Rivoluzionari sciiti e stragisti “sunniti’’

Il Movimento di Resistenza Libanese ha diramato un comunicato ufficiale relativamente all’uccisione del comandante di Hezbollah Hajj Mustafa Badreddine (Zulfiqar) avvenuta nelle vicinanze dell’aeroporto di Damasco. I resistenti libanesi dichiarano che “l’esplosione che ha colpito una delle nostre posizioni nei pressi dell’Aeroporto Internazionale di Damasco e che ha portato al martirio di Sayyed Zulfiqar – il nome di battaglia del comandante martire – è stata causata da colpi di artiglieria lanciati da gruppi takfiri nella regione.”

“Il risultato dell’indagine non farà altro che aumentare la nostra determinazione e volontà di continuare la lotta contro queste bande criminali in modo da adempiere alle volontà e ai consigli del martire ai suoi fratelli Mujahidin”, assicura Hezbollah.

“In ogni caso – continua il comunicato – si tratta di un’unica battaglia contro il progetto americano-sionista nella regione, della quale i terroristi takfiri rappresentano la punta di lancia nell’aggressione contro l’Ummah e la sua Resistenza, i suoi Mujahidin, i suoi luoghi santi e le sue genti libere e nobili.” 1

Il movimento degli Hezbollah gode del sostegno del Partito comunista libanese e, nonostante la base ideologica musulmana sciita, attualmente ha un progetto rivoluzionario, patriottico ed antimperialista, sistematizzato nei documenti del ‘’Partito di Dio’’. Questa solidità ideologica è stata sufficiente per convincere guerriglieri marxisti, come Samir Kuntar, ad entrare nell’organizzazione sciita senza perdere la stima dei suoi ‘’vecchi’’ compagni. Quando, pochi mesi fa, Kuntar venne assassinato da un raid israeliano nel cuore di Damasco (domanda: come mai Putin non ha detto a Netanyahu una parola di protesta per questo crimine? ), Ahmed Saadat, Segretario Generale del Fplp attualmente detenuto nelle carceri israeliane, scrisse un sentito ricordo. Leggiamo, quanto meno, le prime righe del comunicato: ‘’A nome dei miei compagni dell’Ufficio Politico e del Comitato Centrale, del ramo del Fronte nelle prigioni dell’occupazione e di tutti i quadri e i membri del Fronte, estendo al popolo libanese e palestinese, alla nazione araba e ai movimenti internazionali di liberazione il mio profondo cordoglio, rabbia rivoluzionaria e la solidarietà nella lotta per la perdita del combattente Samir Kuntar, che è stato sempre fedele alla causa palestinese’’ 2.

Il linguaggio è certamente militante – e traspare anche una certa emotività – però questo documento ci è utile per comprendere come la saldatura delle Resistenze, libanese e palestinese, sia oramai completa nonostante le differenze ideologiche: musulmana sciita quella libanese degli Hezbollah, socialisti e marxisti i palestinesi del Fplp. Una saldatura impensabile, negli anni ’70 ed ’80, quando il Libano fu teatro di cruenti scontri fra i militanti islamici di Amal e i nazionalisti laici dell’Olp.

Gli sciiti sono impegnati in una estenuante resistenza antimperialista. Nello Yemen, a Sanaa, la capitale del paese, decine di migliaia di persone hanno scandito gli slogan ‘’Continueremo la resistenza contro il nemico saudita appoggiato dagli Stati Uniti’’ 3, ed ancora ‘’Dio è il più grande’’, ‘’l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti hanno assassinato il popolo yemenita’’, ‘’Morte ad Israele’’. Nonostante i numerosi richiami ad ‘’Allah’’ le Resistenze libanese e yemenita sono innanzitutto nazionali ed anticolonialiste e solo in seconda istanza musulmane. Questi popoli si stanno sollevando perchè sentono, giorno dopo giorno, gravare sulle proprie spalle il peso della dominazione neocoloniale, un brutale regime di sfruttamento che calpesta cinicamente i più elementari diritti civili e democratici. I manifestanti yemeniti urlano ‘’Allah e grande’’, ma la lotta armata contro Casa Saud prosegue intonando parole dall’opposto significato. Sentiamo: ‘’l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti hanno assassinato il popolo yemenita’’. Domanda: può esserci libertà spirituale se prima non si esce dal giogo capitalistico ?

