A proposito di depistaggi ideologici. L’immigrazione.

L’impatto reale del fenomeno dell’immigrazione sulla vita concreta della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, è scarsissimo, nonostante quello che il versante di destra dei media e delle forze politiche di “sistema” vorrebbe farci credere.

Tutti i giorni, senza alcuna eccezione, alcune emittenti televisive nazionali (la berlusconiana Rete4 in primis) non fanno altro che mandare in onda becere trasmissioni all’insegna del “non se ne può più” con collegamenti da questo o quel paese o città dove comitati di cittadini incazzati protestano contro la presenza degli extracomunitari, presunta origine e fonte di tutti i loro mali.

Balle, per lo più, perché per la stragrande maggioranza degli italiani, il massimo del “disagio” è rappresentato da quegli immigrati che vendono chincaglierie per le strade o sulle spiagge (ammesso che sia un disagio e non una forma di moderno sfruttamento; rimando in questo caso ad un mio vecchio articolo che domenica bestiale   ) o chiedono, sia pure talvolta in maniera insistente, di lavare i vetri delle macchine agli angoli dei semafori. Che poi, se vogliamo, è un modo per dire: “Datemi una mano per vivere, non chiedo l’elemosina, voglio lavorare, sto lavorando, non voglio rubare”.

E’ bene specificare, onde evitare critiche maldestre, che chi scrive non dimora in una villa di Beverly Hills ma in un popolare e popoloso quartiere della Capitale, l’Appio Tuscolano, quindi un quartiere “campione”, sotto questo profilo, della più grande metropoli italiana, dove naturalmente lavorano e vivono moltissimi immigrati e, come tanti altri, paga la sua bella rata per il mutuo della casa e quella ancor più odiosa, di Equitalia, per delle ridicolissime multe non pagate (circolavo con il motorino nella corsia degli autobus; una forma di sopravvivenza per chi conosce il traffico romano…in realtà i circa 400.000 motociclisti romani dovrebbero essere ringraziati per il servigio che rendono alla città, alleggerendola del traffico…), naturalmente moltiplicate con interessi da usurai.

Il massimo dell’impatto (si fa per dire…) sulla mia vita reale rappresentato dalla presenza degli immigrati, si è verificato quando per un paio d’anni un gruppetto di questi ha pernottato sotto degli alberi che si trovano nel parco a dieci metri (10) da casa mia. Sia d’estate che d’inverno, con qualsiasi clima, sotto il sole cocente come sotto la pioggia, con il caldo torrido o con il freddo pungente, questi disgraziati utilizzavano quegli alberi come riparo. Istintivamente nutrivo per loro un moto spontaneo di solidarietà, al contrario di qualcun altro che, “scandalizzato” per lo spettacolo “indecente” e soprattutto perché la presenza stabile di quelle persone avrebbe potuto deprezzare il suo appartamento (capito l’origine del “disagio”?…), ha pensato bene di chiamare la polizia municipale. Per cui abbiamo assistito un paio di volte a scene pietose, con gli agenti della municipale che entravano nel parco, questi uomini che fuggivano (molto probabilmente perché non avevano il permesso di soggiorno o comunque perché non volevano avere grane con le autorità) e che poi naturalmente ritornavano, non appena certi che la polizia se ne fosse andata.

Ora, cosa procura al sottoscritto maggior disagio? La rata del mutuo e quella di Equitalia, le infinite bollette o il dentista da pagare (perché la mutua non copre determinate cure specialistiche…) oppure la presenza di quegli extracomunitari che per un paio di anni hanno stazionato proprio sotto casa sua (senza peraltro creare nessun problema…)? Fatevi la domanda – come dice Marzullo –  e datevi anche la risposta…

Sempre nel mio quartiere ci sono moltissimi immigrati che lavorano, molti di loro hanno aperto anche attività commerciali, le frutterie ad esempio sono ormai tutte gestite da egiziani. Con uno di loro, da cui mi rifornisco di frutta e verdure, discorro spesso di geopolitica essendo molto ferrato (mi riferisco a lui) di politica internazionale e in particolare di Medioriente.

Altre conseguenze sulla mia vita reale provocate dalla presenza di immigrati, non ce ne sono e non ce ne sono mai state.

Mi sento realisticamente di affermare che nella mia condizione si trova la stragrande maggioranza della popolazione italiana (non essendo il sottoscritto un ricco borghese ma una persona di condizione sociale normalissima come appunto la grandissima parte delle persone). Che poi l’onestà intellettuale difetti in molti è un altro discorso. E allora, a quel punto, possiamo anche inventarci che la presenza degli immigrati crei condizioni di disagio insopportabili oppure che sia la ragione prima del nostro malessere. Ma è una balla.

Le ragioni del malessere della grande maggioranza delle persone sono ben altre, oltre quelle che ho già citato, cioè Equitalia e la banca di turno che ci stanno appiccicate come le mosche sulla cacca: la precarizzazione del lavoro, l’estrema difficoltà nel trovarlo, la perdita di ogni potere contrattuale dei lavoratori sul proprio luogo di lavoro, il carovita, le tasse,  la sanità sempre meno pubblica e sempre più privatizzata, la “buona” scuola che diventa sempre più “cattiva”, il traffico che ci obbliga a trascorrere ore al giorno per andare e tornare dal lavoro, il degrado ambientale e urbanistico (tanta gente vive ammassata in alveari inumani), oltre ad una condizione complessiva di miseria esistenziale, psicologica, culturale e spirituale ancor prima che materiale.

