‘’Accordi di Abramo’’: Thierry Meyssan ha perso la testa per Trump

Thierry Meyssan - Wikipedia

Fonte foto: Wikipedia (da Google)

 

Il mito secondo cui Trump sia ‘’anti-sistema’’ inquina il giornalismo investigativo, generando confusione negli attivisti antimperialisti.

 

Il giornalista Thierry Meyssan è uno dei maggiori esperti di geopolitica su scala mondiale e severo critico dell’imperialismo USA, nonostante ciò alcune sue recenti posizioni risultano, non solo inaccettabili ma anche pericolose. L’assurda pretesa secondo cui Donald Trump sarebbe entrato in contrasto con lo stato profondo, l’ha portato a fraintendere il significato degli ‘’Accordi di Abramo’’ occultando il consolidamento della Nato araba a trazione sionista. Quali sono gli aspetti dell’analisi di Meyssan che, con tutto il rispetto che gli si deve, sono totalmente indigeribili?

  • L’imperialismo USA non termina con Trump e la transizione ad una concezione economica del neocolonialismo, rispetto al colonialismo “termonucleare” dei democratici, significherà – al massimo – meno morti, ma sempre di morti di tratta. Il passaggio ad un mondo multipolare è auspicabile, ciononostante non determina la fine del capitalismo con tutto quello che ne consegue: corruzione, violenza e colonialismo, egoismo e totale indifferenza sociale e individuale permettono ad una classe di necrotizzati di spadroneggiare nella società neomercantile.
  • Il marxista Michele G. Basso ha evidenziato le contraddizioni teoriche del documentato giornalista francese. Leggiamo: ‘’Nel capitalismo avanzato non è il mercato che stimola la produzione, ma la produzione che crea il proprio mercato. Se uno stato compra un sistema d’arma, gli stati rivali sono costretti a fare altrettanto. In un mondo dove più della metà degli scienziati lavora per le industrie della guerra, un paese come gli USA, che da solo produce grosso modo altrettante armi quanto il resto del pianeta, non può non essere un fattore di conflitti. Potrà formalmente tenersi fuori dalle guerre, lasciare che i combattenti si svenino – come fece all’inizio della prima e della seconda guerra mondiale – per intervenire poi e dettar legge. Oppure mantenendo la “neutralità” – cioè vendere armi a tutti i contendenti – sostituire l’intervento militare diretto con golpe e pseudorivoluzioni. Un paese così potente, che pretende di poter arrestare impunemente chiunque, che, a suo insindacabile giudizio, rappresenti un pericolo per gli USA, non può essere un portatore di pace’’. Il presidente Trump ha solo mutato strategia, passando dall’imperialismo tradizionale, cioè (anche) guerrafondaio,  ad un imperialismo prevalentemente economico-finanziario, obbligando lo stato profondo ad accettare la guerra multidimensionale per l’egemonia nei nuovi settori di mercato: farmacologico, digitale e cyber-spionaggio.
  • Trump ha rubacchiato il petrolio siriano, iraniano e venezuelano e ha rilanciato la bufala sul ‘’virus cinese’’,  alimentando la sinofobia.

L’esperto Thierry Meyssan ha ragione ad insistere sulla pericolosità della ‘’guerra infinita ‘’ teorizzata dai neoconservatori repubblicani e dai falchi liberali appartenenti al clan Clinton, nonostante ciò Basso ha il merito di sottolineare il futuro da ‘’incubo geopolitico’’ prospettato dall’Alt Right: ‘’Con ciò, dimostrano quale pace voglia Washington: la pace imperiale, un mondo di satelliti e di sudditi, in lotta fra loro, ma uniti nell’obbedienza alla repubblica stellata. Politici e storici del passato si sono spesso ingannati sulla politica di Washington, e hanno parlato di isolazionismo per il periodo tra le guerre mondiali. In realtà stavano preparando la loro guerra, quella contro il Giappone, che avrebbe dato loro il dominio incontrastato dell’Oceano Pacifico. La potenza della Germania li costrinse a modificare i piani, ma seppero approfittare dell’indebolimento dell’Inghilterra per succederle nell’egemonia mondiale, mentre Russia e Germania si svenavano. Non ricadiamo nelle pericolose illusioni del passato’’. Washington pianifica nuove guerre.

