Tutti contro il M5S (compresa la Lega)

L’apertura di Salvini ai SI TAV non è ovviamente casuale. Sa perfettamente che l’opposizione alla TAV è un punto irrinunciabile per i 5S, specie dopo che sono stati costretti ad ingoiare il rospo sulla TAP in Puglia.

Naturalmente non è casuale neanche la risposta di Berlusconi che ha immediatamente rilanciato (in realtà non aveva mai chiuso…) dichiarando che l’alleanza della Lega con i 5 Stelle è innaturale e che prima o poi (in realtà più prima che poi perché ha ribadito che il governo non arriverà alle europee…) il suo gruppo dirigente se ne renderà conto e tornerà sui suoi passi.

Vera e propria musica per Il PD che auspica, ovviamente, il dissolvimento del M5S, nella speranza di poter tornare alla finta dialettica che per trent’anni ha visto confrontarsi il centrosinistra con il centrodestra. Una “dialettica” (si fa per dire…) disarticolata proprio dalla nascita e dall’affermazione del M5S. Essendo del tutto impossibilitato a fare alcunchè in tal senso, non può che affidarsi a Salvini e a Berlusconi, per raggiungere tale obiettivo.

Ma anche Salvini sa che non potrà avere vita lunga con il M5S. Sta utilizzando il governo come un mero strumento di propaganda per fare il pieno dei voti, raschiare il barile e succhiare tutto quello che c’è da succhiare da Forza Italia e da Fratelli d’Italia, per poi tornare al tavolo delle trattative con Berlusconi da una posizione molto più forte rispetto a quella che aveva prima, e diventare così il leader di un “nuovo” prossimi futuro centrodestra.

Naturalmente questa ipotesi – il ritorno ad una “normale” (e finta) dialettica fra centrodestra e centrosinistra – è auspicata e secondo me anche caldeggiata sia a Bruxelles che a Berlino e Parigi, per ovvie ragioni: stabilità politica e rispetto dei vincoli di bilancio.

Ho più volte spiegato, in numerosi articoli, la natura contraddittoria e ideologicamente interclassista (e quindi non socialista) del M5S e il suo voler essere “oltre le categorie di destra e di sinistra”. Un concetto, quest’ultimo, ambiguo, pericoloso, depistante e del tutto in sintonia con l’ideologia dominante, quella della fine della storia, della fine del conflitto di classe, del superamento delle ideologie, e del capitalismo elevato a condizione naturale e per questo non superabile ma tutt’al più e al meglio solo migliorabile.

Tuttavia oggi, allo stato delle cose, forse anche suo malgrado, in pressochè quasi totale assenza di conflitto sociale, per lo meno nelle forme tradizionali che abbiamo conosciuto fino ad ora, il M5S si trova a rappresentare – pur con tutte le contraddizioni (anche strutturali) che lo caratterizzano e di cui siamo ben consapevoli – un elemento di rottura se non forse l’unico elemento di rottura di una certa consistenza all’interno dell’attuale quadro politico. Il che, non è un particolare da niente.

La realtà non mai statica, ed è sempre in divenire. Vedremo come si evolveranno le cose.

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23 commenti per “Tutti contro il M5S (compresa la Lega)

  1. Filippo
    12 novembre 2018 at 13:31

    Non sono molto d’accordo sulla sua posizione relativa al m5s.
    Non mi pare un elemento di rottura, nemmeno in forma estremamente leggera.
    O meglio, si è presentato per anni come tale ma secondo la mia personalissima e modestissima opinione il suo ruolo era fin dall’inizio quello di “incanalare il dissenso” su un binario morto. Il binario morto ovviamente sarà quello del “ci abbiamo provato ma il sistema brutto e cattivo non ce lo ha permesso”. In quel modo avranno vinto tutti: Il m5s potrà continuare, pur con delle limitazioni, a presentarsi come anti sistema, e il sistema stesso non avrà subito sconfitte.
    Chi ha pensato e creato il m5s è senz’altro un genio, sottilissimo nel presentarsi a seconda delle occasioni come pro o come anti sistema, camaleonte politico, facce pulite e giovani da presentare al grande pubblico. Quello che vedo, al di là di aspetti che richiedono necessariamente anni di tempo per poter essere messi in moto (non si può pensare di risollevare il paese dal punto di vista socio-economico-culturale in pochi mesi) è una perfetta e silenziosa continuità con tutti i governi precedenti: nato, salute, scuola, politica estera.
    Ecco, secondo sempre la mia personale opinione, il m5s è pericoloso quanto e come la lega, anche se naturalmente spero di sbagliarmi.
    Ad ogni modo sempre interessante leggere le sue posizioni, che condivido per larga parte.
    Buon lavoro

    • Silvio andreucc i
      12 novembre 2018 at 14:35

      Buongiorno Filippo,ho letto il tuo commento.io non sono abituato a scegliere il “male minore*(va contro la mia indole). però in questo caso,cerchiamo di non fare opposizione a questo governo che almeno ha la legittimità popolare (dopo tanto tempo) e non è imposto al popolo da poteri sovranazionali, BCE, WTO.quale alternativa decente auspicheresti,un governo di tecnici alla “Monti” o alla “cottarelli”?

