L’importante ruolo dell’Iran nel fronte antimperialista

La sinistra occidentale, compresi diversi marxisti, considerano l’Iran uno Stato teocratico, ma dopo una attenta analisi della natura sociale della Rivoluzione antimperialista del ’79 e della dialettica interna alla nazione sciita questa definizione appare, quanto meno, superficiale. L’Iran ha un ruolo attivo nel fronte antimperialista ed antisionista, la prima cosa da fare è metterlo a fuoco.

Il regime dello Scià era il cane da guardia degli USA e di Israele, del resto come ha spiegato Noam Chomsky in The Fateful Triangle ‘’Israele, al tempo dello Scià, voleva costruire un’alleanza con l’Iran, la Turchia e l’Etiopia per stroncare il nazionalismo arabo nella regione’’ 1. La rivolta islamica del ’78-’79, venne organizzata da Alì Shariati, traduttore in persiano delle opere di Fanon e Guevara ed egemonizzata dalla fazione dell’Imam Khomeini. Ciononostante i comunisti filosovietici del Tudeh strinsero, sotto direttiva sovietica, una alleanza tattica (1979-’81) con la borghesia del bazar. La successiva repressione anticomunista, come sostiene (giustamente) lo storico Diego Siragusa, ha indebolito l’Iran post-rivoluzionario infliggendogli un pesante danno d’immagine di fronte alla sinistra di classe europea. Leggiamo.

‘’I problemi gravi vennero a galla dopo, con l’imposizione del velo alle donne e di concezioni religiose anacronistiche e oscurantiste, la messa fuori legge di alcuni partiti di sinistra, come il TUDEH, l’arresto, il processo e l’uccisione di molti avversari politici del Partito della Repubblica Islamica che aveva vinto le elezioni ed era diventato partito di potere a tutti gli effetti. In Italia, la rivoluzione iraniana fu osannata ma poi venne il gelo. Ricordo il fanatismo con cui un personaggio pittoresco, un sanculotto sciita, come l’ayatollah Khalkhali, dirigeva i tribunali del popolo e mandava all’impiccagione gli oppositori. Tutto questo ha inferto un danno mortale alla rivoluzione iraniana che ogni persona democratica e di sinistra non può tollerare’’ 2

Lo stesso Siragusa, all’epoca militante del PCI, va ben oltre queste (condivisibili) critiche e riconosce i meriti geopolitici dell’Iran:

“Il progetto di ridisegnare la mappa del Medioriente era stato concordato con Israele, come implicitamente confermano le email di Illary Clinton. Putin, con l’aiuto dell’Iran e delle milizie di Hetzbollah, ha fatto fallire quel progetto per il quale sono stati mobilitati i terroristi takfiri addestrati e finanziati dagli USA, da Israele, dalla Turchia, dall’Inghilterra, dall’Arabia Saudita dal Qatar e dagli Emirati Arabi.

L’Iran, in questo contesto, è diventato il muro contro l’imperialismo USA e contro il sionismo suo stretto alleato. Su quest’analisi c’è stata totale concordanza tra me e i miei interlocutori’’.

Che cos’è l’Iran? Oggigiorno a Teheran è possibile trovare, nei mercatini dell’usato, gli scritti di Lenin e, all’università, si discutono con curiosità i testi della letteratura marxista. I sindacati non hanno vita facile ed i comunisti rischiano il carcere, molti socialisti hanno aderito alla fazione ‘’soleimanista’’ altri stanno con i riformisti, ma il raffronto storico più aderente alla realtà è l’Argentina del primo Peron. L’Iran è una nazione indipendente in fase di modernizzazione capitalista, con una sovrastruttura nazional-populista ed una collocazione geopolitica euroasiatica. Teheran si porta dietro le contraddizioni tipiche dei paesi sovrani aderenti al Movimento dei Non Allineati, dove certamente non tutti applicarono la pianificazione economica socialista restando confinati nel campo, sia pur rispettabilissimo, del nazionalismo anticolonialista.

 

La borghesia persiana e la Resistenza sciita: avversari o conviventi?

Il giornalista Thierry Meyssan ha appena pubblicato un importante articolo dove analizza i traffici della fazione borghese di Teheran, vera spina nel fianco per chi vorrebbe globalizzare la Rivoluzione degli Oppressi dell’Imam Khomeini:

In Iran esistono due poteri tra loro concorrenti: da un lato il governo dello sceicco Hassan Rohani, dall’altro la Guida della Rivoluzione, l’ ayatollah Ali Khamenei. Diversamente dall’opinione dei media occidentali, non è l’una o l’altra fazione a paralizzare il Paese, bensì la guerra all’ultimo sangue che le contrappone.

