La Brexit e la ricolonizzazione dell’Irlanda

Il mito dell’Unione Europea pacifista contrasta con la realtà dei fatti:

  • L’Ue è rea d’aver disintegrato la Jugoslavia popolare e la Serbia ortodossa.
  • L’Irlanda e Gibilterra rimangono colonie inglesi, mentre nei Paesi Baschi i movimenti indipendentisti continuano a rivendicare il diritto ad autodeterminarsi contro la colonizzazione spagnola.
  • Cipro è occupata dall’esercito turco.

All’interno di questo scenario disastroso che proietta anacronisticamente il colonialismo nel ventunesimo secolo, la BREXIT ha rimesso in discussione, in Irlanda, gli Accordi del Venerdì Santo. Il cinismo dello Stato profondo britannico va al di là della semplice ‘’pax’’ imperialista: <<Martedì pomeriggio, Simon Byrne, il commissario capo della PSNI, ha mostrato un’arroganza tradizionalmente britannica da togliere il fiato, parlando della sua guerra (guidata dall’MI5) contro gli attivisti repubblicani irlandesi, ha suggerito d’internare i bambini dei militanti repubblicani e metterli sotto il controllo dello stato “come deterrente” contro attività non ritenute in sintonia con gli interessi dello stato>> 1. L’imperialismo inglese si appresta ad aprire nuovi scenari di guerra, ripristinando – in linea con l’Alt Right USA – il ‘’vecchio’’ populismo etnico della tradizione coloniale inglese. L’attuale premier, Boris Johnson, segue la linea del fondatore del ‘’sionismo puritano’’, Benjamin Disraeli, e di Winston Churchill, centralizzando la politica nazionale/internazionale su due fattori:

  • Le relazioni speciali con gli USA, specialmente dopo la svolta di Donald Trump, sistematizzando una concezione razziale all’interno della logica economica dell’imperialismo.
  • Churchill, fervente sostenitore del sionismo e del wahabismo, coniò il termine conservatorismo uninazionale. Tutto questo implica delle rigide gerarchie sociali legittimate dal puritanesimo, ‘’semi-religione’’ (in realtà un’ideologia classista) che ancora divide il mondo in servi e padroni. La ‘’perfida Albione’’ aumenterà il servilismo filo-israeliano alimentando, in linea con l’anticomunismo europeista, il contrasto russo-europeo.

Il giornalista Thierry Meyssan ha sintetizzato alcuni aspetti del ‘’Johnson pensiero’’, distinguendo gli attori per orientamento ideologico e fazione dominante d’appartenenza:

‘’Boris Johnson, benché in parte educato negli Stati Uniti (nel 1996 rinunciò alla nazionalità statunitense per presentarsi alla Camera dei Comuni), è puro prodotto dell’Eton College. È discepolo di due grandi figure dell’Impero Britannico. In primo luogo di Benjamin Disraeli, primo ministro della regina Vittoria, di cui ha adottato il concetto di «conservatorismo uninazionale» (Conservatism One Nation): la ricchezza implica responsabilità sociale; l’élite (upper class) ha il dovere di dare lavoro alle classi povere affinché ciascuno rimanga al proprio posto. in secondo luogo Winston Churchill, sul quale ha scritto un libro ‘’ 2

 

In Irlanda emerge la Nuova IRA

La comparsa della Nuova IRA ha alimentato la speranza della gioventù irlandese, sbudellata dall’imposizione del modello capitalista anglosassone. Si tratta di un movimento cattolico-nazionalista con una natura di classe prevalentemente proletaria, ciononostante ha raccolto simpatizzanti anche nelle fila della piccola borghesia radicale e del sottoproletariato. Giovani senza lavoro e senza prospettive dignitose, hanno deciso di riprendere le armi in linea con i fondatori del movimento indipendentista. La BREXIT per loro rappresenta tanto una opportunità (sganciarsi dall’imperialismo economico) quanto un pericolo e, qualora le minacce dello Stato profondo inglese dovessero realizzarsi, l’escalation militare diventerebbe invitabile. L’apertura di un nuovo fronte di guerra con, da un lato, un – per ora piccolo – esercito para-militare ideologicamente motivato e, dall’altro, un appendice dei mercenari Nato, creerà equilibri geopolitici inediti: quante nazioni, fra quelle patriottiche ed antimperialiste, sarebbero disposte a sostenere la Nuova IRA sporcandosi direttamente le mani? La borghesia londinese domina un impero coloniale odiato ed in frantumi; una guerra di guerriglia getterebbe discredito sulla classe sovrastante mostrando alle nazioni resistenti la debolezza degli inglesi. Ma chi sono questi dissidenti, leggiamo Marisa McGlinchey della Coventry University autrice del libro Unfinished Business: The Politics of ‘Dissident’ Irish Republicanism (Manchester University Press), una raccolta di interviste agli oppositori degli Accordi del Venerdì Santo.

