Salman Rushdie e Darija Dugina: la geopolitica dell’indignazione variabile 2.0

L’attentato che ha portato alla morte di Darjia Dugina, figlia del filosofo/politologo Aleksandr Dugin, con tutta probabilità è stato organizzato dalla SBU, il servizio d’intelligence ucraino, con l’ausilio dei gruppi nazisti neocons operativi in Russia come ‘’quinta colonna’’ atlantista.

Ci sono alcune premesse, storiche e politiche, da fare:

  • Aleksandr Dugin non è l’ideologo del presidente Putin, ma un teorizzatore del conflitto fra progressismo imperialista e ‘’rivoluzione conservatrice’’. Da politologo reazionario, Dugin ha avanzato una critica feroce alla modernità mettendo giacobinismo\bolscevismo sullo stesso piano di liberalismo e fascismo: da questo punto di vista la sua Quarta Teoria Politica cade nel medesimo equivoco dei suoi avversari, finendo per condividere indirettamente il paradigma ideologico post-modernista. Allievo indiretto di Julius Evola, il nucleo metafisico del ‘’dughinismo’’ è un neoconservatorismo capovolto.
  • Dugin per l’Atlantismo è un nemico accademico quindi ‘’simbolico’’, mentre per il nazismo neocons di Kiev rappresenta un nemico strategico: è improbabile che la CIA possa aver commissionato un crimine di tale entità nel cuore del territorio russo, sottoponendo le proprie spie ad un rischio enorme, dall’altra parte la SBU da diversi mesi ha dato inizio ad una campagna di assassinii, rapimenti e torture col consenso del Pentagono.
  • Darjia Dugina era una analista estremamente capace e da diversi mesi era impegnata in una pregevole inchiesta sui ‘’soldi a pioggia’’ provenienti dall’Open Society ai ‘’blogger liberi’’ filo-statunitensi. Chiarito ciò, Dugina condivideva la medesima prospettiva teocentrica del padre: l’Operazione Speciale Z, nella rilettura ‘’dughiniana’’, non è un rilancio della strategia (di fatto antimperialista) sovietica contro la proiezione unilaterale del Pentagono, ma rappresenta una tappa nel conflitto fra Globalismo e ‘’Tradizione’’. Un paradigma teorico fallimentare, fuorviante per chi analizza le guerre del ventunesimo secolo, smentito dallo stesso Putin: la Federazione Russa ha dichiarato guerra agli straussiani, facendo dell’antinazismo una questione di ‘’sicurezza interna’’.

I giornalisti Max Blumenthal e Esha Krishnaswami, nell’articolo (già citato in altre circostanze) <<Un traditore in meno>>: Zelensky dirige una campagna di omicidi, rapimenti, torture nei confronti dell’opposizione politica sono entrati nei dettagli della nuova dottrina della SBU, dove la guerra viene utilizzata come pretesto per rapire all’estero oppositori, una prassi delinquenziale che ricorda quella della Gestapo:

’La SBU ha dato la caccia anche agli oppositori fuori dal paese. Secondo il giornalista Dan Cohen, Anatoly Shariy del Partito di Shariy recentemente bandito è stato recentemente assassinato dalle forze dell’SBU. Shariy era un accanito oppositore del regime post-Euromaidan sostenuto dagli Stati Uniti ed è stato costretto all’esilio dopo anni di persecuzioni nazionaliste.

Nel marzo di quest’anno, il politico libertario e opinionista online ha ricevuto un’e-mail dal suo amico “Igor” che gli chiedeva di organizzare un incontro. Successivamente ha appreso che Igor era trattenuto dalla SBU in quel momento ed era stato costretto a costringere Shariy a rivelare dove si trovasse.

Da parte sua, Shariy è inclusa nella famigerata lista nera pubblica dei “nemici dello Stato” – “Mirotvorets”, compilata da Anton Gerashchenko – un consigliere del ministero degli Affari Interni, che ha autorizzato l’omicidio di deputati ucraini accusati di simpatizzare con la Russia. Diversi giornalisti e dissidenti ucraini, tra cui l’importante editorialista Oles Buzina, sono stati uccisi dagli squadroni della morte sostenuti dallo Stato dopo che i loro nomi erano comparsi nell’elenco.’’ 1

 

L’Occidente, davanti al neonazismo dei suoi alleati, non può fare a meno che ricorrere alla menzogna, occultando la verità secondo i propri parametri dell’indignazione variabile.

 

Salman Rushdie: uno scrittore reazionario legato alla lobby sionista

La solidarietà occidentale è sempre legata all’orientamento politico delle vittime: quindi Darjia Dugina viene presentata (ignorantemente) come la ‘’figlia dell’ideologo di Putin’’, mentre lo scrittore Salman Rushdie (senza uno straccio di prova) sarebbe una vittima della ‘’teocrazia’’ iraniana. Entrambi i paradigmi sono profondamente errati.

