La nuova fase della politica estera USA: la riabilitazione del nazismo

Nessun leader occidentale, con l’eccezione di Alexis Tsipras,  parteciperà alla parata che si svolgerà oggi a Mosca per la celebrazione del 70mo anniversario della vittoria sovietica sul nazismo. Casuale?

Proprio oggi, 9 maggio, la Russia ricorderà il 70-esimo anniversario della vittoria sovietica contro il nazi-fascismo con una grande parata a cui nessun leader occidentale, a quello che risulta, andrà ad assistere. La parata si prevede in grande stile e vi prenderanno parte circa 16.000 soldati. Perché l’occidente ha deciso di boicottarla? Eppure, data la situazione, questa iniziativa assume un grande rilievo simbolico ma anche politico.
In sintesi, vorrei rispondere a questa domanda che – per quanto scontata – pone un serio problema di fondo: gli Stati Uniti d’America sono passati dal riciclo dei nazisti alla riabilitazione totale del nazismo. Facciamo un salto all’indietro.
Attraverso il Progetto Paparclip ( Operazione graffetta ), affidato alla Joint Intelligence Objectives Agency (JIOA), vennero reclutati circa 1.500 scienziati che aderirono al regime hitleriano. L’OSS – antesignana della CIA – reclutò gli scienziati più capaci, le giovani promesse della tecnocrazia occidentale. Wernher von Braun, ad esempio, nel 1945 aveva appena 30 anni e durante la guerra lavorò nel centro Peenemunde al progetto dei missili V2. Per uno come lui potevano valere le parole di Bosquet Wev ( direttore dell’JIOA ) “il governo si preoccupava di ‘banalità”- i dossier dei nazisti- invece di privilegiare ‘l’interesse’ degli Stati Uniti, e sprecava le sue forze inutilmente nel voler colpire un cavallo nazista morto’. ( Fonte: Rete Voltaire )
Dopo essere stato internato a Garmisch, lo scienziato fu ripescato dal colonnello Holger Toftoy per riprendere negli Usa il vecchio programma missilistico del Reich. Molti scienziati filohitleriani se fossero rimasti in Europa avrebbero rischiato di finire sotto processo, quindi la JIOA si affidò al direttore della sezione scientifica della Gestapo, Werner Osenberg, per il reclutamento dei migliori tecnici che avevano contribuito all’ascesa della Germania nazista come grande potenza capitalistica ed imperialistica. Osenberg preparò una lista di 15.000 nomi favorendo l’integrazione di nazisti convinti nel sistema di comando nord-americano.
Una nota declassificata nel 1953 del Capo di Stato Maggiore della US Air Force attesta che, fino a quel momento, gli scienziati entrati negli apparati Usa erano ben 820. Poi aumenteranno di numero. Questi scienziati, inoltre, nonostante il loro passato compromettente, avevano il libero accesso alle informazioni riservate e la loro attività non era soggetta a nessun controllo. Le fonti sono inequivocabili: “non soltanto (…) i membri di Paperclip erano autorizzati ad aver ampiamente accesso alle informazioni segrete, ma (…) non vi era né coprifuoco, né controllo della posta tedesca”. Inoltre, “le attività degli scienziati all’esterno erano molto poco controllate’ ( Fonte: Rete Voltaire )
In quel periodo l’indignazione negli Usa sale e il sottosegretario alla guerra Patterson deve mentire “nessun scienziato sospettato di crimini di guerra è stato introdotto negli Stati Uniti”. Nel 1947 la JIOA lancia l’operazione National Interest attraverso la quale si possono reclutare anche scienziati condannati per crimini di guerra. Chi ne trae vantaggio ? Pochi sanno che il primo beneficiario di questo provvedimento scandaloso fu Otto Ambros, direttore della IG Farben e compartecipe con i nazisti dell’utilizzo dello Ziklon B nelle camere a gas. Il gas asfissiante che in condizioni di schiavitù veniva prodotto nelle imprese capitalistiche della Germania nazista, nello stesso modo e secondo le stesse dinamiche schiavistiche, verrà quindi prodotto negli Usa.
Nel 1949 i servizi segreti statunitensi si appoggiarono ai tecnici nazisti per lanciare la loro “guerra psicochimica” all’Urss. Nella base di Edgewood i “soldati cavia” vennero drogati con massicce dosi di LSD che gli provocarono nevrosi, paranoie, schizofrenia ed altre gravi patologie mentali e fisiche. Fra i nazisti che collaborarono con la CIA per questo progetto figurano i nomi di Friedrich Hoffman e di Walter Schieber, mentre le vittime di tale crimine pianificato (come altrimenti definirlo?) furono circa 7.000 soldati.
