Il trionfo di Putin e le sue contraddizioni

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Foto: Il Post (da Google)

 

La vittoria schiacciante – ben oltre il 73% delle preferenze – ottenuta da Vladimir Putin alle elezioni presidenziali appena concluse, dimostra senza possibilità d’appello che la strategia politica russofoba statunitense non intacca minimamente la saldatura avvenuta fra l’elite al potere – patriottica e cristiano ortodossa – con il popolo russo, realizzatasi dopo la sventurata era Eltsin. Putin è riuscito a restituire alla Russia non soltanto l’indipendenza nazionale, ma anche un linea geopolitica da grande potenza capitalista. La Federazione Russa è un paese capitalistico ma non (o non ancora) imperialistico ed è il terreno di scontro fra diverse fazioni che si contendono l’egemonia. La strategia di Putin passa attraverso questa consapevolezza. Bisogna dividere il campo avversario: l’obiettivo non è certo il socialismo ma la transizione da un regime neoliberista e semi-dipendente (Eltsin) ad un capitalismo di stato con una politica estera autonoma.

Il neoeletto presidente non guardava, all’inizio del suo percorso, alla Cina ed all’Iran. Essendo un nazionalista ortodosso, ha cercato di legare la ‘’Russia cristiana’’ all’Europa instaurando una alleanza strategica con i nazionalismi europei e con Israele. Questo progetto è fallito ed anche Putin ha dovuto cambiare strada. Il sociologo James Petras ci descrive i primi passi politici dello statista ‘’cristiano-ortodosso’’. Leggiamo e commentiamo: ‘’la strategia di Putin all’inizio perseguì una maggiore cooperazione con gli stati e le economie occidentali, ma sulla base di scambi reciproci invece delle unilaterali appropriazioni di risorse russe prevalse sotto Yeltsin. Putin cercò di assicurare una maggiore integrazione politico-militare con USA e UE per proteggere i confini e la sfera d’influenza russa. A tal fine aprì le basi militari e le linee di supporto russe alle forze militari statunitensi-europee impegnate nell’invasione dell’Afghanistan, e non si oppose alle sanzioni contro l’Iran. Putin accettò anche l’invasione statunitense dell’Iraq, nonostante i legami economici russi con Baghdad. […] Dette perfino il via libera al bombardamento NATO della Libia. Grazie alla collusione politica e diplomatica di Putin con l’espansione militare di Washington e NATO, il commercio e gli investimenti con l’Occidente prosperarono. Ditte russe ottennero prestiti nei mercati di capitali occidentali; investitori stranieri fioccarono nella borsa russa e le multinazionali formarono joint ventures. Ventures per il petrolio e il gas fiorirono. La spesa privata esplose, la disoccupazione si ridusse da due cifre a una, i salari arretrati vennero pagati e i centri di ricerca, le università e le istituzioni culturali cominciarono a riprendersi’’ 1. La debolezza della strategia iniziale di Putin era quella di non contemplare nessuna alleanza tattica con le forze antimperialiste, oltre a non guardare all’Iran ed alla Cina. Israele, dal canto suo, ha sempre utilizzato l’influenza del Zionist Power per orientare le politiche europee e statunitensi, quindi non avrebbe mai accettato un’ alleanza strategica con Mosca in funzione anti-islamista. Gli oligarchi economici si dispersero in occidente contribuendo al progetto di Soros e della Trilaterale, volto a costituire la nuova classe capitalistica transnazionale. La sovranità russa era, di nuovo, in pericolo.

Putin commise l’errore di non considerare la relazione, imprescindibile, del Zionist Power statunitense col progetto di Soros e della Fondazione Clinton, quindi prese alla lettera i discorsi, più teocratici che teocentrici, della destra israeliana sulle radici ebraiche dello Stato sionista. I fatti l’hanno ampiamente smentito: i mass media israeliani contribuiscono, attivamente, alla demonizzazione della Federazione russa, accettando l’etica puritana dei neoconservatori USA. Nulla di più distante dallo spirito comunitario della religiosità ortodossa. Il nostro è stato costretto – secondo chi scrive a malincuore perché Putin non si è mai dichiarato anti-sionista (un errore che lo ridimensiona molto) – a prenderne atto e a delineare, sulla base delle esperienze acquisite, una nuova linea politica.

