Il PKK deve chiarire la sua posizione

La sinistra occidentale ha appoggiato acriticamente il PKK – Partito del lavoratori del Kurdistan – e il suo ramo siriano: il YPG. Per mesi abbiamo visto le bandiere palestinesi, durante varie iniziative politiche, sventolare insieme a quelle della sinistra curda, eppure tale entusiasmo potrebbe rivelarsi immotivato. In pochi, infatti, anche e soprattutto nella sinistra occidentale, si sono premurati di analizzare la strategia che effettivamente il PKK e il YPG stanno portando avanti nello scacchiere mediorientale. In questo modo si rischia di assumere una posizione di tipo ideologico ma priva di fondamento politico.
Ho preferito seguire un altro metodo, quello cioè di consultare e verificare le fonti, in particolare quelle turche e palestinesi, per cercare di chiarire il reale rapporto che intercorre fra il PKK e il YPG con le altre forze antimperialistiche presenti in quell’area. Questo lavoro ha portato a degli esiti diversi rispetto a quelle che sono le convinzioni più o meno diffuse dei giornalisti e dei militanti della sinistra europea e occidentale. Il PKK viene considerato dalla gran parte della sinistra turca come un’ organizzazione separatista con addirittura delle venature razziste al proprio interno. Parole forti, che possono non piacere, ma questo è ciò che emerge da questo lavoro.
Nel 2014, il Partito comunista turco (di recente diviso in due tronconi), ha definito il PKK come una forza politica nazionalista che sta negoziando una soluzione politica con Erdogan, e il mancato appoggio dei curdi alla rivolta di Gezi Park – secondo i comunisti turchi – sarebbe la prova di ciò.
Nel marzo del 2015 la CIA ha creato il The Sirian Democratic Force, una replica dell’Esercito Libero Siriano, il quale include anche le milizie dell’YPG. Le milizie curde si sono rivoltate contro la Siria baathista iniziando la curdizzazione del Nord del paese. Thierry Meyssan, giornalista antimperialista che aveva sostenuto l’organizzazione di Ocalan (da lui definita, erroneamente, filorussa) sembra aver rivisitato le sue posizioni. Leggiamo:
‘’L’YPG che, fino al mese scorso, ha ricevuto le sue armi e i suoi soldi da Damasco, si è rivoltato contro la Repubblica araba siriana. I suoi miliziani invadono i villaggi conquistati, espellono gli insegnanti e decretano la curdizzazione forzata delle scuole. Il curdo, che era parlato e insegnato a scuola, diviene la lingua unica e obbligatoria. Le milizie della Repubblica araba siriana, compresi gli Assiri, sono ridotti a difendere le loro scuole armi in pugno contro i loro compatrioti curdi’’.
( Fonte: http://www.voltairenet.org/article189147.html )
La Rete Voltaire ci fornisce anche la copia di un documento, per la precisione un decreto, in cui si sostiene la costruzione di uno Stato etnico a scapito del governo di Damasco ( Fonte: http://www.voltairenet.org/IMG/pdf/_Kurdistan_-3.pdf ). A vantaggio di chi? I giornalisti della Rete Voltaire non hanno dubbi: degli Usa ma soprattutto di Israele.
Nel 2013 gli Usa hanno ridisegnato la regione: la costituzione di un Kurdistan indipendente e di un Sunnistan siriano, restano fra gli obiettivi di Washington. Erdogan in Turchia è stato capace di restare in sella, cercando di fare della Turchia la potenza egemone della regione. E’ vero che Erdogan è un fedele alleato degli USA e della NATO ma è anche vero che questi ultimi non possono permettersi che la Turchia aumenti più di tanto la sua forza politica e militare e vogliono porre dei limiti alla sua capacità di esercitare egemonia in tutto il Medio Oriente. Il separatismo etnico dei curdi e del PKK potrebbe tornare funzionale a questa politica di bilanciamento delle forze in campo e costituire una spina nel fianco del caudillo di Ankara. Del resto gli Usa non debbono impensierire Israele, il loro maggiore e più importante alleato nella regione (oltre, naturalmente, all’Arabia Saudita). La Turchia, dunque, è uno dei tasselli fondamentali del mosaico, a patto però di non uscire dai binari che le sono stati assegnati e di contenere le sue ambizioni espansionistiche.