      • Filippo
        13 novembre 2018 at 13:19

        Bella domanda. Quale alternativa sceglierei? Per adesso nessuna alternativa, e nemmeno all’orizzonte ne vedo di papabili (senz’altro non governi tecnici o pd/fdi).
        Però arrivato a questo punto del mio pensiero, cioè che prima di sperare nella politica a favore del popolo è necessario avere un popolo che sia cosciente, allora preferirei quasi il crollo e la crisi aperta, dalla quale dover per forza di cosa ripartire, piuttosto che questo prolungamento infinito delle solite politiche di sempre, magari imbellite, camuffate, col tot % di rapporto deficit/pil in più (che poi non è nemmeno vero). Sempre dentro al neoliberismo stiamo, e fino a che sarà così non ci sarà mai cambiamento.
        Ovviamente esprimo il mio pensiero, che non è assolutamente la verità, è solo il mio pensiero appunto.
        Buona giornata

    • Alessandro
      12 novembre 2018 at 20:26

      “è una perfetta e silenziosa continuità con tutti i governi precedenti: nato, salute, scuola, politica estera.”

      Prima di tutto stiamo parlando di un partito politico che sta al governo con un’altra forza che gli è alternativa; è quindi evidente che non possa fare tutto ciò che aveva previsto. Aggiungiamoci anche che i conti si dovranno tirare non certo dopo 5 mesi di Governo, anche se, come giustamente sottolinea Fabrizio Marchi, le possibilità che questo Governo concluda anzitempo il suo percorso sono molto alte, soprattutto se la Lega ex nord, per il momento, dovesse fare il botto alle europee e quindi potrebbe non più digerire, da primo partito del Paese, le posizioni dei 5S su molti temi.
      Secondo è assolutamente falso che sia in continuità con i governi precedenti, dal momento che quanto citato è solo una parte degli aspetti di cui si deve occupare una forza politica al Governo, visto che c’è anche il lavoro, la comunicazione, la giustizia, le pensioni, le infrastrutture, i costi della politica e così via.
      Sulla scuola si sta pian piano smantellando la legge liberista-autoritaria del governo precedente denominata “Buona scuola”.
      Sulla sanità aspettiamo, ma anche in quel settore i 5S cercheranno di tamponare la deriva liberista e lo smantellamento della sanità pubblica in corso da due decenni circa, cosa che invece non dispiacerebbe agli alleati.
      Sulla politica estera c’è un avvicinamento evidente alla Russia, anche se rompere con la NATO non è un processo che si fa dall’oggi al domani ed è certamente una scelta che necessita di una chiara e massiccia investitura popolare, perchè comporta conseguenze non da poco. Va anche detto che al cittadino comune della politica estera non frega un fico secco; chiede che s’intervenga sulle questioni interne più urgenti.
      Io non sono un fan dei 5S, il balcone e l’attacco di ieri ai giornalisti rimangono scivoloni non da poco, ma diamo a cesare quel che è di cesare, come fa giustamente Fabrizio Marchi nel suo equilibrato articolo.

