America Latina: i rivoluzionari faccia a faccia con la dottrina Rumsfeld/Cebrowski

‘’Quando ci chiedono perché amiamo Cuba, emergono parole semplici, le uniche che possono dare trasparenza al linguaggio di comunicazione con i nostri popoli, che nei luoghi più nascosti dei nostri territori continuano a resistere, invisibili, scalzi, inermi, ma anche senza arrendersi, mantenendo la loro dignità e le loro culture ancestrali’’ Stella Calloni

 

Il 15 novembre, l’opposizione cubana ha inscenato una manifestazione (‘’marcia pacifica’’, è stata definita dagli organizzatori)  contro il governo socialista dell’Havana, dall’altro lato l’oppositore Yunior Garcia ha deciso di mettere in atto una sua iniziativa solitaria:

‘’Domenica 14 novembre realizzerò una marcia da SOLO, a nome di tutti i cittadini che sono stati privati dal regime del diritto di manifestare il 15N. Camminerò in silenzio alle tre del pomeriggio a L’Avana, lungo l’Avenida 23 del Vedado, dal Parco Quijote al lungomare, portando solo una rosa bianca. E questo non è un atto di eroismo, è un atto di responsabilità’’ 1

La CIA, dopo aver riempito di dollari il ‘’marketing dell’influenza’’ radicalizzando la sinistra liberale, prosegue la destabilizzazione del Bacino dei Caraibi, un piano di dissezione neocoloniale promosso dai ‘’neoconservatori di sinistra’’: devastati dal coronavirus, gli Stati Uniti d’America non hanno dismesso la dottrina Monroe aggiornata con la dottrina della ‘’guerra eterna’’, nonostante ciò, al contrario di quello che si pensa l’opposizione anticomunista è una carta sporca da sacrificare sugli altari della nuova Architettura di potere. Washington non può permettersi ‘’amici’’.

 

All’origine del fango mediatico contro Cuba

La modalità attraverso cui il Partito comunista cubano ha gestito la pandemia Covid-19 è stato esemplare: il lockdown mirato dell’Havana non ha compromesso l’economia di Stato semi-pianificata; il Sistema Sanitario nazionale, nel rispetto degli interlocutori dell’OMS, ha prodotto innovazioni nel campo della ricerca farmacologica; lo stato cubano dispensa aiuti necessari non soltanto ai paesi alleati, ma anche a diverse nazioni avverse del campo occidentale-imperialista. Cuba, fedele alla declinazione patriottica e nazionale del marxismo e del socialismo sistematizzata da Fidel Castro, globalizza la solidarietà pur non rinunciando all’obiettivo di abolire il capitalismo su scala regionale.

Gli Stati Uniti d’America, a due passi dall’Isola, devastati dall’emergenza sanitaria, hanno rilanciato la dottrina della ‘’guerra senza fine’’ contro il Bacino dei Caraibi: Washington, mobilitando i media organici al complesso militar-industriale, cercherà di risolvere l’ennesima crisi sistemica approfondendo le politiche reazionarie di Donald Trump ed esportando l’unilateralismo del Pentagono.

L’analista spagnolo Julián Macías Tovar ha analizzato la campagna di ‘’fake news’’ contro l’Havana. Uno dei responsabili delle diffusione di ‘’bufale’’, è il giornalista argentino Agus Antonetti, militante politico d’estrema destra che partecipò a diverse campagne mediatiche contro i movimenti progressisti latino-americani. La mafia di Miami e la borghesia ispano-cubana hanno spalleggiato l’operazione: ‘’Il primo account che utilizzò l’hashtag #SOSCuba per commentare la situazione COVID nel Paese era situato in Spagna. Pubblicò più di mille tweet il 10 e 11 luglio, coll’automazione di cinque retweet al secondo. L’account indicato da Tovar, @kisabel20092013, è ora sospeso’’ 2. Screditato a livello internazionale in quanto Giornalista Comprato, Antonetti fa parte della Fundación Libertad di destra (Fondazione Libertà, della Rete Liberale per l’America Latina) e s’impegnò in diverse campagne di discredito contro l’ex presidente boliviano Evo Morales e l’attuale presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador. I media internazionali hanno dato credito ad una campagna di diffamazione spalleggiata direttamente dalla CIA, priva di qualsiasi fondamento etico e professionale: il ‘’giornalismo di regime’’ è corresponsabile nella provocazione dei conflitti all’interno di una nuova prospettiva guerrafondaia, ‘’multidimensionale’’ e ‘’di quarta generazione’’.