  • Il presidente Rohani rappresenta gli interessi della borghesia di Teheran e di Isfahan, ossia dei commercianti orientati verso gli scambi internazionali, colpiti duramente dalle sanzioni USA. Lo sceicco Rohani è amico di lunga data dello Stato Profondo statunitense: fu il primo contatto iraniano dell’amministrazione Reagan e d’Israele durante la vicenda Iran-Contras del 1985. Fu lui a introdurre Hashemi Rafsanjani nell’entourage di Oliver North, consentendogli di comperare armi, di diventare il comandante in capo delle forze armate – nonché accidentalmente l’uomo più ricco del Paese – e, per finire, presidente della Repubblica Islamica. Rohani fu scelto dall’amministrazione Obama e da Ali Akbar Velayati durante negoziati segreti tenuti in Oman nel 2013, finalizzati a mettere fine al nazionalismo laico del presidente Mahmoud Ahmadinejad e a ripristinare le relazioni fra USA e Iran.
    • La Guida della Rivoluzione è invece una figura creata dall’imam Ruhollah Khomeini, ispirata al governo dei saggi della Repubblica di Platone. Non c’è niente di mussulmano in tale scelta. L’ayatollah Khamenei è preposto a vegliare sulle decisioni politiche, affinché non contravvengano ai principi dell’islam e a quelli della Rivoluzione antimperialista del 1978. Dirige la milizia dei Guardiani della Rivoluzione, cui apparteneva il generale Qassem Soleimani. Dispone di un budget molto variabile perché legato alle fluttuazioni delle entrate petrolifere. Dunque, le sanzioni USA colpiscono più duramente Khamenei più di quanto colpiscano l’amministrazione Rohani. Negli ultimi anni l’ayatollah ha cercato d’imporsi come riferimento per il mondo islamico nel suo complesso, invitandone a Teheran i capi religiosi e politici, inclusi i suoi più feroci avversari””.

 

Le sanzioni statunitensi hanno colpito la Guida Suprema garante della Rivoluzione islamica, risparmiando almeno in parte l’esecutivo che ‘’è amico di lunga data dello Stato Profondo statunitense’’. Dobbiamo dedurre che Rohani era il nemico interno di Soleimani? Una cosa è certa, il presidente-sceicco ha schiacciato la fazione terzomondista persiana dell’ex presidente Ahmadinejad sostenitore di un atipico ‘’khomeinismo in un paese solo’’ ed ora ha individuato l’avversario politico nell’universalismo islamico delle Brigate Al Quds. Il proletariato iraniano ha pianto, lungo le strade di Teheran, l’uomo che rilanciò il sogno di Khomeini ‘’liberare Gerusalemme dai miscredenti sionisti’’, nello stesso tempo i figli della borghesia metropolitana (gli stessi che nel 2009 scesero in piazza contro Ahmadinejad) invocano l’intervento occidentale aizzati dall’ambasciatore britannico. Milioni di iraniani hanno preso parte ai funerali dell’eroe, mentre pochissimi si sono accodati agli slogan dei diplomatici londinesi. Anche questa è conflittualità sociale.

I Partiti iraniani sono tre:

  • La borghesia del bazar, la quale persegue una linea neoliberista conciliante con l’Occidente.
  • Il khomeinismo tradizionale che si divide, a sua volta, in conservatorismo antioccidentale (Khamenei) e universalismo sciita (Soleimani).
  • Il terzomondismo persiano di Ahmadinejad che sovrappone all’universalismo l’edificazione di uno stato sociale forte e moderno

I socialisti ‘’sharitiani’’ sono dispersi nei tre campi ed i marxisti non hanno agibilità politica. Chi rappresenta la causa degli oppressi? Il Partito comunista iraniano si oppone alla guerra ed alle scorribande dei razzisti israeliani differenziandosi dai Fedayn, ciononostante bisogna andare oltre: l’Iran è un alleato tattico nella lotta contro l’imperialismo americano-sionista, è necessario appoggiare la fazione più vicina agli interessi del proletariato ossia i ‘’soleimanisti’’. La liberazione del Medio Oriente passa per la liberazione di Gerusalemme, ma non per ragioni religiose, il movente conflittuale ha una natura di classe: Israele è un paese imperialista caratterizzato da un feroce razzismo, citando Chavez ‘’il braccio assassino dell’Impero yankee’’. Ora il popolo iraniano deve portare fino in fondo la Rivoluzione anticoloniale del 1979 sfidando il Padronato pro-USA. Una Repubblica islamica e socialista con la classe operaia al governo ed il bazar in esilio, sono certo che avrebbe reso fiero anche un resistente come Qasem Soleimani.

https://www.resistenze.org/sito/te/po/in/poin9l07-005640.htm

http://diegosiragusa.blogspot.com/2018/12/iran-luci-e-ombre.html

https://www.voltairenet.org/article208889.html

Risultato immagini per manifestazioni pro Soleimani in iran immagini"

Fonte foto: Sky Tg24 (da Google)

 


1 commento per “L’importante ruolo dell’Iran nel fronte antimperialista

  1. Federico Lovo
    14 gennaio 2020 at 20:42

    Da quanto ricordo, il generale si tenne abbastanza lontano dalla politica, intesa in senso stretto… non voleva essere “tirato per la giacchetta”. Quello che tu definisci “universalismo sciita” mi sembra una sorta di “internazionalismo sciita” , con le differenze teoriche del caso. In ogni caso condivido la tua preferenza per questa tendenza, peraltro credo che Soleimani – da quanto ho potuto capire in questi anni – fosse uno dei leader iraniani più abituato a trovare un equilibrio tra posizioni antimperialiste ed antisioniste da un lato, e un sano pragmatismo dall’altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dichiaro di essere al corrente che i commenti agli articoli della testata devono rispettare il principio di continenza verbale, ovvero l'assenza di espressioni offensive o lesive dell'altrui dignità, e di assumermi la piena responsabilità di ciò che scrivo.