L’orgoglio iraniano: dallo Yemen alla Palestina contro ogni colonialismo

Qualche giorno fa l’Iran ha celebrato il trentottesimo anniversario della Rivoluzione islamica che ha deposto, con una ampia mobilitazione delle masse e del proletariato urbano, lo Scià Reza Pahlevi. La rivolta antimperialistica islamica del 1978-’79 ha liberato il popolo iraniano da una delle più crudeli dittature che Washington e Tel Aviv abbiano mai appoggiato. L’impostazione teocentrica dei governi sciiti iraniani è molto lontana dalla mia formazione culturale – laica e neomarxista – però non posso disconoscere il ruolo progressista dell’Iran, l’unico paese al mondo che ha, con i fatti, appoggiato la lotta di liberazione nazionale del popolo palestinese affrontando il problema del sionismo, una ideologia colonialista e razzista che minaccia la pace mondiale

Subito dopo la liberazione dalla dittatura di Reza Pahlevi, gli antimperialisti iraniani hanno gemellato la loro causa anticolonialistica con quella dei socialisti irlandesi dedicando una importante strada di Teheran al militante dell’IRA Bobby Sands, resistente morto durante un coraggioso sciopero della fame nelle carceri britanniche. Teheran, in questo modo, lanciò la sua sfida al dominio neocolonialista; dal Nicaragua al Sudafrica ( Mandela ha perfino chiamato Khamenei ‘’my leader’’ ), non c’è lotta che i sostenitori della rivoluzione degli oppressi non abbiano appoggiato.

Qualche anno dopo, lo stesso omaggio toccò a Rachel Corrie, attivista britannica filopalestinese, assassinata dai militari dell’IDF agli ordini del criminale di guerra Sharon, un personaggio che avrebbe meritato la sorte riservata al nazista Rudolf Hess: il carcere a vita.

Le contraddizioni interne a questo processo rivoluzionario sono innegabili, chi scrive le ha sempre analizzate in modo documentato, ed il marxista Mohamed Hassan ha ben messo in risalto il – centrale – conflitto fra gli antimperialisti e la borghesia del bazar:

‘’A quell’epoca, la borghesia del Bazar non era sostenuta dai compradores, in modo che non disponesse di capitali e tecnologie. È per questo che essa ha sostenuto Khomeini durante la rivoluzione islamica del 1979. Il sistema economico iraniano è stato così trasformato e con lo sviluppo della borghesia del Bazar, a scapito di quella dei compradores, il paese è passato da uno statuto neocoloniale a un modello indipendente.

Le persone provenienti dalla borghesia del Bazar videro nella rivoluzione un’opportunità per utilizzare il capitale di Stato per fare un sacco di soldi. E oggi qualcuno di loro è miliardario! I riformisti come Moussavi, Rafsandjani o Khatami provengono da questo gruppo. Li si chiama «riformisti» non perché hanno idee progressiste ma perché vogliono cambiare il sistema economico attuale, riducendo l’intervento dello stato e lasciando più spazio alle privatizzazioni’’ 1

I ‘’marxisti’’ dogmatici occidentali guardano alla influenza dei ‘’bazaristi’’ omettendo che l’ispiratore della ‘’Rivoluzione khomeinista’’ fu Ali Shariati, traduttore in persiano delle opere di Frantz Fanon ed Ernesto Guevara. Domanda: il pensiero di Ali Shariati è ancora diffuso e studiato fra gli anticolonialisti iraniani? Le attuali mobilitazioni ‘’antistatunitensi’’, in risposta agli sproloqui di Trump, fanno ben sperare. Trump è irriso dai manifestanti, uniti attorno alla Guida Suprema, il Grande Ayatollah Ali Khamenei; dai militari Pasdaran ai bambini con le bandiere nazionali, i ceti popolari iraniani non temono le minacce dell’Impero. Trump ne è consapevole?

Non solo l’Iran, anche i combattenti yemeniti del movimento Ansarola, non hanno omesso la denuncia degli imperialismi israeliano e statunitense. Leggiamo dal canale HispanTV: “Seguiremos resistiendo ante la agresión liderada por Estados Unidos y respaldada por Israel. EE.UU., Israel y otras potencias diabólicas secundan las ofensivas sin justificación alguna’’ 2. L’alta ‘’paghetta’’ che Trump ha accordato ai mercenari wahhabiti – circa 1500 dollari al giorno – non è valsa a nulla; gli sciiti non si piegano e, da una prospettiva molto diversa, la loro lotta somiglia sempre più a quella dei comunisti vietnamiti guidati da Ho Chi Minh, Giap e Le Duan. Domanda: lo Yemen sarà il Vietnam di Casa Saud?

La solidarietà alla causa palestinese non è mancata e Teharan, senza pregiudizi, ha più volte sostenuto attivamente anche i marxisti del Fronte popolare di liberazione della Palestina. Sarà un caso che il FPLP ha da qualche anno correnti decisamente pro-Iran nonostante il carattere ‘’musulmano sciita’’ ( che si può approvare o meno ) della nazione islamica?

Manifesto palestinese in sostegno della Rivoluzione iraniana

La posizione della Russia non è chiara ma l’Iran e gli Hezbollah libanesi non permetteranno a Trump e Netanyahu di violare ancora il diritto internazionale martoriando la popolazione palestinese. Il messaggio di Teharan è eloquente e, a mio avviso, merita di essere ascoltato e diffuso.

Oggi l’Iran è uno dei pochissimi paesi al mondo ad alzare la voce contro la dominazione colonialista e imperialista. Lasciando stare le pur importanti contraddizioni presenti anche all’interno del ‘’mondo sciita’’, la coerenza di Khamenei è fuori discussione e degna di attenzione. Sarebbe il caso di iniziare a dialogare con lui per un mondo libero dalle logiche del dominio capitalista e imperialista; l’Iran – a differenza della Russia – ha realmente ripudiato il neoliberismo. Non dimentichiamolo.

 

http://www.resistenze.org/sito/te/po/in/poin9l07-005640.htm

 

http://www.hispantv.com/noticias/yemen/332827/eeuu-lidera-agresion-israel-respalda-ansarola-houthi

 

 

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