CONTROMANO. Critica dell’ideologia politicamente corretta


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“Contromano. Critica dell’ideologia politicamente corretta” è una raccolta di analisi e riflessioni sul nostro tempo: l’attualità (o l’inattualità) delle categorie di “destra” e di sinistra”, il conflitto di classe alla luce delle profonde trasformazioni avvenute nel tessuto sociale negli ultimi quarant’anni, il complesso rapporto fra Capitale e Tecnica, la necessità, da parte del sistema dominante, del controllo della sfera psichica prima ancora di quella sociale, la relazione fra i sessi letta da un punto di vista radicalmente critico e alternativo a quello femminista e neo femminista attualmente dominante, l’analisi delle nuove ideologie di cui l’attuale dominio capitalistico si è dotato. Un libro perturbante e non certo rassicurante, che proprio per questo può far discutere molto e in tutte le direzioni.

Le recensioni del libro:

http://www.linterferenza.info/cultura/contromano-f-marchi-lenergia-un-percorso-esistenziale/

http://tempofertile.blogspot.com/2018/11/fabrizio-marchi-contromano.html

https://sinistrainrete.info/articoli-brevi/13460-eros-barone-uomini-contro.html

https://altrosenso.wordpress.com/2018/10/09/contromano-di-f-marchi/

http://filosofiainmovimento.it/f-marchi-contromano-critica-dellideologia-politicamente-corretta-zambon-2018/

http://www.linterferenza.info/cultura/contromano-f-marchi-storia-distopica-forse-no/

http://www.linterferenza.info/cultura/a-sinistra-ma-contromano/

http://www.linterferenza.info/cultura/contromano-un-libro-prezioso-svelare-un-inganno/

http://www.linterferenza.info/cultura/contromano-f-marchi-quel-nonno-oppressore-spalava-carbone/

http://www.linterferenza.info/cultura/nato-negli-stati-uniti/

http://www.linterferenza.info/lettere/caro-fabrizio-resto-femminista-nonostante-contromano/

http://www.linterferenza.info/cultura/contromano-f-marchi-ragno-strappa-la-tela-tessuta/

“Contromano” di Fabrizio Marchi

 

 

 

3 commenti per “CONTROMANO. Critica dell’ideologia politicamente corretta

  1. Giulio Bonali
    1 febbraio 2021 at 18:31

    So leggendo questo libro e devo dire che mi sta entusiasmando, malgrado alcuni dissensi nella valutazione della storia della seconda metà del XX secolo (sono un vecchio comunista non pentito che ha militato dieci anni nel PCI, essendovi entrato nel 1973 “da destra”, grazie soprattutto alla formidabile esperienza appassionatamente vissuta anche se purtroppo da lontano del governo cileno di Unidad Popular e uscito “a sinistra” nel 1982 con la berlingueriana “fine della spinta propulsiva…” come goccia che ha fatto traboccare un vaso veramente stracolmo).

    DAVVERO controcorrente (titolo che personalmente avrei preferito a quello di “contromano”), rispetto al pensiero unico politicamente corretto: cartine di tornasole davvero infallibili: la critica implacabile anche del sionismo e di Israele e del “femminismo” corrente; anche se secondo me rende meglio l’ idea il concetto di “genderismo LGBTECPNHPNM”; per esteso: lesbico, gay, bisessuale, transessuale e chi più ne ha più ne metta; inoltre aggiungerei sommessamente per parte mia, con particolare riferimento ai pochissimi tuttora comunisti o aspiranti tali con cui mi capita talora di rapportarmi, il parlar bene di Stalin).

    Grazie di cuore per questa metaforica bocca di ossigeno!

    • FabrizioMarchi
      1 febbraio 2021 at 20:11

      Grazie di cuore, Giulio, fa sempre molto piacere vedere che il proprio lavoro è stato apprezzato, specie se da un “vecchio comunista”… 🙂 Quando vuoi ci farà piacere ricevere i tuoi contributi di idee su questo giornale.
      Un caro saluto e ancora grazie!

