La nuova destra “fascio-sionista” israeliana

Lo spot elettorale della Ministra della (in)Giustizia israeliana, Ayelet Shaked, candidata per il partito Nuova Destra ha destato diverse polemiche. Vediamo, come un giornale di certo non estremista, come Il Fatto Quotidiano, presenta il gravissimo evento:

Movenze da modella e un flacone di profumo con la scritta ‘Fascism‘. È il nuovo spot elettorale della ministra della giustizia israeliana, Ayelet Shaked, candidata del partito HaYamin HaHadash (Nuova Destra) alle elezioni politiche del prossimo 9 aprile. Il video della politica 42enne, pubblicato sulla sua pagina Twitter, contiene tutte le parole chiave della sua ascesa all’interno della destra israeliana: “riforma giudiziaria“, “separazione dei poteri”, “fermare la Corte suprema“. Poi la ministra si dà una spruzzata di profumo e sussurra: “Per me odora di democrazia“. 1

I critici, socialdemocratici e sionisti liberali, descrivono l’uscita della Ministra come un incidente dovuto agli eccessi di questo personaggio con orientamento politico decisamente reazionario, ma la verità è ben diversa: in Israele ricopre un ruolo centrale una oligarchia (capitalista) neofascista, nel senso che la politologia attribuisce al termine.

Cercherò di delineare tre elementi politico-ideologici che caratterizzano il fascismo ed il fenomeno neofascista.

  • Il fascismo è una derivazione del capitalismo il quale, nei momenti di crisi, ripiega su di una ideologia antidemocratica e violentemente antisocialista e anticomunista.
  • Le dittature hitleriana e mussoliniana erano caratterizzate dal razzismo antisemita (antico retaggio storico del colonialismo europeo) e dalla russofobia. Il nazismo e anche il fascismo, cercarono, fino al 1941, l’alleanza militare con i colonialisti e imperialisti britannici.
  • Il neofascismo  una ideologia etnica; di conseguenza l’imperialismo diventa, imprescindibilmente, neocolonialismo etnico. Vengono quindi ad essere calpestati (a senso unico, cioè nei cofnronti dei popoli e dei paesi colonizzati) i concetti di nazione, di popolo ed infine di classi sociali. Il fascismo è anche una forma antimodernismo.

In altre circostanze ho analizzato le nuove superstizioni teocratiche dell’oligarchia sionista raffrontandole con le tendenze oscurantiste del neonazismo statunitense ed europeo. Cito, in modo ragionato, un mio articolo intitolato Globalismo sionismo contro nazionalismo (territoriale) israeliano:

“La giornalista Caroline Glick è una voce autorevole dell’estrema destra israeliana, sostenitrice della pulizia etnica della Palestina e vicina ai movimenti neonazisti. Leggiamo qualche cenno biografico: ‘’Caroline Glick, è nata a Chicago e si è arruolata nell’esercito israeliano subito dopo la laurea. Dal 1994 al 1996 è stato il membro principale della commissione israeliana che conduceva i negoziati con i palestinesi. E’ vicedirettrice del quotidiano Jerusalem Post e nel 2003, il quotidiano Maariv l’ha dichiarata la “donna più importante d’Israele“’’ 3. Questa giornalista ha amicizie all’interno della CIA e bazzica Lieberman; insomma una reazionaria alquanto pericolosa, una da tenere alla larga. Secondo la Glick, Israele “rappresenta un importante ostacolo al disegno globalista dell’establishment liberal internazionale, disegno presumibilmente condiviso dalla sinistra israeliana e basato sull’abolizione dei confini nazionali’’ 4. Non è una caso che questa signora si è recentemente legata a Steve Bannon iniziando a scrivere su Breitbart. Di che cosa si occupa sul giornale dell’Alt Right? Cito testualmente: ‘’La Glick, famosa per il suo forte sionismo, ha scritto sul sito web della destra statunitense ‘Breitbart’ che il recente progetto di espulsione dei migranti africani da Israele e i proclami di Trump contro l’immigrazione messicana fanno parte della ‘lotta globale’ che si sta svolgendo tra le forze nazionaliste e le forze che vorrebbero un ‘mondo senza frontiere’’’. Lo scontro sui migranti è fra chi vorrebbe utilizzarli in quanto piede di porco per abbassare i salari dei lavoratori europei, magari – di riflesso – indebolendo i movimenti anti-colonialisti in Africa. Lo ius soli, nella logica ‘’liberale’’, è imperialismo umanitario (Jean Bricmont); dall’altra parte ci sono i neo-nazionalisti che non perdono occasione per rinchiuderli in lager, imponendogli trattamenti disumani. Saviano sta con Soros; Salvini con la Glick e Netanyahu. Una dicotomia tutta borghese che ha infettato – fra radical chic da una parte e sovranisti americanizzati dall’altra – il campo della ‘’sinistra’’. 2