L’imperialismo statunitense da un lato si appropriava dei metodi repressivi del nazismo, riciclando i suoi tecnici più capaci, dall’altro colpiva quella parte del popolo tedesco che con tanto coraggio – pensiamo ai resistenti dell’Orchestra Rossa – si oppose alla dittatura. Nei territori occupati dagli Alleati, dopo il collasso dell’esercito hitleriano, vennero instaurati campi di concentramento per tedeschi in cui, persero la vita centinaia di migliaia di persone.
“Le Monde pubblicò un articolo di Jacques Fauvet, che iniziava appassionatamente: ‘Mentre oggi si parla di Dachau, tra dieci anni si parlerà nel mondo intero di campi come Saint Paul d’Egiaux’ dove morirono 17.000 uomini, presi in custodia dagli americani nel tardo luglio, stavano morendo così rapidamente che in due settimane erano stati riempiti due cimiteri di duecento tombe ciascuno. Alla fine di settembre, l’indice di mortalità era di 10 al giorno, ossia il 21 per centro all’anno’ ( Fonte: Gli altri lager )
La collaborazione degli statunitensi e degli inglesi coi nazisti – e poi neonazisti – fu anche politica. Nel 1949 i britannici reclutarono i lettoni dell’Arajs Kommando – organizzazione di ultra-destra – mandandoli a destabilizzare la Svezia. Nel 1949 attraverso l’Operazione Jungle i “migliori” agenti collaborazionisti baltici vennero trasferiti dall’M16 ad Amburgo per ricevere addestramento. I documenti ora declassificati ci dicono che dal 1952 questa operazione è stata riproposta su scala molto più vasta.
In Ucraina il neonazismo ha una storia di lunga data che precede la formazione di organizzazioni paramilitari come Svoboda e Pravy Sektor, protagoniste del golpe fascista e filoatlantico di un anno fa. In questa sede ricordo come i più stretti collaboratori della Timoschenko – una signora che si è arricchita negli anni ’80 attraverso il contrabbando di materiale pornografico – siano i neonazisti dell’UNA – UNSO, gruppo paramilitare che contribuì al golpe antisocialista di Mosca nel 1991, per poi essere inviati in aiuto dei tagliagole ustascia in Croazia, fino a prendere parte – come se tutto questo non bastasse – alla guerra in Cecenia e a quella in Georgia.
E’ questo il motivo che spinge l’occidente a boicottare le celebrazioni antifasciste russe? Gli Stati Uniti d’America, in Ucraina, stanno appoggiando un governo in larga parte palesemente nazista che rivaluta il collaborazionista Stephan Bandera; i gendarmi di Washington forse non vogliono offendere i loro nuovi alleati? L’opinione di James Petras convalida questa tesi “Hay muchas razones para analizar la ausencia de los países occidentales para celebrar la victoria contra los nazis. Lo que más me choca es el hecho de que hay muchos nazis, abiertamente nazis, en Ucrania apoyando al gobierno de Kiev y aliados a EEUU y Europa. El sector de la derecha utiliza banderas, señales, ideología, que llaman nacionalista pero es fascista, muy xenófobo, muy hostil a Rusia, e incluso celebran a los neonazis en la segunda guerra mundial que lucharon contra Rusia. Entonces el hecho de que ahora la OTAN está aliada a los neonazis es un factor de la falta de participación en la celebración de la victoria contra los nazis”.
Il fascismo ed il nazismo sono stati regimi dittatoriali ed imperialisti ma – pensiamo ai crimini fascisti in Africa – hanno sempre agito con la benedizione della potenza coloniale britannica (al di là delle sanzioni puramente formali inseguito all’aggressione all’Etiopia…). Gli Stati Uniti non hanno mai avuto problemi nel riciclare tecnici, politici e militari di fede nazifascista, usandoli come manovalanza di bassa lega, oppure impegnando i settori più elitari in operazioni di destabilizzazione più complesse.
Il discorso è oggi più attuale che mai; i neofascisti restano, volenti (i più) o nolenti (pochi), delle bamboline nelle mani di Washington. Soprattutto oggi che in Ucraina è in corso un’operazione politica e militare in grande stile finalizzata a isolare e a tenere sotto scacco la Russia e in prospettiva a rovesciare il governo di Putin per sostituirlo con un altro prono alla volontà e agli interessi degli USA.
Ecco spiegato il boicottaggio delle celebrazioni russe della storica vittoria sul nazifascismo da parte dell’occidente e dei suoi rappresentanti.
Fonti:
http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=119011&typeb=0
http://storiasoppressa.over-blog.it/article-alliance-du-pentagone-avec-les-nazis-operation-paperclip-des-v2-a-la-lune-92331748.html
http://www.controstoria.it/tedeschi-nei-campi-angloamericani.html
http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_internazionale/2005_06_thierry-meyssan_il-presidente-della-lettonia-riabilita-il-nazismo.htm
http://www.lahaine.org/mundo.php/la-politica-de-genocidio-tiene

