Il baricentro politico-economico si orienta verso l’Asia

 

Il baricentro politico-economico si orienta verso l’Asia. Ridimensionamento dell’Occidente.

Per i due saggisti statunitensi P. Baran e P. Sweezy, di orientamente marxista, “lo stato normale dell’economia nel capitalismo monopolistico è la stagnazione”1). Ciò appare evidente già negli anni ’70 ma è negli anni ’80 che si intravvedono segni decisamente negativi . “Negli anni ottanta e novanta l’economia Usa si mantiene sul 3 per cento, mentre quella UE scende a poco più del 2 per cento. Ma nel primo decennio (anzi dodicennio 2.000-2011 scendono ambedue all’1,5 per cento”2). Dati migliori in precedenza per gli States data la precoce finanziarizzazione dell’economia che proprio a causa della sua componente speculativa e tossica ha operato “come una sorta di motore ausiliario per la crescita data la debolezza del motore principale, l’investimento produttivo”3). Lezione imparata immediatamente dall’area UE che attualmente dispone di titoli finanziari di gran lunga superiore al PIL (la sola Deutsche Bank dispone di titoli – molti dei quali tossici – 4 volte il PIL tedesco).

La crisi del debito attuale che da parte dell’apparato politico-finanziario si vorrebbe interpretare come causata dagli alti salari, dalle eccessive spese nell’istruzione, nella sanità, nel welfare, è invece provocata ( solo per fare due esempi) dalle ingenti spese per il salvataggio delle banche (solo negli anni 2008-2011 4 trilioni di euro) e dalla impossibilità dello stato di ricorrrere alla BCE (regola UE) e costretto a rivolgersi al mercato.
La crisi- va detto- è chiaramente voluta dalle classi dirigenti per smantellare la sovranità degli stati e ridurre all’impotenza la volontà e la resistenza popolare. La crisi – precisa Luciano Gallino- “come modalità di governo delle persone”4)

Tenendo conto che sarà l’apparato politico-finanziario a governare l’Occidente, la stagnazione appare assicurata. Ci potranno essere ogni tanto dei picchi 5) ma nessun mutamento radicale. Il perché risulta evidente” Il surplus che non viene assorbito non può essere prodotto e di conseguenza lo stato normale…è la stagnazione” 6)
Come abbiamo riferito in precedenza, la finanziarizzazione è stato un strumento per svincolare dalla crisi produttiva, dall’eccesso di surplus,dato il sottoconsumo popolare: un rimedio terrificante che ha saputo creare tanti nuovi ricchi, catastrofi finanziarie pagate sempre dai settori medi e deboli. Un altro strumento non meno terrificante e che comunque non risolve la stagnazione di lungo periodo è il “Keynesismo militare”, la produzione di armi, la guerra (ingenuità o stoltezza di coloro che vogliono combattere la produzione di armi senza mettere in discussione il capitalismo che di quelle armi e della guerra ne ha bisogno per svincolare dalla crisi produttiva permanente).

Sulla crisi dell’Occidente si è avventata come una tigre la Cina che ha fatto un succulento shopping di imprese in fallimento o in gravi difficoltà finanziarie, investendo in aree che un tempo erano sotto controllo occidentale. Africa: prestiti a tassi inferiori rispetto alla concorrenza, acquisto di terreni per monoculture, concessioni per estrazioni minerarie, investimenti infrastrutturali; Canada, Islanda, Groelandia, Australia: miniere, petrolio, terre rare …Francia:viticultura…Peugeot Citroen (partecipazione)…Italia : Eni, Enel, Telecom Italia (partecipazione) 7)…e potrei continuare…

Nell’ultimo quindicennio la Cina è stata il motore dell’asfittica macchina capitalistica (mercato e bassi salari) e ne ha favorito indirettamente la creazione di una fantasiosa finanza costituita di titoli che vivono del loro stesso traffico e che gravano sull’economia reale in un rapporto di 40 ad uno 8), tanto che non pochi dell’elite finanziaria parlano apertamente di una possibile catastrofe finanziaria peggiore di quella del 2008/2009.
Allo stato attuale la Cina è qualcosa di più. E’ il principale attore in termini di investimenti e di progettualità produttiva, oltre che essere il maggior creditore degli States, superati tra l’altro in PIL, se calcolato in relazione al potere d’acquisto. Ricordo altri sorpassi dell’ex “Prima Donna”. Gli investimenti cinesi negli States hanno superato gli investimenti Usa in Cina: 38.000 di dollari in riserve di valuta estera contro i 2.800 dollari degli States.

