Iran: l’offensiva dei “bazaristi” contro Ahmadinejad

“La crisi attuale è dovuta al sistema capitalista. Il mondo ha bisogno di un cambiamento radicale. Cerca valori più giusti che non si trovano nel sistema capitalista”

(Mahmoud Ahmadinejad)

L’ex presidente iraniano Ahmadinejad che, con un gesto tipico della tradizione socialista (il saluto col pugno alzato), scandalizzò per l’ennesima volta il clero islamico.

 

Lo scontro interno al mondo islamico non si fonda più sulla dicotomia fra collaborazionisti e resistenti, ma con modalità differenti vede l’insanabile conflitto fra clericali ed antimperialisti, sostenitori della decolonizzazione; una guerra combattuta a suon di repressione, oscurantismo religioso e politiche antipopolari. Il caso iraniano è emblematico: nessuno potrebbe accusare la Guida Suprema, Khamenei, di collaborazionismo con l’imperialismo USA, ma la stessa Guida Suprema per preservare il carattere islamico d’uno Stato indipendente ha deciso di allearsi con la borghesia del bazar contro la fazione anti-occidentale. L’ex presidente Ahmadinejad si trova nella morsa dei bazaristi intenti a perseguire una modernizzazione capitalistica su basi islamiche. Se Rohani dovesse vincere la sua battaglia, l’Iran potrebbe trasformarsi in una ‘’Turchia sciita’’. Nessuno mette in discussione il carattere progressista della Repubblica Islamica dell’Iran, fino ad ora baluardo ‘’rivoluzionario’’ contro l’imperialismo israeliano e la sovversione reazionaria wahabita, ma l’Iran non sempre ha condotto una politica anti-statunitense. Lo scandalo Iran-Contra del 1986 (di cui nessuno ha più il coraggio di parlare) pesa come un macigno sugli anti-imperialisti sciiti, così come il sostegno dato ai tagliagole wahabiti nella ex Jugoslavia, una catastrofe la che portò alla distruzione della Serbia, stato sovrano, oppositore della NATO e sostenitore della causa palestinese. Nel 2003, furono i clericali di Teheran a chinare il capo di fronte all’aggressione imperialistica USA contro l’Iraq baathista. Saddam impose al popolo iraniano la guerra sporca – 1980-’88 – ma la Resistenza irachena andava sostenuta, moltissimi patrioti hanno condotto uno sforzo eroico contro i guerrafondai USA, l’involuzione ‘’islamista’’ della sua dirigenza è figlia – fra le diverse cose – dell’isolamento imposto dai clericali di Teheran. Chi scrive riconosce la natura popolare ed anti-capitalistica della Rivoluzione del 1979, appoggia l’intervento iraniano in Siria e ne loda la politica anti-sionista, la più coerente ed inflessibile nel contrastare il colonialismo razzista israeliano. Nessuna persona onesta metterà in discussione la difesa della Repubblica Islamica dell’Iran davanti alle provocazioni dell’imperialismo americano-sionista, quello che però ritengo inaccettabile è il sostegno acritico al governo bazarista di Rohani con la sponda, alquanto opportunistica, di Khamenei. L’Iran rimane un paese capitalistico, con tutto ciò che il capitalismo comporta: politiche anti-operaie, oscurantismo e corruzione. Sono ben altre le forze che potrebbero cambiare le sorti del paese.

La repressione nei confronti di Ahmadinejad e dei suoi più stretti collaboratori è il prosieguo della rivoluzione colorata, la rivolta borghese appoggiata da Washington e Tel Aviv, del 2008 e mai sconfitta come sarebbe stato auspicabile. Dieci anni fa l’allora presidente, rappresentante ealla componente più antimperialista e popolare della Shia, riuscì a respingere il tentativo eversivo della borghesia urbana di Teheran; ora, quest’ultima, si trova al potere. Dopo il suicidio dei comunisti iraniani – sostenitori di una politica compromissoria con l’occidente capitalistico – la lotta di classe nel paese persiano ha assunto una forma inedita. I nazionalisti islamici stanno affrontando, a viso aperto, il clero oscurantista e la borghesia del bazar che hanno occupato gli apparati burocratici dello Stato sciita. La Rete Voltaire ci riporta alcuni fatti con estrema precisione::

‘’L’ex presidente della Repubblica Islamica d’Iran, Mahmud Ahmadinejad, ha scritto una lettera alla Guida della Rivoluzione, l’ayatollah Ali Khamenei, accusandolo di aver sottratto 80 miliardi di rial [oltre 1,7 milioni di euro al cambio odierno, ndt] .

La Guida avrebbe trafugato questo denaro da una quindicina di fondazioni poste sotto la sua autorità.

Lo scorzo gennaio l’ex presidente Ahmadinejad era stato accusato di aver fomentato le manifestazioni antigovernative di dicembre 2017 ed era stato messo agli arresti domiciliari.