      • Filippo
        13 novembre 2018 at 13:14

        Siamo d’accordo, ovviamente ho specificato come si debba tenere conto che ci siano cose non giudicabili dopo 5 mesi (ad esempio il sollevamento economico del paese). Io infatti parlo di direzioni intraprese, e sono proprio quelle che non mi piacciono, e non mi piacciono da un paio d’anni. Parlo di tutte le posizioni anti euro-nato-neoliberismo etc etc, che improvvisamente sono diventate tutt’altro . Ed il fatto che sia sempre stato così non è una giustificazione, io tendo a criticare quello che vedo, e non accettare il male minore, con le conseguenze del caso. Penso che il m5s sia un bluff gigantesco, un partito creato ad arte, una sorta di esperimento sociale, che ha fatto leva sui bisogni reali della popolazione per crescere di numero ed incanalare il dissenso.
        Diamo tempo, certo, il volere del popolo è stato chiaro e va rispettato nonostante le milioni di contraddizioni. Ma io temo il m5s, lo temo molto più che la lega ( a maggior dopo essersi alleata proprio con la lega, che oltre a essere filo israeliana, è anche chiara espressione del “vecchio” in politica).
        Prendiamo ad esempio il riavvicinamento alla Russia: ipotizziamo che sia voluto, e reale, e che al suo interno contenga anche l’obiettivo (giustamente a lungo termine come dice lei) di staccarsi dalla Nato:mi pare un attimo in contraddizione ricercare più libertà di manovra incatenandosi al vero nemico ancora di più (questione Bannon, Trump etc).
        In definitiva non riesco a cogliere dove vediate cambi di direzione, ma può benissimo essere un mio limite, e credo che quello che sta facendo il m5s sia frutto o di una palese incompetenza (che riuscirei a perdonare) oppure di un piano ben preciso

        • Alessandro
          13 novembre 2018 at 21:06

          Scusa Filippo, ma secondo te se non ci sono stati cambi di direzione perchè allora tutto sto casino a livello nazionale o europeo? Questi 5S hanno contro tutti: l’establishment UE e le forze conservatrici in Italia. Recitano tutti una parte oppure sono spaventati dalla piega che potrebbero prendere gli eventi? Rendiamoci conto che se la ricetta 5S dovesse funzionare, si aprirebbe uno scenario nuovo, che vedrebbe Il paradigma neoliberista che ha caratterizzato questi ultimi venticinque anni(sottolineo negli ultimi 25 anni) incrinarsi e con esso tutto lo status quo. E’ questo che spaventa ed è questo che si vuole esorcizzare definendoli incompetenti, fascisti e così via. E se dovesse funzionare in Italia, sarà effetto domino in Europa.
          Hanno introdotto il reddito di cittadinanza, cioè vogliono dare soldi agli ultimi, sono intervenuti sulla previdenza modificando la legge Fornero che era diventata un totem intoccabile, abbassando i requisiti per andare in pensione, interverranno sulle pensioni d’oro, sono intervenuti con il Decreto dignità lanciando un messaggio chiaro, ossia che sul tema del lavoro inizia una nuova fase, sono intervenuti sulla giustizia, prescrizione, lanciando un messaggio chiaro soprattutto ai colletti bianchi, vedasi la reazione schizofrenica dei berlusconiani, e tanto altro è in cantiere.
          Poi si può trovare il pelo nell’uovo in tutti questi provvedimenti, ma non si può negare un cambio di rotta.

          • Filippo
            14 novembre 2018 at 10:47

            Questione di punti di vista. Ad esempio il reddito di cittadinanza è, a mio parere, un provvedimento comunque inserito nell’ottica neo-liberista: il m5s sa ( e lo sa perchè la Casaleggio Srl lavora proprio in quel settore) che la crisi occupazionale sarà aggravata dalla prossima esplosione di digitalizzazione/robotizzazione del mondo del lavoro.
            Cosa fa per preparare il popolo? Corsi di formazione? Investimenti a lungo termine? Piani di sviluppo con 5 occhi, nemmeno 1, al futuro?
            Certo che no, ammette già la sconfitta dello stato (e la vittoria loro?!?) nel garantire un lavoro a tutti (attraverso ad esempio misure combinate di investimento e ridistribuzione dell’orario di lavoro, o attraverso una rivisitazione del salario minimo) e si dedica già all’assistenzialismo. Il futuro che vedo è l’uomo senza lavoro, legato ad un sussidio che implicherà acquisti “forzati” sia in termini di mezzi (infatti Di Maio ha già parlato di carta) sia in termini di indirizzo (non è difficile immaginare che i soldi del reddito, che poi rimarrebbero virtuali su carta, possano essere spesi soltanto in determinate catene). Il reddito di cittadinanza può andare bene se visto come misura attuale, d’emergenza, per le persone in difficoltà, non come obiettivo a lungo termine.
            A questo si aggiunge che i 70 miliardi sono diventati tipo 9, e se considera 9 miliardi diviso 6 milioni di disoccupati troverà il cospicuo aiuto di 128€/mese.
            Infine, ma non ultimo, io giudico il m5s (ripeto, della lega vorrei nemmeno non parlarne, eppure mi trovo costretto a farlo visto che il movimento del cambiamento ha deciso, gioco forza, di iniziare lo stesso con una bella alleanza con la politica che ha distrutto gli ultimi decenni di Italia) da quello che fa e dalle direzioni che intraprende: quello che ha fatto è per ora praticamente nulla, se non ridimensionare le promesse o disattenderle, e la direzione intrapresa è l’unico metro di giudizio che posso considerare, e certo non mi esalta (considerata anche l’alleanza con Salvini).
            Che poi un pazzo criminale tipo Juncker contesti le misure del governo non vuol dire necessariamente niente, i teatrini politici/economici e finanziari sono all’ordine del giorno, ed il popolo è noto per abboccare sempre. Magari le misure non vanno a Bruxelles, ma solo perchè a Bruxelles abbiamo dei criminali psicopatici, non per l’effettiva validità delle stesse (basti pensare che il 2,4% è lontano dal 3% assunto come trinità dei limiti di deficit/pil dal sacro neoliberismo).
            Ad ogni modo, spero di essere smentito, visto che ho 30anni e vorrei viverci in questo paese

