Steve Bannon, un fascista amerikano

Il rapporto che intercorre fra la sinistra imperiale ed il neofascismo di Steve Bannon è lo stesso che legò lo stragista socialdemocratico Noske, autore di moltissimi eccidi operai, al movimento nazista. In questi termini Obama è un perfetto Noske moderno mentre Bannon è un fascista americano. La sinistra imperiale ha egemonizzato i mass media diffondendo le bufale della CIA contro le nazioni sovrane, ma l’Alt Right sta costituendo un Deep State alternativo; il ‘’modello’’ brasiliano, dove il nazista dichiarato Bolsonaro gode di diverse simpatie all’interno dell’esercito, potrebbe diventare egemone in altri paesi. Arrivati a questo punto dobbiamo dire che Bannon è un fascista reale, un prodotto del capitalismo USA che può sopravvivere soltanto con una nuova politica repressiva e nazionalista. I post-marxisti, invertendo i termini della questione, non comprendono come il fascismo sia un prodotto tipicamente occidentale alquanto simile al nazionalismo (specie quello anglosassone) edal sionismo, quindi può essere rilanciato soltanto nel cuore dell’imperialismo nord-americano. L’americanizzazione della ‘’sinistra’’, oramai nemica dell’Islam sciita, degli Stati indipendenti e dei movimenti di liberazione nazionale, ha aperto la via ad una nuova forma di fascismo atlantico che potrebbe diventare dominante negli apparati burocratici dello Stato imperiale a stelle e strisce.

L’ideologo Bannon propone uno Stato corporativo ed elitario in sostituzione del neoliberismo cosmopolita, e a tal fine vorrebbe rimpiazzare la società liquida che tanto piace alla “sinistra” con un regime nazinalista, securitario e repressivo parimenti anti-popolare. La ‘’sinistra’’, perfettamente organica al capitalismo, con il suo falso e retorico antifascismo liberale di facciata, è benzina sul fuoco dell’estrema destra. Lo storico Webster Tarpley descrive in modo esemplare l’(ir)resistibile ascesa di Donald Trump: “Il candidato Trump nasce dalla insoddisfazione e dalla irrequietezza del Partito repubblicano: cioè di coloro che ritengono inutili i loro rappresentati al Congresso (nel 2010 hanno vinto la Camera, quattro anni dopo il Senato) perché fanno accordi con Obama, gli stessi che ritenevano non abbastanza reazionario l’ultimo Bush, che spendeva soldi per cercare di far fronte alla crisi nella quale stavamo sprofondando. Inoltre, il fenomeno politico ‘Trump’ viene allevato dalla rabbia della piccola borghesia – commercianti, broker, gente che lavora per le banche e gira intorno al business immobiliare – e della ‘plebe’ costituita da pensionati, ex militari, sbandati, insomma i poveri, tutta gente ammazzata dalla grande crisi economica del 2008 ed esclusa, messa ai margini, e sensibili ai richiami irrazionali di un personaggio come Trump. Per tutti costoro lui si presenta come l’uomo della provvidenza“ 1. Tarpley ha ragione: la ‘’sinistra’’ crea disastri sociali creando (volutamente?) le condizioni per l’ascesa dei neofascisti. Non è casuale che: “Il personaggio è ben noto da diverso tempo come speculatore immobiliare, megalomane e arrivista, organizzatore di concorsi di bellezza, protagonista della stampa rosa, amico di tutti – pure dei Clinton, tanto da partecipare al matrimonio della loro figlia Chelsea. Come politico ‘sfonda’ nella primavera del 2015, quando Jeb Bush, il classico candidato reazionario, esponente di una storica frazione della Cia, nonostante i milioni di dollari, fallisce nei sondaggi”. Il fascista Bannon riserverà ai Clinton gli stessi onori che Hitler ha riservato a Noske, mentre FBI e CIA globalizzeranno il Deep State USA lanciando una nuova americanizzazione del mondo questa volta con un linguaggio oscurantista ed evangelico. L’imperialismo statunitense resta il nemico principale: fonte di guerra, ingiustizie sociali e neonazismo. I post-marxisti, sostituendo l’antimperialismo radicale con l’ “antifascismo liberale”, fanno il gioco delle destre più pericolose.

 

Steve Bannon: nemico degli ebrei ed amico d’Israele

 

Il reazionario Bannon, noto antisemita, sostiene l’imperialismo israeliano esaltando i crimini dello Stato sionista contro il popolo palestinese. Il giornalista Gideon Levy ha scritto sull’argomento un articolo esemplare: ‘’Adesso lo sappiamo: non solo la pornografia, ma anche l’antisemitismo è una questione di geografia e di prezzo. Gli antisemiti americani di destra non sono più considerati antisemiti. La definizione è stata aggiornata: d’ora in poi gli antisemiti si trovano solo nei ranghi della sinistra. Roger Waters (ex-leader dei Pink Floyd e sostenitore del boicottaggio contro Israele, ndtr.), un coraggioso uomo di coscienza senza macchia, è un antisemita. Steve Bannon, un razzista dichiarato ed esplicitamente antisemita che è stato nominato capo della strategia della Casa Bianca di Trump, è un amico di Israele’’ 2. Il Primo Ministro israeliano, Netanyahu, in nome del Grande Israele, progetto pan-imperialista sostenuto dal sionismo religioso, scende a patti con gli antisemiti sposandone la paranoia guerrafondaia tipica della lobby evangelica. Israele è uno Stato etnico che piace ai neonazisti, inoltre l’alleanza fra l’Alt Right statunitense ed il nazionalismo territoriale israeliano è strategica; il Padronato Internazionale riconoscerà il contributo di Netanyahu nella costituzione delle entità etniche alla pari della borghesia tedesca che appoggiò Hitler contro il movimento operaio. La responsabilità di questo disastro è soprattutto della sinistra invertebrata occidentale che ha abbracciato il neoliberismo economico comprese le aggressioni neocoloniali della NATO. Una catastrofe.