E però le televisioni di cui sopra ci mostrano i cittadini “incazzati” perché la presenza di alcuni immigrati in questo o in quel quartiere creerebbe una situazione di tensione o di “sofferenza” insopportabili.

Naturalmente, molto spesso, quelli in prima fila nel manifestare il loro livore contro la presenza degli immigrati, sono gli stessi che si accucciano meschinamente davanti al proprio caporeparto o capoufficio, che si mettono in fila zitti e buoni, anche se bofonchiando, per pagare la rata di Equitalia, e pagano senza fiatare la rata quarantennale del mutuo dell’appartamento che fingono essere di loro proprietà ma in realtà è di proprietà della banca che gli ha “prestato” (si fa per dire…) i soldi a strozzo per poterlo acquistare.

Ecco, dunque, che la presenza degli extracomunitari, oltre ad essere utilizzata per tenere basso il costo del lavoro e a fungere da ricatto sui lavoratori autoctoni (questo invece è un impatto reale, ma non è creato dagli immigrati bensì dalla struttura intrinsecamente contraddittoria del sistema capitalista che da sempre ha comunque necessità di un esercito industriale di riserva…), assolve ad un’altra funzione, quella cioè di costituire una massa di persone di “serie B” che si trovano al di sotto di noi nella scala sociale. In questo modo anche il post ex proletario lobotomizzato, “consumistizzato” e “populistizzato”, privo di ogni coscienza politica e di classe, ridotto a melassa umana, quella che passa le domeniche nei mega centri commerciali, bivacca al bar sotto casa o si impasticca il venerdì sera in qualche discoteca di periferia, può ben dire di avere qualcuno sotto di lui nella gerarchia sociale. Per la serie: ”Non sono proprio l’ultimo degli ultimi, perché c’è chi sta ancora un gradino al di sotto del mio”.

Gli immigrati rappresentano dunque, sotto questo aspetto, quello che i “negri” hanno rappresentato per i proletari bianchi americani fino a poco tempo fa (ed è in parte ancora così ma oggi la stessa funzione è svolta anche dai “latinos”…) o anche quella degli schiavi in epoche antiche (e neanche tanto, visto che nella più grande “democrazia” del mondo fino a una cinquantina di anni fa vigeva ancora l’apartheid in molti stati del sud).

Questa dinamica psicologica, viene scientemente instillata nella psiche delle masse, e se ne capiscono le ragioni. In un contesto e in una fase storica di pressochè totale assenza di coscienza politica e di classe, il risentimento sociale viene indirizzato non nei confronti delle classi dominanti ma nei confronti degli ultimi degli ultimi. E’ per questa ragione che l’immigrato “che ce la fa” e che magari riesce ad aprirsi anche un’attività commerciale, viene visto con ancora maggiore astio, proprio perché ce l’ha fatta ed è salito di grado nella gerarchia sociale sorpassando il poveraccio autoctono.

Naturalmente, incaricate di alimentare questa guerra fra poveri, sono le forze della neo destra populista (oltre ai soliti gruppuscoli neo fascisti), in Italia prevalentemente rappresentate dalla Lega di Salvini (ma anche all’interno del M5S ci sono forti contraddizioni da questo punto di vista). Sul versante opposto (si fa sempre per dire..), la “sinistra”, ormai organica al sistema e garante della “governance”, recita la parte “buonista”, per cui come già detto, da una parte si sposa in toto la globalizzazione capitalista (la sposa pure Antonio Negri, figuriamoci un po’…) e nello stesso tempo si fa mostra di “buonismo”  caritatevole ed ipocrita nei confronti degli immigrati.

In conclusione, siamo di fronte ad un altro depistaggio ideologico che purtroppo riesce a far presa su tanti, anche e soprattutto giocando sulle loro debolezze psicologiche. Ma quest’ultimo sarà il tema di un prossimo articolo ad hoc.

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Fonte foto: da Google www.eikona.eu

19 commenti per “A proposito di depistaggi ideologici. L’immigrazione.

  1. Carlo
    1 aprile 2017 at 17:04

    Finalmente uno che dice pane al pane: ottimo articolo

  2. Marco
    1 aprile 2017 at 18:38

    Condivido al 100%.