          • Panda
            15 novembre 2018 at 12:22

            Solo un’osservazione, Filippo: hai perfettamente ragione a dire che il reddito di cittadinanza è una misura neoliberale (ne sono stati teorici Hayek e Friedman, figuriamoci), ma pure il determinismo tecnologico, a cui non resterebbe che adattarsi (magari non intendevi questo, però…), lo è. Se ne hai voglia, ti consiglio questo bel libro di David Noble: https://btlbooks.com/book/progress-without-people

          • Alessandro
            15 novembre 2018 at 21:32

            Scrivo qui in risposta ai due interventi poco sotto, perchè non riesco a rispondere con la solita modalità.
            Si tira in ballo il reddito di cittadinanza presentandolo come un provvedimento neoliberale o neoliberista.
            Facciamo un po’ di chiarezza. Ci sono due forme di reddito di cittadinanza o reddito minimo: la prima è quella che ha preso piede nei Paesi socialdemocratici già prima del crollo del muro, soprattutto in quelli scandinavi, ed è ancora vigente, la seconda è quella a cui accenna Panda poco sotto.
            La differenza sostanziale tra le due è che la prima prevede un sostegno ai più bisognosi che vengono riaccompagnati dallo Stato verso un inserimento lavorativo, la seconda prevede un assegno da dare ai poveri per toglierseli dalle palle, e anzi giustificherebbe secondo gli economisti neoliberisti lo smantellamento dello stato sociale. Insomma, ti do due soldi, ma non chiedere nient’altro.
            L’intervento dei 5S, sulla carta, è a tutti gli effetti socialdemocratico, perchè prevede che lo Stato affianchi il disoccupato nella sua ricerca del lavoro attraverso i centri per l’impiego, la formazione, la consulenza e così via. Inoltre non si affianca ad alcun intervento di riduzione del welfare presente, che invece viene garantito, vedasi sanità, istruzione e via dicendo.
            Che poi tutto questo prenda piede nella maniera adeguata è tutto da verificare, ma che non sia, in questa forma, un intervento neoliberista è fuor di dubbio. D’altronde la culla del neoliberismo, gli USA, non lo adotta, mentre va per la maggiore nelle socialdemocrazie o ex tali.

          • Panda
            15 novembre 2018 at 23:01

            Quello che descrivi eufemisticamente come “accompagnamento”, Alessandro, sono le classiche misure dal lato dell’offerta di stampo neoliberale. La ciliegina sulla torta è che al terzo rifiuto di una proposta di lavoro sei per strada, oltre alla gioia di tutte le verifiche (di un paternalismo stigmatizzante disgustoso quella delle “spese immorali”), come per l’Hartz IV (sarà pure quella una misura socialdemocratica?). Nella più rosea della ipotesi potresti parlare di flex-security.
            La misure socialdemocratiche di sostegno all’occupazione, pare se ne sia persa pure memoria, si accompagnavano al perseguimento della *piena occupazione*!!

            Poi sostengo anch’io questa maggioranza, se non altro perché è uscita dalle urne (di questi tempi il suffragio universale va tutt’altro che dato per scontato), ma non facciamola più rosea di quel è.