  2. Giulio Bonali
    4 febbraio 2021 at 22:26

    Mi scuso preliminarmente per l’ abuso di parentesi, virgolette ed incisi: é più forte di me; e anche per una certa sgradevole pignoleria, se non anche pedanteria.

    Non ho ancora finito di leggere Contromano, ma già mi ha molto stimolato a riflettere e a mettere in dubbio alcune convinzioni (molte altre me le ha consolidate), che é quanto di meglio uno scritto possa fare.
    Grazie ancora!

    Com’ é ovvio, dissento da alcune importanti considerazioni che vi ho letto, soprattutto sulla “estensione della struttura in senso marxista (lo preferisco a “marxiano” perché si tratta di concetti non meno di Engels che di Marx), al giorno d’ oggi, alla psicosfera”; in questo (e probabilmente in molto altro) rimango un (inguaribile? Spero di no!) marxista “ortodosso” che ritiene che la psicologia, anche nei suoi aspetti più marcatamente relazionali, sociali, “per certi versi e in un certo senso, limitatamente” -secondo me- intersoggettivi, sia un elemento (di non secondaria importanza) delle sovrastrutture (le quali ovviamente non sono meri epifenomeni dello sviluppo delle forze produttive, dei rapporti di produzione e men che meno della lotta di classe in quanto -e nella limitata e parziale misura in cui- si svolge sul terreno economico).
    Inoltre per parte mia non separerei una “psicosfera”, nella quale il logos, il principio di identità e non contraddizione non sarebbe di casa, dalle facoltà razionali portatrici della logica e della dialettica. Distinguerei ovviamente ragione e sentimenti analiticamente, per cercare di capire evitando di cadere nella notte hegeliana -metafora dell’ ignoranza- nella quale tutte le vacche sembrano scure; ma li considererei aspetti o componenti complementari, mutuamente interagenti e reciprocamente condizionantisi, parimenti importanti da coltivare e affinare, di quell’ unicum che é la personalità umana (più o meno creativamente sviluppata di fatto dipendentemente dalla storia e dalle relazioni “micro-“ e macro-“ -sociali di ciascuno).
    Ma su dissensi “di siffatte dimensioni” raramente si arriva a comprensioni e acquisizioni di conoscenza in tempi brevi, e credo che non sarebbe probabilmente produttivo, oltre che sicuramente non facile, discuterne “sui due piedi” o “di primo acchito”.

