Venezuela: Russia e Cina appoggiano Maduro

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Fonte foto: AGC COMMUNICATION (da Google)

 

La strategia golpista contro il Venezuela ha diviso il mondo in due: da un lato i paesi appartenenti al mondo egemonizzato dagli USA e favorevoli al colpo di stato, dall’altro gli stati indipendenti che hanno solidarizzato con il legittimo presidente Maduro.

Il deputato Juan Guaido, sostanzialmente un neofascista, si è proclamato presidente inscenando una ridicola cerimonia benedetta dagli evangelici, dai governi di estrema destra brasiliano e colombiano, dagli USA e da Israele. Una buffonata a cui il PSUV ha reagito (giustamente) rompendo i rapporti diplomatici con Washington. La guerra politica fra chi vuole un mondo multipolare e chi difende l’anacronistica egemonia dell’imperialismo americano-sionista sta arrivando alle stelle. La stampa di regime e la ‘’sinistra’’ neoliberale danno per spacciato il governo venezuelano senza prendere minimamente in considerazione il fatto che il PSUV gode del sostegno di gran parte della popolazione venezuelana e latino-americana, delle forze armate ostili alla colonizzazione ‘’yankee’’, e di tre grandi grandi paesi quali il Messico, la Russia e la Cina. Il governo statunitense potrebbe andare incontro all’ennesima sconfitta.

Che cosa ha pianificato Washington? Il giornalista Thierry Meyssan potrà non piacere alla sinistra liberal (quella che sostiene il golpe), ma le sue documentazioni sono sempre inoppugnabili:

“Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo – anch’egli presente all’investitura , dove ha incontrato anche il ministro degli Esteri peruviano, Néstor Popolizio – e il presidente Bolsonaro hanno annunciato la volontà di lottare insieme contro i «regimi autoritari» del Venezuela e di Cuba. Sulla via del ritorno negli Stati Uniti, Pompeo ha fatto scalo a Bogotà per incontrare il presidente colombiano Duque. I due hanno concordato di lavorare insieme per isolare diplomaticamente il Venezuela. Il 4 gennaio 2019 i 14 Stati del Gruppo di Lima (tra cui Brasile, Colombia e Guyana) si sono riuniti per dichiarare «illegittimo» il nuovo mandato di Maduro, che inizierà il 10 gennaio [8]; il comunicato non è stato firmato dal Messico. Sei Stati membri del Gruppo di Lima presenteranno inoltre un esposto al Tribunale Penale Internazionale contro il presidente Maduro per crimini contro l’umanità’’ 1

Il tutto è funzionale (dice Meyssan) alla ‘’spaventosa distruzione del bacino dei Caraibi’’. Ma la realtà è ben diversa. Il Messico, col nuovo governo di “AMLO”, alleato di Cuba, Nicaragua e Federazione russa, costituirà un argine alla penetrazione USA nella regione. La storia insegna che un esercito di mercenari – come le forze armate brasiliane e colombiane – non può vincere contro delle milizie popolari ideologicamente motivate. Il Brasile è un gigante senza muscoli: i militari brasiliani per decenni si sono limitati a massacrare minoranze inermi (indios, contadini, attivisti disarmati), ma non conoscono le tecniche di guerriglia e controguerriglia. Il defunto presidente venezuelano, l’antimperialista radicale Hugo Chavez, non si limitò alla formazione ideologica dei giovani soldati. Le forze armate, negli ultimi vent’anni, sono state addestrate dai vecchi guerriglieri filo-cubani provenienti dalle Forze Armate Rivoluzionarie del Venezuela (marxiste-leniniste). Contrariamente al Brasile ed alla ‘’mercenaria’’ Colombia, il Venezuela ha uno degli eserciti più motivati del mondo. Trump finirà col vendere al fascio-liberista Bolsonaro la corda con la quale impiccarsi.

Gli USA stanno cercando di trapiantare lo scenario ucraino a Caracas; del resto l’opposizione al PSUV, come ho già avuto modo di spiegare, è palesemente neofascista:

‘’La loro ideologia è profondamente razzista e si richiama a quella dei colonialisti spagnoli contro le popolazioni amerinde. Possiamo dire che c’è un odio etnico e di classe allo stesso tempo diffuso fra l’oligarchia e vasti settori della borghesia nazionale. Il sentimento antidemocratico della destra, affonda le sue radici e trova riscontro nel disprezzo nei confronti del fronte chavista, reo – a loro dire – di aver strappato il Venezuela dalla morsa del colonialismo. Questi gruppi paramilitari sono rappresentanti degli interessi dell’industria transnazionale ed il loro obiettivo è quello di riconsegnare il paese alle forze oligarchiche e al “padrone” nord-americano. Qualsiasi onesto osservatore noterà che i loro attentati sono rivolti contro le istituzioni pubbliche che hanno portato ai lavoratori diritti e democrazia, consegnando ai ceti popolari e proletari un effettivo potere di autodecisione’’ 2.