          • Alessandro
            16 novembre 2018 at 12:21

            X Panda: se non accetti tre proposte di lavoro nell’arco di 50 km., come mi pare sia nelle intenzioni, adeguate al tuo profilo professionale è sacrosanto che tu venga scaricato. Se sei inabile è un’altra storia, ma se puoi lavorare allora è giusto che tu lo faccia. Tutto ciò anche per rispetto di chi si fa un mazzo così dalla mattina alla sera. Il problema semmai è che queste proposte di lavoro difficilmente arriveranno.
            Questa la definizione di neoliberismo:

            “In economia con neoliberismo si indica un orientamento di politica economica, inteso come riproposizione/riaffermazione del vecchio liberismo, favorevole ad un mercato privo di regolamentazione e di autorità/intervento pubblico, ovvero in balia delle sole forze di mercato (domanda e offerta), senza alcun intervento statale di regolazione del sistema economico in caso di necessità (es. forte disparità tra classi sociali) ovvero economia di mercato pura.”

            Credo che si commenti da solo. Gli USA sono un’economia di mercato pura, in Europa difficilmente si trova qualcosa del genere, perchè in quasi tutti i Paesi europei è stata attraversata una fase socialdemocratica, che ha portato al raggiungimento di vari diritti sociali. Da una trentina d’anni l’adesione al neoliberismo nel vecchio continente sta gradualmente portando a uno smantellamento di quanto la socialdemocrazia, attraverso la dialettica politica, le lotte sindacali, aveva permesso di raggiungere, pur con i suoi limiti. Interventi come questo invertono la rotta e riaffermano il paradigma socialdemocratico. Poi che si risolva tutto in un fiasco potrebbe anche essere, non ho la sfera magica, ma a oggi va classificato così. Passo e chiudo.

          • Panda
            16 novembre 2018 at 19:29

            Sul moralismo livellatore verso il basso, hanno detto tutto Adorno e Horkheimer. Su come verranno valutati i profili e la durata del reddito, sarà temo poco gratificante confrontarsi.

            Quella definizione di neoliberismo asseconda la fantasia liberale che il capitalismo possa fare a meno dello Stato o comunque relegarlo a un ruolo del tutto marginale. Non crederei sia indispensabile aver letto Marx per essere vaccinati contro questa favoletta diversiva o veramente ti pare che negli USA lo Stato, anche lasciando perdere per un secondo il complesso militare industriale (in cui includo apparati di polizia che sembrano un esercito pure loro), non abbia un ruolo enorme nella gestione dell’economia? Chessò, il TARP l’hai mai sentito nominare?
            L’Europa in realtà ha superato gli USA nella rigidità degli strumenti macroeconomici, grazie all’euro e all’UE (Fitoussi ha parlato di un “Berlin-Washington consensus”). Il risultato finale è che è difficile stabilire a chi assegnare la, diciamo, palma.

            Una definizione più realistica di neoliberismo potrebbe focalizzarsi sulla centralità attribuita al mercato e alle sue logiche, che lo Stato è chiamato ad assecondare, se necessario con la forza, al massimo ad attutire, mai a ridiscutere. In effetti un sussidio di disoccupazione sganciato da qualsiasi politica di pieno impiego (e più in generale da una critica del capitalismo: di questo parliamo. E per fare un esempio concreto che mi eviti l’accusa di veteromarxismo, ecco un bel pezzo di due studiosi non marxisti: https://www.ineteconomics.org/perspectives/blog/macroeconomics-and-the-italian-vote ), non può considerarsi socialdemocratico, altrimenti, pure gli USA, con cui insisti a proporre il confronto, potrebbero definirsi tali, visto che nei vari Stati, e pure a livello federale, esistono varie forme di sussidio di disoccupazione. Poi chi vuol credere crederà.