Rifiutato con argomentazioni anti-marxiste il bolscevismo (di cui diverse davvero molto volgari), Putin ha rivalutato l’alleanza diplomatica che Stalin riuscì a tessere con la Chiesa Ortodossa salvaguardando la sovranità russa dagli imperialismi italiano e tedesco. Oggi, il Partito Russia Unita non vuole riconoscere l’unicità della Rivoluzione d’Ottobre, un evento storico straordinario per l’impulso dato al processo mondiale di decolonizzazione radicale. In questo modo, il presidente russo si pone ai vertici di una alleanza tradizionalista ed anti-modernista la quale – sul modello del khomeinismo iraniano – si contrappone tanto al socialismo quanto al neoliberismo occidentale. Un mondo, certamente, meno aggressivo del capitalismo di sorveglianza statunitense, ma ugualmente libero-scambista. Non c’è piena realizzazione dell’individuo dentro il capitalismo, compresi i modelli corporativi russo ed iraniano. Lo stesso popolo russo è totalmente estraneo alle dinamiche del capitalismo occidentale e quando Russia Today, con indiscutibili meriti, entra nel campo della sinistra anti-neoliberista non può che attingere dalla cultura radicale (principalmente Chomsky ed Eva Golinger) statunitense. Rovesciando Orwell e tutto il suo paradigma teorico anti-stalinista possiamo capire moltissime cose:

Del resto, gli operai e l’intellighenzia di un paese come la Russia (Orwell si riferiva all’Inghilterra) non possono rendersi contro che l’Europa attuale (Orwell scrisse ‘’l’Urss attuale’’) è completamente diversa da ciò che era stata nel 1917 … essendo abituati a una relativa libertà e moderazione nella vita pubblica, il totalitarismo democratico (Orwell attaccava il totalitarismo staliniano) è assolutamente incomprensibile per loro. Tuttavia, si dovrebbe tenere a mente che la Russia (il riferimento di Orwell era l’Inghilterra) non è poi così democratica. E’ anche un paese capitalistico … ’’

Il collante teocentrico fra elite politica, clero ortodosso e popolo russo ha permesso l’ascesa di Putin, un anti-neoliberista di destra che ha ostacolato la nascita di una nuova ed originale alternativa comunista. L’Urss si è disintegrata a seguito della duplice sconfitta sia del “giacobino” Trotsky che dello stesso Stalin, due grandi personaggi i quali, all’interno di una drammatica e lacerante divergenza che li ha visti protagonisti, individuarono il medesimo nemico: la burocrazia termidoriana per Trotsky; la casta maledetta per Stalin. Il nazionalismo ortodosso ha permesso a Putin di respingere i fantasmi di Trotsky, Bucharin, Stalin e Suslov, permettendo al clero ortodosso di fare la parte del leone; non antimperialista, ma anti-modernista. La vittoria di Putin è in un certo qual modo una vittoria del popolo russo che premia un leader nazionalista, nemico della oligarchia imperialista statunitense, ma la prospettiva politica non soltanto resta incerta ma confinata verso un orizzonte inconcludente nel medio periodo (che programmi hanno i comunisti russi?). Il capitalismo – perfino quello di stato – non è mai una soluzione.

Putin non vuole distruggere l’oligarchia imperialista occidentale e non ha mai pensato, da buon religioso, di farci affari. Il suo obiettivo è quello di trasformare la Russia in una fortezza ideologica (oltre che economica), con una espansione geopolitica – notate bene: ho detto geopolitica, non imperialistica – limitata agli spazi che furono propri della ‘’grande madre Russia’’ e a tal fine allacciare diverse alleanze tattiche; dal nazionalismo arabo all’Iran; dalla Cina ai governi di centro-sinistra latino-americani. Il rapporto con Israele è una lama a doppio taglio, essendo lo Stato ebraico tanto imperialistico quanto inaffidabile.