13 commenti per “La nuova fase della politica estera USA: la riabilitazione del nazismo

  1. piero deola
    9 maggio 2015 at 14:27

    Caro Zecchinelli
    non è una nuova fase ma una vecchia. I signori democartici americani nel 45 si sono portati negli USA 1200 tonn. di documenti,brevetti e i peggiori criminali che hanno inserito nel governo e nella rinnovata CIA,nelle organizzazioni governative che divennero la copia conforme della democrazia hitleriana che oggi mi sento di lodare se paragonata ai risultati nefasi risultati degli USA nel mondo.
    Viva felice che tanto siamo inchiapettai senza possibilià di ritorno:il popolo italiano è proppo bue e poco coraggioso;tiene famiglia.

  2. Aliquis
    9 maggio 2015 at 16:02

    Non sapevo nulla dei campi di concentramento americani in Germania. E’ vero, non ci hanno racconatato la verità. Il capitalismo usa il fascismo quando gli fa comodo. In quest’ era postdemocratica esso è più attuale che mai. Era l’ Unione Sovietica a garantire la democrazia in Occidente. Finita quella, finita la nostra libertà. E’ triste ma è così.

    • Fabrizio Marchi
      9 maggio 2015 at 16:54

      Caro Aliquis, c’è stato un film realizzato nel 1970, da Giuliano Montaldo, con protagonista fra gli altri un bravissimo Franco Nero, dal titolo “Gott mitt uns” ambientato proprio in un campo di concentramento inglese, dove erano rinchiusi soldati tedeschi, subito dopo la guerra. Il film, molto bello a mio parere, è un atto d’accusa contro la cultura militarista, e il fatto che sia stato girato, tra virgolette, dal punto di vista dei tedeschi, lo ha reso ancora più crudo e credibile.
      E’ la storia di due soldati semplici tedeschi che vengono ingiustamente accusati di diserzione dai loro stessi ufficiali, quando in realtà erano solo due poveracci come tanti che agli sgoccioli della guerra avevano semplicemente smesso di combattere, avevano abbandonato i loro fucili e si erano consegnati agli alleati. Vengono accusati di diserzione e condannati alla fucilazione da un tribunale tedesco interno al campo, nonostante la guerra fosse già finita.
      Gli inglesi lasciano fare perché capiscono che quello stesso codice militaresco che condannava quei due soldati era il loro stesso codice. Molto bella e altamente significativa una scena in cui un alto ufficiale inglese si reca al campo per convincere il comandante del campo stesso, in realtà poco convinto e riluttante all’idea di lasciar fucilare i due, a lasciare che i prigionieri tedeschi eseguissero la condanna a morte. E gli spiega a chiare lettere le ragioni per cui avrebbe dovuto lasciar eseguire la condanna. Quelle regole, quell’ordine, quelle gerarchie, erano del tutto trasversali, al di là del fatto che i due paesi erano stati momentaneamente divisi e che la guerra fosse terminata. E quelle stesse regole dovevano essere salvaguardate per il futuro stesso dell’organizzazione sociale, sia essa inglese, tedesca o qualsiasi altra. In quel momento in quel campo era in gioco ben altro che la presunta diserzione di quei due ragazzi. Era in gioco il dominio sociale, concetto che andava ben oltre la contingenza specifica. Ufficiali (cioè simbolicamente le gerarchie di comando) tedeschi e inglesi si ritrovano, post conflitto, in perfetta sintonia sull’ordine sociale da stabilire.