          • Alessandro
            17 novembre 2018 at 11:38

            Il problema nasce dal fatto che i 5S, per ragioni elettorali, per smarcarsi da ciò che li ha preceduti, si dichiarono nè di destra nè di sinistra, il che è chiaramente una sciocchezza, perchè il fatto stesso di fare politica ti colloca da qualche parte.
            Attingono a piene mani dalla tradizione socialdemocratica degli anni Sessanta-Settanta: ventilate nazionalizzazioni (trasporti con Autostrade e in parte Alitalia, comunicazioni Telecom, perfino prospettavano la nazionalizzazione dell’Ilva), sostegno ai ceti bassi(diffusione e innalzamento dei sussidi e delle pensioni minime), difesa del welfare esistente, tentativo di bloccare privatizzazioni ( acqua pubblica per esempio), tentativo di redistribuzione almeno minima del reddito( interventi sulle pensioni più elevate), tentativo almeno minimo di limitare la libertà di manovra del capitale transnazionale ( inasprimento delle multe ai delocalizzatori) e di intervenire sulla precarietà( decreto dignità)
            Tutto questo s’inserisce nel solco della tradizione socialdemocratica , sia pure in una versione contaminata dall’ambientalismo,come si è andato configurando negli ultimi decenni,quindi non nuovo, la cui applicabilità però si scontra con difficoltà oggettive, legate alla retorica del Pil e dell’alleato che è, lui sì, puro neoliberista, con qualche concessione al “popolo”, vedasi riforma Fornero ( anche negli USA abbiamo avuto, soprattutto dopo la crisi di dieci anni fa, un maggior intervento statale sull’economia, ma non si può negare che è proprio lì che il libero mercato si è manifestato e si manifesta tuttora, nonostante Trump, nella forma più “pura”).
            L’unica vera novità nei 5S , e che li differenzia dalla tradizione socialdemocratica, è la colorita lotta agli sprechi di cui beneficerebbero alcuni settori, in modo particolare la classe politica e l’editoria.Il Renzi della prima fase, quello “rottamatore” e degli Ottanta euro, vi aveva attinto a piene mani , poi ha virato su posizioni sempre più neoliberiste finendo per diventare sempre più “establishment”, e di conseguenza crollando nei consensi.
            Sono dei “socialdemocratici” a loro insaputa. Con il PD avrebbero probabilmente dato vita a un Governo di stampo socialdemocratico ( anche per quanto concerne l’immigrazione che pare il tema di gran lunga più sentito a “sinistra” ), chiaramente con l’ alleato di Governo attuale è impossibile, ciò non toglie che alcuni interventi abbiano quella natura (la piena occupazione se la sono prefissa sempre tutti, anche i neoliberisti, il problema è sempre verificare come viene perseguita e come si configura qualora raggiunta).
            E’ chiaro che non c’è alcuna rottura con l’economia di mercato, che d’altronde la socialdemocrazia non ha mai combattuto dal secondo dopoguerra a oggi, visto che il termine si presta a equivoci proprio per la sua lunga storia, e per il diverso significato che ha assunto nelle varie epoche, da Marx a oggi. Semplicemente, ed è questo ciò che la socialdemocrazia ha fatto dal secondo dopoguerra fino alla caduta del Muro, è intervenuta per limare le asprezze del liberismo, rendendolo più “sociale”, controllando alcuni settori strategici, che invece, a causa della retorica neoliberista imposta ovunque, sono stati svenduti negli ultimi decenni. E’ insomma la versione “sociale” dell’economia di mercato, per semplificare.

          • Panda
            17 novembre 2018 at 14:34

            Perfetto, Alessandro: l’economia sociale di mercato. Che è la versione tedesca, e poi europea (è pure inscritta nei trattati), del neoliberismo. Diversa certo da quella americana, per certi aspetti meno rigida, per altri più rigida, ma sempre di neoliberismo parliamo (c’è letteratura, come di dice: per esempio Ptak, Ralf, 2009, “Neoliberalism in Germany: Revisiting the Ordoliberal Foundations of the Social Market Economy”, in: Mirowski and Plehwe, 2009, pp. 89-138).

            Che la socialdemocrazia non abbia mai combattuto l’economia di mercato dal dopoguerra a oggi è però un insopportabile revisionismo terzaviista che va confutato: perfino il partito laburista inglese, prima di Blair, aveva un clausola, la celebre clause IV, che contemplava la proprietà pubblica dei mezzi di produzione (tra l’altro quest’anno è stata lanciata una campagna per ripristinarla: http://labour4clause4.com/2018/01/17/campaign-launched-to-restore-clause-4/ ). Stai spacciando il gradualismo per l’accantonamento del socialismo come obiettivo e della critica del capitalismo come presupposto.

            Su un punto però siamo assolutamente d’accordo: i 5 Stelle sono “socialdemocratici” – tutti quanti “a loro insaputa”, direi – quanto il PD, ti concedo pure senza Renzi.

  2. Roberto donini
    12 novembre 2018 at 21:31

    Sai Fabrizio come la vedo: ritengo il M5S elemento di rottura forte e lo appoggio con comvinzione. Le tue preoccupazioni sono giuste, in ragione della debolezza che il M5S ha nella formazione di un’ossatura di partito, cioè pensando alla sua debolezza soggettiva. Tuttavia credo che tale debolezza sia compensata e superata dalla profonda sintonia tra il M5S e la situazione oggettiva, tra la radicale triplice crisi epocale: ambientale (ecologica è antropologica), economica (capitale assoluto cioè ritorno della rendita), politica (fine della democrazia rappresentativa). Ciò significa che può perdere battaglie “politiciste”, “tattiche”, ma sta aprendo la strada a nuove frontiere. Ma poi sono davvero così ingenui, intanto in 5 anni sono andati al governo e poi hanno Di Battista cioè una classe dirigente pronta all’opposizione a bombardare il quartier generale. Comunque grazie per le tue riflessioni sono sempre ricche di saggia esperienza e quindi ispiratrici di dialogo.

