La persecuzione di Assange e la pulizia etnica della Palestina

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Foto: The Intercept (da Google)

 

Il capitalismo è diventato una sorta di regime di sorveglianza che ha costruito una autentica egemonia informativa. La manipolazione è l’elemento caratterizzante la globalizzazione imperialistica con gli USA, potenza egemone, monopolizzatori della violenza su scala mondiale. All’interno di questa prospettiva – antidemocratica – la persecuzione nei confronti del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ed il massacro di Gaza sono due facce della stessa medaglia. Il ‘’giornalismo di regime’’ sta giustificando i crimini dell’imperialismo israeliano, braccio armato del complesso militar-industriale USA, mentre le minacce di morte contro il miglior giornalista anti-sistema, in una fase tanto drammatica, si collocano su di un piano perfettamente complementare. Prima d’affrontare l’argomento voglio fare una ulteriore considerazione: Julian Assange è un eroe moderno, nell’epoca – tristissima – dell’indifferenza globalizzata.

 

Il ‘’giornalismo di regime’’ controllato dalla lobby israeliana

 

Il direttore dell’Interferenza, Fabrizio Marchi, qualche giorno fa ha pubblicato un articolo dove, con la consueta puntualità, ha spiegato come i pennivendoli di regime stravolgano la verità trasformando gli aggrediti in aggressori: ‘’La responsabilità della strage (a senso unico…) sarebbe di Hamas che vuole oltrepassare i confini dello stato israeliano e questo ha provocato la risposta di quest’ultimo.  Si pone la questione come se fossimo in presenza di due stati sovrani e indipendenti e uno dei due avesse deciso di violare unilateralmente i confini dell’altro. Si omette deliberatamente di spiegare che non esiste nessuno stato palestinese, che il popolo palestinese è sottoposto ad una occupazione militare e ad un regime segregazionista, neocolonialista e razzista e che Gaza è stata trasformata da tempo, letteralmente e non metaforicamente, in un gigantesco carcere a cielo aperto’’ 1. Israele controlla i mass media italiani (e non solo…) perché all’interno delle strutture mediatiche e politiche dominanti dei vari stati ha infiltrato uomini chiave, possibilmente sionisti con la doppia cittadinanza: israeliana ed italiana.

Dalla destra xenofoba alla ‘’sinistra imperiale’’, la lobby sionista ha una pesantissima ascendenza sui media nostrani, ce lo conferma uno dei migliori reporter italiani, Fulvio Grimaldi: ‘’Il “manifesto” non è l’unico che, con resoconti tecnico-turistici in tracimante salsa propagandistica, ha voluto dare dignità a un’operazione indegna. L’altro giornale “di opposizione”, ma sintonicamente atlantista come tutti, “Il Fatto Quotidiano” che, inflessibile censore, con ogni riga ci avverte delle nefandezze falsarie dell’altra stampa, ha affidato a Leonardo Coen il compito di illustrarci le tre tappe dell’ignominia aggirandosi in un mondo tra l’arcadia e i campi elisi. A loro volta i cronisti Rai riesumavano lo stereotipo coloniale del “deserto fiorito” nel Negev, dei Kibbutz piscinati e delle coltivazioni irrigate, sorvolando leggiadri sulle acque palestinesi predate e sui villaggi beduini rasi al suolo. Ma da Debenedetti e Monica-Bilderberg-Maggioni te lo aspetti. Dal “manifesto” invece, a non essere boccaloni … pure ’’ 2. L’informazione è a senso unico, le voci critiche censurate in nome del mito ambiguo dell’eterno antisemitismo. Dopo aver letto con attenzione il pezzo di Grimaldi dobbiamo rammentare il monito di George Orwell: gli intellettuali di sinistra – Coen, Furio Colombo, Travaglio – sono campioni della censura. La democrazia è un preservativo nelle mani del ‘’quarto potere’’, ’il giornalismo è un’arma di guerra’’ che crea dal nulla la base sociale (artificiale) dei governi.

 

Julian Assange è in pericolo

Il fondatore di Wikileaks non ha potuto commentare la crociata neocon di Trump contro Siria ed Iran. Qual è il piano dei neoconservatori? Silenziare Assange significa tagliare fuori tanti analisti indipendenti dalla consultazione e dallo studio di documenti fino ad ora riservati; le agenzie di intelligence sono la nuova gabbia d’acciaio del neoliberismo censorio. Il diritto alla privacy, quando l’imperialismo stermina centinaia di migliaia di persone come fece Bush in Iraq, passa in secondo piano, quanto meno non deve essere sovrapposto ai diritti sociali e nazionali. Criticare da ‘’sinistra’’ Assange – come hanno fatto diversi gruppi di sinistra radicale – significa omettere uno dei problemi cruciali del moderno capitalismo: la manipolazione delle masse operata dal ‘’quarto potere’’. Julian è la bestia nera di questo regime anti-democratico, un baraccone sostenuto anche da insospettabili anime belle: “anarchici”, “sinistra liberale”, attivisti LGBT ed altri falsari.

