Afghanistan: l’Occidente senza domande

La ritirata statunitense dall’Afghanistan non è una semplice sconfitta, ma è la verità dell’Occidente nella sua fase apicale di decadenza e potenza. La decadenza è l’irrazionale ideologico di cui è preda l’Occidente, dinanzi al disastro umano e politico perpetrato in vent’anni di occupazione, si rimuove la verità, ci si rifugia in atteggiamenti ideologici che ridimensionano l’immane disastro e specialmente si storna l’attenzione pubblica dagli errori e dalla tragedia in cui versa l’Occidente concentrandosi sulla condizione femminile afgana e sul ritorno del burqa. Si fa appello ad un mantra ideologico che procura consenso ed evita scomode domande.  Sul resto vige il silenzio. In vent’anni il contatto tra occidentali ed afgani non ha fondato un rapporto di fiducia ed osmosi senza i quali non è possibile nessuna azione politica. L’esercito afgano sotto il comando statunitense si è dissolto come neve al sole, dinanzi a tale risultato bisognerebbe sollevare domande e capire, ma in realtà ci si limita a registrare la fuga dell’esercito afgano, l’obiettivo è criminalizzare gli afgani e salvaguardare la direzione straniera dell’esercito. Si può ipotizzare che gli afgani siano stati trattati da coloni, per cui tra il colonizzato ed il colonizzatore non vi è mai un rapporto politico, ma solo di gerarchico dominio. Gli afgani hanno subito un’invasione con annessi bombardamenti nel 2001 che hanno cambiato l’orografia della nazione. Un intero popolo ha pagato per i presunti terroristi, poteva questo predisporre ad una fiducia verso la democrazia? Difficile pensarlo, gli Stati Uniti hanno appoggiato un governo afgano notoriamente corrotto, per cui se ci si mette nell’ottica di un afgano medio l’Occidente democratico non solo è un invasore irrazionale che fa pagare ad un intero popolo le colpe di pochi, ma la democrazia occidentale è associata alla corruzione ed al dominio.

 

Democrazia e credibilità atlantista

In un clima di simile violenza, in cui il controllo occidentale è sempre stato limitato a porzioni minime del territorio afgano, malgrado la ventennale propaganda, la democrazia non poteva essere associata ad un valore positivo, poiché manca di credibilità. Se la democrazia è solo un valore formale, un catalizzatore di consenso senza fondamento sostanziale è inevitabile la diffidenza rancorosa degli afgani. Si usa la condizione femminile, ci si straccia le vesti dinanzi al ritorno del burqa, ma poco o nulla è stato fatto per le donne e capire un intero popolo. Le donne liberate sono notoriamente della zona della capitale e delle classi privilegiate, nella restante parte della nazione nulla è cambiato. Si impone un modello di emancipazione occidentale, e non si favorisce un percorso di liberazione rispettoso delle tradizioni locali. I talebani sono giovanissimi, molti sono nati poco prima dell’occupazione, per cui vi è da chiedersi quanto è stato investito in scuole ed istruzione, probabilmente nulla, se si guardano le immagini dei talebani, si vedono giovani uomini, pertanto l’Occidente non ha conquistato le mente degli afgani con i suoi valori, anzi, si può ipotizzare che le incoerenze e gli errori abbiano favorito la resistenza afgana. Le domande si susseguono l’una nell’altra come in una matrioska. Se l’Occidente non è credibile la ragione risiede negli errori effettuati, o meglio gli sbagli che si registrano sono il sintomo del malessere dell’Occidente. La libertà in nome della quale si muove guerra al paese canaglia di turno non riesce a penetrare nelle culture altre non solo per le differenze che sussistono e resistono, ma anche per la qualità della libertà occidentale. L’individualismo consumistico, la libertà che si misura sul censo e si muta in ipertrofia individualista nichilista non può che essere vissuta con sospetto critico da parte di popoli dalla cultura tribale e  con un forte senso della comunità. La presenza degli Occidentali in Afghanistan probabilmente ha aumentato le distanze, poiché un invasore non può che essere percepito come un nemico che cerca di colonizzare economicamente e culturalmente la nazione occupata. Non esistono liberatori, ma invasori. Qui sorge un’altra domanda, la più radicale possibile: l’Occidente è nelle condizioni di esportare il proprio modello culturale? Si suppone che ciò non sia possibile, l’ateismo nichilistico dell’Occidente che crede solo nell’interesse privato e nella libertà da ogni vincolo non è credibile. Il nichilismo non è un progetto culturale e politico, ma solo una formula crematistica senza prospettiva. Interrogarci sulla sconfitta in Afghanistan significa scendere nella profondità del vuoto metafisico dell’Occidente. Ancora una volta si assiste all’ammissione di una sconfitta per evitare domande radicali sull’Occidente, necessitiamo di domande per poter capire il presente ed uscire dal pantano dell’ideologia e del politicamente corretto, se non osiamo imboccare la via più difficile siamo destinati ad una irreparabile decadenza. Le domande sono state sostituite dalle facili risposte o dal tentativo consapevole di circoscrivere il problema al solo caso Afghanistan, in modo da non far scorgere la gravità della crisi in cui si dibatte l’Occidente. L’Occidente arretra, perché è invaso dal deserto del nichilismo, è un arretramento politico e assiologico a cui si risponde solo con la potenza delle armi e della tecnica, ma senza motivazione etica e fondazione metafisica non si ha identità, si è solo degli spettri vaganti per il pianeta, e uno spettro non può essere modello per nessuno, in primis, ed inoltre non è nelle condizioni di capire le alterità, perché manca di una propria identità. La ritirata atlantista potrebbe essere strategica, come già accaduto in Vietnam, dove la sconfitta è stata compensata dalla penetrazione delle multinazionali che condizionano il “socialismo di mercato”. Se questo accadesse anche in Afghanistan, Cina e Russia permettendo, ciò non potrebbe che confermare il vuoto assiologico e metafisico  dell’Occidente.

I Talebani tra il passato e il presente dell'Afghanistan | Lo Spiegone

Fonte foto: Formiche.net (da Google)

2 commenti per “Afghanistan: l’Occidente senza domande

  1. Ģiulio larosa
    30 agosto 2021 at 12:58

    Quanto di meglio abbia letto fin ora sull afganistan grande!

  2. Enza
    1 settembre 2021 at 14:20

    Mi è piaciuto molto. Mi ha colpito quel passo che chiude con “procura consenso ed
    evita domande”. Concetto che condensa bene la canaglieria occidentale. Estensibile e applicabile a parecchie sintomatologie del nostro mondo malato.

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