L’I.R.A. ritorna e colpisce un boss della malavita dublinese

Lo scorso 8 febbraio, fra il silenzio dei media (ma anche quello della stampa alternativa e di controinformazione), alcuni militanti del Continuity IRA hanno colpito, uccidendolo, un boss della malavita dublinese: il trentatreenne David Byrne.

Il boss è stato colpito mentre assisteva ad un incontro di boxe a Dublino e, poco dopo, il movimento ha diffuso un comunicato in cui annuncia missioni punitive dirette ‘’contro trafficanti di droga e criminali’’. Quanti lettori si ricorderanno della giornalista Veronica Guerin ? Questa coraggiosa giornalista britannica – assassinata in circostanze tutt’altro che chiare – documentò, con grande cura, i crimini della malavita di derivazione britannica nell’Irlanda del Nord: la sola Dublino, a causa della corruzione della gioventù irlandese per mezzo delle droghe, contava circa 15 mila tossico dipendenti. La lotta contro gli spacciatori ed il crimine organizzato, per tutti i movimenti di liberazione nazionale, è centrale: dall’IRA ai socialisti baschi, fino alle campagne anti-criminalità organizzata condotte dal DHKP-C turco.

La notizia, per la valenza storica del movimento di classe irlandese, è importante e merita una ricostruzione ragionata sul contesto sociopolitico in cui l’IRA, storicamente, ha operato. Le demonizzazioni, tipiche dei media istituzionali, sono fuorvianti – a mio avviso – tanto quanto il silenzio di chi, queste lotte, dovrebbe spiegarle con metodo.

 

Un Vietnam nel cuore d’Europa

Possiamo considerare piuttosto tardivo l’ingresso in scena dell’IRA – fra il 1956 ed il 1961 – rispetto allo scenario internazionale: il movimento mantenne come riferimenti il repubblicanesimo antimperialista, il socialismo di James Connolly e la grande tradizione cristiano popolare. I rapporti con Mosca – ed il dogmatico Partito comunista irlandese – non saranno dei migliori: il marxismo rivoluzionario era in parte ben visto e rispettato, ma l’ateismo, in una società cattolica come quella irlandese, suscitava una certa repulsione. Per questa ragione l’organizzazione puntò sul non riallineamento dell’Irlanda, nella guerra fra i due blocchi Usa – Urss, in caso di trionfo della rivoluzione patriottica. E’ importante sottolineare quanto fosse centrale il sostegno della comunità irlandese resistente negli Usa, motivo per cui questi ‘’cattosocialisti’’ non hanno portato il – seppur legittimo – antiamericanismo alle estreme conseguenze.

Questo non impedì una simpatia di fondo per le idee comuniste: tutti sapevano che negli anni ’20 Lenin e Trotsky armavano i movimenti di liberazione nazionale, mentre durante la guerra di civile spagnola la Brigata James Connolly soccorse la Repubblica popolare contro le bande franchiste appoggiate – tacitamente – dalla corona britannica oltre agli imperialismi nazista e fascista.

Nel 1969 l’IRA si divise: nacque il Consiglio Provvisorio vicino alle idee marxiste – da cui, nel 1974, si formò l’INLA – mentre l’IRA Official si pose alla testa del movimento per i diritti civili e democratici. L’orizzonte che teneva insieme queste anime restava l’unificazione dell’Irlanda su basi democratiche ed antimperialiste.

La reazione del governo britannico a questo movimento che cresceva, giorno dopo giorno, fu durissima. Lo storico italiano Giancarlo Paciello, fondatore di Corrispondenze Internazionali, ci spiega che ‘’La riattivazione dell’internamento amministrativo senza processo, comportò una recrudescenza delle sommosse e degli attentati dell’I.R.A. provisional e alla guerriglia urbana si aggiunse la resistenza passiva, avendo l’S.D.L.P. e l’I.R.A. official lanciato una campagna di disobbedienza civile fra i cattolici (sciopero delle bollette, degli affitti, delle tasse…)’’ 1. Nel 1972 la domenica di sangue ‘’ebbe notevole risonanza e attirò l’attenzione del mondo intero sul problema irlandese. E, un po’ dappertutto, ci furono manifestazioni anti-britanniche. A Dublino la folla esasperata incendiò l’ambasciata del Regno Unito’’. L’ostilità dei giovani irlandesi al colonialismo di Londra era chiaro a tutto il mondo. Nessuna organizzazione di sinistra poteva travisare la natura della Resistenza irlandese: una sorta di Vietnam nel cuore dell’ Europa.