 

‘’Accordi di Abramo’’: il sionismo arabo antipalestinese

Nell’articolo Israele ed Emirati firmano gli Accordi di Abramo, Meyssan espone una tesi interessante che merita d’essere confutata.

‘’1.

Dagli attentati dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno messo in atto la strategia Rumsfeld/Cebrowski, per adattare l’esercito USA ai bisogni di una nuova forma di capitalismo, basato non più sulla produzione di beni e servizi, ma sull’ingegneria finanziaria. A tal fine hanno iniziato una “guerra senza fine” per distruggere le strutture statali dell’intero Medio Oriente Allargato, senza fare distinzioni fra amici e nemici. Afghanistan, poi Iraq, Libia, Siria e Yemen sono teatro di guerre che si è fatto credere sarebbero durate poche settimane, ma sono invece di durata indefinita, senza alcuna prospettiva.

2.

Facendosi eleggere presidente, Trump aveva promesso di mettere fine alle “guerre senza fine” e di riportare a casa i soldati americani. In questa prospettiva ha dato carta bianca al proprio consigliere speciale, nonché genero, Jared Kushner. Il fatto di essere sostenuto da cristiani sionisti e che Kushner sia ebreo ortodosso ha indotto numerosi commentatori a presentarli come amici di Israele. Sebbene abbiano un interesse elettorale a lasciarlo credere, questa non è affatto la loro modalità d’approccio al Medio Oriente. Intendono difendere gli interessi del popolo degli Stati Uniti − non quelli degli israeliani − sostituendo la guerra con relazioni commerciali, secondo il modello del presidente Andrew Jackson (1829-1837). Costui riuscì a impedire la sparizione degli indiani − che da generale aveva combattuto − sebbene soltanto i Cherokee avessero firmato l’accordo da lui proposto. I Cherokee sono oggi diventati la più importante tribù amerinda, nonostante il tristemente famoso “sentiero delle lacrime”.

3.

Per tre anni Jared Kushner ha percorso in lungo e in largo la regione. Ha potuto constatare di persona quanto si siano affermati paura e odio. Da 75 anni Israele persiste a violare ogni risoluzione delle Nazioni Unite che lo riguardano e a proseguire la lenta e inesorabile erosione del territorio arabo. Il negoziatore Kushner non ha potuto che trarne una conclusione: il diritto internazionale è impotente perché, dopo il piano di divisione della Palestina del 1947, nessuno − a parte l’importante eccezione di Bush padre e di Gorbaciov − ha voluto applicarlo davvero. Per l’inazione della comunità internazionale la sua applicazione oggi aggiungerebbe ingiustizia a ingiustizia’’ 1

 

Kushner ha teorizzato la cancellazione della Palestina storica: ‘’l’unificazione del popolo palestinese attorno alla Giordania, nonché l’annessione di Gaza all’Egitto’’ (Ibidem). Sotto ricatto di Mike Pompeo, ex capo della CIA, Israele rinuncerebbe agli scambi bilaterali con la Repubblica popolare cinese ed i nazionalisti palestinesi si unirebbero alla crociata anti-sciita, nel mentre le monarchie del Golfo riempirebbero di dollari la borghesia collaborazionista autoctona. Per il ‘’trumpismo’’, l’umiliazione patriottica è ‘’diritto alla felicità’’.

Il diritto internazionale è impotente proprio perché gli USA hanno globalizzato la ‘’guerra infinita ‘’, analizzata alla perfezione da Meyssan in Sotto i nostri occhi. Dalla Primavera araba a Donald Trump (Editore La Vela). La prima parte dell’analisi di Meyssan invalida la seconda e rende inservibile la terza: Trump ha definitivamente cestinato l’eredità di Andrew Jackson nel momento in cui, su pressione di Netanyahu, ha ordinato l’assassinio del generale Soleimani. Il presidente nord-americano, da quel momento, da esponente della borghesia commerciale ‘’yankee’’ si è trasformato nell’intermediario del complesso militar-industriale: un burattino castrato dai neoconservatori repubblicani. Il mito di ‘’Trump antisistema ’’, alla prova dei fatti, si è dimostrato uno strafalcione teorico da decostruire con calma attraverso argomentazioni serie e contestualizzate.