Washington potrebbe quindi, a tal fine, essere interessata ad un appoggio tattico al PKK e al separatismo curdo.
Naturalmente il sottoscritto non ha mai negato i sacrosanti diritti nazionali dei curdi i quali hanno tutte le ragioni per rivendicare la propria autonomia e indipendenza politica e culturale. Tuttavia il PKK di trova nel bel mezzo di un “gioco” che potrebbe rivelarsi assai rischioso e aprire (come già sta aprendo…) delle forti contraddizioni .
Justin Raimondo rivela come gli armamenti del PKK, troppe volte, sono risultati di provenienza statunitense:
‘’ I numeri di serie delle armi catturate a dei combattenti del PKK hanno permesso di risalirne la filiera fino a dei carichi statunitensi destinati all’esercito e alla polizia iracheni. In risposta a lamentele turche a questo riguardo, gli Stati Uniti pretendono che queste armi sarebbero state dirottate dagli Iracheni – verosimilmente il governo curdo autonomo -, ma i Turchi non credono ad una parola: se questa enorme quantità di armi di fabbricazione USA (1260 unità trovate finora) si rivelasse essere stata fornita direttamente dagli Stati Uniti al PKK, ha avvertito Abdullah Gül, quando era ancora Ministro degli Esteri turco, le relazioni turco-americane “andrebbero in frantumi”. I diplomatici statunitensi hanno immediatamente rigettato tale ipotesi e Washington ha inviato sul posto il consigliere generale del Pentagono, William J. Haynes, dove ha incontrato i più alti responsabili delle forze armate turche. Secondo almeno una fonte, “L’incontro verteva su di una inchiesta in corso, scrupolosamente condotta dal Dipartimento USA della Difesa, su alcune informazioni secondo cui delle armi USA erano in procinto di essere vendute ad opera di truppe USA di stanza in Iraq”.’’
http://www.voltairenet.org/article160662.html
Il Partito dei lavoratori del Kurdistan non hai mai provveduto a fare opportuna chiarezza relativamente a queste gravi accuse. In Iran, l’organizzazione politica che rappresenta i curdi iraniani mantiene ottimi rapporti con il Partito Curdo della Vita ( Pejak ) che punta al rovesciamento della Repubblica Islamica dell’Iran. Eppure, l’Iran khomeinista, è un punto di riferimento per la sinistra islamica e per i movimenti di liberazione nazionale palestinesi e libanesi. Come si pone il PKK rispetto a tutto ciò?
Il PKK non ha appoggiato la rivolta di Gezi Park scontrandosi frontalmente con i comunisti turchi e ora sembra assecondare le milizie dell’YPG da poco alleate di Al Nusra contro la Siria baathista. Ocalan approva il progetto di Obama riguardante la creazione del Sunnistan siriano? Anche in questo caso l’amministrazione americana vuole unire i fondamentalisti sunniti contro il governo di Bashar Al Assad ( Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=zD3JKrGZZp4 )
A tal fine, il Presidente Obama dichiara testualmente che le milizie dell’YPG sono “friends on the round” ( Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=3lD4I0RJ0FM ). Il sito sinistra.ch conferma questa analisi: ‘’Il coinvolgimento militare americano spiana la strada ad una creazione de facto di un corridoio curdo, forzando l’ISIS a spostarsi dalle regioni di Damasco e Aleppo. Perciò, con il supporto dato al PYD, il centro della guerra organizzata dagli Stati Uniti in Siria si rivolge contro le forze leali al governo socialista di Assad’’ ( Fonte: http://www.sinistra.ch/?p=4107 )
Alla luce di tutto ciò diventa assolutamente necessario che il PKK faccia la dovuta chiarezza ed esca dall’ambiguità. Che rapporti ci sono con l’YPG? Qual è la sua posizione rispetto alla crisi siriana? E come si posiziona nei confronti dell’Iran? E infine, quali e di che natura sono, se ci sono, i rapporti con gli USA?

