Gli ultimi scontri nel Karabakh sono stati pianificati da USA e Israele

Gli scontri fra Armenia ed Azerbaigian nel Caucaso meridionale, con tutta probabilità, sono stati pianificati dalla NATO con l’obiettivo di accelerare l’offensiva del complesso militare-industriale in Ucraina distraendo la Federazione Russa: l’UE, messa in ginocchio dagli straussiani, è diventata una immensa industria d’armi per conto degli Stati Uniti, quindi il Pentagono, rilanciando la dottrina dell’Arco della crisi, sta cercando di aprire un nuovo fronte bellico anti-russo.

 

Le conseguenze geopolitiche dell’Operazione speciale azera

Come pochi analisti hanno notato, Armenia ed Azerbaigian praticano entrambe la cosiddetta ‘’geopolitica del serpente’’ proponendosi come partner inaffidabili (militarmente) per la NATO e (economicamente) per Russia e Cina:

  • Dal punto di vista armeno (riprendendo l’analisi di Andrew Korybko 1), Baku spalleggiata da Israele e Turchia ha cercato di rioccupare il territorio del Karabakh sfruttando la ritirata tattica delle forze speciali russe in alcuni territori ucraini.
  • Dal punto di vista azero, Yerevan è un alleato tattico degli Stati Uniti. Il governo pro-USA armeno, dopo la visita a luglio del capo della CIA, Burns, avrebbe violato per primo il ‘’cessate il fuoco’’ rifiutandosi di ritirare le proprie milizie armate, una guerriglia considerata da Baku ‘’terrorista’’ e da Yerevan patriottica. L’obiettivo sarebbe tutto a vantaggio di Washington: impantanare la Russia in un ‘’fronte meridionale’’.

Baku e Yerevan, pur rientrando nei progetti bellici del Pentagono (laboratori P4, ‘’rivoluzioni colorate’’, narcotraffico e vendita d’armi), mantengono un piede nell’Unione Euroasiatica traendo vantaggio dagli investimenti cinesi, nonostante ciò l’Azerbaigian non ha incassato l’appoggio diplomatico iraniano, nazione chiave nella SCO e baluardo dell’Islam nazionale (cosa diversa dall’Islam politico).

L’Operazione speciale azera, a differenza dell’Operazione Z, non è legittimata da nessun pericolo per Baku, al contrario viola la cooperazione militare russo-azera concordata a giugno del 2021 con l’accordo di Shusha, riposizionando la nazione islamica-sciita nello scacchiere geopolitico come pedina (per quanto pronta a cambiare casacca) di Washington. Entrambe le scelte sono peggiori.

L’analista strategico Andrew Korybko ritiene che gli USA stiano rilanciando (non senza difficoltà) la dottrina del caos, seminando micro-conflitti artificiali ai confini di Russia e Cina:

‘’In realtà, l’Occidente probabilmente si sta comportando nel modo più strategicamente opportunistico possibile, dal momento che i suoi leader probabilmente hanno calcolato che qualsiasi scoppio di violenza lungo la periferia della Russia è vantaggioso per i loro interessi più ampi di dividere l’attenzione militare di Mosca. Gli Stati Uniti celebrerebbero in silenzio un conflitto più ampio nel Caucaso meridionale, indipendentemente da ciò che dicono pubblicamente al contrario, poiché tale sviluppo potrebbe distrarre la Russia dall’Ucraina. Nel peggiore dei casi, potrebbe essere costretta a inviare più truppe ai suoi alleati di difesa reciproca in Armenia in modo da preservare l’integrità della ragion d’essere della CSTO, limitando così le riserve che potrebbe inviare in Ucraina e quindi indebolendo la sua posizione qui.’’ 2

L’integrazione economica di Pakistan e Turchia nella SCO potrebbe rappresentare la svolta/pacificazione: Ankara, vero ago della bilancia nella politica internazionale, accetterà le condizioni di Mosca in cambio della protezione euroasiatica davanti al rilancio della ‘’guerra eterna’’? Erdogan, una pedina della NATO nel mirino di Washington, qualora la dottrina dell’Arco della crisi dovesse allargarsi, dovrà far fronte ad una scelta esistenziale: venire travolto dalla dissezione neocoloniale USA oppure dismettere il progetto neo-ottomano trasformando la Turchia nella porta d’ingresso dell’Eurasia. Una cosa è sicura: Turchia, Azerbaigian ed Armenia, danneggiando gli interessi russi, con tutta probabilità perché aizzati dalla CIA, accelerano la loro fine in quanto stati nazionali. La diplomazia, senza lotta di classe (non dimentichiamoci che in Turchia i partiti comunisti hanno seri problemi di agibilità politica) è (quasi sempre) insufficiente.

Mosca ha ragione: l’aggressore, nel Caucaso meridionale, è una pedina della ‘’guerra ibrida’’ statunitense e, come tale, verrà trattato.

https://www.marx21.it/internazionale/gli-ultimi-scontri-nel-caucaso-meridionale-sono-programmati-per-sfruttare-la-battuta-darresto-della-russia-nella-regione-di-kharkov/

https://www.ambienteweb.org/2022/09/14/una-analisi-della-operazione-militare-speciale-dellazerbaigian-contro-larmenia/?fbclid=IwAR1uuI6jwCkW9XldjCvVVAyy2ryyDPN2s9MxZJ7Tu1KCP5JeTn-6E_ROC1w

Scontri al confine con l'Azerbaigian, l'Armenia chiede aiuto alla Russia. I  media: accordo per il Cessate il fuoco - Il video - Open

Fonte foto: da Google

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