 

Una nuova ‘’tattica’’ di destabilizzazione neocoloniale

La giornalista Stella Calloni, autrice di libri come Operazione Condor, ha affermato che non soltanto Cuba, ma tutta l’America Latina è in pericolo:

“Cuba, la nostra amata, è in pericolo e con lei tutta la Nostra America. Potrebbe essere l’ultimo schiaffo imperiale, un’operazione di attacco simultaneo che raggiungerebbe Venezuela e Nicaragua. Non sanno in cosa si stanno cacciando. Ma non passeranno” (Fonte: Prensa Latina)

I conflitti non sono più nazionali, ma da regionali incendiano intere aeree geografiche gettandole nel caos. Negli USA, i neoconservatori repubblicani ed i falchi ‘’liberal’’ chiamano questa nuova tattica di dissezione neocoloniale ‘’caos creativo’’.

Non mi stancherò mai di ripetere che l’imperialismo del ventunesimo secolo è differente rispetto all’imperialismo novecentesco, parimenti le guerre attuali presentano alcune differenze strutturali con quelle della ‘’guerra fredda’’: sovvertono le categorie tradizionali e ci costringono a svecchiare l’approccio analitico sulla conflittualità di classe e geopolitica. Gli USA non perseguono più i regime change (‘’cambi di regime’’), questa tattica rimane circoscritta alle grandi nazioni (es. Russia, Brasile, Argentina ed Iran): l’obiettivo di Washington è quello di distruggere intere aeree geopolitiche impegnandole in una ‘’guerra senza fine’’, una concezione delle relazioni geopolitiche che i teorici del colonialismo tradizionale definiscono ‘’crudele’’ e che trascende nelle scienze militari le categorie di ‘’vincitori’’ e ‘’vinti’’. Il campo di battaglia non è più fra progressismo e neoliberismo, ma è rappresentato dalla dicotomia fra Popolo e Poteri transnazionali, Nazione ed aggressione imperialista straniera. Al momento soltanto la Siria, governata dal leader panarabo Bashar al-Assad, ha messo a punto delle modalità di Resistenza efficaci contro la dottrina Rumsfeld/Cebrowski costruendo una unione nazionale di tutti i patrioti riuniti in milizie popolari.

Nel 2018, Stella Calloni scrisse un articolo intitolato Il ‘’colpo da maestro’’ degli Stati Uniti contro il Venezuela (ripreso dal giornalista investigativo Thierry Meyssan), in cui analizza la strategia di Washington contro Caracas:

‘’Il documento, firmato dal capo del SouthCom, chiede di rendere il Venezuela ingovernabile, per costringere Maduro a esitare, per indurlo a negoziare o a fuggire. Il piano, che dovrebbe portare in tempi brevi alla fine della cosiddetta dittatura del Venezuela, prevede che venga «incrementata l’instabilità interna, fino a un livello critico, intensificando la de-capitalizzazione del Paese, la fuga dei capitali esteri e favorendo il tracollo della moneta nazionale, applicando nuove misure inflazionistiche»’’ 3

