Sermoni di guerra

Proseguiamo nel cammino della pace planetaria, al seguito del Commander in Chief, il nuovo messia. Qui sotto il suo ultimo “speech”, le sue parole approvate da Dio, il sermone con cui benedire la nuova crociata.

“Novus Ordo Seclorum, Annuit Coeptis”.

A questo link troverete invece la trascrizione integrale (in inglese) del suo discorso.

Vi riporto di seguito il discorso tradotto, quasi integralmente, per evitare che la macchina da propaganda del vile nemico d’oriente possa disinformarvi sui nobili intenti del presidente dei diritti umani.

Merita. Istruttivo non solo in termini di contenuti, ma anche da un punto di vista, come dire, linguistico e psicologico.

Ecco a voi il Presidente degli Stati Uniti d’America, nonché Premio Nobel per la Pace, Barak Obama:

Miei “compagni” americani , stanotte vi voglio parlare di cosa gli Stati Uniti, insieme ai nostri amici ed alleati, faranno per indebolire e quindi distruggere il gruppo terroristico conosciuto come ISIL.

Il messia dichiara subito il suo intento: distruggere un gruppo di terroristi con il supporto dei suoi stati vassalli, definiti amici ed alleati. L’appellativo di “amici” per governi compiacenti e filiali militari, allude al senso di fratellanza, necessario a rafforzare un clima psicologico di comunità d’intenti, abilmente introdotto con la formula iniziale “miei compagni americani”. Compagni (“fellows”) invece di cittadini, infatti, serve a proiettare l’immagine di uomo tra gli uomini, di pari tra i pari; abbatte le gerarchie mentali tra il semplice cittadino ed il Presidente dello stato più potente del mondo. E’ l’ago dell’anestesia prima dell’operazione.

Come comandante in Capo, la mia più alta priorità è la sicurezza del popolo americano. Negli anni che ci anno preceduto abbiamo combattuto i terroristi che minacciano il nostro Paese….Grazie al nostro esercito e ai professionisti dell’anti-terrorismo il nostro Paese è più sicuro

A questo punto introduce il suo ruolo di Comandante (delle truppe), che accentra i poteri per il bene di tutti. L’ago è ormai entrato e la distonia tra “fellows” e “commander in chief” non viene percepita. Quindi la prima stoccata mirata a legittimare il ritorno positivo delle guerre della dinastia Bush: “il Paese è più sicuro”. L’anestesia sta facendo effetto e le barriere sono già calate e pochi si chiederanno “in che senso i terroristi distanti migliaia di km minacciano il nostro Paese?” Sottile poi il riferimento all’anti-terrorismo come strumento efficace di tutela della sicurezza, utile ad adagiare un velo di consenso sullo scandalo Datagate/NSA. Chi oserebbe metterne in dubbio l’utilità di un Grande Fratello di fronte a terroristi alle porte?

Ma continuiamo ad essere soggetti al pericolo terrorista. Non possiamo cancellare ogni traccia del diavolo dal mondo, e un piccolo gruppo di assassini ha la capacità di fare notevole danno. E’ stato vero per  l’11 Settembre lo è tuttoggi. … In questo momento la minaccia maggiore viene dal Medio Oriente e dal Nord Africa …  e uno di questi gruppi si chiama ISIL.

A questo punto la minaccia si materializza, l’ISIL (o ISIS o IS). Una delle minacce, in realtà, come vedremo dopo. Abile il richiamo all’11 Settembre, utile a rievocare le paure mai sopite e quindi la necessità di estreme misure. Non importa quanto piccolo e lontano sia il gruppo, la minaccia è ben più grande e vicina. Il percorso di costruzione della necessità di una risposta armata e di una risposta sproporzionata è completo; esiste un precedente in termini di minaccia (11 Settembre e Al Qaida) e di intervento militare (invasioni e occupazioni di Iraq/Afganistan). Il riferimento al “diabolico” sostiene l’immaginario di una battaglia etica e conquista le ultime barriere dell’elettorato conservatore statunitense tipicamente Repubblicano. L’anestesia è completa.