Che cosa differenzia Bolsonaro, Guaido e Capriles da Mussolini? La risposta è semplice, ma non scontata: il dittatore italiano contese alla Gran Bretagna l’egemonia nelle colonie, fallendo miseramente mentre i primi tre, contrariamente, vorrebbero fare dei rispettivi paesi i migliori vassalli di Washington e Tel Aviv. Il fascismo fu una dittatura capitalista fondata sul corporativismo; quella di Bolsonaro è una dittatura neoliberista. Per certi aspetti, il guerrafondaio di Brasilia è di gran lunga peggiore dell’autocrate italiano.

Il giornalista tedesco, Andres Scheer, al canale iraniano HispanTV ha comparato lo scenario ucraino con quello della nazione sudamericana, leggiamo: “Si hablamos de paralelismos, sí los hay, tanto como en Ucrania y Venezuela hay Gobiernos que no cumplieron las demanda de los imperios (…) que necesitan o piden Gobiernos serviles” 3. Una analisi parziale; il governo di Yanukovic era neoliberista e soltanto in parte filo-russo mentre Maduro non ha abdicato all’idea di costruire una società non capitalista appoggiandosi ai paesi BRICS. Le forze armate venezuelane sono l’ago della bilancia; la decolonizzazione venezuelana parte dai settori nazional-popolari dell’esercito per poi coinvolgere la piccola borghesia, la classe operaia e soltanto in ultima istanza gli intellettuali. Dall’Ucraina al Venezuela, cambia la composizione delle classi e anche i rapporti di forza nazionali e internazionali.

Il Venezuela non conoscerà un ‘’cambio di governo ‘’ attraverso la delinquenziale sovversione di questi giorni. Secondo il sociologo James Petras, gli USA sono incapaci di riconoscere la realtà: ‘’Washington llama un levantamiento un grupo reducido responde y el público se queda en silencio, y eso es parte de un ciclo nuevo ya anunciado de atacar a Venezuela con golpes, sabotajes, y presiones” 4. Un golpe alla Pinochet oramai è totalmente impraticabile, il PSUV ha fatto terra bruciata ai gorilla degli anni ’80 e ‘90.

Conclude Meyssan: ‘’Forze enormi sono in gioco e ormai poche sono le cose che potrebbero fermarle. È in questo contesto che la Russia sta studiando la possibilità di installare una base aeronavale permanente in Venezuela. L’Isola de La Orchila – dove il presidente Chavez fu tenuto prigioniero durante il colpo di Stato dell’aprile 2002 – permetterebbe il dispiegamento di bombardieri strategici’’. Trump sta giocando col fuoco.

https://www.voltairenet.org/article204653.html

http://www.linterferenza.info/esteri/le-radici-fasciste-della-destra-venezuelana/

https://www.hispantv.com/noticias/venezuela/341467/protestas-derecha-golpe-ucrania-maduro-eeuu

https://www.facebook.com/135816849848510/photos/a.136521079778087/2061609937269182/?type=3&theater

 

 

1 commento per “Venezuela: Russia e Cina appoggiano Maduro

  1. gino
    26 gennaio 2019 at 20:05

    se bolsonaro dovesse muovere militarmente contro il venezuela, cadrebbe come na pera cotta dopo le prime decine di bare di ritorno… sai com´é, una cosa é fucilare lacruncoli in infradito dopo che si sono arresi, altra cosa affrontare i SUKHOI.
    il venezuela ha la piu´forte aviazione militare delle americhe, dopo quella USA, e una fanteria numericamente pari a quella brasiliana. é inferiore solo in marina.

    peró c´é un problemino (purtroppo i compagni sono refrattari all´aritmetica economica): dal 2014 il venezuela ha perso metá del pil, parliamo di 200mld di dollari persi, chi glieli rifonde? russia e cina non mi sembrano intenzionate.
    la gente in media ha visto tagliato a metá il proprio reddito reale, in un paese che giá non era la svizzera. allora occorre chiedersi realisticamente: c´é qualche possibilitá di enorme ripresa con maduro al potere?
    no perché… i soldi non nascono sugli alberi (quelli veri, non quelli semplicemente stampati e distribuiti col ventilatore che hanno causato l´inflazione a 1mln %)

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