      I due verranno ovviamente fucilati da un plotone di esecuzione di soldati tedeschi a cui gli inglesi avevano momentaneamente dato dei fucili con un solo colpo, al fine di poter eseguire la condanna. La scena è letteralmente straziante, con i due che giustamente imprecano contro la totale follia (dal loro punto di vista, ovviamente…), di quella decisione, mentre li legano al palo della morte.
      Il film è angosciante, e mostra anche le vessazioni a cui erano sottoposti i prigionieri di guerra tedeschi in quegli stessi campi di concentramento ma, non fraintendetemi, non c’è ovviamente nessun sentimento di simpatia verso il fascismo e il nazismo. Al contrario, il film vuole proprio dimostrare come certe dinamiche siano trasversali: “ordine”, disciplina,gerarchia, spinti fino al fanatismo. E gli inglesi arrivano ad avallare la decisione degli ufficiali tedeschi perché non potevano a quel punto fare la parte di coloro che mollavano su determinati “principi”, tanto meno di essere accusati di mollezza.
      Un altro “film-denuncia” molto bello in tema, che smaschera la favola degli alleati “buoni” è “La collina del disonore”, di Sidney Lumet, del 1965, con un cast di attori formidabile tra cui un bravissimo Sean Connery, ambientato in un carcere militare britannico in Africa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Emblematica la scena in cui un gruppo di soldati viene mandato a farsi la doccia; uno di loro sbaglia manopola e un altro gli dice:”Ehi, sta attento, quella è la manopola del gas…”…
      Del resto le bombe a Hiroshima e a Nagasaki che in un decimo di secondo hanno liquefatto 150.000 civili non le ho gettate io…

      • Stefano Zecchinelli
        9 maggio 2015 at 18:18

        Gli Usa non hanno fatto altro che riciclare la burocrazia nazista per poi poterla rimettere in moto contro l’Urss. Già Churchill nella sua autobiografia ricorda come gli Alleati contrattarono coi criminali nazisti la resa posticipata di 48 ore per consentirgli di arrendersi sul fronte occidentale, e poi, guardacaso, riutilizzarli contro l’Armata Rossa. Dall’altra parte, però, gli anglostatunitensi massacrarono il popolo ed i lavoratori tedeschi, un popolo che con tanto coraggio si era opposto al nazismo. Chi si ricorda degli eroi dell’Orchestra Rossa o di Thalman, capo del Partito comunista tedesco, morto in un campo di concentramento hitleriano ? La Resistenza comunista al nazismo è stata cancellata dai libri di storia e questo è il peggiore crimine dei liberal-imperialisti.

        Prendiamo i bombardamenti di Dresda: gli Usa hanno ucciso ben 200.000 tedeschi innocenti, distruggendo il centro storico della città. L’imperialismo statunitense voleva calpestare il cuore della Germania, la sua storia e la sua cultura, da Hegel a Brecht, da Marx ad Heine. Quindi cos’hanno fatto in realtà gli Usa ? Hanno salvato Hitler mantenendo in piedi la burocrazia reazionaria del suo regime, per poi, di contro, schiacciare il popolo che, nel ’19, seguì Rosa Luxemburg. Riporto questo articolo ( poco conosciuto ) della rivoluzionaria tedesca Ulrike Meinhof – pubblicato nella rivista Konkret nel 1965 – in sui si parla della distruzione di Dresda. Una bella lettura.