Proprio in queste ore l’ex presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha denunciato che: ‘’La privación de visitas a Assange por parte del Gobierno ecuatoriano es “básicamente tortura” y “una clara violación de sus derechos. Una vez que le damos asilo a alguien, somos responsables de su seguridad y de garantizar condiciones de vida humanas”’’ 3. Correa ha ragione: si tratta di tortura; Lenin Moreno si è accordato con la CIA e l’MI6 per isolare Julian, negargli le necessarie visite mediche ed impedire ai famigliari di mettersi in contatto con lui. Il giornale britannico The Guardian, sotto copertura dell’MI6, ha giocato sporco accusando il socialista ecuadoriano d’aver intrapreso una operazione di spionaggio multimilionaria finalizzata a proteggere l’informatico australiano. Queste bufale ci dimostrano, ancora una volta, come il ‘’giornalismo di regime’’ non sia null’altro che un ramo dell’industria capitalista in stretto contatto con i servizi – a loro dire – segreti. L’obiettivo è politico: eliminare Rafael Correa – in rapporto alla nuova linea anti-patriottica di Lenin Moreno – ed il contro-informatore Assange. Senza l’MI6 il The Guardian non avrebbe di che vivere.

Il giornalista James Cogan punta il dito – giustamente – contro la putrefazione morale della ‘’sinistra’’: ‘’In Australia, l’attuale governo liberal-nazionale e la dirigenza del Partito Laburista sono complici allo stesso modo. I Verdi, che asserivano di volersi opporre alla persecuzione di Assange, non hanno fatto nessuna dichiarazione in parlamento o rilasciato comunicati stampa, ancora meno appelli per manifestazioni pubbliche di protesta. Centinaia di editori, giornalisti, accademici, artisti ed avvocati, in tutta la nazione, che avevano pubblicamente difeso WikiLeaks nel 2010 e nel 2011, ora sono muti. Una situazione simile si sta verificando in Europa e negli Stati Uniti. I cosiddetti partiti di “sinistra” e i sindacati stanno tacitamente avallando questa brutale campagna contro Assange’’ 4. Sono pochi gli anti-capitalisti disposti a sporcarsi le mani: ‘’Il World Socialist Web Site [WSWS – Sito Web per il Socialismo Mondiale] e l’International Committee of the Fourth International [ICFI – Comitato Internazionale per la Quarta Internazionale] difendono incondizionatamente Julian Assange e WikiLeaks. Se l’elite al potere riuscisse a trascinarlo davanti ad un tribunale, farà di lui un esempio di ciò che succede a chi osa parlare contro le ineguaglianze sociali, il militarismo, le guerre, e gli ordinamenti di uno stato di polizia. Il suo processo avrebbe lo scopo di cercare di intimidire e di silenziare ogni forma possibile di dissenso’’.

Ritorno al punto di partenza: il ‘’giornalismo di regime’’ spaccia per informazione i comunicati delle intelligence occidentali diventando un’ agenzia politica degli USA, GB ed Israele. Chiudere la bocca ai dissidenti ed avere un ‘’quarto potere’’ neoliberista significa dissuadere i movimenti di classe – patriottici, costituzionalisti, socialisti o marxisti – dal mettere in discussione l’Alleanza Atlantica e l’egemonia imperialistica israeliana. Un ricatto inaccettabile.

http://www.linterferenza.info/in-evidenza/pennivendoli/

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2018/05/armi-proibite-quando-uccidere-non-basta.html

https://www.lahaine.org/mm_ss_mundo.php/correa-assange-sometido-a-tortura

https://comedonchisciotte.org/julian-assange-e-in-grave-pericolo/

 

1 commento per “La persecuzione di Assange e la pulizia etnica della Palestina

  1. ndr60
    21 maggio 2018 at 10:45

    Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte rivelò nel 2014 nel suo libro “Giornalisti comprati” di essere stato pagato dalla CIA per 17 anni per porre talune notizie in una luce a loro favorevole, quando non apertamente propagandistica o pro-NATO, lasciando intendere anche che un giornalista potrebbe facilmente perdere il suo lavoro nei media se non rispettasse «l’agenda pro-occidentale». A quanto pare, il motto “Tengo famiglia” (che Longanesi avrebbe voluto sulla bandiera italiana) campeggerebbe bene su tanti altri vessilli.

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