  3. mirko recher
    1 aprile 2017 at 18:51

    concordo con Carlo ottimo articolo…gli immigrati e il femminicidio vanno più o meno a pari passo come presa mediatica…il problema immigrazione esiste non bisogna sottovalutarlo ma è ingigantito in maniera pazzesca da certe trasmissioni…

    • Alessandro
      2 aprile 2017 at 12:24

      Sì, con la differenza però che la demonizzazione dell’immigrazione va bene per la destra ma non per la sinistra, mentre l’emergenza femminicidio va bene per entrambe. Ne consegue che si apre il dibattito nei media, sia pure con uno sbilanciamento a favore dei no-immigrazione, sul primo tema, silenzio assordante sul secondo e su temi molto ampiamente ricollegabili a esso, secondo la vulgata corrente, e chi si azzarda a dire qualcosa che sfugga al copione in contesti ad ampia diffusione messa alla berlina o licenziamento in tronco.
      Siamo di fronte a un fenomeno incredibile, che consentirà di affermare ai più attenti di aver vissuto in epoca democratica rimasugli di un passato che fu, quando si brandiva l’olio di ricino o si accendevano i fuochi. Oggi non si minaccia la sopravvivenza fisica, ma quella socio-economica. Il risultato però è lo stesso: un conformismo senza precedenti in Occidente dalla fine della seconda guerra mondiale.

  4. alfio
    2 aprile 2017 at 1:12

    per circa 30 anni la mia famiglia ha gestito una tabaccheria vicino piazza Cavour.
    dalla meta’ degli anni 90 e’ cominciato a capitare con una frequenza giornaliera che diversi immigrati entrassero all’ interno del negozio per vendere o chiedere qualcosa,
    per esperienza spesso riuscivo un po’ a capire chi avevo di fronte e curioso ma con
    riservatezza a volte provavo a chiedere quale fosse la loro storia, da quale paese venissero
    o piu’ semplicemente quali motivi li avessero spinti o costretti a fuggire dal loro paese
    e con sorpresa si aprivano inizialmente con qualche riserva poi intuendo che potevano
    fidarsi e che ero realmente interessato ad ascoltare la loro storia si confidavano timidamente e mi raccontavano
    qualcosa di loro, della famiglia che non vedevano da anni e delle difficolta’ che avevano a integrarsi in italia. poi con il tempo spesso tornavano ma solo per parlare per salutarmi a volte
    solo per non sentirsi soli o sfogarsi per una giornata storta.
    per me e’ sempre stata una ricchezza poterli ascoltare, condividere con loro i miei pensieri i miei
    interessi . qualche volta poteva anche capitare che mi offrissero un caffe’ o una pizza .
    uno di loro osman se ricordo bene il suo nome un giorno mi viene a salutare con moglie e figli
    per dirmi che di li’ a poco sarebbe tornato in Senegal, per scelta e forse per nostalgia di un paese che amava troppo , abita ora nei pressi di dakar.
    come faccio a non essere grato a persone come lui e ne ho conosciute abbastanza , incontri
    che mi hanno arricchito e sicuramente mi hanno fatto lavorare meglio dando anche un senso al mio
    lavoro a prescindere dall’ aspetto economico.

  5. Mauro
    5 aprile 2017 at 13:22

    Non concordo.
    Innanzitutto l’auto-deportazione di massa e’ un crimine contro l’Umanita’ e per questo andrebbe condannato fortemente:
    ognuno di questi ragazzi avrebbe voluto vivere/sarebbe giusto che fosse libero di poter vivere a Casa propria.
    Purtroppo (non NOI, bensi’) la Finanza Mondialista la pensa diversamente, quindi impoverisce e agevola lo spostamento.
    Gia’ da questo si puo’ desumere che la societa’ Multiculturale E’ UN FALSO:
    se le Genti del Mondo fossero davvero libere, non ci sarebbe Societa’ Multiculturale, o per lo meno sarebbe un percorso NATURALE che l’Umanita’ affronterebbe in Secoli, non in un decennio.
    Quindi chi si definisce della Sinistra “vera” dovrebbe chiedersi perche’ la Finanza Mondialista spinge per la Multiculturalita’, se no si finisce per essere non “di sinistra”, bensi’ “al servizio del Capitale”.
    E la Finanza Mondialista spinge per la societa’ Multiculturale al fine di distruggere gli Stati Nazionali e le Costituzioni, ultimo baluardo contro la Supremazia assoluta del Capitale e delle Leggi economiche sull’Umanita’.
    In seconda battuta non e’ da trascurare l’impatto di una enorme riserva di manodopera a bassissimo costo in una Societa’ in cui la disoccupazione e’ a livelli importanti:
    nella mia zona tutte le industrie di produzione e trasformazione alimentare impiegano forza lavoro straniera a 3€ all’ora.
    Ovviamente creando un pari aumento della disoccupazione fra la popolazione indigena.
    E terzo, non dimenticherei l’impatto devastante di abitudini, culture ed educazioni diverse e lontanissime da quella italiana sulla popolazione indigena:
    Rete4 esagera, ma i Cittadini che parlano sono in VERO disagio. Guai a non capirlo.
    A meno di non voler fare, sotto sotto, il Gioco del Capitale stesso.