        LA DISTRUZIONE DI DRESDA

        Vent’anni fa, il 13 e 14 febbraio del 1945, nella notte tra il martedì grasso e il mercoledì delle ceneri, c’è stato il più grande attacco aereo della seconda guerra mondiale sferrato su una città tedesca da parte della flotta di bombardieri alleati: il bombardamento di Dresda. Nell’arco di 14 ore la città è stata bombardata tre volte. Il primo attacco è durato dalle 22 e 13 alle 22 e 21. Quando i bombardieri inglesi volarono via, lasciarono dietro di sé un mare di fiamme, che abbagliò il cielo per 80 chilometri. Il secondo bombardamento fu eseguito dall’1 e 30 all’1 e 50. I bombardieri che volavano via poterono vedere le fiamme sopra Dresda per oltre 300 chilometri. Il terzo attacco fu eseguito la mattina dopo tra le 12 e 12 e le 12 e 23 da una flotta aerea americana.

        Più di 200 000 persone hanno perso la vita nelle fiamme di Dresda. L’inglese David Irving nel suo libro “Apocalisse a Dresda” scrive: “Per la prima volta nella storia della guerra un attacco aereo ha distrutto l’obiettivo in modo così devastante, che non c’erano abbastanza sopravvissuti sani per poter seppellire i morti.”

        In condizioni normali Dresda era una città con 630 000 abitanti. Quando però fu distrutta ci vivevano più di un milione di persone, si pensa tra un milione e duecentomila e un milione e quattrocentomila persone. Rifugiati della Slesia, della Pomerania e della Prussia Orientale, evacuati da Berlino e dalla Renania, bambini, prigionieri di guerra ed operai immigrati. Dresda era un posto dove si radunavano i soldati convalescenti e feriti.

        A Dresda non c’era industria bellica. Dresda era una città disarmata, senza difesa aerea. Tutta la Germania pensava che Dresda fosse proprio una di quelle città che non sarebbero state bombardate. Girava voce che gli inglesi avrebbero risparmiato Dresda, se Oxford non fosse stata attaccata, oppure che gli alleati avrebbero fatto di Dresda la capitale tedesca dopo la guerra, e che per questo non l’avrebbero distrutta. Giravano anche tante altre voci, ma sicuramente nessuno si sarebbe potuto immaginare che una città che allestiva quotidianamente nuovi ospedali e lazzaretti, nei quali ogni giorno affluivano centinaia di migliaia di rifugiati, soprattutto donne e bambini, sarebbe stata bombardata.

        L’unico obiettivo militarmente interessante a Dresda era tuttalpiù una stazione un po’ più grande per il trasbordo di merci e truppe. Ma nel corso dei tre attacchi, avvenuti secondo i piani e con la massima precisione, quando cominciarono a gettare le bombe dirompenti per far esplodere le finestre e crollare i tetti, per poter colpire più facilmente le travature e le abitazioni con le successive bombe incendiarie, proprio questa stazione fu a malapena colpita. Quando, pochi giorni dopo, ci accatastarono montagne di morti i binari erano già stati riparati. Gli incendi a Dresda sono durati sette giorni e otto notti.

        Ai soldati inglesi che avevano bombardato la città non era stata detta la verità. Avevano detto che a Dresda la loro flotta avrebbe attaccato il comando supremo dell’esercito. Avevano detto che Dresda era il centro di rifornimento più importante per il fronte orientale. Avevano detto che l’obiettivo del bombardamento era uno dei quartieri generali della Gestapo in centro città, un’importante fabbrica di munizioni, un grande stabilimento di gas velenosi.

        Già nel 1943 l’opinione pubblica britannica aveva protestato contro il bombardamento della popolazione civile tedesca. Il vescovo di Chichester, l’arcivescovo di Canterbury, il presidente ecclesiastico della Church of Scotland avevano alzato la voce. A loro però fu detto che non era vero stato impartito nessun ordine di distruggere zone abitate invece che centri di armamento, la stessa risposta che fu data ad un deputato dei laburisti della camera dei comuni inglese. Il governo inglese, con a capo il primo ministro Sir Winston Churchill è riuscito a tenere segreto fino alla fine della guerra, fino al marzo del 45, il carattere effettivo, intenzionale e pianificato degli attacchi aerei britannici sulle città tedesche.