Il neofascismo cresce, diventa egemone all’interno della borghesia militarista USA (forse lo è sempre stato), ma i promotori di questa deriva ‘’nazista’’ sono gli oligarchi con doppia cittadinanza: israeliana e statunitense. Il discorso degli ‘’antifa’’ è risibile, semmai bisognerebbe rovesciarlo: per combattere il neofascismo bisogna colpire l’elite di Londra, Washington e Tel Aviv invece di concentrare l’attenzione sui micro-gruppi di balordi neofascisti. Il loro depistaggio politico e ideologico è ben supportato da alcune fazioni dell’imperialismo liberale (Soros, Clinton ed Obama)  il quale, pur di distruggere i movimenti antimperialisti, sarebbe capace di ripiegare sul fascismo del ventunesimo secolo. Il Fatto Quotidiano, giornale di una parte della borghesia liberale italiana, pubblicò un interessante pezzo riguardante la cerchia di Bannon. Leggiamo: ‘’Nelle ore immediatamente successive alla promulgazione degli ordini esecutivi sull’immigrazione, l’hashtag più seguito su Twitter, è stato proprio #StopPresidentBannon. Bannon è infatti la persona che, insieme a Stephen Miller, ha materialmente scritto le misure sul bando agli immigrati dai sette Paesi musulmani. La coppia Bannon/Miller appare d’altra parte la vera sponda ideologica e il braccio armato di Trump. Miller, lo ricordiamo, è un trentunenne cresciuto in una famiglia di ebrei liberal di Santa Monica, convertitosi a un feroce conservatorismo, diventato amico del suprematista bianco Richard Spencer; è stato Miller a scrivere gran parte dei discorsi della campagna elettorale di Trump, compreso quello dell’inaugurazione con il riferimento alla “carneficina americana”’’ 3. La borghesia ebraica sta con l’Alt Right, ma la “sinistra” (compresi alcuni “antifà”) si gira dall’altra parte.

Per Steve Bannon è necessaria una guerra commerciale contro Iran, Cina, Turchia e Venezuela in quanto anticamera di una guerra reale delegata ai nazionalismi imperialisti regionali: Israele, le dittature asiatiche ed il Brasile qualora Bolsonaro dovesse vincere le elezioni. Il suo propagandista è l’oscurantista evangelico Alex Jones, mentre in economia sostiene le corporazioni di mussoliniana memoria. Uno Stato forte dominato dallo strapotere di FBI e CIA ancora più invasivo dei crimini consumati nell’era Bush. I neoconservatori gli hanno fatto da apripista, in una democrazia reale verrebbero processati all’istante.

 

La Lega va verso il fascismo movimentista?

La Lega (ex nord) italiana ha aderito al movimento internazionale di Bannon. Che cosa significa? E’ probabile che la corrente xeno-fascista della Lega stia prendendo il sopravvento sulla fazione cattolico-liberale e anche su quella euroscettica.

L’Alt Right è un mostro tipicamente ‘’yankee’’ piena di sionisti, anti-musulmani e neonazisti, una miscela reazionaria esplosiva simile al fascismo delle origini. In che modo il colonialismo nord-americano vorrebbe legare l’Europa alla sua struttura socio-economica? Se per trent’anni la socialdemocrazia europea si fece garante degli interessi di Washington, questa volta il gendarme ‘’yankee’’ cambia involucro politico diventando neo-nazionalista. Ci troviamo davanti ad una sfida molto difficile che il mondo del lavoroe i movimenti antiperialisti dovranno affrontare. .

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/24/usa-2016-tarpley-trump-fascista-che-puo-vincere-per-la-classe-media-fiaccata-dalla-crisi-e-uomo-della-provvidenza/2383519/

http://nena-news.it/gideon-levy-di-colpo-si-puo-essere-filoisraeliani-ed-antisemiti/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/31/trump-e-bannon-il-vero-presidente-il-razzista-che-ha-scritto-il-bando-anti-islam-e-ora-siedera-nel-consiglio-di-sicurezza/3349336/

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Foto: Huffington Post (da Google)

 

 

1 commento per “Steve Bannon, un fascista amerikano

  1. Giacomo Beddini
    16 settembre 2018 at 10:43

    E’ sbagliato parlare di fascismo in questi casi. Il fascismo è un movimento rivoluzionario blanquista, giacobino e risorgimentale. Neonazismo in salsa cattolica forse sì…Ma Salvini non c’entra molto allora.

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