    • Fabrizio Marchi
      5 aprile 2017 at 15:11

      L’articolo voleva affrontare un altro aspetto del fenomeno dell’immigrazione (sul quale ho già scritto molto in passato…), non quello che tu hai evidenziato e sul quale in parte concordo.
      Che gli immigrati rappresentino un esercito industriale di riserva utilizzato come strumento di ricatto sui lavoratori autoctoni non c’è dubbio, ma infatti questo l’ho specificato (anche se, ripeto, l’articolo voleva affrontare un altro aspetto del fenomeno…). Ti invito a rileggere questo passaggio: ”Ecco, dunque, che la presenza degli extracomunitari, oltre ad essere utilizzata per tenere basso il costo del lavoro e a fungere da ricatto sui lavoratori autoctoni (questo invece è un impatto reale, ma non è creato dagli immigrati bensì dalla struttura intrinsecamente contraddittoria del sistema capitalista che da sempre ha comunque necessità di un esercito industriale di riserva…)…”.
      Forse nella fretta di rispondermi ti è sfuggito. In ogni caso, il discorso non cambia. Non sono certo gli immigrati i responsabili di questo processo bensì le vittime. Né più e né meno di come lo erano le decine di milioni di immigrati italiani che in un secolo circa, dalla fine dell’800 fino agli anni ’70 del ‘900 sono emigrati in America, in Venezuela, in Argentina, Australia, Germania, Inghilterra, Svizzera ecc.
      Perché emigravano? Per sport? O per provare l’ebbrezza dell’esotico? No, emigravano per una dolorosa necessità, quella di sopravvivere. Il sistema capitalista si fonda strutturalmente sul fatto che alcuni devono essere occupati e altri no. Perché gli inoccupati devono premere sugli occupati. Fino ad una trentina di anni fa questa funzione era svolta dai disoccupati autoctoni, ora dagli immigrati. Ma la dinamica è esattamente la stessa. Ed è bene che la capiamo onde evitare di prendere lucciole per lanterne, come purtroppo succede a tanta gente, e soprattutto di sbagliare completamente nell’individuazione della controparte che non sono appunto i lavoratori immigrati ma il sistema capitalista che crea l’immigrazione perché ne ha necessità. La logica è quella del saccheggio delle materie prime dei paesi del terzo mondo e della delocalizzazione delle imprese che vanno in quei paesi perché il costo del lavoro è bassissimo (tradotto, lo sfruttamento dei lavoratori è altissimo). E’ quello che viene appunto chiamato neocolonialismo. Naturalmente, se questi popoli si ribellano li bombardiamo. L’altra conseguenza di tutto ciò è appunto l’immigrazione. Quindi si acchiappano più piccioni con una fava.
      Non capisco, dunque, alla luce di tutto ciò, cosa vuoi dire quando parli di “autodeportazione”. E’ un concetto che non sta in piedi. Quindi se tu mi dici che bisogna lottare contro il sistema capitalista che crea queste contraddizioni, sono con te. Se invece mi vuoi proporre la solita minestra pseudoleghista o “sovranista di destra” che individua negli immigrati la causa e il problema, ovviamente non ci sto.
      Ribadisco, anche se tu continuerai a non essere d’accordo, che l’impatto REALE della presenza degli immigrati sulla vita CONCRETA E REALE della grande maggioranza degli italiani, è bassissimo. Poi che gli immigrati vengano utilizzati come arma di ricatto e di pressione si lavoratori autoctoni, è verissimo e l’ho appena spiegato, ma NON è appunto responsabilità degli immigrati ma del sistema capitalista che si fonda sul fatto che NON può esserci piena occupazione. La piena occupazione non potrà mai esserci in un sistema capitalista per ragioni strutturali e che, sia pure molto sommariamente, sono quelle a cui ho in parte accennato.
      Idem come sopra dal punto di vista culturale. Non sono gli immigrati che minano la cultura e l’identità culturale di un paese. Per fare un esempio, nessun immigrato ha mai avuto nulla da dire per i crocifissi nelle scuole. E’ l’ideologia dominante politicamente corretta che ha creato essa stessa il problema. Ma se una cultura decide di suicidarsi, la responsabilità non è delle altre culture ma di quella che ha deciso di suicidarsi…
      Ciò detto, ti invito a riflettere sul fatto che la presenza dell’Occidente nel mondo da cinque secoli a questa parte è stata e continua ad essere infinitamente più invasiva di quella degli immigrati nel mondo occidentale. L’Occidente ha letteralmente SVENTRATO, nel corso della storia, interi continenti, sotto ogni punto di vista, economico, sociale e culturale. Sarebbe il caso di ricordarselo prima di fare certi discorsi.
      Cerchiamo di andare meno dietro alle “salvinate” e di analizzare lucidamente le cose per come realmente stanno. Questo è il mio invito. Poi fate vobis…
      P.S. chi fa il gioco, sotto sotto, del capitale, non siamo certo noi ma appunto forze politiche di finta opposizione come la lega Nord, che NON sono AFFATTO forze anticapitalistiche. Recitano solo la loro parte in commedia. La parte che gli è stata assegnata dal sistema. Purtroppo tanta gente ci casca…