        Dresda era il punto cruciale di questa politica. Dresda è stata rasa al suolo, due anni dopo che a Stalingrado era stato deciso l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Quando Dresda fu bombardata le truppe sovietiche erano già arrivate ai fiumi Oder e Neisse e il fronte occidentale aveva raggiunto il Reno. L’anno dopo, il 13 febbraio 1946, il comandante supremo della Royal Air Force, Sir Arthur Harris, che aveva condotto l’attacco contro Dresda, si imbarcò a Southhampton per lasciare il paese che non era più pronto a riconoscergli i suoi meriti. Quando la popolazione tedesca scoprì la verità su Auschwitz la popolazione inglese scoprì la verità su Dresda. Ai responsabili fu negata la fama che era stata loro promessa dai loro governi. Sia di qua che di là.

        La guerra contro Hitler a Dresda è degenerata in ciò che si cercava di combattere e che in realtà si era combattuto: barbarie e disumanità, per le quali non c’è alcuna giustificazione.

        Se ci fosse bisogno di dimostrare che la guerra giusta non esiste Dresda sarebbe la prova. Se ci fosse bisogno di dimostrare che la difesa spesso degenera in aggressione, Dresda sarebbe la prova. Se ci fosse bisogno di dimostrare che i popoli stessi vengono strumentalizzati dai governi in guerra, Dresda sarebbe la prova. Che sulla bara di Sir Winston Churchill non ci sia la parola Dresda lascia pensare che sia il popolo a dover continuare ad essere considerato il responsabile di Dresda, quel popolo che invece è stato ingannato. È lo stesso ritornello del governo tedesco, quando non sospende il termine di prescrizione per i crimini commessi nel periodo nazista. Chi non denuncia i responsabili però, denuncia i popoli.

        Ulrike Marie Meinhof

        • Fabrizio Marchi
          9 maggio 2015 at 21:29

          Il popolo tedesco, caro Stefano, che in parte appoggiò la Luxemburg nel ’19, non era lo stesso che appoggiò Hitler successivamente e che purtroppo porta anch’esso gravi responsabilità per quanto accaduto.
          Sarebbe un errore deresponsabilizzarlo completamente. Ciò che è accaduto non può essere addebitabile al solo regime nazista. Purtroppo tanta parte del popolo tedesco lo appoggiò e lo sostenne. Ce ne dobbiamo fare una ragione e dobbiamo prendere atto della realtà per poterla interpretare al meglio.
          Sarebbe molto più facile attribuire le colpe di quell’immane tragedia solo a qualche migliaio di militanti e dirigenti nazisti, ma non sarebbe un’operazione corretta. Le cause dei fenomeni politici, ideologici, sociali e culturali sono spesso molto complesse. La gran parte del popolo tedesco aderì e coprì.
          Si tratta di capirne le ragioni. Ma sollevarlo da ogni responsabilità sarebbe sbagliato.
          Che poi il bombardamento di Dresda sia stato un crimine, una mera rappresaglia voluta in primis da Churchill probabilmente per vendicarsi del lancio delle V1 e delle V2 su Londra, non c’è alcun dubbio. Ma questo è un altro discorso ancora…

  3. armando
    9 maggio 2015 at 16:02

    Gli schemi della storia si ripetono. Dopo la guerra furono utilizzati i tecnici nazisti in funzione anti URSS. Oggi, dopo i passaggi sui così detti stati canaglia, di fronte agli USA si erge un nuovo/vecchio avversario, la Russia, in attesa della Cina. La Russia, però, è un nemico speciale, secondo me. Si contrappone non solo sul piano della potenza militare o economica, non solo per una questione geopolitca di controllo dei territori. In forme molto diverse dai tempi dell’Urss, di cui comunque conserva memoria storica, la Russia si erge come l’avversario vero degli USA perchè è portatrice di una weltanschaung inconciliabile. Tradizioni, cultura, rapporto Chiesa /Stato, concezione dei rapporti economia/politica, tutto contribuisce in questo senso. Non mi sorprende che Obama sia assente. Purtroppo non mi sorprende più neanche l’assenza degli europei. Ciechi e stupidi sono, a legarsi a quattro mani agli americani contro i propri interessi strategici, avallandone indirettamente le porcate coi nazi. Questa è solo un’Europa di mercanti da quattro soldi, Quando avranno firmato il trattato sul libero commercio ci sarà da piangere. Addio a ogni residua possibilità di governare i processi economici.