    Più interessante credo sia accennare alcune obiezioni e motivi di dissenso da parte mia su una questione meno “imponente”, che “solo” a grandi linee condivido convintamente (e sulla quale ho avuto anche qualche interessantissima illuminazione!).
    Intendo la critica al femminismo (ovviamente e giustamente reale; da vecchio comunista mai pentito non posso che apprezzare quando anche altre esperienze, oltre a quella del socialismo “partorito” dalla terza internazionale, vengono considerate per quel che sono effettivamente state e non santificate per quello che avrebbero voluto fossero i loro realizzatori).
    Quello che meno mi convince in questa critica é l’ affermazione che noi uomini maschi subiremmo una dipendenza dalle donne che ci porrebbe in una situazione asimmetrica o squilibrata, di svantaggio nelle attuali condizioni di assolutizzazione e “divinizzazione” del mercato e della produzione-consumo capitalistica.
    A me pare evidente che non solo noi uomini, considerando la questione astrattamente, prescindendo dai condizionamenti sociali di fatto operanti, abbiamo bisogno delle donne (sessualmente e ovviamente non solo), ma che anche le donne hanno bisogno (un bisogno parimenti biologico innanzitutto, culturale secondariamente) di noi uomini (se altrettanto o meno dipende secondo me dai condizionamenti sociali; che infatti, fatta questa premessa, non possono di certo essere ignorati).
    Ovviamente non hanno bisogno di uomini, per lo meno “carnalmente”, come si diceva ai tempi di “Dio, patria e famiglia”, le donne omosessuali, almeno nella misura in cui lo sono “strettamente” (conosco solo superficialmente i femminismi ma mi par di capire che fra quelli più estremistici questa preferenza sessuale sia molto presente; fatto peraltro oggettivamente poco o punto rilevante); esattamente come gli uomini omosessuali non hanno bisogno di donne.
    Ma -diciamo così- a parità approssimativa di condizione sociale (non uso “status” perché detesto gli ingiustificati anglicismi, specie se maccheronicamente latineggianti), quindi piuttosto raramente di fatto, le donne desiderano, concupiscono carnalmente e/o si innamorano, (eventualmente anche più o meno platonicamente), ecc. degli uomini esattamente come gli uomini desiderano, ecc. le donne.
    Quel che fa la differenza, rendendo di fatto oggi molto più frequente il caso di donne che approfittano delle brame maschili (variamente configurantisi) per ottenere vantaggi di carriera o affini dal commercio di se stesse rispetto al caso opposto, sono appunto “le condizioni sociali al contorno”.
    “Condizioni sociali al contorno” che a mio parere dipendono sostanzialmente da quelle distinzioni di ruoli -ovviamente SOLO DI ALCUNI DETERMINATI RUOLI- fra i sessi (“genere” mi fa lo stesso effetto degli anglicismi ingiustificati, o di “innovazione”, “eccellenza” e “meritocrazia”, molto simile, anche se un po’ peggiore, a quello che provocherebbe un cactus sfregato sulle parti intime) che dopo secoli e millenni, sono oggi superate dallo sviluppo delle tecniche (quanto a “tecnologia”, che non é sinonimo di “tecnica” ma invece significa “studio teorico delle tecniche”, vedasi il “fra parentesi” appena precedente; mi scuso con eventuali politicamente corretti per la suscettibilità).
    Anche dopo che lo sviluppo tecnico ha eliminato sostanzialmente, o almeno elimina tendenzialmente, ogni differenza fra occupazioni lavorative appetibili a, ed esercitabili da parte di, uomini e donne, per una sorta di “inerzia della storia” rimangono differenze quantitative di fatto nella distribuzione dei diversi ruoli sociali fra i sessi; di modo che é di fatto molto più frequente (e nient’ altro che questo a mio parere) che donne si trovino nella condizione (e compiano la scelta) di vendere se stesse sul mercato a uomini ricchi e potenti, e che uomini non ricchi e potenti si trovino nella condizione di “pagare” (in diversi sensi a seconda dei casi) a caro prezzo il conseguimento rapporti (di variabile natura) con l’ altro sesso, a causa dell’ eccesso di domanda-difetto di offerta, piuttosto che viceversa.
    Di mano in mano che i primari ospedalieri, (ammesso che già così non sia), i direttori didattici, i capistazione, gli imprenditori, i direttori di banca, i politicanti, i “burocrati capi”, ecc. saranno donne in numero uguale o maggiore che uomini questo rapporto quantitativo, questo “squilibrio o asimmetria a svantaggio dei maschi” é destinato a scomparire o anche invertirsi (ed é solo questione di tempo, anche grazie ad iniquissime aberrazioni come le “quote rosa” per esempio fra i direttori di banche, i gestori di imprese industriali o di servizi -perché non uso “manager” è già ovvio- assessori, parlamentari e ministri, ecc. in totale assenza di “quote azzurre” fra maestri elementari -quanti disoccupati lo farebbero volentieri! E anche bene, come posso testimoniare in qualità di “dinosauro” che ha avuto un -senza apostrofo- insegnante ottimo a quella che ora si chiama “scuola primaria”- infermieri e medici, segretari d’ azienda, ecc.).

