Biden, la poliziotta Harris e la “nuova” NATO coi tacchi a spillo

La prossima amministrazione Biden – Harris è stata colonizzata dallo Stato profondo fin dai primissimi giorni. Oltre un terzo della squadra di Biden proviene dal complesso militar-industriale, per la precisione si tratta di tre centri di potere: ‘’il Center for Strategic and International Studies (CSIS), il Center for a New American Security (CNAS) e la Rand Corporation – nonché da quattro società: General Dynamics, Raytheon, Northrop Grumman e Lockheed Martin’’ 1. Hanno sbagliato gli analisti internazionali – es. James Petras – che, con troppa enfasi, confidavano nel peso della ‘’fazione’’ socialdemocratica – svedese, non socialista – di Sanders e della Cortez: la natura sociale di un governo è caratterizzata, non dai votanti, ma dai finanziatori e dalla proiezione geopolitica. L’amministrazione Biden – Harris (su cui, a breve, avanzerò delle ipotesi riguardanti la politica estera) ha una proiezione globale fortemente antirussa, mentre in politica economica proseguirà con la transizione dal capitalismo digitale a quello digitale di quarta fase.

 

L’imperialismo ‘’dal volto umano ’’: Mosca e Damasco nel mirino?

Il neopresidente ha sintetizzato con un articolo pubblicato sulla rivista Foreign Affairs la propria Dottrina, il titolo è eloquente Perché l’America deve guidare di nuovo / Salvataggio della politica estera degli Stati uniti dopo Trump, Biden non nasconde le sue intenzioni contrassegnate da un disperato tentativo di rilanciare l’unilateralismo ‘’yankee’’ contro la transizione (oramai avviata) al Nuovo Ordine Tripolare (USA, Russia e Cina): «il presidente Trump ha sminuito, indebolito e abbandonato alleati e partner, e abdicato alla leadership americana, come presidente farò immediatamente passi per rinnovare le alleanze degli Stati uniti, e far sì che l’America, ancora una volta, guidi il mondo» 2. Manlio Dinucci ha pubblicato un eccellente articolo sulla Dottrina Biden dove rileva che:

1.

‘’Il primo passo sarà quello di rafforzare la Nato, che è «il cuore stesso della sicurezza nazionale degli Stati Uniti». A tal fine Biden farà gli «investimenti necessari» perché gli Stati uniti mantengano «la più potente forza militare del mondo» e, allo stesso tempo, farà in modo che «i nostri alleati Nato accrescano la loro spesa per la Difesa» secondo gli impegni già assunti con l’amministrazione Obama-Biden’’

2.

‘’Il secondo passo sarà convocare, nel primo anno di presidenza, un «Summit globale per la democrazia»: vi parteciperanno «le nazioni del mondo libero e le organizzazioni della società civile di tutto il mondo in prima linea nella difesa della democrazia». Il Summit deciderà una «azione collettiva contro le minacce globali». Anzitutto per «contrastare l’aggressione russa, mantenendo affilate le capacità militari dell’Alleanza e imponendo alla Russia reali costi per le sue violazioni delle norme internazionali»; allo stesso tempo, per «costruire un fronte unito contro le azioni offensive e le violazioni dei diritti umani da parte della Cina, che sta estendendo la sua portata globale»’’ (Ibidem)

 

Gli aspetti che caratterizzeranno la neo-amministrazione sono (1) il rilancio dell’alleanza tattica USA – Wahabismo nel tentativo – balcanizzando le nazioni panarabe – di destabilizzare la Federazione russa, (2) l’alleanza strategica coi neonazisti ucraino-bielorussi portando la terza guerra mondiale a pezzi nel cuore d’Europa, (3) l’allargamento della Nato nel Pacifico accerchiando militarmente la Repubblica Popolare Cinese. Mentre il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ed il capo del MOSSAD Yossi Cohen sono volati in Arabia Saudita, Australia e Giappone hanno firmato un Accordo di Accesso Reciproco (RAA) delle rispettive forze armate 3, l’accordo è stato negoziato nel quadro del processo costitutivo della Nato globale: la Nato vuole diventare (come primo passo) Alleanza atlantico – pacifica. La vicepresidente, Kamala Harris, potrebbe diventare il tramite di Netanyahu con i Fratelli Musulmani, riallacciandosi all’operato della sua madrina politica: “Killary” Clinton. L’Egitto è (nuovamente) a rischio destabilizzazione?

Il team Biden presenta Blinken Segretario di Stato e Sullivan alla Sicurezza Nazionale, è stato definito da un inviato di guerra esperto come Alberto Negri un ‘’team da incubo ’’: ‘’Il “dream team” di Biden rimanda ai peggiori incubi del Mediterraneo. I guai non finiscono con Trump’’ 4. Le biografie politiche di Blinken e Sullivan connotano la natura profondamente guerrafondaia del nuovo governo statunitense, il rilancio della concezione termonucleare del colonialismo propria del clan Clinton in continuità con l’amministrazione Bush. Trump è stato agghiacciante, ha assassinato il generale Soleimani ed annichilito la popolazione statunitense dinanzi all’emergenza sanitaria per Covid-19, ma i guai per alcune nazioni indipendenti come Siria, Russia e Venezuela potrebbero raddoppiarsi. Mosca e Damasco nel mirino.