    • Aliquis
      9 maggio 2015 at 17:45

      Si credo che la Russia pur essendo capitalista continui ad essere qualcosa di diverso. La situzione di oggi non è molto diversa se non in peggio rispetto ai tempi della seconda guerra mondiale. Nel 1941 tutta l’ Europa era sotto Hitler. E fu quet’ intera Europa nazista, con gli angloamericani compiacenti, ad invadere l’ Unione Sovietica.
      Oggi un nuovo monolitico Occidente peggiore del fascismo è contro la Russia.

  4. piero deola
    9 maggio 2015 at 17:53

    Due precisazioni:
    1-vorrei una prova certa dell’esistenza delle camere a gas fin’ora mai presentata da alcuno.
    2-militari e anche civili tedeschi perirono di fame e malattie nei campi di concentramento alleati in numero non inferiore a due mln.con il contributo degli oridini alleati che chi portava alimenti veniva fucilato.

    A codesta democrazia ci siamo legati e ne abbiamo seguito abitudini e mode.

    • Fabrizio Marchi
      9 maggio 2015 at 21:09

      Piero Deola, fammi capire una cosa: non esisterebbe nessuna prova certa dell’esistenza delle camere a gas dei lager nazisti (a parte le testimonianze delle migliaia di sopravvissuti…) ma esisterebbero le prove certe dei milioni di morti nei campi di concentramento alleati?
      Ma su, cerchiamo di essere seri…Ma è possibile che appena si mette mano a certe questioni, debba puntualmente esserci il solito rigurgito d negazionismo di ritorno mai sopito?…
      Un po’ di serietà, ragazzi…la critica anche radicale al sistema capitalistico non ha nulla a che vedere con il negazionismo e anzi, perde in questo modo di credibilità. Punto e stop. Negare l’Olocausto è come negare Hiroshima o Nagasaki.
      Non vedo che senso abbia se non appunto quello di riabilitare in qualche modo un regime criminale, aggressivo e razzista, come quello nazista, che fortunatamente è stato sconfitto.
      Che poi la tragedia dell’Olocausto sia stata successivamente utilizzata come alibi per coprire le politiche imperialiste di Israele e degli USA è altro discorso…ma negarlo è assolutamente privo di significato e anche grave sia sotto il profilo politico che morale

      • piero deola
        10 maggio 2015 at 14:40

        caro Marchi
        che strano che i testimoni sono tutti vivi e la maggior parte sono stati sbugiardati perchè in incredibili contraddizioni fra loro e strano che lei non abbia letto i libri anche di militari americani e francesi che descrivevano tale eccidio.NOn ho voglia di perdere la testa a cercar fra i miei libri per dare autore ed editore ma unbuon libraio sarà in grado di aiutarla purchè non sia di aprte come lo è Lei. Senza verità non c’è giustizia è quanto sostengo.
        Quando non si sa e quando si sostengono tesi non dimostrate si perde di credibilità.

        • Fabrizio Marchi
          10 maggio 2015 at 15:48

          Caro Deola, i superstiti sono vivi perché gli altri sono morti…
          Quindi, ripeto, secondo lei l’Olocausto è del tutto inventato mentre i campi di concentramento alleati sono realmente esistiti? Quindi non sono esistiti neanche i gulag staliniani, lo stermino dei cinesi ad opera dei giapponesi, quello in Rwanda, i desaparecidos in Argentina e via discorrendo…
          Perché no, a questo punto tutto potrebbe essere inventato. Lei dice di avere le prove provate che l’Olocausto non è mai esistito e che invece sono morte milioni di persone nei campi alleati.
          Mi pare che lei tenda solo a capovolgere il paradigma. I nazisti diventano i “buoni” e gli “angloamericani i “cattivi”. Io la vedo in un modo un po’ più complesso…
          Comunque, che le devo dire, lo provi, se ci riesce. Buon lavoro.