  6. Massimiliano
    5 aprile 2017 at 20:04

    Apprezzo moltissimo questo blog, mi permette di riflettere e vi ringrazio, nel merito dell articolo mi sento solo in parte d accordo, tutto vero tutto giusto, il capitalismo criminale, l esercito di riserva , aggiungiamoci gli “scafisti” e le Ong che lucrano indegnamente e poi le mafie e tutto l armamentario che ci ammorba durante “tolkscio’ ” e baracconate simili, però….. e quindi?
    Al netto del fatto che non è compito di questo blog e dell autore dell articolo trovare le soluzioni, così tanto per parlare, quale sarebbe nell immediato quella da voi proposta?
    Badate, lungi da me qualsiasi intento polemico, però nel mentre,pur lavorando alacremente per abbattere il sistema capitalista deregolamentato che crea storture a non finire come facciamo per non sgozzarci fra poveri?
    L immigrazione, superata una certa soglia crea disagio, facciamocene una ragione, in primis quello degli immigrati e a seguire quello dellè classi disagiate autoctone.
    Detto questo le ricette per uscire dalla situazione dal punto di vista politico sono poche e male assortite, ma credo che ad un certo punto vadano pur controvoglia sfruttate, pena il superamento del famigerato punto di rottura che sarebbe ancora una volta una iattura per gli sfruttati locali e forestieri.
    Grazie, con stima.
    Massimiliano.

    • Fabrizio Marchi
      5 aprile 2017 at 20:55

      Caro Massimiliano, ho capito che mi conviene fare un articolo, archiviarlo e ogni volta che il tema viene sollevato fare un copia-incolla… 🙂 Lo farò in questo caso…
      Allora, quelle forze politiche (tipo la Lega Nord ad esempio o altre forze populiste di destra o di estrema destra) che sostengono di avere ricette immediate per risolvere il problema dell’immigrazione, stanno semplicemente millantando.
      Il fenomeno dell’immigrazione, per la sua ampiezza e complessità, non può essere risolto con facili ricette né tanto meno in un breve lasso di tempo. Chi dice queste cose sa di dire stupidaggini e che le sta dicendo solo per motivi elettoralistici. Chiudere le frontiere, alzare muri, fili spinati, sparare sui barconi, sui canotti, sparare a vista sugli immigrati – come avviene peraltro da decenni al confine tra Messico e USA, con tutti i governi (più di 6.000 morti in una quindicina di anni; il muro di Berlino ne ha provocati, se non erro, 162 in 29 anni…), oltre ad essere criminale sotto ogni punto di vista, non servirebbe assolutamente a nulla per la stessa ragione per cui non si può fermare uno tsunami con una palizzata di legno, per quanto possa essere alta e robusta.
      Dobbiamo quindi uscire COMPLETAMENTE dall’ottica e dall’idea che un tema così complesso e che ha cause strutturali, posso essere risolto in un tempo breve e con provvedimenti estemporanei o anche repressivi e violenti. Come ripeto, si tratta di balle.
      Il fenomeno dell’immigrazione potrà cominciare a ridimensionarsi fino a tornare entro limiti fisiologici e positivi per tutti, nell’arco di una quindicina di anni, se ad esempio l’UE (visto che parliamo di noi e della nostra realtà) si decidesse per una svolta radicale nelle sue relazioni con gli altri paesi africani, mediorientali e con il resto del mondo. Cosa si dovrebbe fare concretamente?
      Porre fine a tutte le politiche imperialiste e neocolonialiste. Ritirare tutti i contingenti militari da tutti i paesi del mondo in cui sono presenti, e quindi uscire anche dalla Nato che ormai (lo era anche prima ma per lo meno formalmente era nata per contrastare il blocco sovietico) è soltanto una struttura militare finalizzata alla guerra imperialista. Altro non è.
      Ma uscire dalla Nato, ritirare i contingenti militari e porre fine alle politiche imperialiste e militariste significa anche mutare radicalmente le politiche economiche e commerciali. Quindi non si va più a saccheggiare impunemente materie prime come se fossero il giardinetto di casa nostra, non si delocalizzano più le aziende, che vanno a produrre in quei paesi perché il costo del lavoro è bassissimo, lo sfruttamento è elevatissimo e i governi sono o corrotti o al servizio degli interessi occidentali, ma si costruisce con quei paesi un rapporto diverso. E qual è questo rapporto?
      Non, appunto, un rapporto di sfruttamento ma di cooperazione. Tradotto. Noi stati occidentali non vi rubiamo più le risorse (approfittando di governi fantocci e corrotti messi lì da noi…), non veniamo più a sfruttarvi e non vi bombardiamo più se provate a ribellarvi, ma costruiamo una rapporto di cooperazione fra pari. E cioè: noi vi diamo il know-how, formiamo i vostri tecnici e i vostri quadri, vi aiutiamo a costruire infrastrutture (strade, ferrovie, comunicazioni ecc.), vi forniamo la nostra tecnologia e i nostri tecnici, investiamo anche risorse economiche per sostenere lo sviluppo dei vostri paesi e anche un sistema di sicurezza e protezione sociale, e voi in cambio ci date le materie prime di cui abbiamo bisogno (gas, petrolio, “terre rare”, queste ultime ormai fondamentali per tutta la tecnologia e la microtecnologia, e quant’altro) a prezzi politici concordati e vi adoperate (con mezzo non brutali, ovviamente) a controllare le frontiere e a limitare il flusso degli immigrati. Certo che se invece di fare questo noi facciamo ad esempio la guerra alla Libia e alla Siria dove tutto sommato c’erano governi affidabili e al loro posto ci mettiamo bande di jihadisti, non andiamo nella direzione giusta…
      Sono assolutamente convinto che se si facesse questa politica – peraltro conveniente per tutti (ma evidentemente non per le multinazionali che governano il mondo…), il flusso dell’immigrazione, come dicevo, nell’arco realisticamente di un quindicennio (cioè un arco temporale brevissimo, vista l’entità del fenomeno), si ridurrebbe gradualmente ma drasticamente. Tutto il resto, lo ripeto ancora, sono BALLE, propaganda becera per far leva sulla “pancia” di un po’ di gente incazzata.
      Aggiungo che quanto sto dicendo non è la trovata di un bolscevico ma una politica assolutamente ragionevole. Quella che ad esempio voleva fare il famoso Enrico Mattei, democristiano, ex partigiano, presidente dell’ENI negli anni ’50 e ‘60 prima di essere assassinato in un attentato organizzato dalle multinazionali del petrolio americane.
      Ecco, proprio ora ho ripescato un mio relativamente vecchio articolo in tema (se c’avessi pensato prima mi sarei risparmiato il pistolotto, e va bè… 🙂 ): http://www.linterferenza.info/attpol/immigrazione-la-causa-le-soluzioni/ )
      P.S. grazie per la stima, ovviamente, e continua a seguirci 🙂