In fondo è un pò l’erede di Caterina II, il passato sovietico è stato, con una insopportabile ingratitudine, rimosso al fine di recuperare retaggi storici e culturali anacronistici. La sua contraddizione più grande è quella di cozzare potenzialmente con quelle forze giovani e antimperialiste come ad esempio gli Hezbollah libanesi  e le Resistenze palestinesi e yemenite. Di certo, nessun gruppo dirigente rivoluzionario accetterà la realpolitik ortodossa. Tutto questo porterà nuovi conflitti all’interno del campo anti-occidentale, mettendo il capo di stato russo davanti alle sue irrisolvibili contraddizioni.

Il Partito Russia Unita ha comunque restituito orgoglio e patriottismo al popolo russo. La vittoria elettorale di Putin non deve essere cestinata soltanto perché si tratta di dell’affermazione di un leader nazionalista borghese. La Russia mostra i muscoli e ha forse il più forte esercito regolare del mondo (escludendo la guerra di quarta generazione, cioè la guerra nucleare). Il giornalista Israel Shamir dà un giudizio positivo della linea Putin ed io credo che abbia ragione: ‘’Il principale oppositore di Putin, il comunista Grudinin, non ne ha contestato né la politica estera né la spesa per la difesa; gli elettori approvano comunque la politica estera. La rivelazione di Putin ha reso i russi orgogliosi, ma loro lo voterebbero comunque’’ 2. Dove cadono Putin e Grudinin (più brezneviano che comunista)? Semplice, non possono offrire una prospettiva anti-capitalista e socialista ai lavoratori russi, e la prospettiva da loro intrapresa rischia di barcollare nel medio-lungo periodo.

http://www.voltairenet.org/article186088.html

https://comedonchisciotte.org/i-missili-di-putin-servono-a-dissuadere-un-attacco-americano/

 

10 commenti per “Il trionfo di Putin e le sue contraddizioni

  1. ARMANDO
    20 marzo 2018 at 18:24

    A me non pare che Putin abbia demonizzato il passato sovietico. Anzi per certi aspetti lo rivalorizza dopo lo sciagurato Eltsin. Ha semplicemente colto lo spirito profondo del popolo russo. Anche Stalin, per resistere ai nazisti, lo fece venendo a patti con la Chiesa Ortodossa. Antimodernista, certamente, ma se pensiamo a Tronti che scrisse che “niente può essere più moderno del capitalismo”, concetto che condivido per intero, essere antimodernisti significa entrare in rotta di collisione col capitalismo. Il che spiega anche il programma del PCFR, che qualcuno accuserà certamente di “rossobrunismo”. Non credo che l’Ortodossia religiosa sia intrinsecamente incompatibile con forme di socialismo. certo un socialismo che, appunto, non rinneghi le tradizioni e le credenze popolari in nome di un progressismo culturale che, fatalmente, finisce per spingerlo nelle braccia degli USA.
    Lo dicono i fatti, e le parabole dei movimenti così detti “antagonisti”. Il punto è: si può arrivare al comunismo accelerando i processi capitalistici pensando che lo contengano seppure in nuce, oppure occorre riconsidrare anche tanta parte della storia del comunismo, Leninismo compreso?
    Il capitalismo di Stato, è vero, non è una vera soluzione, ma quale sarebbe? Non credo se ne veda traccia, se non in costruzioni teoriche tanto interessanti quanto improbabili sul piano politico, almeno nel breve periodo, e quindi inadatte a suscitare consenso. Checchè se ne pensi, questa è la situazione. Hic Rhodus, hic salta. Le fughe in avanti si traducono in rotte rovinose allorchè si recide il legame culturale con le proprie radici e il proprio popolo.

    • gino
      21 marzo 2018 at 15:05

      nell’attuale fase direi che un po’ di “rossobrunismo” male non fa.
      invece mi pare che fare i “puristi” non faccia che portare acqua al mulino dell’impero.

  2. gino
    21 marzo 2018 at 15:02

    1) l’armata rossa ha ancora la stella rossa come simbolo
    2) alle parate militari ancora è presente anche la falce e martello
    3) come è razionale che sia, la russia non ha demonizzato il passato sovietico
    4) non vedo contraddizioni nell’operato della dirigenza russa

    • ARMANDO
      21 marzo 2018 at 18:18

      condordo!