2 commenti per “Il PKK deve chiarire la sua posizione

  1. Apoista
    18 marzo 2016 at 2:35

    Un articolo così tanto raffazzonato uno mica se l’aspetta. Lo YPG alleato di Al Nusra; Assad socialista; il PKK nazionalista; ecc. ecc ecc. Forse dipende solo dalle fonti. Conserva pure le tue ma cerca in giro, mi sa che se ne metti insieme un numero sufficientemente largo queste non durano mica tanto. Cristosanto…

  2. Stefano Zecchinelli
    18 marzo 2016 at 14:41

    Credo che leggi alquanto male, comunque:

    (1) Non ho mai detto che Assad è socialista anzi considero il Ba’th un partito nazionalista ed interclassista per vocazione incline ai compromessi con l’occidente. Sono le pressioni imperialiste a spingere i nazionalisti – attenzione: solo nei paesi coloniali – a sinistra, quindi, in questo frangente, Assad mantiene dei connotati progressisti perchè (a) difende uno Stato laico contro il fondamentalismo sunnita; (b) si colloca come avversario diretto dell’imperialismo nord-americano.

    Questo senza fare concessioni alla Russia ed a Putin, ma valutando il ruolo degli Stati, realisticamente, sulla base delle differenti congiunture storiche.

    (b) Ho parlato di una alleanza fra l’YPG e l’ELS, poi che quest’ultimo sia infiltrato – nei fatti – dal Fronte Jabat Al Nusra è inopinabile. McCain si riferiva a loro quando chiamava i ribelli siriani ”quelli finanziati da noi” ovvero dalla CIA. Giusto ?

    Ho anche citato delle fonti, e molte, forse sarebbe il caso di ragionare su quelle invece di sproloquiare.

    (c) Sul nazionalismo del Pkk cito Kemal Okuyan (membro del Comitato Centrale del Partito Comunista turco), l’articolo mi è appena stato tradotto da un compagno turco che scrive con uno pseudonimo per ovvi motivi:

    ”Colui che grida dalle montagne (il PKK), dall’altro lato, ci dice “io sono la liberazione nazionale, lotto per l’autodeterminazione dei curdi, posso fare ciò che voglio. Quando è opportuno diffamo quelli che si oppongono alle mie trattative con Erdoğan e poi dichiaro Erdoğan un fascista. Quando è opportuno salvo Erdoğan dalle masse a Gezi Park e poi posso dire di rappresentare ‘lo spirito di Gezi’. Posso fare il partner strategico degli Stati Uniti mentre parlo dei piani imperialistici. Posso offrire una coalizione, se non mi accettano posso minacciare i dissidenti. Posso chiedervi di essere sensibili al massacro dei curdi mentre io massacro i civili turchi. Mi posso vantare del fatto che ho salvato Erdoğan mentre giuro di continuare a lottare contro Erdoğan. Dovete stare con me.”

    Quelli che “non si schierano” saranno i nemici di entrambe le parti, questo èovvio. Lo dice il governo, e il PKK lo ripete”.

    Quindi, oltre al DHKP-C ( guevarista ), anche il KP ( alleato del KKE ) è critico verso la linea del Pkk. Come punto di riferimento nel decretare il ”nazionalismo” del Pkk sono partito dal tradimento dei separatisti curdi della rivolta di Gezi Park.

    Cito qualche fonte che ritengo attendibile per i riscontri trovati in lingua turca:

    Non è un fatto ben conosciuto in Occidente ma il regime di Erdogan in Turchia e il PKK negoziano apertamente dal 2013 e ultimamente è stata emanata una legge che agevola i negoziati tra le parti (fonte). Infatti tali negoziati sono stati il primo motivo con cui il movimento separatista curdo decise di ritirarsi dalle proteste di massa contro Erdogan partite dal Gezi Park nell’estate 2013, dichiarando addirittura che “abbiamo visto dei manifestanti che volevano realizzare un colpo di stato e rovesciare il governo, perciò ci siamo allontanati da Gezi Park” (a questo link si può ascoltare l’intero discorso di Selahattin Demirtaş, il leader del braccio legale del PKK, l’HDP). Anche oggi vediamo che sia il regime turco che il PKK si minacciano vicendevolmente di “cessare i negoziati” quando l’altra parte non accetta le sue condizioni. In altre parole, mentre la Turchia rischia di diventare una nuova Jugoslavia e i cittadini coraggiosi della Siria combattono le orde jihadiste, questi “rappresentanti” dei propri popoli agiscono come se tutto questo fosse un gioco di poker in cui “è all-in: o si vince tutto o si perde tutto” (citazione di Aysel Tuğluk, parlamentare dell’HDP; fonte). Da non dimenticare che parliamo di un’organizzazione il cui leader si era definito chiaramente come un “subappaltatore” degli altri, possiamo davvero aspettare una minima sensibilità? (fonte).

    http://www.sinistra.ch/?p=3656

    Quindi hai qualche fonte concreta da contrapporre ? Per il resto scrivi: ”Conserva pure le tue ma cerca in giro, mi sa che se ne metti insieme un numero sufficientemente largo queste non durano mica tanto”.

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