      • Massimiliano
        6 aprile 2017 at 1:04

        Grazie per la risposta Fabrizio, il problema è che purtroppo lei vaticina un mondo normale ed ideale che è molto lontano dal potere realizzarsi, veda, io concordo sul fatto che alcuni esponenti,alcuni partiti, alcune organizzazioni cerchino di, per così dire, sfruttare il momento storico in termini elettoralistici purtroppo però sono anche quei partiti che in questo momento parlano di sovranità, di ritorno ad una moneta nazionale, in parte di controllo politico sulla economia e sulla finanza, di banche pubbliche, che lei converrà sono condizioni imprescindibili per provare ad avvicinarsi alle soluzioni che lei suggerisce, lei cita Mattei, ma Mattei avrebbe mai potuto provare quella strada senza il sostegno, per citare un nome a caso, di Aldo Moro ossia senza un forte sostegno pubblico di interesse nazionale?
        Certo un Salvini o una Meloni non sono Moro e non ci salveranno, non sono così ottuso, una Le Pen semmai dovesse giungere alla presidenza non cambierà le sorti del mondo e costoro dovranno poi fare i conti con delle contraddizioni enormi, io non condivido nulla sulla posizione che hanno su Israele ad esempio, ciò non toglie che questo è quello che ci viene offerto sui temi migratori. Uno schifo? Condivido, ma il resto è molto peggio.
        L immigrazione come esercito industriale di riserva certo ma anche come arma, non convenzionale, di destabilizzazione di aree geopolitiche, la butto li, ma magari un intesa con Putin che in quel quadrante (Vicino oriente, nord africa) sta acquisendo vantaggi considerevoli potrebbe essere una soluzione per arginare la crisi, per stabilizzare un area come quella libica, l appoggio ad Haftar sarebbe fondamentale per l’Italia che invece si diletta con un posticcio rappresentante di sé stesso a Tripoli.
        Io cerco di stare sul concreto come vede, cerco soluzioni per l immediato, perché sul lungo periodo saremo tutti defunti.
        Poi concordo con lei sulle relazioni con i paesi d origine, sui contingenti Nato sulle bombe sulle distruzioni di intere nazioni da parte di potenze “democratiche” come cause di sventura per quelle povere persone.
        Hanno il diritto a non emigrare, hanno il diritto di vivere a casa loro, cerchiamo politiche e concediamo se possibile aiuti economici in questo senso….
        Nessun muro, nessuna cannonata, nessuno sparo ma un minimo di buon senso, ben inteso, tanto per cominciare….