  3. Carmine
    12 novembre 2018 at 21:53

    Concordo pienamente con l’intervento di Filippo e mi pongo questa domanda: Il M5 stelle da Movimento progressista si sarebbe trasformato, a causa dell’abbraccio con la Lega, in un Movimento “altro” o era “in nuce” quello che è diventato? Il Movimento 5 stelle nasce dichiarandosi oltre la destra e la sinistra. Un postulato (falso “perche’ sono ormai 30 anni che si chiacchera della fine della dicotomia, ma da nessuna parte sono sorti, ne’ un pensiero, ne’ un movimento politico antisistemici che siano stati capaci di andare oltre la destra e la sinistra. E non sara’ un caso se dopo 30 anni di desiderio di dissolvenza dell’eredita’ del novecento, tutta la comunicazione verbale e scenica non riesca a prescindere da questa polarita’, che dimostra una vitalita’ irriducibile”) gli ha permesso “opportunisticamente” e “strumentalmente” di pescare consensi nell’elettorato di destra e di sinistra ai fini della scalata al potere. Dubito seriamente che gli appelli a Berlinguer, Rodota’, Zagrebelsky siano stati dettati e imposti dalla componente “di sinistra” presente nel M5 stelle per due ragioni di fondo:1) questa componente è sempre stata minoritaria; 2) le sue istanze non possono essere recepite dalla cupola pentastellata la cui bussola ideologica è un interclassismo conclamato; 3) sono istanze che non possono giungere “fisiologicamente” ai vertici perche’ il M5 stelle non è dotato di una struttura che consenta la democrazia interna e una libera dialettica. Perche è nato il M5 stelle? Dobbiamo davvero credere alle parole di Grillo quando afferma che la nascita del Movimento ha avuto come scopo l’effetto di arginare la possibile insorgenza di un’ Alba Dorata all’italiana? Se questo fosse vero perche’ lo staff pentastellato ha deciso di allearsi con il principale partito di destra? Solo per sete di potere o perche’ esistono delle compatibilita’ ? Domande lecite se si pensa ai suoi fondatori, un comico con le sue pulsioni autoritarie e un imprenditore visionario che quando organizza convegni (oltre che a parlare del nulla cosmico) non ha neppure il coraggio di ricordare il grande Adriano Olivetti. Che dire delle svolte preelettorali proEuro, proNato, proEuropa, dell’attacco alle organizzazioni sindacali ( la proposta della disintermediazione) di una falsa democrazia diretta surrogatrice, secondo Casaleggio, di quella rappresentativa, dei programmi taroccati, della politica dei due forni, delle alleanze intercambiabili, del suo codice etico, dello suo statuto antidemocratico, delle espulsioni e di una base che in definitiva ha l’unica facolta’ di ratificare le scelte politiche del Capo? Dopo la lotta ai privilegi della Casta (un’operazione di vero depistaggio per una forza politica che non è nata per arginare la destra ma per disinnescare il conflitto sociale) ci mancava il Grande Fratello per dare attuazione alla promessa elettorale piu’ importante, quel RDC (o di sudditanza) che è funzionale al lavoro coatto. RDC (o di sudditanza) che si presume possa funzionare non per una oggettiva offerta di lavoro, ma per la ristrutturazione degli sgangherati centri di impiego. Nell’attesa il RDC viene erogato e al beneficiario si richiede lo svolgimento di lavori socialmente utili, per 8 ore settimanali GRATUITE. Certo l’abbraccio con la Lega ha accentuato la propensione al moderatismo. Non a caso il M5 stelle è arretrato su piu’ fronti: immigrazione, tassa piatta, condono fiscale, legge sulle armi, decreto sicurezza e legittima difesa, conferma delle Alleanze internazionali e conseguente accettazione degli schemi imposti dal gigante USA: vendita delle armi all’Arabia Saudita per bombardare lo Yemen, raffreddamento del sodalizio con la causa palestinese, ecc), accettazione del progetto Tap e del Terzo Valico. E la TAV? Stando alle dichiarazione di Alberto Perino e al risentimento dei Valsusini l’operazione costi/benefici non promette nulla di buono. Il messaggio della Lega è pericoloso ma quello del M5 stelle lo è maggiormente. Il messaggio della Lega è rozzo ma chiaro e diretto, quello del M5 stelle è ambiguo e contorto. Prima ci si accorge di questo imbroglio e meglio è.

