Chi era Qassem Soleimani

‘’Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili’’ (Bertolt Brecht, In morte di Lenin)

 

Lo scrittore socialista Bertolt Brecht era solito ripetere ‘’Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili’’. Qasem Soleimani, assassinato pochi giorni fa, rientra senza ombra di dubbio fra questi ultimi. Vediamo quali sono i meriti militari di chi, a detta degli esperti, era un autentico genio nelle tecniche di guerriglia e controguerriglia. Certamente, il de-costruttore della Dottrina Rumsfeld – Cebrowski, basata sulla caos creativo, una diavoleria messa a punto da coloro che vorrebbero annichilire una porzione importante del pianeta.

Il leader degli Hezbollah libanesi, Hassan Nasrallah, con un discorso lungimirante, ha inquadrato le cause del suo assassinio: ‘’Nasrallah racconta come gli Stati Uniti abbiano individuato il ruolo strategico di Soleimani in ogni campo di battaglia: Gaza, Libano, Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan, Iran. Racconta come Israele considerasse Soleimani una “minaccia esistenziale”, ma “non abbia mai osato ucciderlo. Avrebbe potuto ucciderlo in Siria, dove i suoi movimenti erano pubblici” 1. Stiamo parlando di una operazione psicologica volta ad indebolire l’Asse della Resistenza, ma secondo il giornalista Pepe Escobar: ‘A vario titolo, Soleimani potrà essere ricordato come il Che Guevara persiano del 21 ° secolo: gli Statunitensi hanno fatto in modo che si trasformasse nel Che della Resistenza musulmana’’. La domanda è duplice: che cos’è la Dottrina Rumsfeld – Cebrowski ed in che maniera Soleimani l’ha distrutta?

 

Qasem Soleimani: l’architetto della Resistenza imperialista

Il giornalista Thierry Meyssan, in Europa, è stato il primo ad inquadrare la strategia del Pentagono dopo i fatti dell’11 settembre 2001 ossia a seguito del golpe dei neoconservatori contro potere politico statunitense. La cupola neocon proiettò, anacronisticamente, il concetto di caos nel ventunesimo secolo pianificando la divisione del mondo: ‘’L’imperialismo ha bisogno di dividere il mondo in due: da un lato, una zona stabile che gode dei benefici del sistema, dall’altro un caos spaventoso in cui nessuno più pensa a resistere, ma unicamente a sopravvivere; una zona in cui le multinazionali possano estrarre le materie prime di cui hanno bisogno senza rendere conto ad alcuno’’ 2. Il filosofo Leo Strauss formò l’estrema destra USA ed imbastardì la ‘’sinistra’’, contribuendo a formare intellettuali guerrafondai (Kissinger, Luttwak, Horowitz). Domanda: nel conflitto siriano (in realtà una aggressione imperialista contro uno Stato pluralista e sovrano), come ha reagito Soleimani al piano del Pentagono (seguo la documentazione della Rete Voltaire)?

  • Prima di tutto ha escluso qualsiasi repressione della maggioranza sunnita inquadrando, politicamente, i cittadini in milizie di volontari. Nel corso degli anni (2011 – ’20) la Siria si è rafforzata: la borghesia, fuggita all’estero, perse qualsiasi diritto proprietario sugli antichi possedimenti, mentre le classi popolari – al di là delle differenze religiose – appoggiarono il Partito Ba’th.
  • Di comune accordo con la Guida Suprema Khamenei e col Presidente Bashar al-Assad, impedì, fin dai primissimi mesi del conflitto, la fitna, decifrando lo scontro (reale) fra sciismo rivoluzionario e fondamentalismo sunnita come conflitto politico; da un lato i Resistenti, dall’altra i collaborazionisti dell’occidente. Una parte importante del mondo arabo, non cadde nella trappola dei neoconservatori prendendo le distanze dai predicatori.
  • I Guardiani della Rivoluzione e l’Esercito siriano si sono concentrati nella ‘’Siria utile’’ (così la chiama Meyssan), schiacciando i wahabiti nel deserto. Soleimani, conquistando delle posizioni logisticamente strategiche, ha tessuto una rete di guerriglieri funzionale ad annichilire militarmente le bande armate, spietate, ma fra di loro sconnesse.

Il generale Qasem Soleimani, profondo conoscitore dell’esperienza dei movimenti di liberazione nazionale (socialisti, islamici, patriottici, ecc …) ha dimostrato come un esercito di volontari auto-elabora strategie difensive di gran lunga più efficaci rispetto agli eserciti professionali composti da mercenari. Gli USA non hanno nessuna possibilità di piegare la fortezza iraniana.

 

Teheran ha già vinto?

L’attacco missilistico contro due basi USA nel nord dell’Iraq (Teheran, seguendo le procedure internazionali, aveva prontamente avvisato le autorità irachene) ha messo Washington innanzi ai suoi limiti; il sistema anti-missilistico nord-americano fa acqua da tutte le parti. La Resistenza sciita, qualora decidesse di affondare i colpi, potrebbe seriamente danneggiare l’imperialismo americano-sionista imponendosi, non soltanto come potenza regionale (cosa che già è), ma come alternativa di governo. Trump ha perso, passerà alla storia in quanto bifolco al servizio di lobby occulte di cui forse nemmeno lui conosce l’esistenza.

