La balcanizzazione dell’Iraq

E la degenerazione del Ba’th irakeno.

Il 20 giugno scorso un importante sito – il ncr-iran.org – che sostiene l’opposizione filo-occidentale iraniana ( filo sionista ) ha pubblicato, tradotto dall’arabo all’inglese (da Aljazeera), un’ intervista ad un comandante della Resistenza irakena, il generale Muzhir al-Qaisi. Questo documento mi sembra politicamente interessante ed è bene prenderlo in esame.

Comincio con il pormi una domanda: cosa spinge un sito vicino all’organizzazione terroristica Mojahedin del Popolo iraniano, che ha sedi a Parigi e Londra, ad ospitare l’intervento di un generale che ha guidato la lotta all’occupazione neocolonialistica statunitense dell’Iraq ?

Questa domanda, apparentemente banale, è, in realtà molto seria perché ci porta al cuore della questione (quella che a mio modo di vedere è il vero nodo della situazione irachena in questa fase): che cosa è successo alla Resistenza laica baathista, che genere di processo involutivo ha subito ?

Iniziamo a leggere l’intervista e soffermiamoci su quei punti che dovrebbero chiarire il rapporto fra i baathisti e lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante:

“L’ISIL esiste e nessuno lo può negare – spiega al-Qaisi — ma questa rivoluzione, non è la rivoluzione di questa organizzazione, è piuttosto la rivoluzione delle tribù che si sono ribellate alla tirannia, e i Consigli Militari fanno parte di queste forze ribelli”.

Il generale cerca di smentire possibili rapporti fra baathisti e qaedisti (gli stessi che stanno tentando di rovesciare lo stato laico siriano) dell’ ISIL:

Noi non siamo in contatto con loro e non possiamo conoscere il loro numero. Questo numero e questa esagerazione del numero dei combattenti non è stata menzionata da nessuna agenzia di stampa ufficiale o da qualche fonte ufficiale o fonte militare. Ma ciò che voglio dire è che, per quanto grande sia il numero di qualunque forza armata, è paragonabile alla popolazione tribale? Questa è l’intera popolazione dell’Iraq. Non è assolutamente paragonabile. Le tribù rappresentano la popolazione di questo paese e gli abitanti delle stesse città che sono state liberate. Hanno preso le armi per difendere le loro città e ciò in cui credono. La grandezza delle altre organizzazioni che affermano di essere con i rivoluzionari o di essere la rivoluzione, per quante e quanto grandi possano essere, non possono essere grandi quanto una rivoluzione delle masse”.

Al Qaisi prende le distanze, seppur con molte ambiguità, dall’ISIL ma, a quanto pare, il leader del Partito Ba’th clandestino, Al Douri, non è della stessa opinione.

Circa un mese fa, il sito Iran Mondo, ha riportato la traduzione, dall’arabo all’italiano, (traduzione di Ouday Ramadan, esponente comunista italo-siriano e sostenitore politico del governo Assad) di un suo comunicato:

L’Arabia Saudita è il baluardo della resistenza contro ogni complotto che ci vuole travolgere sia come esistenza che come identità. Se non fosse stato per l’Arabia Saudita, il miscredente Iran avrebbe avuto la supremazia nella nostra regione emanando corruzione e sventure. Dio conservi il regno Saudita che sta proteggendo la rivoluzione del …popolo siriano, sta proteggendo il Bahrein contro i rivoltosi e sta conservando l’integrità del Golfo. La fede in Dio dell’Arabia Saudita sta proteggendo anche l’Iraq, l’Egitto, lo Yemen, il Libano e la Somalia. In Iraq non ci sono terroristi ma rivoluzionari”.

Dichiarazioni molto esaustive (e gravi), anche alla luce di quello che sta accadendo in Siria. Del resto, il 4 marzo il sito “Resistenza all’oppressione”, aveva pubblicato una intervista allo stesso Al Douri dove il leader dichiarava:

Gli iraniani hanno infiltrato tutti i settori di attività ad un punto tale che l’Iran controlla completamente il processo messo a punto dagli Stati Uniti.
Da allora, la Resistenza patriottica combatte su cinque piani:
1 – combatte le forze di Swat e le milizie settarie Safawid;
2 – attacca obiettivi strategici per l’Iran;
3 – elimina i collaboratori, i traditori e le spie;
4 – mina le fondamenta del governo fantoccio filo-iraniano;
5 – individua e distrugge i centri specifici della presenza iraniana
”.

Tradotto: converge con gli interessi dei sauditi nel minare l’influenza iraniana nella regione.

Inutile girarci troppo attorno, i baathisti (o ex baathisti? …) considerano l’Iran come il nemico principale, nonostante sia Ahmadinejad quanto gli Hezbollah, abbiano fatto il possibile per portarli nell’Asse della Resistenza.

Le conclusioni da trarre sono, a mio avviso, queste:

(1) Dopo anni di massacri ed eccidi da parte del governo fantoccio e neoliberista di Al Maliki, i baathisti hanno sovrapposto l’elemento religioso a quello di classe. La lotta di liberazione nazionale è diventata una lotta contro gli sciiti; tutto ciò ha inevitabilmente favorito la penetrazione imperialistica, avvenuta principalmente per mano dei sauditi;

(2) L’Iraq è diventato il terreno di scontro fra le due diverse strategie attualmente compresenti e in competizione negli Usa: da una parte quella “moderata” di Obama che prevede la costruzione di una serie di stati satelliti e che nel caso specifico vorrebbe mantenere al potere Al Maliki nella sua funzione di governo collaborazionista, e quella dei neocon che vorrebbero invece disintegrare l’Iraq in quanto Stato nazione.

(3) L’Iran, chiusa la parentesi antimperialistica di Ahmadinejad, sta trasformando l’Asse della Resistenza in un Asse sciita. Nel mondo arabo il fattore di classe e quello religioso tendono, continuamente, ad intrecciarsi e sovrapporsi.

Purtroppo, in questo momento, nessuno dei due contendenti – Al Maliki e gli ex baathisti – rappresenta una seria alternativa antimperialista, ragione per cui, tenendo sempre molto viva l’attenzione sulla situazione siriana, la scelta più saggia e politicamente oculata è quella di difendere l’integrità dell’Iraq e del suo popolo, in attesa, ovviamente, della ricostituzione di un credibile movimento democratico ed anticolonialista.

Difficile, per ora, andare oltre.


1 commento per “La balcanizzazione dell’Iraq

  1. gonzalo
    10 luglio 2014 at 20:07

    Una parabola quella del baath irakeno paragonabile a quella dei curdi….. tutto ciò fa provare molta amarezza

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