  3. Fabrizio Marchi
    21 marzo 2018 at 19:48

    Va bè, il fatto che una minima parte dei simboli dell’ex URSS siano stati lasciati (una minima parte, e il più importante di questi non sono le mostrine delle divise o la stella rossa (senza la falce e il martello), sui cappelli, ma il mausoleo di Lenin, ancora lì sulla Piazza Rossa davanti al Cremlino…) non fa certo della Russia attuale la continuazione di quella sovietica. Di certo Putin (e con lui milioni di russi) si sono resi conto che non potevano rinnegare e buttare a mare 70 anni di storia russa, altrimenti avrebbero buttato a mare e rinnegato loro stessi….Putin è stato allevato nel partito e nell’ apparato sovietico. Non poteva far finta di nulla e rinnegare tutto come se nulla fosse. Non sarebbe stato neanche credibile. E ha capito che quello che valeva per lui valeva per decine di milioni di altri russi e anche per la chiesa ortodossa, anch’essa “compromessa” con lo stato durante l’era sovietica. Non solo per l’appoggio dato a Stalin e all’Armata Rossa durante la guerra ma perché Stalin riconobbe di fatto il ruolo della chiesa ortodossa, ben oltre la vicenda della guerra. Sull’altare sacrificale di questo accordo finirono i cattolici russi che vennero in effetti discriminati e spesso perseguitati col beneplacet del clero ortodosso che chiudeva non un occhio ma due…E’ quindi ovvio che (quasi) nessun russo potesse cavarsela con un’alzata di spalle dopo il crollo dell’URSS, per la serie “Io non c’ero e se c’ero dormivo…”. Ed è anche per questo (oltre che per aver consegnato il paese al neoliberismo occidentale che aveva messo in ginocchio il popolo, ai peggiori speculatori interni ed esterni e alla mafia) che l’era Eltsin è stata (giustamente) accantonata e superata con l’appoggio della larga maggioranza dei russi.
    Mi pare però, in ultima analisi, che l’articolo di Stefano – sia pure sintetico fino all’inverosimile (del resto, per parlare del tema affrontato non basterebbe scrivere un libro…) sia complessivamente equilibrato anche se condivisibile o meno su questo o quel punto.
    Dopo di che vi invito a non fare lo stesso errore che è stato fatto in passato nei confronti dell’URSS. La Russia attuale non è il sol dell’avvenir così come non lo era neanche l’URSS, Putin non è Lenin e non è neanche un santo. Vedo molte persone, sia a sinistra che a destra che esaltano Putin e la Russia attuale. Mi rendo conto che è anche una necessità umana quella di avere dei punti di riferimenti saldi e di elevarli dal punto di vista ideologico, fin quasi ad esaltarli (in questo caso specifico questa tendenza c’è più tra le file della destra, ma anche parecchi comunisti non scherzano…), specie in una fase storica così triste come quella che stiamo vivendo (per lo meno rispetto al Novecento). Io quindi rimarrei più lucido e un po’ più con i piedi per terra. A meno che non ci si riconosca nell’attuale modello sociale e culturale russo, cosa ovviamente legittima e per quanto mi riguarda non condivisibile, ma questo è un altro discorso.

    • giovanni
      24 marzo 2018 at 10:37

      “. Vedo molte persone, sia a sinistra che a destra che esaltano Putin”
      a parte qualche persona poco sana di mente, nessuno sostiene Putin e le sue idee a priori come le migliori possibili, è un sostegno tattico. Lo stesso che portava Stalin a dichiarare la funzione rivoluzionaria (perchè combatteva l’imperialismo inglese) dell’emiro afgano (che era un avanzo di medioevo), e la funzione controrivoluzionaria del proletario inglese arruolato nell’esercito per schiacciare la lotta antimperialista dei popoli sotto il tacco inglese.