Il Pentagono non ripiegherà sulla guerra convenzionale di terza generazione, gli strateghi statunitensi sanno benissimo che ne uscirebbero con le ossa rotta, di conseguenza le opzioni secondo l’analista Michel Chossudovsky sono queste:

‘’Siamo comunque ad un bivio pericoloso. Altre forme diaboliche di intervento militare diretto contro l’Iran sono attualmente al vaglio del Pentagono. Queste includono:

  • varie forme di “guerra limitata,” vale a dire attacchi missilistici mirati,
    • supporto americano ed alleato ai gruppi paramilitari terroristici,
    • le cosiddette “operazioni a pugno sul naso” (compreso l’uso di armi nucleari tattiche),
    • atti di destabilizzazione politica e rivoluzioni colorate,
    • attacchi false flag e minacce militari,
    • sabotaggio, confisca di attività finanziarie, sanzioni economiche a tutto campo,
    • guerra elettromagnetica e climatica, tecniche di modificazione ambientale (ENMOD),
    • guerra cibernetica,
    • guerra chimica e biologica’’ 3

 

Il genio militare di Qasem Soleimani ha messo l’Asse della Resistenza nelle condizioni di respingere gran parte delle ‘’guerre’’ sopra elencate. Washington predilige le ‘’trame’’ all’aggressione diretta, l’esercito è fradicio, i marines drogati, ciononostante la CIA non conosce limite. L’intelligence USA (CIA e FBI) è il male politico del nostro tempo. Rimuovere quest’aspetto della questione significa, arrivati a questo punto, capire una minima parte del problema: poco, forse nulla.

L’UE, ala (in)civile della Nato, tace acconsentendo ai crimini dello Stato profondo USA, ma il mondo musulmano (Arabia Saudita e stati satelliti a parte) si sta ricompattando attorno ad uno stato, l’Iran, capace di fungere da bastione delle Resistenze antimperialiste. Chi sarà, qualora scoppiasse un conflitto, il partner mediorientale del ‘’nostro’’ declinante occidente? La risposta è semplice, l’Arabia Saudita. L’UE si trasformerà in una valletta wahabita? Le premesse, con governanti tanto pavidi, ci sono tutte.

https://www.ossin.org/iran/2599-la-chiusura-dello-stretto-di-hormuz-e-la-vera-atomica-iraniana

https://www.voltairenet.org/article197505.html

https://comedonchisciotte.org/una-grande-guerra-convenzionale-contro-liran-e-impossibile-ce-crisi-allinterno-della-struttura-di-comando-degli-stati-uniti/

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Fonte foto: Avvenire (da Google)

 

2 commenti per “Chi era Qassem Soleimani

  1. giulio larosa
    10 gennaio 2020 at 13:28

    il problema delle serpi wahabite e’ grande specie all’ interno dell’ EU e dell’Italia in particolare. Sono un amico dei mussulmani, ho letto il corano, parlo arabo, ho lavorato in Siria e ho perfino abitato in Egitto, quindi non ho alcun problema con loro e soprattutto condivido molti valori con loro. Mi sento un Baathista anche io. Eppure da circa cinque anni mi capita spesso di doverni scontrare anche duramente con autentiche bestie, sub uomini ridotti al settarismo piu’ idiota, pronti alla violenza non solo verbale e incapaci di capire anche i concetti piu’ elementari. Non sono ignoranti soltanto ma anche persone colte, alcuni sono palestinesi, come un professore che ho conosciuto. Li accumuna l’essere seguaci della fratellanza mussulmana o della sua variante ancora piu’ tradritrice e idiota, quella wahabita. La piccola moschea vicino casa mia, ad esempio e’ un covo di questi animali, dove i sacerdoti sono tutti al libro paga dei sauditi e insegnano l’odio assoluto verso gli altri mussulmani in primis e verso l’asse della resistenza. E’ fondamentale prendere contatti e cercare di aiutare la parte che non e’ entrata nelle grinfie di questi preti wahabiti anche perche’ sono utilissimi ai nemici come i salvini e lordure simili in quanto sono proprio i mussulmani odiosi di cui i leghisti cianciano quando se la prendono genericamente con l’ islam.

    • Marcus
      11 gennaio 2020 at 18:35

      La penetrazione wahabita nelle moschee europee grazie ai dollari sauditi e qatarioti è un problema, come ci insegna il caso balcanico. Sarebbe opportuno bloccare il flusso di donazioni interessate che arrivano da quei paesi alle comunità musulmane nostrane, Dio solo sa cosa viene chiesto in cambio di quei soldi.
      Su Palestinesi e arabi: avendo avuto la (s)fortuna di vivere per un anno a Gerusalemme Est, mi ha molto colpito la fibra morale dei palestinesi, ed il senso di attaccamento al genere umano che mostravano, il senso di fratellanza ed accoglienza verso gli stranieri, musulmani e non. Certo, esso non valeva nei confronti degli israeliani, ma ciò è colpa di quest’ultimi. (Tra parentesi: gli israeliani come popolo avrebbero anche parecchie qualità positive ed ammirevoli, per cui è un peccato che siano così clamorosamente dalla parte del torto)
      Subito dopo mi trasferii in Francia: anche lì pieno di arabi, anche loro con bei valori arcaici purtroppo in declino in Occidente (famiglia, ospitalità, onore), eppure sempre pronti a far distinguo tra loro, sempre pronti a dividere il mondo tra musulmani e non, tra sciiti e sunniti, tra algerini marocchini o tunisini.
      Sempre pronti a dare addosso agli altri o l’uno con l’altro. Non trovai quel senso di unità che vidi nei palestinesi, sebbene questi vivano in un contesto estremamente ostile e difficile.

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