, o meglio, nella minestrina del “sinistrismo” radicale. Chi ci conosce e ci segue sa perfettamente che così non è. E’ vero che abbiamo tante e grandi lacune ma non siamo dei semplicioni, dei faciloni, e siamo ben consapevoli della complessità delle cose e della realtà. Consapevolezza di cui invece difettano, a mio parere, proprio coloro che scelgono di assumere posizioni così nette, in palese contraddizione con lo spirito e le “leggi” della dialettica.

Conclude “Piemme”:” Non mi risulta che coloro che affermano che questi populismi di destra avanzanti siano fascisti punto, si stiano preparando a passare alla clandestinità o all’esilio (dove? in Russia?), la qual cosa sarebbe, visto lo stato in cui versa la sinistra rivoluzionaria, la sola cosa sensata”. 

Forse “Piemme” si è sbagliato, pensava di stare leggendo L’Interferenza e invece stava leggendo la Repubblica o il Manifesto…

Ciò detto, non penso affatto che il populismo sia tutto di destra, non penso affatto che in Italia e in Europa il fascismo – per lo meno nella sua versione tradizionale – sia alle porte e, pur ritenendo che nel nostro contesto il nemico principale sia tuttora il capitalismo in versione liberal, liberista ed europeista, non penso affatto che la destra (che è parte integrante del sistema capitalista di cui è un prodotto e uno strumento, come del resto l’attuale “sinistra” liberale) vada sottovalutata. La celebrazione di Bolsonaro da parte di Salvini non è certo casuale ed è l’atto dovuto nei confronti di una alleanza  politica. Il fatto poi che Salvini faccia i suoi viaggi a Mosca per incontrare Putin e in Corea del Nord per incontrare Kim Jong Unn non significa assolutamente nulla. Anche Trump è in una relazione “dialettica” con Putin, ma questo non c’entra nulla…Oppure forse la critica è dovuta al fatto che si dice che la Lega sia tamente filo Putin da esserne addirittura finanziata? Ma anche se fosse non cambierebbe nulla. Nella storia, in politica, tutti hanno dato soldi a tutti, a volte anche gli insospettabili hanno preso e dato soldi… Non è certo questo il punto. Il punto è dove concretamente si va a parare.

In conclusione, mi auguro che gli amici di Sollevazione ammorbidiscano le loro rigidità e un certo atteggiamento integralista che rischia concretamente di annebbiare la lucidità. Capisco e condivido la critica nei confronti dell’attuale “sinistra”, ma questo non significa strizzare l’occhio o sostenere la destra a prescindere. Penso – parlando  metaforicamente – che sia fondamentale oggi avere il coraggio di mollare gli ormeggi e navigare in mare aperto (e mi pare proprio che noi de L’Interfenza siamo stati fra i primi ad aver preso il largo), ma sempre mantenendo la barra, forti della nostra esperienza di marinai navigati, della nostra conoscenza del mare, dei venti, delle correnti, ma anche delle nostre radici, di quella terra ferma, che è la casa di tutti i marinai e alla quale tutti i marinai vogliono tornare.

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Foto: Lettera43 (da Google)

 

    

 

 

 

 

4 commenti per “Salvini, Bolsonaro. Una risposta ad una critica ricevuta.

  1. gino
    4 novembre 2018 at 0:12

    dice piemme:
    “le immense responsabilità che un quindicennio di governi del PT lulista hanno avuto nel causare la vittoria di questo energumeno — politiche liberiste che hanno accresciuto a dismisura le già enormi diseguaglianze sociali”

    BUFALE. come tanti altri, di brasile (o sudamerica) non sa niente. manco prendersi la briga di consultare un sito di statistiche economiche…

    1) in realtà in 14 anni di PT le disuguaglianze sono diminuite brutalmente, il brasile è uno dei soli 2 paesi al mondo (l’altro la russia di putin) in cui la quota salari è cresciuta rispetto alla quota profitti.

    2) la gente questo lo sa, lo VEDE coi propri occhi e infatti lula fino a prima che gli impedissero la candidatura aveva il doppio delle preferenze di bolsonaro, nonostante fosse in galera. una volta impedito lula, milioni di persone si sono astenute (al 1°turno 50%) perchè i brasiliani votano l’uomo carismatico. solo quest’astensione ha fatto vincere bolsonaro, che ha ottenuto i voti di quelli che da sempre sono di destra.

    3) dire che la colpa della vittoria di bolsonaro sta nelle politiche troppo liberiste del PT è falso, anzi, il PT è da sempre accusato di essere troppo a sinistra. questo non è vero, il PT ha curato gli interessi di tutte le classi sociali, ma questo fu il motivo del suo SUCCESSO e non della sua sconfitta.

    4) la sconfitta è venuta solo a causa di una monumentale opera di soft war fatta da media e magistratura per 5 anni (e diretta dall’estero) proprio perchè solo così potevano sbarazzarsi di un partito che avrebbe certamente rivinto, a causa di un successo e di una crescita per tutti che non hanno eguali nella storia di nessun paese.

    • Fabrizio Marchi
      4 novembre 2018 at 10:16

      Un importante commento che fa chiarezza sulle cose, da parte di chi conosce la situazione di persona. Il che, appunto, non significa che anche la Sinistra non abbiano commesso errori, però non c’è dubbio che la sua sconfitta sia stata minuziosamente preparata, organizzata, studiata, come spiegato, da una serie di “politiche” nel corso degli anni. Da un certo punto di vista il fatto che il trionfo di Bolsonaro sia avvenuto non tanto conquistando i voti della sinistra quanto approfittando dell’astensione (e della coesione dell’elettorato tradizionale di destra) è un fatto da salutare positivamente perché ci dice che, tutto sommato, non c’è stato un cedimento ideologico e politico. Però è anche vero che evidentemente l’elettorato di sinistra ha sottovalutato fortemente la situazione e ora ne pagherà duramente gli effetti…

      • gino
        4 novembre 2018 at 13:27

        la sx errori ne ha fatti, ma non certo quelli presunti da piemme (le politiche liberiste). soprattutto si sono fatti beccare con le mani nel sacco, la corruzione, che però sia io che il popolino consideriamo inevitabile e ci interessa poco.
        un fatto invece da salutare negativamente è che, una volta al gabbio lula, la sinistra non ha un “trombone” carismatico in campo: ripeto, ai brasiliani piace “o cabra macho”, l’uomo forte.
        ho postato (purtroppo in ritardo) sto commento anche su sollevazione, vediamo se mi rispondono…

  2. 7 novembre 2018 at 15:48

    Piemme risponderà, se lo riterrà necessario, al compagno Fabrizio Marchi.
    Come SOLLEVAZIONE ci preme precisare che né il nostro blog, né tantomeno Programma 101, sono dalla parte del governo “tout court”.
    I tanti che ci seguono lo sanno, ed hanno letto le critiche che abbiamo rivolto al governo ed alle sue porcherie (tipo Decreto sicurezza) e, proprio oggi, un pezzo di Piemme contro la modifica della legge sulla prescrizione.
    Abbiamo sempre detto e lo ripetiamo che, ritenendo noi il nemico principale l’eurocrazia ( e pare che Marchi sia d’accordo) sosteniamo il governo giallo-verde a condizione che disobbedisca ai diktat europei.
    Nè più né meno che questo.

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