  4. Marco
    22 marzo 2018 at 0:12

    Purtroppo, invece, ha ragione zecchinelli. Mia madre va spesso.in russia e ha tanto.amici.russi
    e, da tempo (anche di recente), mi riferisce della costante demonizzazione del.passato sovietico da parte dei media di regime. E gli stessi russi pare se ne vergognino, l’unico.loro riferimento e’ l’epoca zarista. Guai a parlar loro male dello zar nicola secondo, santo per la chiesa ortodossa!

    • ARMANDO
      23 marzo 2018 at 19:54

      Non sono in grado di smentire, ovviamente. Ma se i sentimenti del popolo russo sono antisovietici, non per questo sono filooccidentali. Lo stesso Solgeninstin, antisovietico per eccellenza (e, diciamolo, con ottimi motivi almeno personali), una volta in Occidente, capì in breve che dalla padella era caduto nella brace. Da quando lo dchiarò esplicitamente, in un famoso discorso (mi sembra ad Harward), praticamente sparì dai media nostrani. Mi limito ad osservare una cosa: se lo spirito russo, la cultura, le credenze, le tradizioni popolari, sono resistite a sett’antanni di comunismo , e dopo la sua implosione, non sono sfociati nell’americanizzazione selvaggia che voleva Eltsin, credo sia un fenomeno da analizzare a fondo, senza pregiudizi. Quella cultura aveva radici profonde, evidentemenrte. E lo capì anche Stalin!!! I russi pensano allo Zar? può essere, ma non credo si riferiscano al sistema economico, alle caste, ai privilegi dei nobili ecc. , insomma a tutte quelle disuguaglianze inaccettabili dello zarismo. Penso piuttosto rimpiangano quel senso di unità spirituale dell’epoca. D’altra parte: a cosa si divrebbero riferire se il sioviettismo ha fallito e se non ne vogliono sapere degli stili di vita, di pensiero ecc occidentali? Ogni popolo necessita, sempre, di qualche riferimento. Adotta semplicemente quello che sente più prossimo, più vicino, anche senza identificarcisi in pieno. o mi sbaglio?

  5. christian
    22 marzo 2018 at 19:27

    Il pezzo è ottimo, ma solo una precisazione andrebbe fatta. MI SCUSO PER MAIUSCOLO MA HO PROBLEMI CON TASTIERA E NON POSSO FARE DIVERSAMENTE!
    IO PARLEREI INVECE DI RELAZIONE STRATEGICA TRA PUTIN E iSRAELE ( IN PARTICOLARE CON LA DESTRA SIONISTA BEN RAPPRESENTATA ANCHE DALLA COMUNITA’ RUSSA ASCHENAZITA PRESENTE IN ISRAELE); CIO’ NON SIGNIFICA CHE PUTIN SIA ALL’INTERNO FILOEBRAICO – ;PUTIN E’ ENTRATO NEL GRANDE CAOS SIRIANO, ANCHE E SOPRATTUTTO GRAZIE AL SEMAFORO VERDE DI NETANHYANU. INOLTRE IL POTERE SIONISTA NON E’ PREDOMINANTE NEGLI USA, MA COME VEDIAMO DAL NOVEMBRE 2016 -ANZI DALLA BREXIT GIUGNO 2016 – E’ SI IN AVANSCOPERTA MA FORTEMENTE ATTACCATO DALLA SINISTRA EBRAICA LIBERAL PROGRESSISTA E FILOUNIONE EUROPEA. SI VEDA LA POSIZIONE TOTALMENTE MACRONIANA DELLA COMUNITA EBRAICA DI PARIGI (LA PIU INFLUENTE D’EUROPA CON ESPONENTI ROTSCHILD, UNA DELLE PIU INFLUENTI AL MONDO). IL TENTATIVO DI MARINE LP DI APRIRE UNA BRECCIA E UNA LOTTA DI FAZIONE IN SENO A ESSA – DICHIARANDOSI AMICA DEI SIONISTI – E’ MISERAMENTE FALLITA.

  6. Marco
    23 marzo 2018 at 23:10

    Si, ma, con i comunisti, la russia diventa una super potenza, come mai nella sua storia. Che i russi, cosi nazionalisti ( o.patriottici, se preferite), vogliano dimenticarlo mi pare grave. E la Grande Guerra Patriottica non fu condotta dal.PCUS?

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