Con una fitta rete di relazioni diplomatiche e sopratutto con allettanti proposte economiche e finanziarie ha saputo aggregare attorno a se gran parte del continente asiatico, intervenendo con sagacia nelle relazioni tra lo Zio Sam e Paesi asiatici, volgendole a proprio favore (vedi Myanmar) 9) oppure stemperando i contrasti (India e Pakistan entrambe ormai interessate alla Via della Seta e a corridoi energetici comuni), coinvolgendo Paesi un tempo assai distanti politicamente (Iran, Paesi asiatici ex sovietici, Filippine), alleggerendo le tensioni con il temibile vicino nemico, il Giappone), grazie ad un terzo invitato, l’abile Putin che lavorando per se 10) ha saputo offrire una sponda all’Impero Celeste. Un’Asia che aspira ad una reale indipendenza dall’egemonia occidentale (e in particolare statunitense) non ad un disaccordo o ad una inimicizia. Il mondo multipolare propugnato da Cina, Russia e India ha fatto strada e appare una proposta fatta proprio da gran parte del continente.

Alla BAII (Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali) primo azionista la Cina, secondo azionista l’India, hanno aderito prontamente le più grandi potenze europee (presente anche l’Italia).
Hanno fiutato le possibilità molto reali di grandi affari. Ma non arrivano nelle terre del Celeste Impero per colonizzare e saccheggiare come agli inizi del novecento. Arrivano per partecipare al banchetto allestito, organizzato e diretto innanzitutto dalla Cina e dall’India.
Grande propositore della BAII la Gran Bretagna che, come socio fondatore, ha invitato, tramite la Corona, i 53 Paesi del Commonwealth (di cui 16 sotto la Corona) ad aderire al progetto, con grande scorno degli USA che vedono cadere di interesse e di prestigio la loro banca asiatica. La Gran Bretagna, forse prima delle nazioni europee ha intuito dove sarà il centro del mondo nel ventunesimo secolo. Già prima della Brexit, aveva firmato un accordo con la Banca centrale della Cina per sviluppare il mercato dello yuan che costituirà per la City un formidabile trampolino di lancio per la penetrazione della moneta cinese e per una diffusione ancora più capillare della finanza anglosassone.
La Corona e i magnati del Regno auspicano grandi investimenti del Dragone nel Pacifico per risollevare le sorti dei Paesi del Commonwealth e per favorire più intense relazioni commerciali tra la “Madre patria” e le ex colonie. Ma sopratutto puntano, come i Paesi europei e la nazioni asiatiche, alla Cintura della via della seta.
Autostrade, ferrovia ad alta velocità da Chengdu nel sud della Cina, attraverso il Kazakistan, la Federazione russa, la Bielorussia fino a Rotterdam che, già principale porto europeo, godrà di un nuovo balzo in avanti. Questo l’asse principale. Naturalmente Chengdu e Rotterdam si apriranno in una vasta raggiera di direzioni. Il Presidente Xi Jinping, principale sostenitore del progetto, lavora già per una diramazione della Cintura in direzione del Medioriente e dei Balcani 11)
La via della seta non è solo un grandioso progetto infrastrutturale ma vuole anche essere un’occasione di crescita economica delle regioni che verranno attraversate come anche di quelle vicine. Un’alta velocità che percorrerà 8.000 km. in quindici giorni con cinque convogli alla settimana
Un’iniziativa di tale portata è stata resa possibile – è bene precisarlo – grazie al recupero seppure parziale di un’identità asiatica. Se la Cina è stata giudicata credibile nelle sue proposte diplomatiche ed economiche e privilegiata rispetto alla politica statunitense è dovuta al fatto che Paesi come Myanmar, Filippine, Vietnam si volgono sempre più verso un’area geopolitica che sentono come loro. La Cina ha saputo incendiare la prateria. E grande merito nell’opera di distensione e di relazioni cordiali va ascritto alla diplomazia russa e in particolare di Vladimir Putin (si pensi alla caduta delle tensioni con il Giappone e tra India e Pakistan di cui ha usufruito indirettamente la Cina).
Per di più l’idea di un mondo multipolare caldeggiato in Asia da Russia, India e Cina, di un sistema planetario in cui sia rispettata la sovranità delle nazioni e sopratutto il diritto internazionale in contrapposizione ad un mondo unipolare, in cui non è rispettata nè la sovranità nazionale nè il diritto internazionale, è accolta con maggior fervore dagli abitanti dell’Asia.
Naturalmente, a scanso di equivoci, ciò non significherebbe, se realizzato, il riscatto sociale immediato dei popoli dell’Asia e della Terra, ma solo una condizione più favorevole, senza un dominus assoluto, per le lotte di liberazione popolare contro l’oppressione, lo sfruttamento e la violenza delle guerre.