In Turchia la ‘’ribellione marxista’’ del DHKP-C ( guevarista ), di questi ultimi giorni, è sostenuta da numerosi gruppi alaviti i quali, in unione con i guevaristi, contestano ad Erdogan il recente massacro degli alaviti di Zara. Nelle foto delle dimostrazioni, i militanti delle varie formazioni patriottiche tengono alti i ritratti dell’imam Hussein, figlio di Ali legittimo successore del Profeta secondo il musulmanesimo sciita, oltre alle bandiere della Siria baathista.

Ma quando inizia il ‘’riscatto sciita’’ ? Secondo il giornalista Fulvio Scaglione lo scontro sciiti/sunniti ‘’È dell’altro ieri. E viene innescato, nel 1979, dalla vittoria della rivoluzione islamica (sciita, appunto) in Iran grazie all’ayatollah Khomeini. Nel 1980 Hafez al Assad sfugge a un attentato dei Fratelli Musulmani (che poi reprime nel sangue) e nel 1982 in Libano, durante il conflitto con Israele, si forma e si tempra Hezbollah, il Partito di Dio, i cui militanti sono non a caso addestrati dalle Guardie della Rivoluzione Islamica’’ 4, quindi: ‘’La vera rivincita sciita comincia lì, in quei tre anni. Ed è rivincita politica, militare, sociale. I sunniti hanno fatto di tutto per bloccarla. E sono stati in tutto e per tutto aiutati dall’Occidente: prima della guerra contro l’Iran, armando in ogni modo Saddam Hussein, e durante quella guerra. Imbottendo di armi Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Mettendo tra i terroristi e gli “Stati canaglia”, guarda caso, i movimenti armati e gli Stati sunniti’’.

Si tratta di un conflitto politico e sociale – a differenza di quello che Scaglione dà l’impressione di credere – ovvero di classe. Gli sciiti si sono alleati con alcune forze marxiste – come ad esempio il Fronte popolare di liberazione palestinese Commando – Generale – in funzione antimperialista ed antisionista, mentre i sunniti – foraggiati dall’Occidente – hanno accettato il sostegno di Israele dichiarando guerra alla Repubblica Islamica dell’Iran.

La Turchia, l’Arabia Saudita ed il Qatar ( tutti paesi sunniti con la variante saudita in cui si pratica’ l’eresia wahhabita ) hanno accettato il piano israeliano di rimodellamento su basi etnico-religiose del Medio Oriente, ragion per cui l’imperialismo israeliano offre copertura militare a gruppi di mercenari come i tagliagole del Fronte Jabat Al Nusra 5. La situazione, certamente difficile, può essere riassunta in questo modo: Resistenza sciita, terrorismo sunnita ? Il mondo sunnita, in un modo o nell’altro, è tenuto a prendere delle posizioni chiare e decise. Come mai storicamente, a parte qualche nobile eccezione, si è dimostrato tanto manipolabile dalla propaganda neocolonialista?

 

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http://www.palestinarossa.it/?q=it/comment/6473#comment-6473

http://www.hispantv.com/newsdetail/yemen/255449/marcha-yemen-agresion-saudi-sanaa

http://www.lintellettualedissidente.it/rassegna-stampa/rinascita-sciita-terrorismo-sunnita-2/

http://www.hispantv.com/newsdetail/opinion/255497/turquia-arabia-saudita-plan-israel-oriente-medio

 

 

 

1 commento per “Rivoluzionari sciiti e stragisti “sunniti’’

  1. ndr60
    17 maggio 2016 at 9:30

    La dinastia Saud è, da sempre, legata a filo doppio con gli USA; il fatto che detenga “le chiavi” dei luoghi sacri dell’Islam le dà una sorta di legittimità agli occhi dei musulmani. Solo quando si spezzerà questo filo (quando finirà il petrolio?) l’Islam sunnita potrà complessivamente recuperare un minimo di credibilità nella lotta all’imperialismo, che oggi è appannaggio solo degli sciiti.

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