La sinistra è il problema, non la soluzione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Chiarisco subito il mio pensiero: nel nostro paese non esiste, non è mai esistita una domanda di sinistra. Le “masse”, il “popolo”, persino il proletariato, quando è stata data loro la possibilità di scegliere attraverso la finta manifestazione del voto, hanno optato per lo scintillio dello specchietto per le allodole che le ha fatte cadere nella rete delle destre o delle false sinistre. Ma davvero possiamo credere che, con la sequenza di parole d’ordine reiterate da decenni e comprese solo da pochi militanti, si possa occupare quello spazio ormai territorio del cosiddetto “populismo”? Davvero si può pensare che in assenza del conflitto sociale e con la mancanza di proposte comprensibili, si possa entrare nel cuore dei lavoratori e di incidere sugli eventi politici? Davvero si può pensare che nell’attuale situazione socio-politica, il “popolo” sia interessato a “sovranismo sì, sovranismo no”? Oggi si afferma che destra e sinistra non esistono più, è vero. No, anzi, esistono, ma sono la destra e la sinistra del potere capital/finanziario che si alternano nel ruolo di governo ed opposizione, versione tecnocratica del movimento reale che “non” abolisce lo stato di cose. Perché la sinistra non piace al popolo ed è ormai più che minoritaria? Perché la sua cultura politica è sempre stata inadeguata ad interpretare la situazione storica e ad intervenire su di essa, perché autoreferenziale, lesionista, personalista, egocentrica e…  poltronista. Dagli anni ’70 fino al 1989, la fu Democrazia proletaria non riuscì ad ottenere oltre i 6 seggi, corrispondenti a circa 650.000 voti. Venne poi l’epoca di Rifondazione che raggiunse max 2.500.000 di voti, mentre i Comunisti italiani 884.912 e Sinistra Ecologia e Libertà poco più di un milione. Alle ultime elezioni si sono presentati il Partito Comunista (PC), Sinistra Rivoluzionaria (SR), “Potere al Popolo!” (PaP), Lista del popolo, orticelli autarchici ed autoreferenziali, decimati dai decimali. C’è qualcosa che non quadra. In principio furono Marx ed Engels con il materialismo storico e dialettico e le 23 pagg. del Manifest der Kommunistischen Partei. Venne, poi, la I Internazionale, preludio del “tafazzismo” dei comunisti, subito lacerata da scissioni e contrasti tra le varie correnti politiche (marxisti, anarchici, proudhoniani, mazziniani, blanquisti, ecc. ). Ne seguirono altre tre, che ribadirono l’esistenza delle diverse anime del movimento operaio, ma anche l’innegabile volontà di potere dei singoli e delle associazioni. Luxemburg, Liebknecht, Lenin, Stalin, Trotsky, Plechanov, Bucharin, Gramsci, Lukács, Bordiga, Mao e decine di altri nomi hanno detto la loro e teorizzato tutte le forme possibili di “comunismo”. Abbiamo visto nascere decine di “socialismi” in ogni angolo del pianeta, dal Sud America all’Europa, dall’Asia al Medio oriente, con una unica costante: il loro fallimento. Ma torniamo al “bel paese”, dove, dal 1945, abbiamo avuto circa 42 partiti/gruppi/movimenti che si sono riferiti e si richiamano al marxismo, guidati da personaggi accomunati nel colpevolizzare il perfido capitale. Lo stesso Marx disse di non essere marxista, ma i suoi epigoni-profeti-critici-esegeti-riformatori hanno fatto del marxismo una religione che, come le sorelle spirituali, si sono distribuite in molteplici chiese, ognuna apportatrice della propria “verità”, ma incapaci di trasformare a proprio vantaggio i fallimenti del capitalismo. Il popolo di sinistra deve cessare di voler soddisfatti solo i propri soggettivi interessi, il popolo di sinistra deve riappropriarsi delle lotte finalizzate al bene collettivo e solidaristico, il popolo di sinistra deve ricominciare a “studiare” certi rapporti di potere, privilegi, soprusi, derivati da un sistema decisionale verticale basato sulla gerarchia e sulla delega, che non fanno altro che scimmiottare tutti i meccanismi di alienazione, autoritarismo e conformismo, da cui si vuole sfuggire.

