L’anno zero della democrazia

L’anno zero della politica è tra di noi, politica è pluralità, prassi della democrazia nella quale gli avversari nel confronto dispiegano la realtà, in essi lo specchio della verità si frantuma per ricomporsi nel confronto. La democrazia è la ricostituzione del dato, l’esteriorità dei dati si trasforma nella coscienza dei cittadini in consapevolezza della realtà storica e in attività, in cittadinanza che partecipa al cambiamento generale. In questi anni pandemici si è  palesato a tutti che la democrazia imperfetta è al limite della dittatura. Il termine pandemia usato in modo continuo è inesatto, poiché pandemia indica un fenomeno epidemico che colpisce tutti nella stessa maniera, fortunatamente i giovani anche se affetti dal virus, in genere, sono asintomatici. La distorsione del linguaggio è il primo segnale della decadenza della democrazia. Il taglio della democrazia si palesa nell’informazione tendenziosa. Per incentivare le vaccinazioni non si fa appello ad una equilibrata informazione, ma si conteggiano nelle TV di Stato e private gli immunizzati. Sappiamo che il vaccino non immunizza, ma diminuisce in molti casi gli effetti dell’infezione: vaccinato può infettarsi e infettare. I casi avversi sono ormai scomparsi dall’informazione, si può immaginare lo stato di solitudine in cui versano coloro che sono caduti in tale “incidente”. Silenzio assoluto sulle nazioni che sono tornate alla normalità con un numero di vaccinati in media più basso di quello italiano. Dal primo Ottobre si è aggiunto il Portogallo, nei dibattiti tale dato è occultato, perché destituisce di fondamento l’azione della politica italiana e alimenta il sospetto che possa essere legata alle multinazionali della vaccinazione. Le manifestazioni contro il green pass si susseguono, ma nelle TV di Stato e non le ragioni dei manifestanti non appaiono, nessun confronto, nessuna dialettica. La verità è il tutto ci ha insegnato Hegel, per cui la parzialità è menzogna, è “ideologia” in senso marxiano. L’attuale condizione di parzialità ideologica è il dispositivo sempre attivo con cui si controlla l’informazione. Ogni giorno si conteggiano i morti sul lavoro, e si inneggia alla severità delle pene. Finzione, in quanto si cela, anche in questo caso, la verità: il jobs act ha smantellato il sistema di sicurezza, ed inoltre l’integralismo liberista si fonda sulla competizione globale, per sopravvivere le imprese  tagliano le condizioni di sicurezza o si chiude. L’asse dei partiti al governo, praticamente tutti, conoscono bene le ragioni immediate e di struttura della strage quotidiana, ma si tace, e si devia l’attenzione sui dati di cronaca spicciola per evitare l’analisi profonda del problema. I morti sul lavoro sono il tragico sintomo di un sistema patologico, nel quale l’economia si autofonda senza mediazione della politica. L’economicismo ha divorato la politica e  la democrazia ed ora sta divorando gli uomini e le donne. Si conteggiano i femminicidi, si elaborano leggi ad hoc, ma sui lavoratori che cadono in una tragica guerra sul cui fondo c’è l’accelerazione per la ripresa economica nessuna voce si alza per chiedere leggi che difendano tutti i lavoratori, abilmente si devia, e si invoca la responsabilità dei singoli casi, che naturalmente c’è, ma si evita di introdurre leggi generali: i padroni devono essere liberi, in modo che la politica possa bearsi dei numeri della ripresa economica e utilizzarla per autolegittimarsi in vista delle elezioni. Se si fa la somma di quanto sta accadendo si ha la visione della democrazia che non c’è, e della violenza divenuta la tragica normalità del nostro presente. Violenza è pensiero unico etichettato con marchi diversi per fingere che la democrazia continua ad essere tale, e il cittadino possa liberamente scegliere tra valide alternative, il cittadino è stato sostituito dal suddito globale che deve “credere” nel dogma liberista[1]:

“In questa realtà la dicotomia Destra/Sinistra è una protesi politologica artificiale che viene reimposta per fornire di ideologie identitarie di appartenenza controllata le scadenze elettorali, in cui si scelgono in realtà varianti oligarchiche della stessa fondamentale gestione di riproduzione sociale capitalistica post-borghese (e ovviamente post-proletaria). Ciò che conta è invece il funzionamento di un Partito Unico Politicamente Corretto, in cui il clero secolare e regolare ha la funzione di regolamentare in modo ferramente (ma anche elasticamente) inquisitorio i parametri politici. Questo partito unico politicamente corretto adempie ad una funzione sistemica, e quindi gestisce le regole di compatibilità delle tre aree “ideali” di destra, centro e sinistra. A destra si schierano i molto ricchi, i notai, i commercialisti, i poliziotti, i militari di professione, i commercianti, i percettori di rendite, i pieds noirs, eccetera. Al centro si schierano i preti (tradizionali), i giornalisti opinionisti del circo mediatico, gli amministratori, i notabili di provincia, le casalinghe, i pensionati, eccetera. A sinistra i lavoratori salariati, i disoccupati, gli impiegati del settore pubblico, gli artisti, gli insegnanti di scuola secondaria, eccetera. Questo vero e proprio “trifoglio” si regge su di un solo stelo, ed è il nuovo clero che fa da “polizia del pensiero”. Ma non si tratta certamente della polizia del pensiero alla Orwell o alla Huxley. Si tratta di una polizia del pensiero anch’essa flessibile, che sa bene ormai che una “società dello spettacolo” non può essere gestita come una caserma o come un convento”

Sono giorni di elezioni, e chi crede nella democrazia della pluralità e dei cittadini, malgrado tutto, continua a credere nella libera coscienza dei cittadini. Le coscienze possono essere condizionate, ma nel quotidiano le contraddizioni si rivelano e smentiscono la cappa del “politicamente corretto”, per cui le elezioni sono una grande occasione per votare liberamente e dare il proprio voto contro il sistema e per la democrazia.

[1] Costanzo Preve, Religione Politica Dualista Destra/Sinistra, Considerazioni preliminari sulla genesi storica passata, sulla funzionalità sistemica presente e sulle prospettive future di questa moderna Religione, Petite Plaisance, Pistoia, pp. 9 10

Socialismo e crisi della democrazia - Pandora Rivista

Fonte foto: Pandora rivista (da Google)

1 commento per “L’anno zero della democrazia

  1. Enza
    5 ottobre 2021 at 11:48

    Ottima riflessione. Di pungente attualità il passo di Preve.
    I risultati delle amministrative sono un amarissimo riscontro. Ancora una volta.
    Per questo, quando mi imbatto in analisi di gazzettieri che intenderebbero spiegarci lo stato delle cose, salto, chiudo.
    Bisogna capirli… Giustificano la loro totale e dannosa inutilità.

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