Brasile: le sette evangeliche iniziano la ‘’guerra santa’’ contro i paesi BRICS

Il giornalista Glenn Greenwald ha svelato il complotto orchestrato dal Ministro della Giustizia brasiliano, Sergio Moro, e diversi procuratori che incarcerano, avvalendosi di prove artificiali fabbricate dalla CIA, l’ex presidente Lula, impedendogli di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018. Secondo Greenwald ‘’l’intento sarebbe stato quello di escludere Lula dalle presidenziali’’ 1, mentre per Haddad ‘’siamo di fronte al più grande scandalo della storia”. Una scandalo che riguarda tutto il mondo non globalizzato: la lobby evangelica vuole distruggere la sovranità dei paesi BRICS. Il Brasile è soltanto un ipotetico inizio. L’evangelismo (teologicamente e politicamente) va inquadrato in quanto ideologia pan-imperialista, che ben poco ha a che vedere con la religione.

Già nell’ottobre scorso, gran parte del giornalismo investigativo brasiliano è stato preso di mira dalle sette evangeliche, sostenitrici della svolta neoliberista. Un articolo di The Intercept Brasil, il canale diretto da Greenwald, fece notare come, soltanto nel 2018, il ‘’nazista di Brasilia’’ prese ben 23 provvedimenti censori, avvallato dai magnati evangelici, per eliminare notizie per lui “negative” le quali lo chiamavano direttamente in causa. Gran parte delle minacce provengono da R7, ‘’un’azienda collegata alla Chiesa universale del regno di Dio, proprietaria del secondo gruppo mediatico più potente del Brasile e guidata da Edir Macedo, uomo evangelico e miliardario che negli anni è stato coinvolto in diversi scandali finanziari e che ha affrontato accuse di traffico di minori’’ 2. La contraddizione principale riguarda il conflitto fra il centro-sinistra ‘’semi-nazionalista’’ e la mafia evangelica, una proiezione del colonialismo israeliano in America Latina. L’evangelismo è l’ideologia dell’imperialismo americano; si tratta della fazione oligarchica con maggiori inclinazioni neo-imperialiste, figlia dell’establishment cristiano-sionista, nemico giurato – oramai da oltre un secolo – della socialdemocrazia ‘’radicale’’.

Lo scontro fra Greenwald, amico personale di Edward Snowden, e Bolsonaro iniziò nel 2014, quando il neo-fantoccio di Trump lanciò degli epiteti ingiuriosi contro l’avvocato e giornalista statunitense, irridendolo per la sua omosessualità 3. Alle accuse di Bolsonaro, rispose Greenwald in persona:

“È stato in quel contesto che i giornalisti della macchina-Macedo hanno ampiamente iniziato a lamentarsi, da dietro un muro protettivo di anonimato, di essere stati trasformati da giornalisti a distributori-ostaggio di messaggi per un candidato largamente, e verosimilmente, visto come fascista. Ed è questo che ha consentito a The Intercept di denunciare i meccanismi interni di R7 e la forte pressione sotto cui si trovano i suoi giornalisti affinché alterino la verità e scrivano a favore di Bolsonaro e contro l’agitprop del PT.

Ma una cosa è che Macedo utilizzi la sua enorme ricchezza e il suo impero mediatico per eleggere un fascista, tutt’altra è che sfrutti e abusi quei media per intimidire, indagare e minacciare i giornalisti per il reato di aver denunciato Bolsonaro e i suoi organi di stampa. Una simile condotta è una seria minaccia per la stampa libera: è praticamente impossibile scrivere su Bolsonaro, se si è a conoscenza del fatto che l’infinita ricchezza di Macedo e i suoi potenti mezzi di comunicazione saranno usati per diffamare non solo i giornalisti responsabili, ma anche i membri delle loro famiglie’’

Il neo-eletto presidente utilizza metodi mafiosi tipici della tradizione di certe sette. Dopo le nuove rivelazioni di Greenwald cosa resta di legale nel ‘’governo’’ Bolsonaro? Una distaccata valutazione sugli elementi di diritto dovrebbe spingerci nel considerare il ‘’Trump carioca’’ un impostore.

 

La mafia evangelica contro l’America Latina

La fortuna degli evangelici sta nell’alleanza tattica fra la fazione ‘’cosmopolita’’ del capitalismo anglosassone (Soros) con l’estrema destra militarista USA (Bannon). Apparentemente contrapposti, questi due magnati del golpismo, si alleano tutte le volte che Washington deve far fronte contro un nemico geopolitico: Iran, “nazionalismo petroliero” e movimenti di liberazione nazionale (marxisti-leninisti; islamico-nazionalisti; patrioti sociali). Un altro aspetto importante è la convergenza di alcuni settori evangelici nell’ultra-destra nord-americana grazie alla mediazione dell’ideologo Richard Spencer; il White Power, suscitando lo scandalo della ‘’sinistra’’ liberale israeliana, si è trasformato in White Zionism. Adesso il sionismo non è più incompatibile con l’antisemitismo, ci troviamo davanti  ad una perversione politica tutta statunitense con buona pace degli scribacchini anglofili nostrani. La politica di Trump e Netanyahu (veri protettori di Bolsonaro), per certi versi, è un antisemitismo rovesciato.