“Innanzitutto rifiutano persino di essere chiamati ‘New IRA’. Si definiscono semplicemente IRA e sostengono di essere i continuatori della lunga lotta repubblicana per l’unità del paese. È un’organizzazione rivoluzionaria repubblicana di estrema sinistra anti-imperialista che vorrebbe riunire tutto il territorio dell’isola sotto una repubblica socialista indipendente. I comunicati della New IRA o di Saoradh, oggi, veicolano di fatto gli stessi messaggi divulgati dall’IRA e dal Sinn Féin negli anni ‘70 e ‘80. I volontari della New IRA sanno perfettamente che non stanno facendo passi avanti significativi verso un’Irlanda unita. Ma mirano ugualmente “a tenere la fiamma accesa” nella speranza che la campagna possa riprendere in futuro e intendono ostacolare il processo di ‘normalizzazione’ in corso nel paese. Molti rifiutano anche di essere definiti dissidenti perché sostengono che le loro posizioni politiche sono le stesse di sempre. A essere cambiate, affermano, sono piuttosto le idee e le strategie del Sinn Féin da quando è entrato a pieno titolo nell’arco istituzionale’’ 3

 Le considerazioni da fare sono – sinteticamente – due:

  • La Resistenza irlandese non ha conosciuto il fenomeno dei ‘’pentimenti’’ che ha portato al disfacimento delle organizzazioni armate europee, perché le istanze di classe si sono intrecciate con quelle religiose e con quelle nazionali, con un forte radicamente sociale. Molti rivoluzionari erano mistici, uomini di fede contro l’imperialismo ideologico calvinista ed anticattolico inglese. E’ questo che ha reso l’IRA impermeabile alle infiltrazioni, prassi truffaldina dell’intelligence britannica.
  • Il gruppo resistente della Nuova IRA conta all’incirca cinquanta guerriglieri attivi, ma ci sono interessanti presupposti di crescita. La “BREXIT proletaria”, sostenuta da diversi gruppi marxisti-leninisti, fin dall’inizio non aveva nessuna possibilità di egemonizzare il quadro politico, ciononostante la rottura della ‘’perfida Albione’’ con l’Europa continentale deve essere considerato un fattore progressivo.

La BREXIT neo-monarchica e conservatrice rappresenta il tentativo di salvare il cadaverico dell’imperialismo britannico, mobilitando su basi razziali un movimento reazionario di massa anti-musulmani (guerra per procura all’Iran), anti-cattolico (rioccupazione dell’Irlanda), ma soprattutto anticinese/anticomunista (guerra commerciale alla Cina). Un triplice fronte di guerra – (1) Iran; (2) nazionalisti irlandesi; (3) Cina – insostenibile per una borghesia rammollita e del tutto dipendente dall’ultra-imperialismo statunitense.

Conclude Meyssan: ‘’Se Boris Johnson dovesse continuare a ricoprire la carica di primo ministro, la politica internazionale della “perfida Albione” dovrebbe consistere nel consigliare Washington e alimentare i contrasti tra Bruxelles e Mosca’’. Londra, dopo il fallimento della BREXIT, potrebbe uscirne ridimensionata: da neo-imperialismo a sub-imperialismo. Un avversario meno ostico per molte nazioni sovrane (Iran, Cina, Russia ecc …) e resistenze antimperialiste, Nuova IRA compresa.

https://irsp.ie/psni-head-promotes-child-abuse-as-a-weapon-against-irish-republicanism/?fbclid=IwAR0TeswQIBrJjCaYSAoy8hD2KO5EdPJdIyUsg7wUHtEj6MC1aXU9CcPgtp8

https://www.voltairenet.org/article207575.html

http://www.riccardomichelucci.it/guerra-2/cosi-in-irlanda-emerge-una-nuova-ira/

13. BOBBY SANDS STAGES A HUNGER STRIKE.

Fonte foto:

 

 

 

 

2 commenti per “La Brexit e la ricolonizzazione dell’Irlanda

  1. Amadeo
    13 settembre 2019 at 20:00

    bellissimo articolo del compagno Zecchinelli. nNon mi convince però l’identificazione frettolosa tra Cina e comunismo (anticomunismo anticinese). Uno Stato dove non vi sono diritti di lavoratori e sociali ma corporazioni assolutistiche somiglia molto più al fascismo che al comunismo come dic lo storico Gregor.
    Sulla Nuova Ira,m per ora marginale ma in procinto di crescere come giustamente prevede Zecchinelli

  2. Federico Lovo
    17 settembre 2019 at 2:35

    ammesso che la GB – come sostenuto da molti validi analisti – sia al secondo posto della “piramide imperiale” (dopo gli USA , ovvio), mi pare che il loro “nuovo ciclo imperialista” sia tanto aggressivo (cosa che mi ha personalmente lasciato basito), quanto inefficace. L’idiozia neocon che pervade UK conoscerà altri successoni come in Siria, Yemen, Venezuela… Spiace assistere alle ambiguità del Labour sulla Brexit (giustamente sostenuta anche da ottimi intellettuali marxisti britannici come Brar ed il suo movimento). Corbyn è pur sempre un rappresentante di una sinistra (sub)imperiale, ma mi pare nel suo approccio decisamente preferibile alle destre britanniche. Dovrebbe preparare un qualche accordo con l’UE per l’uscita, mandando affanculo i burocrati-delinquenti di Bruxelles, pur mantenendo alcuni “affari comuni”. In fin dei conti, come dice Corbyn stesso, il Paese sulla Brexit si è spaccato più o meno in due…

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