Il settimo cavalleggeri

Come d’incanto, dalle radure della chiusura democratica rappresentata dal Governo Draghi, appare il settimo cavalleggeri dell’esercito liberal/progressista. Il totalitarismo liberale gioca alla guerra così. Tutto ciò che non si allinea puzza di fascismo. Di reazione. Di Medioevo. Il settimo cavalleggeri è l’estrema sinistra. Quella dei centri sociali, dei partitini con qualche falce e martello affrancati dal liberismo dei costumi (con rarissime eccezioni). Dai capricci individuali trasformati in diritti.
Loro – nell’iperuranio esistenziale in cui si trovano a ragionare – ancora fanno vivere un capitalismo oscurantista, patriarcale, familistico e borghese. Scomparso da qualche decennio. Ma è strumentalmente rassicurante tenerlo in vita artificialmente. Qualche accordino a livello locale con il PD serve a mantenere salde le strutture, utili a piccole consorterie, e soprattutto si è accolti nella grande famiglia americana, la cui democrazia diventa linea immaginaria per separare i buoni dai cattivi.
Il Manifesto è la loro guida spirituale. Il sessantottismo della fantasia manageriale al potere colpisce lì dove devono arrivare le bombe intelligenti. Dove si mettono in discussione i dogmi della globalizzazione del capitalismo progressista. I luoghi in cui si parla ancora di classe, sfruttamento, coscienza. Tutto rossobrunismo. In questi giorni sono stati colpiti alla cieca il Prof. Andrea Zhok e il compagno Fabrizio Marchi. Il primo non lo conosco di persona ma lo leggo sempre volentieri, il secondo è un mio amico e direttore dell’Interferenza, rivista di cui sono redattore. Classico modo di preparare le campagne elettorali degli ultimi anni. In assenza di giustificazioni plausibili per l’accomodamento ai dispositivi di comando neoliberali si edificano fascismi immaginari. In una dimensione psichedelica si sognano reazionari monarchici travestiti da bolscevichi.
Un disegno questo che ha un preciso obiettivo. Equiparare fascismo e comunismo sotto la guida della tecnocrazia europea. Disintegrare sul nascere qualsiasi pensiero alternativo alla pacificazione resiliente dei mercati. In questo trip i cavallerizzi dei salotti buoni con vista centro arriveranno in Perù. Lì un maschio, un socialista votato dal popolo ridotto alla fame, però poco sensibile alle libertà dei ricchi, ha sconfitto la figlia, donna, di Fujimori, vecchio adepto del Piano Condor che sterminò gli oppositori politici. Immagino le notti insonni di Michela Murgia. In un battibaleno Castillo diventerà l’alterego del fascista Bolsonaro. Si invocheranno contro di lui gli interventi civilizzanti delle associazioni umanitarie composte da mercenari e golpisti armati.
Dovremmo dircelo con la necessaria calma. Quella sinistra che si autoproclama radicale non contiene spazi di riflessione comune. Si trova nel campo avversario. Come disse Las Casas “il disimparare è in molti casi più difficile dell’imparare”.
Il Manifesto - 12 marzo 2017 - fio.PSD
Fonte foto: Il Manifesto (da Google)

2 commenti per “Il settimo cavalleggeri

  1. Fernando
    11 giugno 2021 at 16:01

    Ottimo!

  2. Giulio Maria Bonali
    11 giugno 2021 at 16:21

    Perfettamente d’ accordo che quella sinistra che si autoproclama radicale non contiene spazi di riflessione comune. Si trova nel campo avversario.

    Anche se per conto mio parlerei di PSEUDOsinista la quale é (autenticamente) una DESTRA: se le parole hanno un senso in lingua italiana, allora:

    sinstra == processo civile e sociale verso l’ uguaglianza economica, sociale, politica (e non: privilegi per donne, omosessuali, disabili o altre categorie; non quote preferenziali “rosa” o altrimenti variopinte), verso la più ampia libertà personale per tutti purché compatibile con e limitata da- le libertà personali altrui e i diritti e gli interessi collettivi;

    e destra == conservazione o addirittura regresso verso l’ ineguaglianza economica, politica e sociale e i privilegi per determinate categorie (confessabili -le catergorie, non i privilegi, invece idealisticamente stravolti nel loro esatto contrario- come donne, omosessuali, disabili) o inconfessabili se non addirittura non nominabili (capitalisti, usurai, specie se legalizzati -banchieri, assicuratori ecc.- giornalisti ufficiali, -preteso “diritto di cronaca” a costo di fare scappare ladri e assassini; campagne per censurare come bufale notizie vere che sfuggisssero ai “recinti economici del politicamete corretto”, soprattutto in Internet, da parte degli indefessi propalatori di megabufale ipergalattiche al servizio del potere e del privlegio- calciatori, attori, cantanti -ma spesso penosi farfugliatori di orrende lagne o inascoltabili tiritere- e altri boss dello spettacolo, parassiti vari, ecc.).

    Credo che i cavallerizzi dei salotti buoni con vista centro che arriveranno in Perù a demonizzare il maschio, socialista votato dal popolo ridotto alla fame (aggiungerei non noto omosessuale orgoglioso di esserlo), però poco sensibile alle libertà dei ricchi che ha ha sconfitto la figlia, donna, di Fujimori, vecchio adepto del Piano Condor che sterminò gli oppositori politici, oltre agli interventi civilizzanti delle associazioni umanitarie composte da mercenari e golpisti, armati, non dimenticheranno certamente di invocare il necessario, delicatissimo, imprescindibile “lavoro preparatorio” delle O (falsamente dette)N G.

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