 

NOTE

1) P. Baran e P. Sweezy, Il capitale monopolistico. Saggio sulla struttura economica e sociale americana Torino 1966
2) Luciano Gallino, Il colpo di stato di banche e governi, Torino 2013
3) Luciano Gallino, op. cit.
4) Luciano Gallino, op. cit.
5)il Debitore come il miglior cliente delle banche. Da qui l’astuta “invenzione” delle carte di credito per risollevare il consumo e per alleviare le “sofferenze” bancarie. Vedi in proposito Zygmunt Bauman, Capitalismo parassitario Roma-Bari 2009
6) P. Baran e P. Sweezy, op. cit.
7) Vedi J. P. Cardenal e H. Araujo, Come la Cina sta conquistando l’Occidente Milano 2016
8) Luciano Gallino, op. cit.
9) Aung Saan Suu Kyi ministra degli esteri del Myanmar e “reale” Presidentessa era stata osannata dall’Occidente perché vedeva in lei una donna di cultura occidentale che avrebbe traghettato il suo Paese nelle braccia degli States. Ma non è stato così. Le sirene del capitale finanziario hanno fatto cilecca. Infatti, la donna che ha saputo instaurare solide relazioni diplomatiche,con immediate ricadute economiche, si è rivolta verso l’Asia (verso la Cina in particolare) come suo retroterra naturale per lo sviluppo del Myanmar
10) Vladimir Putin ha di recente incontrato a Vladivostok Abe Shinzo, primo ministro del Giappone che gli ha assicurato un piano di collaborazione economica e commerciale, infischiandosene delle sanzioni USA/UE e ha addirittura creato un ministero per la collaborazione con la Federazione russa. Rimane la disputa sulle isole Curili. L’avvicinamento alla Russia alleata della Cina comporta un allentamento delle tensioni con la Cina con la quale il Giappone, del resto, ha proficue relazioni commerciali
11) Vedi in proposito sulla Via della seta i tanti articoli da “Aurora” e da “Voltaire” almeno a partire dal 2014

da “Aurora” da ctvnews.ca

1 commento per “Il baricentro politico-economico si orienta verso l’Asia

  1. armando
    26 ottobre 2016 at 15:05

    Su Baran e Sweezy (quel saggio è molto datato) c’è disaccordo anche in area marxista, perché per loro il problema, detto in pillole, è la distribuzione del surplus e non il surplus stesso, il che implica un socialismo di un certo tipo che alcuni si rifiutano di chiamare socialismo. A parte questo, il destino si stagnazione delle economie occidentali è un altro buon motivo per spingere verso la guerra, gigantesca distruzione di risorse prima, e quindi di ripartenza poi. Non una bella prospettiva.

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