  5. Stefano Zecchinelli
    9 maggio 2015 at 18:04

    Per chi volesse approfondire c’è questo lungo saggio ( sicuramente una lettura impegnativa rispetto alle solite cose che si leggono in rete ) dello storico marxista Jacques R. Pauwels su ‘Le Corporations Americane ed Hitler ‘ pubblicato nel sito di Michele Basso http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_dossier/2007_01_jacques-r-pauwels_le-corporations-americane-ed-hitler.htm.

    Un testo prezioso che fa capire come il capitalismo tedesco, sotto l’orrenda dittatura nazista, fosse fortemente caratterizzato dalla presenza massiccia di investimenti capitalistici nord-americani. Riporto una citazione eloquente:

    ”Col passare del tempo, molti dei capitani di industria Americani impararono ad amare il Führer. Si è spesso accennato che l’attrattiva per Hitler era una questione di personalità, materia di psicologia. Si presume che le personalità autoritarie non potevano fare a meno di avere simpatia ed ammirazione per un uomo che predicava le virtù del “principio di supremazia” e metteva in pratica quello che predicava, prima nel suo partito e poi per l’intera Germania.
    Sebbene citi anche altri fattori, essenzialmente è in questi termini che Edwin Black, autore del libro eccellente sotto vari aspetti “IBM e l’Olocausto”, spiega il caso del presidente dell’IBM, Thomas J. Watson, che aveva incontrato Hitler in parecchie occasioni negli anni Trenta ed era rimasto affascinato dal nuovo regime autoritario della Germania.
    Ma è nel dominio della politica economica, non della psicologia, che possiamo più proficuamente capire perché il sistema economico ed industriale Americano abbia abbracciato Hitler”.

    Certo che il nazismo era un modello per l’imperialismo statunitense ( e viceversa dato che l’eugenetica nasce in Inghilterra e poi arriva negli Usa ), anzi c’è una letturatura marxista su questo tema, segnalo, non a caso, i testi di George Jackson uno dei fondatori delle Pantere Nere sul ‘fascismo americano’. Il mio articolo, credo che in modo sintetico, descriva proprio questi presupposti.

  6. armando
    10 maggio 2015 at 19:04

    Anche Churchill era un ammiratore di Mussolini. Detto questo, dai diversi post mi sembra emerga un problema, quello del rapporto fra i fini e i mezzi. Sconfiggere il nazismo era un fine giusto, farlo includendo mezzi come il bombardamento di Dresda mostra l’ombra delle democrazie e, in parte, sconfessa anche la giustezza dello scopo. Il fine giustifica sempre i mezzi? Secondo me no. Vale, mutatis mutandis, anche per la brutalità dei metodi stalinisti. Certo, tutto ciò non può significare mettere tutti sullo stesso piano, però dovrebbe indurre a non bere tutto quello che ci raccontano i media. Hiroshima non poteva essere nascosta, la tragedia di Dresda lo è stata per anni ed anni. Io stesso ne sono venuto a conoscenza relativamente tardi. Allora, oltre i grandi avvenimenti storici, si pone anche il problema del male nell’uomo e del modo migliore per limitarlo. Non basta ripetere la litania sulla democrazia. A questo proposito mi sembra molt azzeccato l’accenno all’eugenetica. È Del tutto vero che nacque inOccidente , in ambienti progressisti, e che ii nazi la ripresero solo successivamente. D’altronde le pratiche eugenetiche “democratiche” sono continuate in Svezia e in Usa fino agli anni 60 e 70. Ed anche oggi il mito del miglioramento della specie non è morto, nelle democrazie capitalistiche.Cosa altro è il sogno del bambino perfetto ottenuto mediante tecniche che vogliono sostituirsi agli esseri umani nel determinare il succedersi delle generazioni? Tutto ciò è ammantato di buonismo, di progresso, di amore per l’umanità ma, per chi sa guardare oltre la superficie delle cose e delle parole, non riesce a nascondere l’incubo eugenetico che vi è dietro.

Rispondi a Fabrizio Marchi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.