 

Le criminel, c’est l’electeur!” Joseph Albert detto Libertad, 1 Marzo 1906;

“Caro popolo sei tu il criminale, dal momento che sei sovrano, sei tu non c’è dubbio, criminale incosciente e ingenuo. Tu voti, non ti accorgi di essere vittima di te stesso? non hai ancora avuto abbastanza prove che i deputati che promettono di difenderti sono dei bugiardi incapaci come tutti i governanti del mondo, presente e passato? Tu lo sai ma li eleggi? Tutti i governanti hanno lavorato, lavorano e lavoreranno esclusivamente per il loro interessi, per loro per la loro casta, per le loro clientele. Dove è stato diversamente? Come potrebbe essere altrimenti? i governanti sono dei subalterni, degli sfruttati. Ne conosci qualcuno che non lo sia? Fino a quando non avrai capito che spetta a te produrre e vivere a modo tuo, finché pazienterai per paura e continuerai a creare tu stesso capi e dirigenti, nella convinzione che le autorità siano necessarie, sappi che i tuoi delegati e i tuoi padroni vivranno del tuo lavoro e della tua stupidità. Tu ti lamenti di ogni cosa ma non sei tu stesso il responsabile delle piaghe che ti divorano? Ti lamenti della polizia, dell’esercito, della giustizia, delle caserme, delle prigioni, delle amministrazioni, delle leggi, dei ministri, del governo, dei grandi finanzieri, degli speculatori, dei funzionari, dei capi, dei preti, del padrone di casa, dello stipendio, della disoccupazione, del parlamento, delle tasse, dei gabellieri, degli esattori, dei redditieri, dell’alto costo delle cibarie e dell’affitto delle case e dei terreni, del lungo orario di lavoro, della miseria, delle innumerevoli privazioni e della massa infinita di ingiustizie sociali. Ti lamenti ma sei tu a volere il mantenimento del sistema in cui vegeti, talvolta ti ribelli, ma poi ricominci immancabilmente. Sei tu che produci ogni cosa, che lavori e semini, che forgi e tessi, che plasmi e trasformi, costruisci e fabbrichi, che alimenti e fecondi! Perché dunque non mangi a sazietà? Perché sei malvestito, malnutrito e vivi in una topaia? Si, perché sei senza pane, senza scarpe e senza casa? Perché non sei tu il padrone di te stesso? Perché ti pieghi, obbedisci, servi? Perché sei l’inferiore, l’umiliato, il servitore o schiavo? Produci tutto e non possiedi niente. Tutto viene da te e tu non sei niente. Mi sbaglio. Tu sei l’elettore, il votante, colui che accetta quello che è; colui che con la scheda elettorale ratifica tutte le sue miserie, colui che votando consacra tutte le servitù. Tu sei il cameriere volontario, il domestico amabile, il lacchè, il servitore, il cane che lecca la frusta, che striscia di fronte il pugno del padrone. Tu sei lo sgherro, il carceriere e lo spione. Tu sei il buon soldato, il portiere modello, l’inquilino rispettoso, tu sei l’impiegato fedele, il servitore devoto, il contadino sobrio, l’operaio rassegnato alla sua schiavitù. Sei tu stesso il tuo carnefice, di cosa ti lamenti? Sei un pericolo per noi anarchici, un pericolo, esattamente come i tiranni, come i padroni che tu crei, che eleggi, che sostieni, che proteggi con le tue baionette, che difendi con la forza bruta, che esalti con la tua ignoranza, che LEGITTIMI con la tua scheda elettorale e che ci imponi con la tua imbecillità. Sei davvero tu sovrano.. ma vieni raggirato. I discorsi ti incensano,i manifesti ti lusingano, tu ami l’adulazione grossolana, sii soddisfatto, in attesa di essere fucilato nelle colonie o massacrato alle frontiere all’ombra della tua bandiera. Se lingue interessate leccano i tuoi reali escrementi, o sovrano, se candidati affamati di potere e zeppi di banalità spazzolano la schiena e la grippa della tua autocrazia di carta, se ti ubriachi dell’incenso e delle promesse che ti riversano addosso coloro che ti hanno tradito in passato, che ti ingannano oggi, e che ti venderanno domani, se accade tutto questo, è perché tu assomigli a loro, è perché non sei migliore dell’orda dei tuoi famelici adulatori, è perché non sei capace di liberarti da te stesso, non avendo preso coscienza della tua individualità e della tua indipendenza. Tu non vuoi, e dunque non puoi, essere libero. Ma si, vota pure. Abbi fiducia nei tuoi rappresentanti, dai credito ai tuoi eletti. Ma finiscila di lamentarti. Tu stesso ti sei imposto il giogo che stai subendo. Sei tu a commettere i crimini che stai soffrendo. Sei tu il padrone, sei tu il criminale e al tempo stesso- che ironia!- sei tu lo schiavo, sei tu la vittima. Noialtri stanchi dell’oppressione dei padroni che tu ci assegni, stanchi di tollerare la loro arroganza, stanchi di sopportare la tua passività, ti invitiamo a riflettere e ad agire. Coraggio, deciditi finalmente, abbandona lo stretto abito delle regole, lava il tuo corpo vigorosamente per distruggere i parassiti e i vermi che ti divorano. Allora soltanto potrai vivere con pienezza.”

