Ordem e progresso

Bolsonaro andrà quindi al ballottaggio ma gli mancano solo 2.5% dei voti per diventare presidente. Il personaggio è notoriamente un concentrato di nefandezze: ex-militare, nostalgico della dittatura militare, omofobo, misogino, razzista, anti-democratico viscerale, con un consulente economico della Scuola di Chicago quindi ultra neo-liberista allineato a coperto. Il tizio è anche vicino agli interessi espansivi ed egemonici delle chiese protestanti e da tempo segnaliamo questa guerriglia interna al mondo cristiano che ha in America (tanto del Sud che del Nord) uno dei suoi (non unico) terreno di battaglia.

Sembra abbastanza chiaro che Bolsonaro non dispiacerebbe agli USA verso i quali le élite militari, religiose e la grande borghesia carioca che lo appoggiano, guardano con grande trasporto. Ancora da meglio valutare ma la questione avrebbe grande rilevanza geopolitica e nell’allineamento BRICS e più in generale nei rapporti tra Sud America – Cina ed USA, una sorta di Dottrina Monroe di fatto in cui gli statunitensi si starebbero riprendendo il mezzo continente sottostante.

Ma la faccenda avrebbe anche un altro significato, più generale. Sembrerebbe che così come successo un secolo fa, in Occidente, il fallimento dell’ordine liberale, dopo occasionali e contraddittori rimbalzi a sinistra, porti a forme di rigidità para-fasciste. Sembrerebbe delinearsi il ripetersi di una dinamica nota per la quale il sistema generale delle società occidentali non va mai seriamente in discussione, ove tende a fallire in caos la sua interpretazione più o meno “liberal” (nell’ambigua doppia veste di liberale e progressista), si reclama rigidità ed ordine. Quello che non si è riusciti a fare con le buone, riuscirà con le cattive, tertium non datur.

A grana fine ci divincoliamo con concetti come globalizzazione e nazione, elitismo e populismo, multiculturalismo e razzismo, sovranità e mercato ma più passa il tempo della transizione, più le posizioni che sembravano aprire a nuove categorie e scenari, sembrano volersi semplificare a grana grossa nella storica oscillazione tra ordine e caos sempre all’interno dello stesso sistema, quello per il quale il potere è in mano ai detentori della potenza da ricchezza ed il circolo dei funzionari della gerarchia che li accompagna.

La faccenda americana del giudice della Corte Suprema Kavenaugh qui è stata rubricata come il solito copione della faida tra trumpiani e liberal, giocata sul tavolo dell’anti o pro femminismo, ma leggo di molti micro-fatti collegati o meno con questa faccenda da prima pagina (che non è tutta lì dove pensiamo che sia), che lanciano un’ombra sinistra sulla traiettoria della presidenza Trump. Il romanzo distopico di Philip Roth sulle immaginate derive fascistoidi degli Stati Uniti d’America vengono a mente chissà se come esagerata paranoia o premonizione.

Dico solo che in termini di teoria dei sistemi, se dopo agitazione dovuta a crescenti disequilibri interni al sistema stesso, disequilibri in genere reagenti a difficoltà di adattamento a nuovi contesti, questo non ha energia sufficiente a saltare ad una transizione di fase che lo modifichi sensibilmente, alla fase caotica – per reazione – sopraggiunge sempre la fase rigida.
Qualcuno ammoniva che l’anti-fascismo non ha senso in mancanza di fascismo. Intanto che si discute la fondatezza della posizione, potrebbe darsi che la Storia ci levi d’impaccio chiarendoci che le forme rigide del governo le possiamo chiamare come ci pare, ma sono storicamente le reazioni più probabili alla deriva di quello che sempre più vaste porzioni di popolazione avvertono confusamente come disordine.

Ordine e progresso potrebbero essere la tipica coppia da ossimoro. Del resto venne partorita dalla stramba mente di Auguste Comte e le idee mal generate, portano disgrazia.

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2 commenti per “Ordem e progresso

  1. gino
    8 ottobre 2018 at 18:29
  2. Sergio
    9 ottobre 2018 at 14:31

    Chi sostiene che oggi si debba parlare di “assenza di fascismo” è un povero illuso. Anche se si tratta di qualche ideologo che si dice marxista. E’ chiaro come il fascismo sia ben presente ed attuale. Al di là delle visioni grottesche politiche ed antropologiche, il fascismo è la forma di dominio dell’oligarchia capitalista in cui vengono abolite tutte le mediazioni tra lavoro e capitale. Partiti, sindacati, rappresentanza politica, sovranità, identità storica… tutto questo è ridotto a farsa o abolito. Siamo oggettivamene in questa fase. Ed è una realtà fascista! La sovradeterminazione dell’imperialismo è tale che ogni risorsa umana e naturale, insieme alle relazioni ed alla gestione dell’esistente vengono ridotte a pura funzione di arbitrio del capitale. Il creazionismo genetico della scienza capitalista addirittura tende ad asservire i corpi e le specie in una sorta di espropriazione di ogni sovranità riproduttiva biologica. La biopolitica è asservimento dello sviluppo a mera condizione di riproduzione del comando: dipendenza obbligata, spossessamento e distruzione di ogni autonomia fino a trasformare il conflitto di classe in gerarchia delle strutture del potere sul pollaio sociale. Tutto ciò contrasta con la tendenza spontanea che attribuirebbe maggiore libertà e potere ai singoli individui sulla base della socializzazione dei poteri d’uso cioè della tecnologia per espandere la capacità di comunicare e di progettare l’esistente da parte di ciascuno. La falsificazione mediatica, insieme alla creazione dell’emergenza cronica della crisi e del conflitto, di conseguenza sono necessari per distogliere la percezione dalle opportunità del presente e dirigere la pianificazione verso forme di peggioramento programmato dello stato di salute dei singoli e delle relazioni sociali. Il social fascismo di questa fase non è diverso da quello storico ma infinitamente più folle e distruttivo.

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