Il presidente Trump, marito di Melania Knavs ‘’cattolica praticante e conservatrice, radicalmente antiprogressista e fiera delle sue radici slave’’ 2, è il campione degli evangelici contro l’Elite puritana democratica. I puritani antisemiti contendono agli evangelici – Trump e Kushner – il primato di ‘’miglior sguattero dello Stato israeliano’’, un triste primato messo in discussione nella storia statunitense soltanto dal cattolico Kennedy: la famiglia Kennedy venne trucidata, i Trump continuano la loro recita ai limiti del folclore (pensiamo alla bislacca teoria QAnon). Gli evangelici continueranno a sostenere Trump e Jared Kushner architetto dell’alleanza strategica fra l’oscurantismo cattolico (Melania Knavs) e l’evangelismo imperialista. L’Asse portante degli Accordi di Abramo è il razzismo anti-musulmano dell’ideocrazia imperiale USA.

Gli Accordi di Abramo non rimettono in discussione la questione arabo-israeliano (come conclude Meyssan), semmai consolidano la colonizzazione sionista della borghesia nazionalista americana. USA e sionismo: chi sono i servi e chi i padroni?

https://www.voltairenet.org/article210868.html

https://www.sollevazione.it/2020/09/lebraismo-americano-e-i-coniugi-trump-di-f-f.html

https://ilfarosulmondo.it/evangelici-hanno-ancora-fede-trump/?fbclid=IwAR3iL3dRZepz1A1OltwLNGy-ve-nV7yO2LCPIJAQlY5eM-QLiDmK_O5VVAk

Firmati gli "Accordi di Abramo": un nuovo passo per il tradimento della causa palestinese | Globalist

Fonte foto: Globalist (da Google)

2 commenti per “‘’Accordi di Abramo’’: Thierry Meyssan ha perso la testa per Trump

  1. Federico Lovo
    1 ottobre 2020 at 3:34

    lascio da parte la questione “servo-padrone” relativa ad USA e Israele – personalmente metto in cima alla piramide gli USA, seguiti da GB , insieme, forse, ad Israele – , questione di cui molti validi autori discutono da anni (la lettura di A. Cartalucci mi pare molto razionale al riguardo). Su Meyssan, invece, credo che il giornalista persegua con il suo recente lavoro, degli obiettivi personali, che non so bene quali siano nel caso delle irricevibili posizioni sul criminale Trump – moralmente non superiore ai sui “rivali” DEM -. Nel caso invece delle condanne prive di misura – anche quelle irricevibili per me, nonostante la discutibilità dell’attuale governo iraniano – contro Rohani, io credo che il rapporto personale con Ahmadinejad pesi parecchio in certe farneticazioni. Ed utilizzo un termine alquanto pesante – “farneticazioni” – perché in tutta sincerità ho letto solo da Meyssan, e da nessun altro, di gente iraniana spedita in Libia per Serraj – proprio quella Libia in cui Assad, come noto, ha cominciato a collaborare con Haftar -, per non parlare di questo fantomatico “imperialismo iraniano”, che ovviamente non esiste, esiste semmai la solita irrazionalità, i soliti errori geopolitici, che caratterizzano la classe dirigente “khomeinista” dalla rivoluzione del ’79 in poi. Insomma, direi che Meyssan – che avrà anche lasciato contributi ottimi, com e quello sulla Fratellanza Musulmana – ha perso parecchia credibilità .

    • Silvio Andreucci
      6 ottobre 2020 at 13:49

      Trump non è antisistema! Il lupo perde il pelo ma non il vizio, direi che anche nell’ era trumpiana gli USA non abbiano rinunciato alla politica imperialista, confermata l’ alleanza con le corrotte monarchie del Golfo, potenziato il supporto allo stato di Israele. Diciamo che peggio di trump ci sono i neocons repubblicani e i liberale democratici, rispetto a cui è un ” male minore” per gli USA e per il mondo.se fossimo americani, dovremmo votare trump” tappandoci il naso”

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