        • Fabrizio Marchi
          6 aprile 2017 at 6:37

          Caro Massimiliano, lo ha detto lei stesso, buon senso e non cannonate, muri ecc.
          E il buon senso ci dice che bisogna andare nella direzione che ho indicato e che anche lei sembra condividere. Non è utopia, è appunto semplice buon senso e anche realismo politico. Quello che NON hanno quelle forze politiche che auspicherebbero soluzioni diverse (e violente) che, fra le altre cose, non farebbero che inasprire ulteriormente le tensioni e provocare altri conflitti e altre guerre, oltre naturalmente a prefigurare un mondo invivibile. Perché francamente, preferisco avere qualche immigrato in più piuttosto che vivere in un paese blindato e dove si spara a vista. Domani a un immigrato, e dopodomani a chi?…
          Ribadisco che soluzioni nell’immediato NON ci sono e chi dice che ci sono sta truffando la gente. Dopo di che sono d’accordo con lei che è necessario uscire dalla UE (se ci legge sa che portiamo avanti da tempo questa tesi) oltre che dalla Nato (le due cose non possono essere separate) e allacciare rapporti economici e commerciali con i BRICS. La cosa migliore sarebbe una uscita di tutti i paesi dell’area europea mediterranea (cioè Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) e la formazione di una sorta di confederazione.
          Per il resto, come lei stesso ha detto, Salvini non è Mattei e tanto meno Moro, non solo sul piano personale ma anche per quello che rappresenta politicamente lui e che rappresentavano politicamente quegli altri. Quindi la risposta se l’è data da solo. E chi scrive non è mai stato un democristiano, come è evidente…
          Salvini è un guitto che cavalca l’onda di una parte di quel popolo del centronord in larga parte benestante che difende interessi di bottega e certamente intercetta anche la paura e l’insicurezza di alcuni ceti popolari che, in assenza di una alternativa politica, si rivolgono a quello che passa il convento. Il fenomeno in Italia è limitato dalla presenza del M5S che comunque è una forza piena zeppa di contraddizioni e che non costituisce di certo un’alternativa valida sul lungo periodo.
          Quindi, che dirle, caro Massimiliano, non sempre c’è una soluzione immediata a tutto. E sarebbe ipocrita da parte mia se le dicessi che c’è. Per quello che ci riguarda, nel nostro piccolissimo, cerchiamo di dare il nostro piccolissimo contributo alla costruzione di una forza politica seria, popolare e di ispirazione socialista che possa portarci in quella direzione che auspichiamo. Di più non posso dirle. Ma non posso neanche dirle che la soluzione è Salvini, la Meloni o la Le Pen, e non solo per ragioni ideologiche ma molto concrete, e cioè perché penso che quelle siano solo le “opposizioni di Sua Maestà”, come si suol dire, cioè false opposizioni, che servono solo a portare acqua al mulino di chi tira le file.

  7. AKid
    9 dicembre 2017 at 12:58

    Articolo che condivido al 100%, così come condivido la sua posizione sulle false soluzioni al problema che ha descritto in un suo post di risposta ad un lettore.
    Complimenti, la seguo con interesse

  8. gian
    8 marzo 2018 at 20:26

    Articolo in parte condivisibile, per quanto riguarda la responsabilità delle potenze occidentali in primis gli USA e a seguito altri, che depredano e sottomettono popoli e nazioni perché non sono in grado di difendere i loro territori e le loro ricchezze, per fare interessi propri. Condivido anche che non sono gli extracomunitari i nemici, ma potrebbero essere manipolati a piacere, per contrapposti interessi e fini politici. Non concordo che dobbiamo accogliere tutti, dare asilo a tutti quelli che desiderano arrivare nel nostro paese, per ragioni economiche, se non abbiamo la possibilità di farlo, oggi come oggi il nostro aiuto consiste di prospettare per loro un futuro da mendicanti se va bene, o a delinquere se va male. L’accoglienza va bene se non penalizza i nativi dello Stato accogliente, perché è questo che sta succedendo, ma forse non lo si vuol vedere. Uno Stato sovrano deve garantire ai suoi cittadini una sicurezza sociale nei miglior dei modi possibili, perché sono i cittadini che col voto legittimano o meno le classi dirigenti di questo Stato. E’ anche per questo motivi che il voto degli italiani alle ultime elezioni è stato dato alle forze che lei definisce impropriamente, secondo il mio punto di vista ovviamente, “populiste”. Saranno mica tutti schiocchi o inficiati di ideali egoisti, razzisti o xenofobi la maggioranza degli italiani che non hanno votato a sinistra? Lei penserà che sono un leghista, un pentastellato, un forzaitaliota ecc.., o altro titolo vuole applicarmi. No, sono un cittadino che aveva sempre militato fin dagli anni ’60 nella sinistra storica PCI che non vota più da quando hanno modificato la legge elettorale in senso maggioritario, e spero vivamente che gli attuali dirigenti di questa “sinistra” scompaiano del tutto dalla scena politica, e tutti i mezzi sono leciti se occorre allo scopo, anche l’avvento delle cosiddette forze populiste se serve.

    • Fabrizio Marchi
      8 marzo 2018 at 23:22

      Io non penso affatto che tu sia leghista e razzista così come non penso, non ho mai detto e non ho mai scritto che gli italiani che non votano a sinistra siano tutti razzisti e xenofobi. Questo non è un giornale della “sinistra” politicamente corretta quindi, in tutta sincerità, non capisco perché muovi a noi certe obiezioni.
      Dopo di che, anche se saluto con soddisfazione la sconfitta del PD, non faccio comunque salti di gioia, perché la situazione, nel suo complesso, per chi è un autentico socialista e crede in determinati valori e idee è tutt’altro che facile, per usare un eufemismo. Secondo poi, chi pensa che le attuali forze cosiddette “antisistema” uscite vincenti dalle elezioni siano realmente tali, a mio parere non ha capito proprio un bel nulla. Ergo, la situazione è difficilissima. C’è ben poco da stare allegri.

  9. gian
    9 marzo 2018 at 1:43

    Io non ho detto che le attuali forze definite populiste siano antisistema, tutt’altro, sono integrate ben bene al sistema, ma sono le altre forze non populiste che pretendono essere elette per una loro presunta diversità, che non esiste, nella realtà dei fatti non sono diversi dai populisti se non nell’aspetto esteriore, dell’immagine, niente di più. Sono consapevole che stiamo entrando in un’epoca difficile e differente da quella di gran parte del xx secolo, ma non vedo tentativi da parte di questa cosiddetta sinistra di riformulare nuove teorie della dinamica sociale, non si studia a fondo neanche il passato, i vari fallimenti e successi dei movimenti in quell’epoca susseguitisi, ma anche l’esaurimento degli stessi successi, la decadenza di una società che conosce un vero disfacimento sia morale che di intelligenza. Una sinistra che non pensa più è destinata a morire.