    • Filippo
      13 novembre 2018 at 13:14

      Praticamente il mio stesso punto di vista.

    • Alessandro
      13 novembre 2018 at 21:15

      Scusa, ma i 5S che dovevano fare dopo che hanno preso il 32% e passa dei voti, ritornarsene all’opposizione? Ricordo che hanno prima cercato l’accordo con il PD, e anche a lungo, ossia con quello che rimane della “sinistra” italiana.
      Anche per i Draghi i 5S sono più pericolosi della Lega )

  4. Gian Marco Martignoni
    12 novembre 2018 at 21:58

    La Lega è sempre stata pro-Tav, così come con le varie Pedemontane ha contribuito a cementificare a dismisura il lombardo- veneto, con tutte le devastazioni di cui siamo purtroppo spettatori, ma senza purtroppo pagare alcun prezzo sul piano del consenso , dato che lo “sciovinismo del benessere ” , nella sua logica perversa , contempla morti e feriti senza alcun limite. Dunque Salvini, in qualità di rappresentante degli interessi imprenditoriali nella forma più allargata immaginabile, è coerente con le posizioni di una formazione filo-capitalista ed affarista senza eguali oggi nel paese.In quanto ai 5Stelle dobbiamo essere molto chiari sulla loro natura reazionaria, anche se il disorientamento ingenerato dalla dissoluzione della sinistra in tutte le sue varianti li accredita come l’unico cavallo su cui puntare, o il meno peggio, per via anche della pericolosa involuzione a destra del contesto politico.Per quanto mi concerne l’essere ” oltre le categorie di destra e di sinistra “equivale al collocarsi a destra degli schieramenti politici..Ricordo, infatti, che Casaleggio e Grillo, uno dei personaggi più ributtanti che il paese abbia partorito,dissero che se sull’immigrazione i 5Stelle avessero assunto posizioni per intenderci alla Fico, il loro gradimento elettorale sarebbe stato da ” prefisso telefonico “, e non certamente il 26 % del 2013. Dall’ uscita di Di Maio sulle ” ong come taxi del mare ” credo che l’equivoco 5Stelle stia dimostrando di che pasta è fatta questa formazione tutt’altro che democratica, stante che comunque l’occupazione del potere ,anche se in coabitazione con la Lega, e i disegni affaristici della Casaleggio e Associati, non potranno che produrre altri disastri e meditate piroette sul piano politico.

    • Luciano
      13 novembre 2018 at 18:39

      Commento esagerato, dai toni apocalittici…troppa animosità pregiudiziale, così mi sembra.

  5. 14 novembre 2018 at 0:03

    Rottura del sistema politico ma non del sistema socio-economico. Sotto questo secondo punto di vista rimangono decisamente meglio le formazioni a sinistra come LeU (o quel che è) e PaP.

    • Paolo
      17 novembre 2018 at 2:46

      Caro MaIn, hai ragione, ma insieme farebbero fatica ad arrivare al 5%. Credo l’unica soluzione sia quella di rifondare un partito di sinistra vero, eliminando l’attuale dirigenza del PD, concentrando gli sforzi sulle tematiche ambientali e il lavoro. Ma gli Italiani sono troppo spaventati e influenzati da telegiornali e giornali, che non riescono nemmeno ad immaginarlo uno scenario senza Salvini. Ormai li ha fregati. La Sinistra appare estremamente debole oggi, affossata dalle politiche scellerate del PD e incapace di reagire. Ci fosse un partito coerente come era il PCI degli anni d’oro e un leader come Berlinguer, faremmo il 50%.

  6. Paolo
    17 novembre 2018 at 2:36

    Il vero colpevole di questa situzione? Il PD.
    Siamo andati a votare con un sistema, voluto dal PD per arginare il M5S, che ha impedito di delineare un governo di maggioranza e messo il paese in stallo per mesi. Prima colpa.
    Il Pd avrebbe potuto accordarsi con il M5S per assemblare un governo temporaneo che potesse affrontare le questioni urgenti e cambiare la legge elettorale. Non hanno voluto, costringendoo di fatto il M5S a scendere a patti con la Lega. Seconda colpa.
    Sono loro i veri responsabili di questa situazione, che adesso appare compromessa. Il governo non credo possa resistere a lungo; verranno sciolte le camere e indette nuove elezioni. Avremo certamente un governo Lega-Berlusconi-Destra con il quale torneremo indietro di 80 anni.

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