A febbraio Ahmadinejad aveva chiesto elezioni generali anticipate, la destituzione del capo del sistema giudiziario, Saqed Larijani, e la liberazione dei prigionieri politici.

Per tutta risposta, Saqed Larijani fece arrestare due personalità vicine ad Ahmadinejad, una delle quali l’ex capo di gabinetto della sua amministrazione e simbolo della lotta dei credenti per istituzioni laiche, Esfandiar Rahim-Mashaei.

Durante li mandato presidenziale, Mahmud Ahmadinejad era già entrato in conflitto con la Guida della Rivoluzione.’’ 1

 

Nessuno crede che Mashaei possa essere passato dalla parte dei sionisti, nemmeno i giudici corrotti che l’hanno condannato tradendo loro stessi ed i lavoratori iraniani. Chi è Rahim Mashaei, il teorico dell’Islam iraniano? Ce lo spiega F.f. con un eccellente saggio pubblicato nel sito del Campo antimperialista:

“L’ex presidente, con la supervisione del suo più fidato consigliere, Esfandiar Mashaei [9], ha sviluppato il concetto di “Iran islamico ed universale” in una contrapposizione di superamento, non di semplice negazione, sia rispetto allo Sciismo internazionalista rivoluzionario del partito nero khomeinista e del governo islamico, sia rispetto al modernismo occidentalista del partito “cinese” di Rafsanjani.

Come noto, l’identità iraniana deriva da un lato dal manicheismo e dallo zoroastrismo dell’epoca pre-islamica e dall’altro dall’elemento islamico introdotto circa 1.300 anni fa; anche nei primi secoli dopo l’avvento dell’Islam, vi fu sempre una notevole tensione fra arabi e persiani: ‘analfabeti ignoranti’ (Ajam) era il termine con cui i persiani identificavano allora gli arabi invasori. Se nel corso del ‘900, la dinastia Pahlavi ha cercato di ridimensionare il peso dell’Islam e dell’“arabismo”, accentuando il valore della grande civiltà persiana pre-islamica, arrivando a denominare ufficialmente la Persia come terra centrale degli Ariani (Iran), [10] il regime islamico cercò invece di cancellare il passato pre-islamico ed enfatizzare esclusivamente la sostanza sciita ed islamica della storia iraniana. Fu coltivato anche il progetto di abbattere ogni spoglia visibile dell’antica civiltà persiana. [11] Ciò finì per avere un impatto notevole in una Nazione dove la popolazione parla ancora oggi con fierezza di ‘invasione araba’ per eventi che risalgono ad oltre un millennio fa ed utilizza quotidianamente con orgoglio la lingua persiana, sopravvissuta all’“imperialismo arabo”: l’imam Khomeini attaccò anche le festività pre-islamiche, ad esempio il Nowruz, il capodanno persiano che si celebrava ufficialmente il primo giorno di primavera, tacciandolo di ‘paganesimo’.

Il Governo Ahmadinejad è stato invece il governo del nazionalismo persiano e della Pura Tradizione, in tal senso dal 2010 più in continuità con la dinastia Pahlavi che con il partito nero khomeinista; il Nostro ha reintrodotto in pompa magna il Nowruz, ha definito “folle ed antipersiano” il giudizio di Khalkhali — giudice khomeinista ortodosso, sulle presunte origini ebraiche (veramente ardue da mostrare..) e sulla presunta omosessualità dell’imperatore Ciro —, ha consacrato Persepoli come autentica capitale spirituale dell’Iran, ha fatto rientrare in patria il Cilindro di Ciro [12].’’ 2

Lo stesso Mashaei ritrovò nell’ambasciata sovietica di Teheran documenti attestanti la diffidenza del Partito comunista dell’Unione Sovietica nei confronti del Tudeh, considerato un partito ‘’giudaico’’, che avrebbe rotto l’alleanza dello Scià con l’Urss 3. Una interpretazione complottista del tutto interna a logiche, più mistiche che politiche, persiane. Ahmadinejad chiese a Putin una riparazione per i bombardamenti anglo-sovietici del 1941, dimostrandosi un nazionalista lontanissimo dal patriottismo morbido dei clericali, sostenitori della ‘’fratellanza islamica’’ in quanto antidoto contro la fitna.. Il pensiero di Ahmadinejad, da un punto di vista filosofico, tiene insieme zoroastrismo e sciismo radicale, mentre politicamente siamo innanzi ad un populismo egalitario non lontano dal ‘’marxismo islamico’’ del mitico Ali Shariati. Il suo è un nazionalismo terzomondista persiano, inconciliabile col cristianesimo ortodosso di Putin e col socialismo staliniano, al contrario – ed io credo che sia un bene – alleato strategico dei marxisti eclettici cubani e del bolivarismo anti-occidentale venezuelano.