Il periodo che va dal 1971 al 1981 fu anche quello della lotta nelle carceri per i diritti dei prigionieri politici, il ‘’sacrificio dei dieci’’ a partire dal più conosciuto Bobby Sands, rese chiaro come la spartizione del 1922, per l’imperialismo britannico, era insostenibile: non si poteva fronteggiare un intero popolo radicalizzato. Giancarlo Paciello così commentò quegli eventi: ‘’Nella sostanza, si trattò di una lotta che, di colpo, trasformò coloro che la politica vuole spettatori o tifosi in protagonisti, e che fece di un partito, il Sinn Féin e di un esercito, l’I.R.A., soltanto espressioni di una lotta più ampia, quella del popolo irlandese, al di qua e al di là delle frontiere, artificialmente tracciate dai britannici nel 1922’’. Le pressioni della potenza capitalista egemone spinge sempre, volenti o nolenti, le masse popolari – e proletarie – a reagire, passando dallo spontaneismo a forme organizzate di resistenza. La classe dirigente inglese si trovò spiazzata di fronte alla determinazione dei giovani irlandesi. Il problema dei Blocchi H divenne nazionale: la sorte di Bobby Sands, eletto simbolicamente al parlamento britannico, si ritorse contro le classi dirigenti inglesi guidate da Margaret Thatcher che fece di tutto per presentare l’IRA come una organizzazione terroristica. Continua Paciello con la sua consueta precisione: ‘’Alle elezioni del 16 aprile, la candidatura improvvisata di Bobby Sands, indice chiarissimo della solidarietà di tutto lo schieramento politico nazionalista, si trasformò in uno scacco fortissimo per il governo britannico. Con 30.492 voti un terrorista di Long Kesh diventò un parlamentare della Camera dei Comuni britannica, e tutto questo ad opera di coloro con i quali, l’I.R.A. non aveva nessun legame! Nel 1981, era ormai la criminalità della Thatcher e del governo britannico a costituire l’argomento al centro delle emozioni della popolazione irlandese’’.

In nome della solidarietà di classe, i giovani studenti iraniani protagonisti della Rivolta islamica contro la dittatura di Reza Pahlevi, rimossero la targa commemorativa di Wiston Churchill nei pressi della – ormai chiusa – ambasciata britannica e dedicarono quella strada a Bobby Sands. Un bell’esempio di solidarietà internazionalista da parte di un processo rivoluzionario – quello iraniano – poco compreso da gran parte della sinistra europea.

Agli occhi degli operai irlandesi che hanno sposato la causa di Bobby Sands che valenza potrebbe avere l’Accordo del Venerdì Santo del 1998, o Accordo di Stormont, sul processo di pace – nei fatti vedremo che è una farsa – in Irlanda del Nord ? Credo che sia importante, su questi temi, essere netti: l’Accordo del Venerdì Santo è per il popolo irlandese tutto ciò che gli Accordi di Oslo rappresentano per la Palestina occupata, una seconda Nakba ( tragedia ).

Su quelle basi imposte da Tony Blair, non c’è stato nessun reale disimpegno delle organizzazioni armate.

 

L’Irlanda è un paese libero ?

 

Il socialista Eoghain O’Neill, importante esponente della sinistra irlandese, risponde alle domande di Gianni Sartori per la Rivista Indipendenza. Leggiamo qualche sua dichiarazione.