In questo documento, di 11 pagine, ci si rivolge anche all’opposizione internazionale con l’obiettivo ‘’di provocare manifestazioni, disordini e insicurezza, saccheggi, furti e attentati, sequestro di battelli e altri mezzi di trasporto, mettendo così a repentaglio la sicurezza dei Paesi limitrofi». È utile anche «causare vittime, addossandone la responsabilità al governo, aumentare agli occhi del mondo le proporzioni della crisi umanitaria». Tutto questo richiede un uso corrente della menzogna’’ (Ibidem). L’obiettivo dello Stato profondo statunitense è la distruzione delle infrastrutture statali dell’aggredito: Washington non scatena più conflitti per esportare il proprio ‘’modello’’ socioeconomico, ma per gettare intere aeree geografiche nell’anarchia, una concezione dell’imperialismo, radicalmente diversa dalla colonizzazione britannica e dal sionismo israeliano, che il teorico neoconservatore David Horowitz definì ‘’guerra permanente’’. La creazione del Medio Oriente allargato e la distruzione (si parla di distruzione non di restaurazione conservatrice) del Bacino dei Caraibi rientrano nella medesima geopolitica dell’Impero, nonostante ciò la dottrina Rumsfeld/Cebrowski, con modalità differenti, potrebbe essere proiettata perfino nella ‘’sottomessa’’ Europa.

Deposto il dittatore di Haiti e fallito il golpe in Nicaragua, la CIA ha rilanciato la ‘’rivoluzione colorata’’ contro l’Havana (provocazioni analoghe sono previste contro la Bolivia): il Deep State (sistema di potere che si sovrappone alla borghesia tradizionale) non distingue più fra ‘’amici’’ ed ‘’avversari’’, ma persegue la distruzione di una porzione del pianeta. Infatuata dall’ideologia post-modernista e corrotta dai soldi a pioggia dell’USAID (come emerge da una recente inchiesta di The Grayzone 4) la sinistra liberale occidentale è un’avanguardia di questo progetto di dissezione neocoloniale: ‘’progressisti’’ (femministe, LGBT corrotti dai ‘’dem’’ statunitensi e gli “ultrarivoluzionari” della Sorbona), rapper ed artisti sono i catalizzatori della ‘’controrivoluzione culturale’’ contro il ‘’socialismo del ventunesimo secolo’’ (alleato strategico della Teologia della liberazione cristiana) e la cultura ancestrale del populismo indios. La lobby progressista (dal governo spagnolo di Pedro Sanchez alla ‘’sinistra zombie’’ italiana) è la cloaca dello Stato profondo ‘’americano-sionista’’: socialdemocratici a parole, devoti ai killer economici di Wall Street nei fatti.

1.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cuba_loppositore_yunior_garca_diserta_le_manifestazioni_del_15_novembre/42370_43878/

2.

http://aurorasito.altervista.org/?p=18707&fbclid=IwAR0e4Km2VFqysSvyoNyCSJxLDtMJmZcwRn4hxtGrxKsJS9lF3Y_pq8PmsJA

3.

https://www.voltairenet.org/article201129.html?fbclid=IwAR1vWGHk6n30eHoikx6nChJTp1DOUwhPUPQJ6MWGxFiKHotuntsju3NEb3Q

4.

https://thegrayzone.com/category/espanol/

Yunior García Aguilera, tra gli organizzatori della marcia del 15 novembre

Fonte foto: Il Manifesto (da Google)

 

 

 

 

 

2 commenti per “America Latina: i rivoluzionari faccia a faccia con la dottrina Rumsfeld/Cebrowski

  1. Federico Lovo
    16 novembre 2021 at 22:38

    un’altra area nel mirino di certe “strategie” è il Corno d’Africa, Sudan ed Etiopia in testa, Meyssan se ne sta occupando in questo periodo.

  2. Federico Lovo
    16 novembre 2021 at 22:44

    in America Latina Cuba, Nicaragua, Venezuela, Messico e Bolivia sono in una situazione che pare più “solida” (pare… sperando che in Bolivia mettano mano all’esercito), in Argentina e Perù la situazione è più difficile.

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