    Sul brillante sputtanam… (pardon: critica! O meglio, confutazione) delle mistificazioni storiche femministiche che vanno per la maggiore sono d’ accordissimo, anche se mi sento in dovere di fare qualche puntualizzazione (forse almeno in parte pleonastica).
    Per esempio é verissimo che di fatto non c’é cosa al mondo che non sia stata materialmente edificata dagli uomini e che ciò ha comportato un prezzo incredibilmente alto in termini di sangue, di vite sacrificate, spezzate, mutilate, ferite, piegate e piagate; che gli schiavi maschi sono sempre stati sottoposti, dai loro padroni, alle forme più orrende e immorali di disumanizzazione in misura assolutamente non minimamente paragonabile alle schiave femmine; e che analoghe sono le (s-) -proporzioni fra il contributo degli uomini e delle donne alle grandi battaglie (ideali e fisiche-materiali) per la giustizia, la libertà, l’ uguaglianza, il progresso sociale e civile e ai grandi processi rivoluzionari. Ma mi permetto di segnalare che avrei preferito che fosse esplicitamente rilevato (non come presunta ammissione di fronte alle mistificazioni femministiche ma come cosa alquanto ovvia e banale) il fatto che ciò non é dipeso da diverse qualità morali o intellettuali di natura biologica fra i sessi, ma invece da quelle distinzioni di ruoli che prima del moderno sviluppo delle tecniche si erano instaurate fra uomini e donne in conseguenza delle differenze fisiche-biologiche fra i sessi medesimi.
    Naturalmente differenze comportamentali fra i sessi, innanzitutto naturali e secondariamente e solo parzialmente declinate culturalmente, esistono eccome e sono importantissime e positive; e lo sono per me sicuramente in toto, “senza se né ma”, per quanto riguarda le loro componenti naturali biologiche, alla faccia del genderismo politicamente corretto, pur nella limitata distinguibilità di fatto dalle loro declinazioni culturali. Ma per quanto riguarda le potenzialità innate di comprensione delle condizioni storiche dell’ umanità e di lotta per la loro trasformazione in senso progressivo (come altre potenzialità, per esempio di conoscenza e di scoperta filosofica e scientifica e di creazione artistica) non vi é differenza biologica innata fra i sessi, ma solo differenze culturali acquisite in via di tendenziale superamento, per fortuna.

    Credo per parte mia che il sionismo, altro pilastro portante dell’ ideologia corrente, sia altrettanto pervasivo del femminismo (entrambi lo sono ben più che le religioni tradizionali) e quasi “naturalizzato” o “ontologizzato”; e così pure il genderismo, che mi sembra in un certo senso un’ “estensione” o sviluppo ulteriore del femminismo politicamente corretto nelle sue fondamentali funzioni del “divide et impera” su qualsiasi potenziale oppositore del capitalismo “assoluto” (virgolette per una mia ritrosia “vetero-orto-marxista” ad accettare il concetto) e del “disidentificare” le persone facendone anonimi e anodini “meccanismi umani di produzione e consumo” (compresa, prosaicamente, la permanente disponibilità a mutare dall’ oggi al domani posto di lavoro, luoghi di vita, di convivenza e di realizzazione come persone secondo le insindacabili esigenze del mercato del lavoro; che ritengo uno dei motivi della sistematica promozione ed “educazione” dei giovani all’ omosesualità e dei privilegi riservati agli omosessuali -per esempio il “diritto di adozione” o le tacite ma abbondanti “quote gay” in certe professioni, soprattutto della comunicazione e dello spettacolo, che personalmente mi pare di rilevare; non dubito che ci sarà chi mi additerà per questo al pubblico ludibrio, ma per quel che me ne frega…).
    Che non sono né antisemita né omofobo (autenticamete) quasi nemmeno mi scomodo a precisarlo, che tanto ai censori al servizio del politicamente corretto di queste precisazioni ne frega quanto a me delle loro scomuniche.