E chiariamo due cose; ISIL non è islamico: nessuna religione perdona l’uccisione di innocenti e la grande maggioranza delle vittime dell’ISIL sono musulmane. E ISIL non è uno stato…nessun governo lo riconosce.

Qui ci dice che non è una guerra di religioni, e che la religione non c’entra. Ma ci dice anche un’altra cosa interessante e cioè che la stragrande maggioranza di vittime sono locali e non sono neanche Cristiani. Implicitamente afferma che è una guerra etnica e di potere a cui sostanzialmente il mondo “occidentale”, in particolare Statunitense, è estraneo. Cosa c’entrano allora gli USA? Poco, nulla, ma ormai l’audience è in trans e difficilmente coglie l’inconsistenza di questo messaggio con le premesse precedenti. Messaggio in realtà diretto alla comunità araba in particolare agli Stati Arabi amici che appunto non riconoscono, ovviamente, l’ISIL.

L’ISIL è un’organizzazione terroristica, pura e semplice. E non ha altra visione se non il massacro di chi l’ostacola.

Appunto la visione Statunitense. Prosegue:

L’ISIL rappresenta una minaccia per l’Iraq, la Siria e in generale per il Medio Oriente, ivi inclusi i cittadini americani, personale e impianti.

Qui innanzi tutto fa capolino la Siria. Ma soprattutto viene chiarita la dimensione Statunitense sotto minaccia; gli impianti e il personale delle imprese USA.

Sebbene non abbiamo ancora individuato complotti contro il nostro territorio, i leader di ISIL hanno minacciato gli USA e i nostri alleati.

Il messia ci dice che non esiste un pericolo oggettivo ma le semplici minacce verbali di persone lontane migliaia di km, che uccidono quasi esclusivamente persone del luogo e che”potenzialmente” potrebbero rivolgersi verso interessi e cittadini “occidentali” in quei luoghi rappresentano un pericolo alla sicurezza statunitense. Chiaro il concetto di sicurezza statunitense? Se il pericolo è fuori confine, non si ritirano imprese e persone, ma si interpreta il problema all’estero come minaccia interna. Questo passaggio “logico” serve a estendere i confini nazionali nell’immaginario del telespettatore (ormai intorpidito) ormai incapace di cogliere il non sense in termini razionali. E continua:

I servizi segreti ci dicono che migliaia di stranieri (ivi inclusi Europei e Statunitensi) si sono uniti a loro in Siria e Iraq. Addestrati alla guerra, potrebbero tornare in patria e portare avanti attacchi letali.

A cosa serve ciò? A legittimare l’idea di un nemico alle porte perché sostanzialmente interno e quindi la natura necessaria di strumenti di controllo della liberà personale. Tutto perché gli interessi “interni” all’estero rendono interno ciò che è esterno.

Questa notte voglio che sappiate che gli USA fronteggerà ISIL per risolvere il problema. Dallo scorso mese le nostre forze armate hanno colpito l’ISIL per fermare la sua avanzata. Da allora oltre 150 attacchi aerei in Iraq hanno protetto personale e impianti Statunitensi, ucciso i combattenti dell’ISIL, distrutto armi e agevolato le forze Irachene e Curde per occupare il territorio. Questi attacchi hanno aiutato a salvare la vita di migliaia di uomini, donne e bambini.

A questo punto il messia fa capire che la cosa è in moto e che già miete successi. Si sta facendo spazio alle forze alleate Irachene e Curde, facendo capire che la guerra dell’ISIL è contro le forze stabilitesi dopo l’occupazione dell’Iraq e non contro la civiltà “occidentale” in quanto tale. Interessante in particolare il ruolo dei Curdi a cui evidentemente deve essere garantita un’espansione sia in virtù della complicità garantita nella guerra d’Iraq contro Saddam che per il ruolo destabilizzante che potrebbero recitare contro la Russia (Georgia), la Siria e l’Iran. Ovviamente, quanto fatto ha salvato degli innocenti, ovviamente.