L’Iran, con la repressione della cerchia di Ahmadinejad, ha abbracciato il neoliberismo; rimane, senza ombra di dubbio, nel campo antimperialista, ma – essendo la categoria di ‘’Stato antimperialista’’ aleatoria (come diversi marxisti hanno notato 4) e spesse volte discutibile – rischia di conoscere pericolose derive. La collaborazione con gli USA – grave e vergognosa – contro i Resistenti iracheni ci fa da monito. Sarebbe una tragedia perdere la componente rivoluzionaria della Shia, motivo in più per denunciare le malefatte dell’oligarchia bazarista. Predatoria e senza scrupoli.

1.

http://www.voltairenet.org/article200327.html

2.

http://sollevazione.blogspot.it/2018/01/la-linea-ahamadinejad-di-ff.html

3.

L’autore dell’articolo ‘’La linea Ahmadinejad’’, F.f., risponde in questo modo ad una mia domanda sulla critica dell’ex presidente al Tudeh: ‘’La rivalutazione della monarchia dello Shah rientra in una logica nazionalista e complottista tipicamente iraniana: lo Shah aveva costruito l’Iran moderno come più grande potenza mediorientale, in molti settori strategici aveva superato Israele, aveva saputo integrare mazdeismo e shia (obbiettivo fallito dell’ultimo esecutivo Ahmadinejad), stava tentando una rivoluzione bianca anticapitalista e anticomunista, principi politici nei quali l’ex presidente si riconosceva. Qui arriva il complottismo della cerchia nazionalista di Ahmadinejad: l’Iran aveva buoni rapporti con Russia e Cina, aveva alzato il prezzo del petrolio dal ’73 contro l’Occidente (fu oggettivamente decisione Nazionalista dello Shah Pahlavi quella portandosi dietro tutti i paesi arabi), non andava però d’accordo (affatto)con i sionisti e con settori liberal Usa (CFR e Trilateral, Brzezinski). Qui, secondo il consuocero di Ahmadinejad, il Tudeh giocò un ruolo sporco e antipersiano, alleandosi con la borghesia dei bazar, che iniziò la rivolta spinta, secondo la tesi grandepersiana, da agenti MOSSAD e dai giudei di Tehran contro la volontà di russi sovietici ormai alleati dello Shah: obiettivo era portare il Tudeh al potere soprattutto contro Mosca. Rahmin Mashaei nella sua ricerca porta a prova di questo fatto documenti dove si mostra che l’ambasciata sovietica di Tehran non si fidava del Tudeh, li considerava elementi pericolosi, non voleva il crollo del regime Monarchico bianco, causato originariamente dalla Borghesia filokhomeinista del bazar e dal Tudeh. C’era un contratto energetico ultramilionario russoiraniano da lì a 40 anni, stavano arrivando ingegneri e lavoratori sovietici qui in Iran, rapporti strategici che aveva bruciato Usa e Israele.Arrivò comunque l’uomo del destino, imam Khomeini che impedì la saldatura tra borghesia mercantile e Tudeh e spostò la borghesia su posizioni nere, non del tutto coincidenti con il Nazionalismo grandepersiano terzaforzista dell’universitario Ahmadinejad. E’ molto complesso il quadro, tipicamente iraniano, arrivò la guerra afgano sovietica e arrivararono volontari iraniani anche là, poi la guerra iranoiraqena ridisegnò ancora il quadro. In Italia parlò solo il FOGLIO di questa Conferenza storica di Ahmadinejad in corrispondenza del rientro del Cilindro di Ciro in Iran, ma facendo confusione, sosteneva che aveva abbandonato con ciò il concetto del Mahdi, invece nulla di più falso ’’.

4.

http://antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4200:2018-01-08-06-38-43&catid=92:iran

 

1 commento per “Iran: l’offensiva dei “bazaristi” contro Ahmadinejad

  1. Augusto
    11 gennaio 2019 at 15:17

    Ottimo pezzo, complimenti. Non so se è giusto parlare di un bazarismo anti-Ahmadinejad. Il Bazar è con ogni probabilità spaccato su varie tendenze, ma oggi almeno quello di Tehran sarebbe su posizioni per lo più anti-Rohani. Il B sostenne Ahmadinejad sino al 2011, poi la lotta interna con la Guida suprema portò il ministro dell’economia a sabotare la linea economica corporativista socialista di Ahmadinejad. Di conseguenza, il Bazar scontento dell’aumento dei prezzi e del calo dei consumi, con inflanzione galoppante e sanzioni occidentali, potrebbe essere stato anti-Ahmadinejad. Ma tutto è in movimento e Ahmadinejad è rientrato in scena. Il partito rivoluzionario khomeinista fu il partito del Bazar del resto.

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