Lo stesso figlio del Primo Ministro Netanyahu, Yair, non ha potuto fare a meno di rivendicare l’amicizia con l’ex leader del Ku Klux Klan, David Duke. I neo-sionisti non disdegnano di condividere gli stessi argomenti dei capi antisemiti USA. Cerchiamo di compendiare – menzionerò almeno tre punti – questi pregiudizi:

  • Il concetto di nazione è superato dalle idee imperiali e gli imperi, per forza di cosa, tendono ad essere culturalmente omogenei;
  • Sionisti e neonazisti credono nell’esistenza delle razze, quindi accusano il fronte marxista e nazionalista progressista di minare, con il costituzionalismo democratico, la purezza razziale dell’occidente bianco e civilizzato.
  • L’antisemitismo rovesciato è una sorta di anti-musulmanesimo imperialista. La cerchia di Bannon e Netanyahu considera l’Iran come una sorta di‘’nuovo marxismo’.

Per questa ragione il sionismo rappresenta il fascismo del ventunesimo secolo. Col libro An Ethical Tradition BetrayedThe End of Judaism, (Una Tradizione Etica Tradita: La Fine del Giudaismo), il grande ebreo antifascista Hajo G. Meyer, sopravvissuto all’Olocausto nazista, paragonò le discriminazioni sioniste anti-palestinesi alle prime persecuzioni naziste antisemite. Il giornalista Alan Hart ci ha offerto una sintesi delle attuali posizioni politiche di Meyer:

‘’Hajo Meyer sottolineava, allora, che non intendeva tracciare un parallelo tra le politiche attuali di Israele e la “soluzione finale” dei nazisti – il massacro di sei milioni di ebrei europei (oltre allo sterminio di molti non ebrei). Cercava solo di mettere in evidenza, così scriveva, quali fossero le condizioni che portarono a quella catastrofe in Europa, e la necessità di “prevenire le stesse probabili conseguenze” come risultato delle politiche oppressive che rendono i Palestinesi emarginati e profughi nella loro stessa terra ’’

‘’Ho il privilegio di intrattenere un rapporto di amicizia con Hajo Meyer e poco fa parlavamo insieme per commentare quanto succede in Gaza. Alla luce di ciò che l’esercito israeliano sta attualmente commettendo in Gaza, ho chiesto al mio amico se avesse ancora riserve nel tracciare quel parallelo – tra le politiche di Israele e quelle naziste. Mi ha risposto questo: “Diventa sempre più arduo evitare di riconoscere tale parallelo”. E ha concluso dicendo che era giunto il momento di dare ai sionisti israeliani radicali, e a coloro che eseguono i loro ordini, la definizione di “Nazisti”’’ 4

L’alleanza dell’estrema destra col ‘’sionismo religioso’’ – i rabbini osservanti del Talmud di Babilonia – ufficializza, in qualche modo, il passaggio dello Stato sionista nel campo neofascista. Partendo da questa prospettiva possiamo concludere che il sionismo è un antisemitismo rovesciato intriso degli stessi deliri oscurantisti.

Israele rappresenta una minaccia non soltanto per la politica imperialista della sua calsse dirigente ma soprattutto per l’ideologia di cui sono imbevute le sue gerarchie ecclesiali (e ideologiche) capaci di concepire un regime su base razziale. I neo-israeliani non posso definirsi israeliti; esaltando il tribalismo talmudico, hanno tradito la profondità spirituale del giudaismo storico.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/18/dove-passera-la-nuova-via-della-seta-la-videoscheda-sul-mega-progetto-cinese/5046109/?pl_id=4&pl_type=category

http://www.linterferenza.info/esteri/globalismo-sionista-nazionalismo-territoriale-israeliano/

Risultati immagini per Ayelet Shaked immagini

Fonte foto: Haaretz (da Google)