‘’Nelle sei contee convivono due comunità  una delle quali si considera irlandese mentre l’altra si considera britannica. Negli oltre settant’anni di vita dell’Irlanda del Nord l’identità e la cultura irlandese non sono mai state riconosciute. Tantomeno sono stati stanziati fondi per tutelarle. Per la cultura irlandese non ci sono finanziamenti governativi; non esistono giornali o canali televisivi in lingua irlandese. Non si può nemmeno dare ad una strada il nome in gaelico, anche se, bisogna dire, questo decreto non viene molto rispettato e attualmente molte strade di Belfast hanno il nome in gaelico. Sostanzialmente l’irlandese viene considerato una non-lingua. Se fate la domanda per la patente trovate la domanda in dodici lingue ma non in irlandese’’

‘’Come ho detto il 45% degli abitanti dell’Irlanda del Nord si considera irlandese e proprio per questo viene discriminato. Questo avviene non solo sul piano strettamente culturale, ma anche a livello economico, sociale, politico. Dal 1921 non c’è statistica sulla disoccupazione che non evidenzi come il maggior numero dei senza lavoro si trovi tra i cattolici. Lo stesso governo inglese ha ammesso che “un cattolico ha due possibilità e mezza in più di restare disoccupato”. Esistono apposite istituzioni per controllare la disoccupazione a scapito dei cattolici. Altra conseguenza della discriminazione: il 93% delle forze di sicurezza è costituita da unionisti protestanti. È evidente che qualsiasi soluzione politica deve superare sia l’attuale discriminazione economica che portare ad una radicale ristrutturazione delle forze di sicurezza, per creare un corpo di polizia accettato da entrambe le comunità’’

‘’Un altro aspetto della repressione culturale consiste nel vietare tutti i simboli della cultura e dell’identità irlandese, come per esempio la bandiera, in base ad una legge degli anni Cinquanta. Non dimentichiamo poi che più di trecento civili sono stati uccisi in questi anni dai militari e nessun soldato è stato condannato. Il conflitto nasce e deriva da tutte queste forme di discriminazione’’ 2

Ci troviamo davanti ad una triplice umiliazione: economica, politica ma anche culturale. Il popolo irlandese può sopportare ancora per molto tutto ciò ? Esiste una forte correlazione fra la discriminazione culturale, il razzismo e la durissima repressione, prodotto avariato di un militarismo, quello britannico, che si ostina a non voler tramontare. L’IRA – aggiunge O’Neill – difende solo le comunità autoctone.

Il degrado sociale, su cui proliferano le mafie, è un prodotto diretto di questa dominazione imperialistica: si gettano nella miseria migliaia di giovani per poi utilizzare lo sporchissimo strumento della droga, sperando così di impedire una loro politicizzazione. Questo è il motivo per cui, molto spesso, i boss di Dublino operano sotto la stretta protezione inglese: corrompere i giovani, farli cadere nella ragnatela delle sostanze stupefacenti, intontirli, è il modo migliore per svilire quel sentimento patriottico e socialista che, da sempre, ha caratterizzato il popolo irlandese.

O’Neill ricordò anche che nelle scuole ‘’Tutto l’insegnamento è in gaelico; se fosse in inglese la scuola riceverebbe due milioni di sterline all’anno. Invece per la nostra scuola, negli ultimi cinque anni, il governo non ha sborsato una sola sterlina: genitori e ragazzi hanno organizzato collette, varie iniziative di autofinanziamento, raccolta fondi… e siamo sopravvissuti’’. Mancanza di fondi per l’istruzione, degrado culturale, protezione verso i boss della malavita: questo – oggi – è l’imperialismo britannico in Irlanda. Serve altro ?

I media di regime demonizzano l’IRA presentandola come una organizzazione terroristica, ma se facessimo conoscere a tutti le ragioni sacrosante di un popolo martoriato – quello irlandese – quante persone guarderebbero con disprezzo questi guerriglieri che la vulgata mediatica bolla come terroristi ?

http://www.petiteplaisance.it/ebooks/1001-1030/1030/el_1030.pdf

http://www.rivistaindipendenza.org/

 

 

 

 

 

 

 

 

2 commenti per “L’I.R.A. ritorna e colpisce un boss della malavita dublinese

  1. Gianni Sartori
    20 febbraio 2016 at 16:08

    http://www.rivistaindipendenza.org/movlibnaz/questa_e_la_mia_terra.htm

    una segnalazione per chi volesse leggersela intera
    Ho controllato, l’intervista risale al 1996
    Gianni Sartori

    PS Eoghan O’Neill non parla di “comunità autoctone”, ma di “comunità irlandese”, concetto più ampio (in senso antimperialista)

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