Kurdistan-map

… Quindi stanotte, dopo colloqui con il governo Iracheno, con gli alleati e all’interno del Congresso, posso annunciare che gli USA guideranno una larga coalizione.

In sostanza il messia ci dice che hanno messo in mezzo altri Paesi in una guerra che interessa loro e che loro guideranno. Ha appena comunicato ai “compagni” americani che continuerà la guerra con le bombe intelligenti, ma i “fedeli” non se ne saranno neanche accorti e staranno pensando ancora agli “innocenti” salvati.

Il nostro obiettivo è chiaro: fiaccheremo e quindi demoliremo l’ISIL attraverso una estesa e prolungata strategia anti-terroristica.

Questo è un bell’esercizio di manipolazione. Dopo aver detto che la cosa è stata decisa da lui e già in corso, l’obiettivo diviene “nostro”, inclusivo, collettivo. Interessante notare come l’obiettivo sia l’ISIL, un soggetto che non ha, come da lui ammesso, un confine geografico e ordinamento definito e riconosciuto. In quanto tale, l’obiettivo stesso è indefinito e per questo l’azione viene definita come estesa, perché non ha delimitazioni temporali e geografiche. Nonostante ciò l’obiettivo viene millantato come “chiaro” proprio perché non lo è. In realtà l’ISIL/ISIS non esisteva fino a un mese fa, tanto che neanche il nome è stabile. Il “chiaro” serve proprio a creare la suggestione che il piano sia definito e limitato, quando in realtà non lo è.

Primo, noi condurremo una campagna sistematica di attacchi aerei contro i terroristi. In collaborazione con il governo Iracheno, espanderemo i nostri sforzi, proteggendo la nostra gente e le missioni umanitarie, colpendo gli obiettivi dell’ISIL mentre le truppe Irachene andranno all’attacco. Inoltre ho chiarito che noi daremo la caccia a chi minaccia il nostro Paese, dovunque sia. Ciò significa che non esiterò a prendere azioni contro l’ISIL in Siria come pure in Iraq. Questo è un principio chiaro della mia presidenza: se minacci gli USA, non troverai scampo in nessun paradiso.

Oltre a ribadire il ruolo di “scudo morale” delle missioni “umanitarie” e quindi implicitamente ribadendo la superiorità etica delle forze dell’occidente, il messia ci ribadisce che la lotta non ha confini, in particolare che la Siria è nel mirino. “Condurremo, “espanderemo” ancora servono a mitigare il contenuto decisionista e unilaterale (esemplificato dal “non esiterò”) delle azioni da lui intraprese. Gli spettatori si guarderanno magari un po’ stralunati chiedendosi “ma quando cazzo abbiamo deciso questa cosa?”ma poi il senso di impotenza per una decisione passata sopra le loro teste e il senso di umiliazione per essere stati presi per i fondelli da chi aveva salito gli scalini della Casa Bianca con proclami di pace, saranno coperti dall’illusione di partecipare ad una crociata giusta, per la propria sicurezza, per salvare donne e bambini e per il bene di tutta l’umanità. Il linguaggio, va da sé, è pressoché identico a quello di Bush, ivi incluso il riferimento al sacro, il “paradiso”.

Secondo, incrementeremo il supporto alle forze che combattono i terroristi sul territorio…Come ho detto in precedenza le forze statunitensi (di terra) non avranno ruoli di combattimento, non saremo coinvolti in un’altra guerra terrestre in Iraq. Supporteremo gli Iracheni e i Curdi con addestramento, strumentazione e informazioni…