3 commenti per “La nuova destra “fascio-sionista” israeliana

  1. Marcus
    23 marzo 2019 at 15:51

    Apprezzo moltissimo Stefano Zecchinelli, grazie ai cui articoli ho scoperto questo sito, ma quando parla di giudaismo dovrebbe prima informarsi!
    In generale (non è la prima volta) l’autore contrappone “l’ebraismo talmudico” ad un “ebraismo della Torah” come se nella realtà ci fosse davvero una contrapposizione fra gruppi che seguono il primo e gruppi che seguono il secondo, arrivando a dire ad esempio che i Neturei Karta apparterebbero al secondo schieramento.
    Ciò è completamente falso!
    Nell’ambiente ebraico non c’è nessuna contrapposizione fra le due cose, semplificando all’estremo il Talmud è semplicemente una discussione teologica sull’interpretazione della Torah, importante quanto la prima per il credo ebraico (“Torah scritta” e “Torah orale”). Gli unici ebrei che non seguono il talmud sono i caraiti, ma proprio per questo motivo il resto degli ebrei non sa se si possano ritenere tali.
    Per il resto, anche i gruppi ebraici antisionisti seguono scrupolosamente il Talmud babilonese, inclusi i Neturei Karta ed i “True Torah Jews” tanto apprezzati dall’ottimo Gilad Atzmon, e la loro divergenza con altri gruppi religiosi sionisti si basa più che altro su quale interpretazione talmudica sia la più adatta in questo contesto.
    Rinnovo la mia attestazione di stima all’autore, ma lo invito ad informarsi meglio sul tema per non perdere credibilità.

  2. Stefano Zecchinelli
    23 marzo 2019 at 18:20

    Conosco bene la differenza fra Torah (diritto divino) e Talmud (giurisprudenza rabbinica) con tre importanti correnti interne, ma essendo il primo contraddittorio e legato ai miti dell’antichità (gli stessi narrati, in qualche modo, nell’Iliade e nell’Odissea) ritengo che sia opportuno individuare all’interno del mondo ebraico le correnti più ”scioviniste” per poi isolarle quindi ho scelto una operazione giornalistica complessa, ma lontana anni luce da possibili ricadute antisemite.

    Mi sono soffermato sulla questione del Talmud di Babilonia per una ragione specifica: si fonda sulla ”separazione” fra ebrei e ”goy” ovvero non ebrei. Quindi la differenza fra Talmud e Torah la ricerco nella filosofia, non nella teologia (come potrebbero fare i rabbini Neturei Karta): il Talmud rifiuta la distinzione logico-aristotelica fra bene/male, giusto/ingiusto, legale/illegale, ma si basa soltanto su una ideologia etnica tutta dell’oligarchia israelita. La Torah, facendo le opportune contestualizzazioni, no.

    Alcune citazioni teologiche tratta dal Talmud di Babilonia:

    ”Forse. addirittura la maggior parte dei versetti biblici che prescrivono obblighi rituali sono “intesi” dal giudaismo classico e dall’ortodossia contemporanea in un senso diverso dal loro significato letterale, o addirittura contrario a quello che gli danno cristiani o altri lettori del Vecchio Testamento che vedono il testo in sé per sé. (Vediamo alcuni esempi, ndr)

    Esempio a) il Decalogo. L’ottavo comandamento “Non rubare”, (Esodo, 20: 15) è considerato come la proibizione del “furto”, inteso come rapimento, di un ebreo. Il furto della proprietà non è un reato capitale così come il rapimento dei gentili da parte degli ebrei è permesso dalla legge talmudica.

    Esempio b) E’ assai frequente che termini generici come “il tuo simile” o “lo straniero” o persino “l’uomo” assumano un significato esclusivista. IL famoso versetto “ama il tuo simile come te stesso” (Levitico, 19: 18) è interpretato dal giudaismo classico e dall’ortodossia contemporanea come un’ingiunzione ad amare il proprio “simile ebreo” e non il proprio “simile uomo”.

    Esempio c) Il generoso precetto di lasciar spigolare il proprio campo e la vigna ai ‘poveri e agli stranieri’ (Levitico, 9:10) viene riferito esclusivamente agli ebrei poveri e ai convertiti al giudaismo (gli altri possono tranquillamente crepare in pace, ndr).

    La stessa divisione si ha oggi in Israele tra chi è stato educato nelle scuole religiose ebraiche e chi ha frequentato le scuole pubbliche dove s’insegna il semplice significato del Vecchio Testamento. (….)”.