Nel 1987-‘88, lo scrittore indiano Salman Rushdie (fino a quel momento socialista e simpatizzante della Rivoluzione sandinista nicaraguense) venne avvicinato dal MI6 britannico che, dopo averlo convertito al neoliberismo, gli commissionò la prima edizione del saggio ‘’Versetti Satanici’’, un autentico affare per la lobby della destra israeliana: pubblicato dalla casa editrice ‘’Viking Penguin’’, un gruppo editoriale fondato nel 1925 dai sionisti Harold K. Guinzburg e George S. Oppenheima cui si unì Ben Huebsch, figlio del rabbino ungherese Adolphus Huebsch.

La prima recensione a favore dei ‘’Versetti Satanici’’ è stata scritta dal nazista neocons Daniel Pipes, lobbista appartenente al Council on Foreign Relations e fondatore, nel 1994, del think tank filo-israeliano “Middle East Forum”, un megafono del fascismo statunitense nel mondo. Nel 1990, Pipes pubblicò un articolo intitolato “Arrivano i musulmani! Arrivano i musulmani!”, in cui in preda ad un autentico delirio neocons si spinse a scrivere: “Le società dell’Europa Occidentale non sono sufficientemente preparate ad un’immigrazione massiva di gente dalla pelle scura, che cucina piatti strani e di certo non adotta norme igieniche alla tedesca” 2. Questo è il livello culturale dei sostenitori di Rushdie: il nazismo neocons, anche quando si mette la maschera della lobby progressista e dell’ateismo ad indignazione variabile.

Il sito dei Musulmani Sciiti d’Italia, Islamshia, ha pubblicato un articolo molto dettagliato sui recenti legami dello scrittore indiano con la lobby israeliana:

‘’Dal 2004 al 2006 Rushdie è stato, tra le altre, presidente dell’istituzione “PEN American Center” e poi, per dieci anni, del “PEN World Voices International Literary Festival”. Ha continuato a mantenere stretti rapporti con questo influente gruppo ‘culturale’ anche quando ne ha ceduto la presidenza alla sionista Suzanne Nossel, che regolarmente parla della sua famiglia di coloni nella Palestina occupata e che in precedenza ha lavorato con organizzazioni, finanziate dal sionista ungherese George Soros, quali “Amnesty International” e “Human Rights Watch”. Questa suprematista sionista, che si considera molto legata a Rushdie, ha anche prestato servizio nei governi di Obama e Clinton. La stessa “Pen American Center” è profumatamente e pubblicamente finanziata da Soros, l’ideatore e sponsor dei ‘cambi di regime’ di molti governi eletti nel mondo.

“PEN America”, controllata per anni da pilastri sionisti liberali come Norman Mailer e Susan Sontag, fino al 2017 ha intrattenuto una collaborazione di lunga data con l’entità usurpatrice israeliana, che si è conclusa, solo in apparenza, a causa dell’immensa pressione degli attivisti filo-palestinesi. Quella simbiosi venne particolarmente accelerata e ampliata sotto la presidenza di Rushdie.’’ 3

L’Occidente piange Rushdie (il quale sembrerebbe essersi ripreso dall’aggressione), uomo di potere che ha costruito le proprie fortune editoriali tessendo le lodi delle guerre imperialiste dell’amministrazione Bush: un esponente del suprematismo bianco in giaccia e cravatta, benedetto anche dalla lobby progressista. L’indignazione non è più un fattore morale, ma un mezzo per ingrassare il portafoglio di giornalisti anglofoni indegni di questo nome: il giornalismo provoca le guerre e contribuisce ad alimentare i profitti d’élite aziendale, ecco perché la casta dell’’’informazione’’ è (giustamente) odiata.

https://nritalia.org/2022/04/26/un-traditore-in-meno-zelensky-dirige-una-campagna-di-omicidi-rapimenti-e-torture-nei-confronti-dellopposizione-politica/

https://www.voltairenet.org/article160893.html

https://islamshia.org/rushdie-e-il-sionismo/?fbclid=IwAR1Ibc19_qNjAenir884yNXHkdywUo8tgN-7qKt-Om5mp4IOCikyiXDaqLY

Darya Dugina, i filo-Putin sui social accusano Nato e Usa. E lei prima di  morire dava del «servo» a Draghi

Fonte foto: Leggo.it (da Google)

3 commenti per “Salman Rushdie e Darija Dugina: la geopolitica dell’indignazione variabile 2.0

  1. Federico Lovo
    22 agosto 2022 at 5:22

    non che la cosa mi sorprenda, ma la stampa “mainstream” continua a presentare Dughin come “ideologo” di Putin… a questo mito, ricordiamolo, hanno contribuito anche diversi autori “alternativi”… In realtà, credo che l’eurasiatismo (parziale) di Putin, sia stato ispirato, o rafforzato, da un signore che si chiamava Primakov – magari Stefano può confermare questo -. Dughin ha molto più seguito in Europa (ambienti fascistoidi inclusi) che in Russia.