Il passaggio serve sostanzialmente a recuperare parziale credibilità rispetto ai proclami elettorali di pace. Interessante notare come le amministrazioni Statunitensi amino rassicurare i propri cittadini rispetto al possibile impiego di forze di terra, come a dire “andiamo lì, li bombardiamo dall’alto senza che possano contrastarci, limitando al minimo le perdite”, senza capire che è proprio questo che rende gli USA odiati a tutto il mondo, non tanto per l’animo guerrafondaio, quanto per la slealtà “bellica” con cui conducono le guerre. Senza contare ovviamente la presunzione di superiorità morale. Sarà magari per questo che poi prendono qualche civile e lo decapitano? Quindi prosegue:

Oltre la frontiera, in Siria, ho aumentato la nostra assistenza alla opposizione Siriana. Stanotte chiederò al Congresso di supportare i combattenti (Siriani). Nella lotta contro l’ISIL non possiamo fare conto sul regime di Assad che terrorizza il proprio popolo; un regime che non riguadagnerà mai la legittimazione ormai persa. Invece noi dobbiamo rafforzare l’opposizione contrastando gli estremismi quali l’ISIL, mentre perseguiamo la soluzione politica atta a risolvere la crisi Siriana una volta per tutte.

Con il telespettatore anestetizzato e inerte, il messia sfodera altri capolavori della manipolazione. La lotta all’ISIL diviene lotta a ciò che non è ISIL e che dall’ISIL è osteggiato, la Siria. Foraggiare i combattenti (quelli che vengono definiti ribelli in Ucraina e terroristi in Iraq) che hanno dato luogo al pericolo ISIL per gli USA. Il nemico del mio nemico non è più amico, almeno nei giochi statunitensi in Medio Oriente. Evidentemente tutti devono essere nemici di tutti e amici di uno solo. Non si può contare su Assad per combattere l’ISIL sebbene sia l’unico che lo combatte da 3 anni. Perché Assad ha perso la legittimazione, secondo chi? E Assad terrorizza il proprio popolo, secondo chi? Perché gli USA perseguono la soluzione politica in Siria, dando armi ai terroristi, pardon ai ribelli, pardon ai combattenti. Una soluzione, una volta per tutte, la stessa valsa per l’Ucraina?

 Terzo, …. in due settimane presidierò un incontro al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per mobilitare la comunità internazionale in questo sforzo.

Con la Russia e la Cina? Con queste premesse? In bocca al lupo. O forse sarà l’occasione per poter dire “la Russia si oppone all’intervento per salvare donne e bambini dal diabolico ISIL,….e Assad?” Staremo a vedere.

Quarto, continueremo a fornire assistenza umanitaria ai civili innocenti, cacciati dai terroristi.

No comment.

Questa è la nostra strategia. …. Questa è la leadership Statunitense al meglio di sé; noi stiamo con chi combatte per la propria libertà; e chiamiamo ad adunata le nazioni per la nostra comune sicurezza e umanità.

Il mito americano alla deriva. La prosopopea di chi vive del mito della “Città sulla collina” dei Padri Fondatori di qualche secolo fa, divenuta culto della superiorità umana. Umani contro non umani.

 … Questa strategia di eliminare i terroristi che ci minacciano, è ciò che abbiamo già fatto con successo in Yemen e Somalia per molti anni. Ed è l’approccio che ho delineato all’inizio di quest’anno: usare la forza contro chiunque minaccia gli interessi strategici Statunitensi, e al contempo mobilitare alleati per indirizzare sfide su larga scala.

Chiaro, no?

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Miei “compagni” statunitensi, viviamo in un tempo di grandi cambiamenti …  ma nonostante le grandi sofferenze patite in questi anni … gli USA sono oggi nelle condizioni di impostare il futuro meglio di qualsiasi altra nazione sul Pianeta. … La guida Statunitense è l’unica costante in un mondo incerto. Gli USA hanno la capacità di mobilitare il mondo contro i terroristi. Sono gli USA che hanno adunato il mondo contro l’aggressione Russa, e a supporto del popolo Ucraino nel desiderio di decidere il proprio destino. Sono gli USA, i nostri scienziati, il nostro sapere, che aiuteranno a contenere la diffusione dell’Ebola. Sono gli USA che hanno aiutato a distruggere i depositi di armi chimiche della Siria in modo che non possano essere un pericolo per il popolo Siriano e per il resto del mondo ….