Il sistema di potere neo-protestante negli Stati Uniti è ben rappresentato dal magnate, ultra-sionista ed anti-immigrati, Sheldon Adelson. Sionista religioso legato alla mafia russo-israeliana, questo squalo del gioco d’azzardo finanzia, da diversi anni, il colonialismo d’insediamento nella Palestina storica in spregio alle (moderate) Risoluzioni ONU. Nello stesso tempo, ha più volte ribadito la compatibilità del capitalismo casinò con lo Stato etnico ‘’modello’’, a suon di pogrom, dei coloni (abusivi) israeliani.

L’obiettivo politico degli evangelici implica (1) la rottura coi paesi BRICS e (2) l’alleanza strategica col ‘’trumpismo’’ militarizzato. Scrive l’analista Alfredo Jalife-Rahme:

L’autore cileno Miguel Torres ha commentato “il pericolo delle chiese evangeliche nella politica latinoamericana” che praticamente equipara con il neoliberismo, il quale può essere molto polemico e a mio giudizio, è molto più profondo quando i legami dell’evangelico Bolsonaro con Israele ripetono il fenomeno della Santa Alleanza tra un settore e una setta dei fondamentalisti evangelici degli USA che si sono alleati con i precetti suprematisti e dell’apartheid di israele che ostentano i denominati “cristiani sionisti” 4.

L’anti-imperialismo (quindi il patriottismo di classe), con gli attuali rapporti di forza su scala internazionale, diventa anche un anti-evangelismo. La mafia neo-protestante rappresenta, insieme ai sionisti religiosi di Tel Aviv, la punta della piramide capitalista mondiale. Sheldon Adelson: capitalismo casinò (neoliberismo) e Stato etnico (neonazismo). Donald Trump promuove mostri politici.

 

https://www.globalist.it/world/2019/06/11/in-brasile-e-scandalo-per-la-chat-tra-procuratori-e-ministro-della-giustizia-lula-vittima-di-complotto-2042704.html

 

https://it.globalvoices.org/2018/11/i-giornalisti-brasiliani-hanno-subito-attacchi-hacker-doxing-e-altre-minacce-durante-le-elezioni-presidenziali/

 

https://theintercept.com/2018/10/20/no-novo-brasil-do-bolsonaro-o-imperio-midiatico-do-bilionario-edir-macedo-e-usado-para-investigar-e-tentar-intimidar-jornalistas-inclusive-the-intercept/

 

https://verainformazionerealtime.blogspot.com/2019/01/bolsonaro-e-levangelismo-brasiliano-al.html

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6 commenti per “Brasile: le sette evangeliche iniziano la ‘’guerra santa’’ contro i paesi BRICS

  1. Federico Lovo
    26 giugno 2019 at 14:58

    Speriamo che Bolsonaro sia solo una parentesi. E speriamo anche che la sinistra brasiliana colga l’occasione per allontanarsi da opacità e liberalismo economico. La reazione a Bolsonaro e ai suoi squallidi protettori può facilitare questo processo, o per lo meno me lo auguro.

    • Silvio andreucci
      27 giugno 2019 at 18:24

      Bolsonaro é assolutamente impresentabile, è uno pseudo sovranista al servizio degli Yankee e dei sionisti,ruolo che avrebbe di fatto ricoperto anche guaido in Venezuela se fosse andato a buon fine il suo sciagurato colpo di stato.quel che mi lascia perplesso è definirlo un fascista.in che senso bolsonaro sarebbe un “fascista”?a mio giudizio,se ad esempio si definisce “fascismo” il peronismo,allora bolsonaro non hanulla a che vedere con questa “forma”di fascismo perché le politiche sociali lungimiranti di Peron sono l esatto opposto del neoliberismo sfrenato di un bolsonaro

      • Federico Lovo
        27 giugno 2019 at 21:33

        il termine fascista viene usato spesso in America Latina in senso dispregiativo. Credo anch’io che occorrerebbero altri termini, nel caso di Bolsonaro forse ci sono tendenze neonaziste per ciò che attiene il suo approccio discriminatorio oltre che reazionario. Riguardo a Peron, ho un opinione positiva per i suoi primi governi – anni ’40 e ’50 -, fase che lui indicava col termine “socialismo nazionale”. La seconda esperienza fu abbastanza negativa, oltre che breve, un vecchio leader ostaggio di ambienti conservatori – anni ’70 – addirittura in guerra coi Montoneros !

        • Silvio andreucci
          28 giugno 2019 at 14:34

          Ti ringrazio,la tua analisi mi ha aiutato ad approfondire di più la figura di Peron, senza dubbio è preferibile il primo Peron

      • Enrico
        28 giugno 2019 at 10:41

        Il.fascismo non ha.mai avuto.una teoria economica coerente. Il.primo fascismo.fu liberista, sarà solo con la crisi del 29 che le cose cambiarono, come del resto anche in paesi a democrazia liberale come gli usa (new deal).

        • Silvio andreucci
          28 giugno 2019 at 14:40

          Assolutamente d’accordo con te,il fascismo fu liberista almeno fino al 1929 e lo stesso Giovanni Gentile ministro dell istruzione definì il fascismo compimento del Risorgimento liberale.ila terza via corporativista di Bottai, bombacci fu successiva e evedeva un aggiornamento dirigismo statale e una soluzione interclassista per saldare insieme interessi di padroni e operai

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