Joe Biden, i Nove Occhi e la politica del taglieggio anti-cinese

Le reazioni al patto Stati Uniti, Australia e Regno Unito vertono sul declassamento delle nazioni imperialiste europee (Francia e Germania) quindi al venir meno delle riforniture franco-australiane in materia d’armamenti, ciononostante l’ingresso nei Cinque Occhi di altri paesi asiatici presuppone una nuova politica di taglieggiamento da parte di Washington nei confronti di Pechino.

La politica di Biden è il prolungamento della Dottrina Trump con due varianti non indifferenti: (a) Biden predilige la corsa agli armamenti rispetto al rilancio economico del capitalismo bianco nord-americano; (b) Donald Trump s’era imposto in quanto strozzino del mondo, globalizzato e non, Biden preferisce il taglieggio militare rilanciando la ‘’guerra eterna’’ in Asia. Entrambe le linee sono compatibili col neoconservatorismo e la dottrina del caos creativo: White Power Trump ed ‘’imperialismo progressista’’ Biden.

 

I Cinque Occhi diventano Nove: la ‘’guerra senza fine’’ contro Pechino

La Nato, in quanto coalizione pan-imperialista guidata dagli USA, s’è zittita: voleva estendersi nella regione Indo-Pacifica, ma è stata scavalcata da Washington e Canberra. L’asse USA, Australia e Regno Unito denominato AUKUS porterà ‘’la febbre dei sottomarini nucleari’’ nel mondo, seguendo le previsioni del giornale marxista cinese Global Times; il Pentagono non è pronto a lanciare una guerra d’aggressione neocoloniale contro Pechino, ciononostante l’allargamento dei Cinque Occhi e la declinazione asiatica della ‘’guerra senza fine’’ lasciano presupporre che, da qui ai prossimi dieci anni, la supremazia dell’Indo-Pacifico diventerà il terreno di scontro fra unilateralismo Occidentale e mondo multipolare.

Intanto, il Giappone entrerà ufficialmente nel sistema di spionaggio delle telecomunicazioni Quad ai danni della Germania che, da maggiore potenza imperialista europea, ne rimarrà esclusa: dopo Hiroshima e Nagasaki, l’ingresso di Tokio nei gangli vitali del cyber-imperialismo Anglo-Sionista e statunitense rappresenta un azzardo. L’ingresso di Giappone, India e Corea del Sud (insieme alla Germania) nei Cinque Occhi, i quali diventeranno Nove Occhi, ci permette d’intuire l’obiettivo strategico di Washington: preparare una guerra nucleare anti-cinese, utilizzando il pretesto della difesa di Taiwan. Come ci ha spiegato Thierry Meyssan ‘’Non si tratta soltanto di dotare di sottomarini a propulsione nucleare l’Australia, ma di fornirle anche missili Tomahawks e Hornet, nonché di farla partecipare alle ricerche sui missili ipersonici, in grado di rivaleggiare con i missili nucleari russi’’ 1, un progetto ‘’pazzoide’’ che necessita d’una fase preparatoria lunga almeno dieci anni (stando alla documentazione di cui disponiamo).

Gli assetti geopolitici stanno mutando: dal canale iraniano PressTV apprendiamo che Israele non è più una potenza aerea quindi dovrà dismettere il progetto della Grande Khazaria accontentandosi del rango ‘’intermedio’’ di Laboratorio dell’Impero, in caso contrario Tel Aviv sperimenterebbe sulla propria pelle la dottrina Rumsfeld/Cebrowski, un progetto di dissezione neocoloniale fino ad ora riservato ai paesi musulmani. Nel mentre, l’amministrazione Biden rimette in discussione l’alleanza USA-sauditi lasciando presupporre l’estensione della ‘’guerra senza fine’’ a Riyadh.

Parigi nella bilancia delle relazioni internazionali è una potenza sub-imperialista, ciononostante mantiene molteplici interessi coloniali sparsi per il mondo (compreso l’Indo-Pacifico). Il declassamento dello Stato profondo francese rappresenta, per certi versi, la supremazia del neoconservatorismo sul colonialismo europeo tradizionale, ridotto al ‘’sotto-rango’’ di sguattero militare dell’Anglo-Sionismo. La sudditanza di Parigi a Washington non ha impedito al presidente Macron ed all’ideologo neocons Bernard Henry Lewy di prendere in custodia la falsa resistenza degli islamisti del Panjshir comandati da Ahmad Massud: il ‘’sogno afghano’’ della Francia è il prolungamento della politica del taglieggiamento anti-cinese dell’amministrazione Biden, ‘’balcanizzare’’ i possibili interlocutori ed ‘’alleati tattici’’ di Pechino.

Donald Trump ha provato ad imporsi nella politica globale più come strozzino che ‘’business man’’, il suo successore Joe Biden ha ripreso i metodi di Obama: la Dottrina del taglieggio, in perfetto stile mafioso.

Washington non ha alleati, solo ostaggi (come ha scritto la giornalista australiana Caitlin Johnstone). Qualora l’Australia, per difendere il ‘’Kosovo asiatico’’, Taiwan, dovesse puntare i propri missili contro Pechino, secondo Global Times ‘’dovrà prepararsi al peggio’’, ‘’Ecco una domanda interessante: chi è più capace di resistere al caos globale? La Cina o loro?’’ 2. Canberra rischia una umiliazione militare per conto terzi.

https://www.voltairenet.org/article214107.html

http://aurorasito.altervista.org/?p=19822

Patto tra Usa, Australia e Regno Unito 'contro' l'esercito Ue (e Parigi  perde appalto da 56 miliardi)

Fonte foto: Europa Today (da Google)

 

 

 

1 commento per “Joe Biden, i Nove Occhi e la politica del taglieggio anti-cinese

  1. Federico Lovo
    21 settembre 2021 at 21:40

    note interessanti:
    – come si sta configurando il “sovranismo britannico”, impersonificato dal pagliaccio reazionario Jhonson, tanto che perfino la May si sta domandano se UK non la stia facendo fuori dal vaso;
    – il livello di prostituzione dell’Australia, a cui si può assegnare l’etichetta di “cugino scemo” della Nuova Zelanda (dove la (geo)politica ha per lo meno un senso…);
    – il buco nero nel mondo multipolare rappresentato dall’India, Paese in cui la “sinistra” si è praticamente auto-distrutta negli anni consegnando il consenso popolare ad una banda di cialtroni di estrema destra (con buona pace anche di quelli che rimpiangono i vecchi governanti del Congresso Nazionale, non cogliendo che sono stati proprio loro – ma non solo – ad aprire la strada a soggetti “alla Modi”).

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