    Da veterocomunista, tendo a considerare (e a spiegarmi nella loro diffusione) femminismo politicamente corretto e genderismo, così come relativismo gnoseologico e nichilismo etico, quali espressioni eminentemente irrazionalistiche (come di regola tutte le ideologie reazionarie) dell’ “avanzato stato di putrefazione” oggettivo dei rapporti di produzione capitalistici relativamente allo sviluppo raggiunto dalle forze produttive, in assenza delle soggettive condizioni sovrastrutturali necessarie al loro superamento rivoluzionario: manifestazioni di una ”rovina comune delle classi i lotta” in atto, tendente verso l’ incombente estinzione “prematura e di sua propria mano” (Sebastiano Timpanaro) della specie umana (oltre che di tante altre di già in atto o compiute).

    Un’ ultima considerazione sui “femminicidi”, in aggiunta alle inappuntabili comparazioni fra entità degli eventi e delle rispettive coperture mediatiche relativamente agli omicidi bianchi (e si potrebbero aggiungere le morti per assideramento di senzatetto -in larghissima prevalenza uomini- in ogni inverno), e in particolare sui suicidi che li accompagnano nel 50% dei casi.
    Senza minimamente dubitare che le femministe e i femministi politicamente corretti che eventualmente mi leggessero ignorerebbero di certo allegramente questa mia importante precisazione, non sto in alcun modo per giustificare nessun omicidio (indipendentemente dal sesso delle vittime), né ignoro la differenza sostanziale fra tale crimine, che é indubbiamente il maggiore e più irrimediabile di tutti i possibili crimini, e qualsiasi altra offesa, torto o ingiustizia che possa eventualmente essere stato perpetrato dalle vittime stesse ai danni dei loro assassini (sempre in generale).
    Però le legislazioni penali prevedono “attenuanti” ed “aggravanti” (salvo in caso di femminicidio, allorché son previste solo le seconde e se qualcuno invocasse le prime rischierebbe di essere condannato per apologia di reato, oltre ad essere di sicuro mediaticamente linciato).
    Spesso i femminicidi sono persone che molto avevano ”””investito””” (absit iniuria verbis!!!) sentimentalmente ed esistenzialmente sul rapporto finito con le vittime; e immagino almeno in qualche caso queste ultime potrebbero avere liberamente assunto degli impegni in proposito con i futuri assassini; impegni cui sono venute meno (non dico affatto sia sempre così, ma suppongo lo possa essere, almeno in qualche caso).
    Bene. Anzi: male! Ciò non giustifica minimamente gli assassini per il loro orrendo crimine, anche -non solo!- perché una persona matura deve essere in grado di affrontare razionalmente e senza cadere in reazioni distruttive ed autodistruttive, men che meno criminali, men che men che meno omicidarie, anche le situazioni più deludenti, più dolorose, più angoscianti, più percepite (sia che lo siano a torto sia che lo siano a ragione, che può anche essere il caso, talora, nella fattispecie) come gravemente ingiuste nei propri confronti.
    Però secondo me potrebbe (in certi casi da determinare, ovviamente, a ragion veduta; in altri casi ovviamente no) costituire una circostanza attenuante (se per assurdo ne fossero ammesse nella fattispecie).
    E inoltre non dovrebbe far confondere il giustissimo dispiacere e il cordoglio per la vittima né la doverosa solidarietà per familiari e amici con una sistematica, “obbligatoria” esaltazione acritica “a prescindere” delle sue qualità morali, come invece di fatto mi pare solitamente -per lo meno- accada; questo mi sembra una triste e brutta dimostrazione del nichilismo etico diffuso nell’ odierno capitalismo “assoluto”.
    Controcorrente ci vado da una vita, e dunque non temo criminalizzazioni e demonizzazioni (ovviamente non da parte della maggioranza, spererei “bulgara” dei lettori di questa rivista telematica (perché non scrivo “on line” non c’ é bisogno di spiegarlo a chi abbia avuto la pazienza di leggere fin qui).

    Grazie per l’ attenzione.

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