    Nei versetti talmudici emerge, non soltanto la dicotomia fra ebrei e non ebrei, ma anche un disprezzo classista interno al mondo ebraico; conflitto fra l’oligarchia rabbinica (le vecchie e ricche famiglie ebraiche) e gli ebrei poveri da poco convertiti al giudaismo. La distinzione fra ebrei e non ebrei, per quanto mi riguarda, è l’anticamera del sionismo; la lotta fra ebrei ricchi (oligarchia rabbinica) ed ebrei poveri (neo-convertiti al giudaismo) riflette le frammentazioni interne a quelle che il marxista Abram Leon ha chiamato (correttamente) il ”popolo classe”.

    Non attribuisco valore storico alle riletture teologiche e devo dire, come semplice osservatore storico, che tutte le religioni cercano di mantenere una loro uniformità, ma la storia politica degli ebrei – quindi la storia delle conflittualità sociali interne al mondo ebraico – ha contrapposto ebrei – se vuoi teologi dell’ebraismo – di fatto più vicini alla Torah e predicatori sciovinisti di orientamento talmudico. Non per nulla, si parla di ”sionismo talmudico” in rapporto al sionismo religioso (esiste addirittura un Consiglio Talmudico dei territori occupati). In conclusione, facendo una forzatura giornalista e su basi meramente politico-filosofiche, sto tentando di muovermi dentro questo rapporto dicotomico.

    Puoi condividerla o meno (può darsi che ci siano degli errori interpretativi), ma è la strada migliore per vanificare l’accusa, totalmente illogica, di antisemitismo. La rilettura storica unita alla narrazione giornalista, per forza di cose, ricomprende una conflittualità politica con cui tutti devo confrontarmi.

    • Marcus
      23 marzo 2019 at 21:12

      Grazie per la risposta. Non ho molto tempo al momento, spero di poter tornare sull’argomento prossimamente. Punto per punto:

      “ho scelto una operazione giornalistica complessa, ma lontana anni luce da possibili ricadute antisemite […]…ma la storia politica degli ebrei – quindi la storia delle conflittualità sociali interne al mondo ebraico – ha contrapposto ebrei – se vuoi teologi dell’ebraismo – di fatto più vicini alla Torah e predicatori sciovinisti di orientamento talmudico […] Puoi condividerla o meno (può darsi che ci siano degli errori interpretativi), ma è la strada migliore per vanificare l’accusa, totalmente illogica, di antisemitismo.”

      Adesso che l’hai spiegato capisco il tuo approccio alla questione, anche se non lo condivido. Personalmente non tovo questa distinzione tra “ebrei della Torah” ed “ebrei del Talmud” molto esatta, e su questa base le tue argomentazioni rischierebbero di essere smentite facilmente da un sionista religioso.
      Poi, capisco che essere tacciati di antisemitismo oggi equivale alla morte sociale, e che probabilmente il 90% di quelli definiti come tali non lo sono, ciò non di meno a mio avviso il tuo metodo rischia di essere troppo farraginoso.

      “Alcune citazioni teologiche tratta dal Talmud di Babilonia […]”

      È verissimo che nel Talmud si possono trovare dei passaggi orribili, che purtroppo giustificano il suprematismo ebraico, ma se ne trovano anche altri che sostengono tesi opposte. Insomma, come spesso accade nei testi religiosi ‘è tutto ed il contrario di tutto. A mio avviso rifarsi al Talmud per attaccare il suprematismo ebraico è un approccio tanto infondato quanto rifarsi al Corano per attaccare il jihadismo; tutti i testi religiosi sono altamente incoerenti per cui giocare sulle citazioni non è una buona idea, è facile essere smentiti con altre (e difatti i NK si oppongono al sionismo proprio citando anche il Talmud). Questo è inevitabile dal momento che nel Talmud gli autori sono molteplici. A mio avviso per smascherare il suprematismo ebraico è meglio citare Maimonide, che ci ha lasciato un corpus più coerente.

      “La distinzione fra ebrei e non ebrei, per quanto mi riguarda, è l’anticamera del sionismo;”

      Perfettamente d’accordo. E su questo Atzmon ci ha visto piuttosto bene.

      “La stessa divisione si ha oggi in Israele tra chi è stato educato nelle scuole religiose ebraiche e chi ha frequentato le scuole pubbliche dove s’insegna il semplice significato del Vecchio Testamento.”

      Non saprei, conosco bene Israele ed i suoi abitanti, e non è che abbia notato una così gande differenza tra le due categorie.

      Comunque sia, grazie per i sempre interessanti interventi.

Rispondi a Marcus Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.