Qui rinforza il ruolo degli USA come “elite” umana. Introduce quindi la Russia come aggressore di un popolo in cerca di libertà. Una carta che servirà forse da qui a poco. Molto interessante il riferimento all’Ebola; probabilmente vaccinazioni e terapie contro malattie endemiche, saranno la contropartita per il consenso del dittatore democratico di turno ad ospitare i prossimi “interessi americani” in Africa. Ribadisce quindi il ruolo dell’attuale regime Siriano come possibile pericolo per il Mondo. Nel 2007 Assad e la moglie facevano la prima pagina di Newsweek, adesso sono un pericolo per il Mondo.

Stati Uniti d’America, le nostre infinite meraviglie ci fanno dimenticare i nostri perduranti sacrifici. Ma come statunitensi, dobbiamo dare il benvenuto alla nostra responsabilità di guidare. Dall’Europa all’Asia, dai lontani luoghi dell’Africa al Medio Oriente, noi difendiamo la libertà, per la giustizia,. per la dignità. Questi sono i valori che hanno guidato la nostra nazione dalla sua fondazione. Stanotte chiedo il vostro supporto per portare questa “leadership” oltre. Lo faccio come Comandante in Capo, che non potrebbe essere più fiero delle proprie forze armate …

Ritorna la commistione tra sacro e temporale. Il culto del popolo eletto (fattore comune ad un’altra nazione) che rivendica il suo ruolo fuori dei propri confini, senza confine, come eredità storica dei propri Padri Fondatori. Ritorna il refrain “datemi il vostro consenso, le truppe sono già partite ed io sono al comando”. Una volta lo facevano dai balconi col rischio di beccarsi qualche fischio; davanti ad una telecamera è tutto più facile.

Questo è ciò che fa la differenza nel mondo. E la nostra sicurezza dipende dalla nostra disponibilità a difendere questa nazione, e tenere alti i valori in cui crediamo, ideali senza tempo che rimarranno quando quelli che offrono solo odio e distruzione saranno svaniti dalla Terra.

Qui la chiusura del “ragionamento” (ragionamento da ventennio …) in cui in buona sostanza afferma che o mi date il consenso o siete dei traditori.

Possa Dio benedire le nostre truppe, possa Dio benedire gli Stati Uniti d’America.

Chiosa finale, di chi ha aperto affermando che nessun Dio perdona l’uccisione di innocenti, ma dovrebbe benedire le truppe Statunitensi.

Amen

Fonte: IL REIETTO

4 commenti per “Sermoni di guerra

  1. gisella rossi rossa
    12 settembre 2014 at 14:29

    non è possibile commentare in maniera equilibrata e obiettiva. le parole del premio nobel per la pace sono una tale offesa all’intelligenza che non meritano altro che una forte denuncia….questo presidente e le sue forze armate e il suo popolo che ancora risente della propria natura da far west, mi fanno raccapriccio…..ma chi li segue – come il nostro governo, servo e ipocrita a dispetto della propria costituzione, mi fa ancora più orrore.

  2. armando
    13 settembre 2014 at 17:00

    Il fondatore della Fiat Giovanni Agnelli, soleva ripetere che ciò che era buono per la Fiat, era buono per tutta l’Italia. Obama dice la stessa cosa: ciò che è bene per gli Usa è bene per il mondo. Non è un caso che esprimano lo stesso concetto un grande capitalista e il capo politico del più forte paese (capitalista) del mondo.