    • Fabrizio Marchi
      9 marzo 2018 at 7:19

      Sono senz’altro d’accordo con te. Aggiungo che proprio per queste ragioni abbiamo fondato questo giornale. Ci piace pensare che anche questo nostro modestissimo laboratorio di riflessione possa essere uno dei minuscoli embrioni di un futuro possibile nuovo soggetto politico di Sinistra, ammesso che sia possibile conservare questo termine nella sua accezione migliore e più alta e che non sia invece irrimediabilmente perduto. Ma insomma, hai capito quello che voglio dire…Diciamo neo socialista e neocomunista, via, forse così è meglio…A tal proposito, invito a leggere questo articolo di Ugo Boghetta e Mimmo Porcaro che mi sembra molto interessante e condivisibile:
      https://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/11777-mimmo-porcaro-ugo-boghetta-populisti-comunisti-50-a-1.html e quest’altro di Formenti altrettanto condivisibile:
      https://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/11791-carlo-formenti-populismo-vs-establishment-la-diga-e-crollata.html Insomma, qualcosa si sta muovendo, fortunatamente…

      • gian
        9 marzo 2018 at 16:23

        Voglio ricordare che il termine sinistra, non ha avuto poco per non dire niente a che vedere con quello che fu Il Partito Comunista, prima dell’avvento della segreteria Berlinguer. Durante la rivoluzione russa Lenin criticava la sinistra perché era considerata uno dei nemici (i menscevichi) della rivoluzione, le distinzioni già allora erano ben definite. Il PCI della Resistenza, e post Resistenza non aveva niente a che vedere con la sinistra di allora che era un’altra cosa ben distinta rispetto ai comunisti, ci si poteva alleare con le varie forze della sinistra (P.d’A.- PSI- PSD e altro) per strategie e tattiche a fine di raggiungere degli obbiettivi politici. E’ verso la fine degli anni ’70 con l’avvento della segreteria Berlinguer e col tradimento verso il campo filo occidentale e le mutazioni del PCI in PDS- DS- PD e quel che avverrà ancora, che la distinzione tra comunisti e sinistra è venuta meno, anzi è ormai sparita del tutto. La sinistra è un termine ormai screditato, anzi oggi tra la gente viene percepita come quella forza che rappresenta i poteri forti. Quindi è tutto da definire, anche cosa sia “utile” in questo momento storico difficile da capire, (sinistra – socialismo – comunismo) si continua ancora con categorie vecchie, superate dagli eventi storici. Credo che ci sia bisogno di una teoria nuova, ma che tenga presente sopratutto degli errori teorici commessi nel passato, dove abbiamo identificato il “socialismo reale” per “comunismo”, senza un seguito di analisi critica e teorica.

        • Fabrizio Marchi
          9 marzo 2018 at 18:31

          Si, Gian, conosco a menadito quella storia e capisco cosa vuoi dire. Pensavo di essermi spiegato anche io. Sono d’accordo con quanto dici. Si tratta di guardare avanti sgomberando le macerie ma anche salvando ciò che deve essere salvato, perché a furia di strapparci la pelle alla fine si corre il rischio di fare il gioco di chi vuole che continuiamo a strapparcela all’infinito…
          Penso anche che una moderna forza di classe, socialista, comunista, o post socialista e post comunista (ora non possiamo alambiccarci sul linguaggio, penso che tu abbia capito cosa voglio dire…), che si ponga il problema della trasformazione della realtà e quindi anche nell’orizzonte del possibile superamento storico del capitalismo, debba avere e rivendicare delle sue radici, come è normale che sia per tutte le forse politiche. E io credo che il Movimento Operaio non abbia prodotto solo brutture e orrori, penso che abbia prodotto anche esperienze importanti che hanno contribuito a cambiare il mondo spesso positivamente. Ora, il discorso potrebbe come al solito continuare all’infinito. E’ giusto e doveroso guardare alla complessità delle realtà (e io sono il primo a farlo) ed evitare semplificazioni però bisogna anche stare attenti a non smarrire la “retta via” che a mio parere è già stata tracciata. Naturalmente non può essere stata tracciata una volta e per sempre – e questo è l’errore (grave) che fanno i dogmatici – però penso che i “fondamentali” siano stati delineati. E hanno radici antiche che in parte lo stesso Movimento Operaio, in tutte le sue declinazioni (comunista, socialista, anarchica, più tutte le varie correnti e sottocorrenti di queste…) ha ereditato da istanze e fenomeni sociali e a lui precedenti ma che si riconducevano a quel medesimo filone. Insomma, non c’è dubbio che siamo entrati da tempo in una fase nuova e che abbiamo bisogno di strumenti e analisi adeguate ai tempi, però penso anche che i figli di quella grande esperienza storica debbano anche smetterla di fustigarsi e di guardare avanti.

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