La ‘’sinistra per Biden’’ indosserà l’elmetto applaudendo nuovi bombardamenti etici e rivoluzioni colorate in nome dell’egemonismo americano-sionista. Un cupo avvenire ci aspetta.

https://www.voltairenet.org/article211595.html

https://www.voltairenet.org/article211671.html

https://www.voltairenet.org/article211705.html

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-Alberto_Negri_-__blinken_Segretario_Di_Stato_Rimanda_Ai_Peggiori_Incubi_Del_Mediterraneo_/82_38340/

YouTrend on Twitter: "🇺🇸 Nell'Amministrazione #Biden entrano anche: 📌  John #Kerry, inviato speciale per il clima 📌 Alejandro #Mayorkas,  segretario della sicurezza interna 📌 Jake #Sullivan, consigliere per la  sicurezza nazionale 📌

 

6 commenti per “Biden, la poliziotta Harris e la “nuova” NATO coi tacchi a spillo

  1. Federico Lovo
    26 novembre 2020 at 16:35

    a questo punto direi che la vera questione è se la bestia ferita, sempre più aggressiva – in quanto disperata e marcia nel profondo . riuscirà a compattare tutto il blocco occidentale sui vari dossier, più alcuni governi reazionari ma con spazi di manovra autonomi, come India e Turchia. Nel caso di Erdogan – legato all’Ikhwan, tanto caro ai neo-liberal – è possibilissimo, male ha fatto Putin a dargli credito.

  2. Federico Lovo
    26 novembre 2020 at 18:11

    scusa, Stefano, non scrivo su questo sito per polemizzare contro “terze parti”, ma ti volevo chiedere se è solo una mia impressione o Fulvio Grimaldi ha veramente imboccato la via del (cripto)trumpismo. Non credo di esagerare mettendola in questi termini, mi pare che questo sedicente autore “comunista”, “antimperialista”… stia mandando parecchia acqua al mulino della propaganda dell’estrema destra americana. Non parliamo di un “signor nessuno”, ma di uno scrittore che – piaccia o meno – ha avuto un certo pubblico negli anni (non il sottoscritto, e direi che ci avevo visto bene).

  3. Stefano Zecchinelli
    26 novembre 2020 at 21:19

    Figurati Federico, nessuna polemica. Temo che Fulvio, che stimo tantissimo, abbia completamente sbagliato l’analisi sulla natura economica e sociale della Cina odierna, a questo errore ne è seguito un altro: l’aver sovrapposto alle categorie di ”imperialismo” ed ”anti-imperialismo” quelle di ”globalismo” ed ”isolazionismo”, fraintendendo alcune politiche economiche ed internazionali di Trump. Da un punto di vista teorico ho criticato Meyssan, ma la stessa critica si potrebbe estendere anche a Fulvio Grimaldi: il ”trumpismo” non è un male minore, ma soltanto un altro male. Ti dirò, credo anche che il concetto di male minore in politica serva a ben poco o, quanto meno, non ci aiuta a cambiare in meglio le cose. Trump non è assimilabile a Kennedy, semmai è un Nixon in camicia nera.

    • Federico Lovo
      27 novembre 2020 at 18:35

      va detto che Meyssan non ha mai rilanciato – almeno per quanto ho potuto vedere – certi luoghi comuni sulla Cina. Cmq, al di là dei singoli autori, quello che ho detto in questo periodo è che un “male minore” può anche essere individuato, o anche – e sarebbe meglio definirlo così, credo – un male più “utile”. Per me il male più utile era proprio Trump, ma non per questo ho mai riconosciuto a questo soggetto allucinante delle qualità politiche e morali che infatti – per quanto mi riguarda – sono totalmente inesistenti. Non so cosa tu intendi per “isolazionista” – forse un nazionalismo più autonomo da certe strutture sovranazionali e certe logiche “globali” dei neo-liberal – per me l’imperialismo di Trump ha lo stesso identico fine di quello clintoniano, ovvero l’egemonia del complesso economico e militare che comanda di fatto gli USA ed è di natura privata. Se uno poi si prende la briga di consultare i media cinesi, si potrebbe anche accorgere che certe linee politiche di Trump non verranno del tutto abbandonate, perché ormai considerate necessarie a diversi livelli negli USA – sia l’establishment che la società statunitensi – come per es. la necessità di disaccoppiare parzialmente le economie di USA e Cina.

  4. Stefano Zecchinelli
    27 novembre 2020 at 22:49

    Federico, in questa intervista alla Radio Iraniana ho spiegato le differenze fra ”clintonismo” ed Alt Right:

    https://parstoday.com/it/radio/programs-i230817-stefano_zecchinelli_ci_parla_degli_usa_dopo_dopo_le_elezioni_2020_(audio)

    Meyssan sulla Cina ha scritto alcuni articoli eccellenti.

    • Federico Lovo
      28 novembre 2020 at 20:34

      appena ascoltato, grazie.

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