Donald Trump e il partito degli ahmadinejadisti

Donald Trump è disposto ad allearsi tatticamente col partito di Ahmadinejad pur di prendersi la sua rivincita sullo Stato profondo? Secondo Thierry Meyssan il primo a pagarne le spese sarebbe l’Impero britannico, da decenni a brandelli.

La pirateria britannica e l’escalation delle tensioni militari nel Golfo Persico hanno provocato un rilancio della politica antimperialista persiana dell’epoca di Mossadeq e rifatta propria, con un involucro politico di gran lunga differente, dalla Repubblica Islamica.
L’imperialismo inglese, calpestando il diritto internazionale, si comporta come un vero boss mafioso della geopolitica mondiale: ‘’Come al tempo di Mossadeq, la produzione petrolifera iraniana è crollata sotto le minacce occidentali. Allora come oggi la Royal Navy ha sequestrato una petroliera iraniana: a luglio 1952 la Rose Mary, a luglio 2019 la Grace I, a Gibilterra. Come sempre, i britannici pretendono di essere dalla parte del diritto, ma non sono altro che arroganti. Al tempo di Mossadeq accusavano l’Iran di esportare petrolio, che ritenevano rubato perché non riconoscevano la nazionalizzazione dell’OIAC; oggi lo accusano di violare le sanzioni europee, ossia quelle sanzioni che, esse sì, violano il diritto internazionale’’ 1. La possibile trasformazione dei rapporti internazionali ruota attorno a due questioni:
– La sconfitta dell’imperialismo britannico e della fazione ‘’cosmopolita’’ dell’imperialismo USA.
– Il rilancio della Rivoluzione degli Oppressi dell’Imam Khomeini. Lo Stato israeliano, di fronte alla sconfitta dell’oligarchia capitalista mondiale, dovrà abbandonare il sionismo accettando una decolonizzazione democratica.
Secondo Thierry Meyssan, l’amministrazione Trump e Teheran potrebbero arrivare ad un momentaneo ‘’cessate il fuoco’’ molto simile all’asse (apparente) Washington – Mosca del 1957; fermando gli imperialismi israeliano ed anglo-francese, in accordo con Mosca, gli USA misero fine alla crisi di Suez demolendo l’Impero coloniale britannico. Scrive Meyssan: ‘’Si potrebbe aprire un varco intermedio. Londra e Washington, che nel 1952 erano alleati, divennero progressivamente rivali: nel 1957, con la crisi di Suez, gli Stati Uniti s’impadronirono di parte dell’Impero britannico. All’epoca Washington partecipò ai negoziati britannici con Gamal Abdel Nasser; assistette all’avvicinamento dei francesi a inglesi e israeliani, però entrò in azione solo quando questi lanciarono la loro irrimediabile spedizione. Oggi gli Stati Uniti sono altrettanto distanti dal Regno Unito e potrebbero approfittare di un passo falso di Londra per “salvare la pace”, estromettendola dal Golfo. I consiglieri britannici sono presenti in Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Oman e Qatar’’ (Ibidem). Gli attriti all’interno dell’ordine neo-borghese permangono, ma la sconfitta della dottrina neo-conservatrice non può che rappresentare un passo in avanti per il conseguimento della pace.
Le linee interne alla classe dominante USA sono due:
– La prima: ‘’distruggere le strutture statali, come fu fatto in Afghanistan, Iraq e Libia, e come si tentò di fare in Siria: la strategia Rumsfeld/Cebrowski’’ (cit. Thierry Meyssan)
– La guerra commerciale contro il nascente blocco egemonico euroasiatico. La Dottrina Trump si basa sulla sovrapposizione degli affari alla guerra.
Il presidente Trump sbaglia nel credere che l’economia capitalistica possa integrare comunità politicamente avverse (come gli israeliani storici colonizzatori coi palestinesi) ma, al di là dei suoi errori teorici, persegue una linea diplomatica morbida rispetto all’amministrazione Obama. I ‘’democratici’’, in linea col genocida Bush, hanno contribuito, con grande cinismo, alla distruzione pianificata del mondo non globalizzato.
Per rompere col vecchio mondo unipolare, Meyssan ha ipotizzato un inverosimile appoggio da parte di Donald Trump al partito degli ahmadinejadisti. Leggiamo:

‘’Quando, a dicembre 2007, iniziarono le manifestazioni, il governo Rohani accusò Ahmadinejad di esserne responsabile. A marzo 2018 l’ex presidente consumò la rottura con la Guida della Rivoluzione rivelando che il suo ufficio aveva sottratto 80 miliardi di rial a fondazioni caritative e religiose [9]. Due settimane prima dell’annuncio di Pompeo, Ahmadinejad, benché agli arresti domiciliari, chiese le dimissioni del presidente Rohani [10].
Tutto quindi fa pensare che, se l’amministrazione Obama sosteneva Rohani, quella di Trump sostiene invece il partito di Ahmadinejad, così come accadde che il presidente Carter e il suo consigliere Brzezinski lanciarono l’operazione Eagle Claw contro la Rivoluzione, mentre il presidente Reagan sostenne l’imam Khomeini (October surprise)’’ 2

L’analisi di Thierry Meyssan è decisamente ottimista. Trump è il classico ‘’uomo di stato’’ americanocentrico. Non gli interessa il mondo unipolare sul versante militare (forse perché teme lo Stato profondo), ma rivendica il primato yankee nell’economia globale. Gli ahmadinejadisti, sostenitori di una sorta di “misticismo terzomondista”, da decenni avversano questa ideologia considerata un retaggio del colonialismo anglosassone.
Ahmadinejad condivide la critica di Trump al sistema imperialista Clinton – Obama, per entrambi “il sistema politico e la struttura elettorale degli Stati Uniti sono corrotti”. Ciononostante, la visione del mondo dello statista persiano è inconciliabile con quella dei jacksoniani: ‘’Ahmadinejad ha ricordato che circa un milione di persone di origine iraniana vivono negli Stati Uniti, quindi le politiche di quel paese devono “valutare il rispetto per la diversità dei popoli e delle razze’’’’ 3. Si tratterebbe di un dialogo difficile, per quanto ‘’mortifero’’ nei confronti dello Stato profondo USA e la borghesia del bazar iraniana.
Gli ahmadinejadisti sono malvisti dalla fazione antimperialista islamica di Khamenei la quale, differenziandosi dal bazar, gli contende il sostegno di gran parte del proletariato persiano. Il bazar è tagliato fuori, lo scontro (per nulla apparente) è fra questi due schieramenti. La dura legge dei rapporti di forza – nazionali ed internazionali – potrebbe riservarci delle sorprese accelerando la sconfitta del fradicio Impero britannico; movimenti ‘’eclissati’’ ritroverebbero spazio nell’agone della guerra inter-capitalista. La de-globalizzazione radicale (fondamentale anche per la ripresa del conflitto di classe) avrebbe finalmente inizio.
https://www.voltairenet.org/article207098.html
https://www.voltairenet.org/article202518.html
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lettera_di_ahmadinejad_a_trump_lingerenza_continua_degli_usa_ha_portato_guerra_divisione_e_morte/82_19120/

IRAN_-_khamenei_elezioni
Fonte foto: AsiaNews (da Google)

1 commento per “Donald Trump e il partito degli ahmadinejadisti

  1. Federico Lovo
    26 luglio 2019 at 2:02

    Carissimo Stefano, letto il tuo articolo, con interesse come sempre. Ti chiedo: cosa prevarrà nel prossimo futuro politico iraniano? La fazione di Khamenei può essere considerata in vantaggio sulle altre ? Ed un personaggio come Qassem Soleimani – forse più saggio di altri sul lato geopolitico, se non altro per “deformazione professionale” – come si posiziona secondo te ?

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