  3. cesare
    14 settembre 2014 at 23:59

    Amici europei in difesa delle nostre gare di massa di barbecue di manzo e di maiale e del pieno gratis per i nostri pikup, preparatevi a veder distruggere la vostra economia, forse le vostre città, e a versare sangue e soldi al fine di versare il sangue del popolo russo e distruggerne autonomia, cultura ed identità, che poi è quello che ci interessa davvero: l’Isis è un giocattolino, meglio è la nostra agenzia islamica di propaganda pro-guerra in attesa che la macchina del lavaggio del cervello si metta a regime e vi lavori fino al punto di cottura giusto. Allora urlerete all’unisono:” dagli ai Russi” e vi sembrerà sacrosanto “liberare l’Est dall’Orso russo”; già ad urlarlo ci si sono messi i vostri giornalisti.
    I giornalisti! Vi hanno fatto gridare innumerevoli volte ” dagli al mostro” , contro l’alleato fino a ieri da loro osannato “faccia terra e culo in su”, oppure contro voi stessi, voi che tirate la baracca, convincendovi di appartenere, tramite violentissime campagne di guerra interna a scadenza annuale, al genere di volta in volta dei pedofili, degli stupratori, dei violenti, degli schiavisti, degli oppressori, dei femminicidi, dei nullafacenti, degli assenti, dei fedigrafi, dei fragili, e chi ne ha più ne metta. Il genere dei maschi, la categoria dei padri: “Puah!”.
    Cari amici europei, noi I giornalisti li paghiamo, e costano anche molto, anche per questo “Puah! di disprezzo che è decisivo al fine di costruire per tempo nemici interni. Senza nemici interni e senza repressione come fai a mobilitare i tuoi sforzi aggressivi all’esterno. Al dunque, all’interno, devono essere già tutti con le spalle al muro anzi faccia al muro: tutti delinquenti. Voglio vedere chi poi si ribella più. Naturalmente, ma è vecchia sapienza del potere, lo stesso dicasi della necessità di costruire nemici esterni. Quindi guerra psicologica interna ed esterna preventiva. Oggi si domina con questa strategia.
    Ma niente paura! Siamo guerrafondai, interni/esterni, è vero, ma guerrafondai pacifisti e tolleranti: nelle insegne innalzate dalle nostre forze armate niente simboli aggressivi ma gattine e gattone, le Pussy Riot e la signorina Luxuria, a sconfiggere la condivisione della civiltà dell’Umanesimo e mille anni di tradizione Cristiana: diciamocelo, roba vecchia! Certo a reggere le insegne Nato ci danno un aiuto mani e braccia e menti di nazisti, ma sono cittadini in pectore europei, che diamine! E poi sotto sotto questi in comune con noi hanno oggi il nemico, il che ditemi se è poco.
    Comunque cari amici europei per dirla democraticamente tutta vi auguro e mi auguro che i i carri armati, gli elicotteri d’assalto, le truppe Nato, se mai si inoltreranno sulle strade già percorse dalle armate naziste in territorio russo non si facciano scoraggiare dai rottami ancora in vista dei formidabili carri Leopard e soprattutto non si portino come libri di svago i resoconti sulla battaglia di Stalingrado e il destino della sesta armata del generale Von Paulus. Quanto agli Italiani vedano di non portarsi dietro scarponi di cartone. Abbiate comunque fiducia:”Gott mit uns!”, come ci insegnano e ripetono i nostri alleati, i camerati ucraini, e con l’America….

  4. Alessandro Giuliani
    16 settembre 2014 at 18:39

    Agghiacciante veramente il discorso di Obama, altro che storie un Nobel per la guerra altro che per la pace…
    C’è da dire (per sollevarci un pò dal cupo sfogo di Cesare che comunque condivido in pieno) che la Russia è stata la tomba di tutte le ‘teste calde’ che volevano conquistare il mondo dai tartari, ai cavalieri teutonici, Napoleone, Hitler e compagnia….questo Obama (vista la sua abissale ignoranza dimostrata in maniera patetica nella sua visita a Roma) forse lo ignora ma i governanti europei sicuramente no e tante chiacchere bellicose coprono una sostanziale indisponibilità a dar (troppo) fastidio ad Est….

    Putin dal canto suo ha molti limiti ma di sicuro è immensamente più intelligente dei suoi competitors e se la saprà sicuramente cavare..questo mi tranquillizza non poco.

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