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Foto: maurobiani.it (da Google)

 

 

2 commenti per “La sinistra è il problema, non la soluzione

  1. ARMANDO
    14 luglio 2018 at 10:33

    “Liquidatorio” ma realistico. La “sinistra” è diventata il problema, ed il popolo è schiavo di se stesso, finendo per aderire alle idee di chi lo opprime. Il che pone due problemi: 1. le idee di chi lo opprime, evidentemente incrociano qualcosa che esiste anche dentro il popolo. 2. La sinistra non riesce più a catalizzare le esigenze che pure esistono nel popolo. Evidentemente le sue teorie e le sue pratiche (opportunamente l’articolo ci ricorda alcune delle vicissitudini delle diverse Internazionali e dei tentativi di andare oltre la sinistra ufficiale), mancano di qualcosa ; o di molto, forse dell’essenziale. E se il difetto fosse nel fatto che tradizionalmente la sinistra ha concepito il rapporto fra popolo e potere alla maniera “giacobina”, ossia ipotizzando una relazione diretta fra la classe e i suoi rappresentanti al potere (sempre, inevitabilmente, ci sono rapprresentanti, si chiamino “partito” o altro)? E se il difetto fosse nel fatto che si è trascurata che l’autogoverno si esprime necessariamente nelle cose e negli spazi di vita vicini all’esistenza quotidiana delle persone? E che, più che l’appartenenza di classe (categoria un po’ astratta e generale) valga invece il legame sociale vivo, quello appunto che si sperimenta nella vicinanza quotidiana? Si porrebbe allora , e secondo me si pone, la questione della rete di corpi intermedi (orizzontali e verticali) che darebbero senso e concretezza all’agire quotidiano ed alla vicinanza cogli altri, ed in cui l’autogoverno potrebbe sperimentarsi su piani e livelli che salgano dal basso verso l’alto. I Soviet potevano essere un esempio (solo un esempio). Voglio dire insomma che una struttura associativa siffatta , e capillare, prefigurerebbe una sorta di comunitarismo esente dai difetti di centralismo e dall’ossessione della pianificazione che tanto hanno contribuito al fallimento dell’esperienza sovietica. Certo, magari di difetti ne sorgerebbero altri, perchè nulla è garantito. Ma insomma, dopo tanti fallimenti è doveroso, anzichè sperare che risorgano dalle ceneri soluzioni e formule che non hanno dato gli esiti sperati, pensare altre strade ed altre vie.

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