  2. Roby
    22 agosto 2022 at 16:32

    Il punto non è se Dugin sia l’ideologo personale di Putin, cosa risibile e anche poco rilevante. Il punto è che l’impianto mainstream della narrazione di legittimazione della politica dell’ala dura dei siloviki, con il via alla cosiddetta “operazione militare speciale” risultata vincente sull’ala pragmatica, e che viene diffusa dai loro propagandisti, è una versione divulgativa della visione ideologica di Dugin.

    La visione di Dugin non è ‘conflitto tra progressismo imperialista e “rivoluzione conservatrice’ come scrivi (che può andar bene per Biden vs Trump), ma la ben più radicale opposizione ontologica tra Modernità e Tradizione, con la T maiuscola (nel significato non passatista e conservatore, ma trascendente ed eterno di Tradizione) essendo certo Dugin un “allievo indiretto” di Evola, ma appunto “indiretto” con differenze rilevanti.
    Dugin non mette sullo stesso piano bolscevismo e fascismo con il liberalismo come hai scritto. Anzi, sono su piani molto diversi. Il liberalismo è *IL* nemico, costruttore e dominatore della modernità e post-modernità, che certo ha contaminato anche bolscevismo e fascismo, dai quali però (e non dal solo fascismo come Evola) Dugin riprende gli elementi che considera non contaminati e assimilabili alla nuova lotta tradizionalista al liberalismo. Non a caso è stato tra i fondatori del Partito Nazional-Bolscevico (bandiera nazista con falce e martello nel cerchio) e primo collaboratore ufficiale di un importante presidente comunista della Duma.
    Quindi nell’impostazione ideologica di Dugin non vi è alcun “neo-conservatorismo capovolto” in salsa russa, e nessuna conseguente condivisione indiretta del “paradigma ideologico post-modernista”. Al contrario Dugin vede nella post-modernità l’ultima fase del liberalismo, contro la quale si deve ergere un nuovo impero russo tradizionalista euroasiatico da costruire con le buone o con le cattive verso i vicini da inglobare, e alleato di tutte le tradizioni nazionali anti-occidentali, a partire da quelle iraniane, turche e mongole, ma da estendere anche alle altre asiatiche, africane e latinoamericane disponibili.
    In questo minestrone ideologicamente va bene tutto purchè sia anti-occidentale, dai nazifascisti anti-americani agli anti-imperialisti campisti, dai sovranisti ai populisti, dai terzomondisti ai suprematisti bianchi, purchè il cuoco del minestrone sia il tradizionalismo russo. Questa teoria è diventata da molti anni la prassi dell’azione geopolitica dell’ala dura dei siloviki russi (e poco importa se e quanti sappiano che venga da Dugin). E’ in relazione a questo ruolo di Dugin che con grande probabilità è stato ordinato l’attentato, che sia per minacciare la fazione dura dei siloviki e dei loro propagandisti, o per rilanciarla con una reazione di escalation militare russa.

    • daouda
      26 agosto 2022 at 8:09

      Tutto molto bello ma apparecchiato male ( da Dugin ). Difatti fascismo e bolscevismo sono frutto del liberalismo e fanno parte dell’individualismo sul piano “ontologico”. Lo stesso scontro modernità vs tradizione è una burla insensata. La stessa Tradizione maiuscola idem.

      Ugualmente la visione di Dugin non è Teocentrica se per DIO si intende una personalità trascendente, e men che mai lo è quella russa visto chel’ortodossia lì è in declino a favore di altre religioni o dell’ateismo. E’ un’operazione alla Stalin abbastanza vecchia, un camuffaggio.

      Ovviamente a bene vedere Dugin è proprio “occidentale”, ma bisognerebbe sviscerare i suoi libri riga dopo riga. Ugualmente è una burla asserire che i russi siano indipendenti dal tavolo concertativo delle cerchie cripto-politiche, come d’altronde Dugin essendo uno scribacchino non è che crei il suo format così senza che esso non sia utile alla situazione che si vuol incentivare.

      Azov dovreste sapere che il Kremlino se lo è pasciuto ben bene avendogli dato i propri finanziamenti come d’altronde il caso ucraino, a ben vedere, è l’episodio sacrificale alimentato e voluto anche dai russi ( checché ne pensino a Donestks ).

      E’ triste vedere che si segua o si confuti un impianto che è farlocco sin dall’inizio ma d’altronde se si riesce a dire che il sistema economico mondiale è neo-liberista si può anche credere che le cazzate di Dugin siano proprio quel che crede ( sempre se lo si capisca ) più che la presa in giro strumentale a favorire lo scontro dialettico hegeliano fra i due poli.

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