Mimmo Lucano, un proudhoniano elevato a mito dalla sinistra piccolo borghese

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Non pochi attivisti, variamente collocabili nell’alveo della sinistra radicale, si sono adoperati nella raccolta di firme per una petizione a favore della candidatura di Mimmo Lucano a Premio Nobel per la pace.  Essendo in totale disaccordo con l’iniziativa, esprimiamo delle brevi osservazioni critiche.

Mimmo Lucano è l’ex sindaco giunto alla ribalta mediatica per il  ‘modello Riace’ di accoglienza dei migranti, nello stesso momento in cui il governo italiano di Destra reazionaria iniziava ad approntare politiche repressive verso il fenomeno migratorio (riduzione dei fondi SPRAR, chiusura dei porti, odio xenofobo ecc.).

Osteggiato dunque dalla Destra di governo, Mimmo Lucano ha fatto invece breccia nei cuori della sinistra radicale o anarco-socialista, apparendo come “un eroe di umanità” che per soccorrere i più deboli ha sacrificato la sua poltrona di sindaco e poi è finito anche agli arresti domiciliari. Sotto questo aspetto apparente di paladino dei deboli e degli oppressi, Lucano è diventato un mito non solo per le varie frange della Sinistra liberal, radicale e anarchica, ma anche per una parte del mondo cattolico, a partire da papa Bergoglio che, col suo richiamo ipocrita al pauperismo francescano, a Lucano ha pure riconosciuto la virtù santificante di praticare “la carità a favore dei fratelli e sorelle più deboli”. E, a dire il vero, Lucano ben riesce ad attrarre tali simpatie con i suoi accorati appelli, tipici del prete, all’insegna dei valori (astratti) della solidarietà e della fraternità, che vengono ripresi e diffusi urbi et orbi da stampa e tv cattoliche.

Dunque, nella cornice di questa società capitalistica sempre più disumana e violenta, il bisogno collettivamente sentito (a livello di coscienza comune) di vivere in una società più giusta e più umana ha trovato una sua sublimazione, trasformando il personaggio di Mimmo Lucano in un campione di umanità, santificato con l’aureola dell’arcobaleno dei pacifisti, e meritevole addirittura del Premio Nobel.

È curioso notare, però, che il primo a proporre la candidatura di Lucano al Nobel non sia stato un esponente di questa cosiddetta Sinistra radicale, ma uno sviscerato anticomunista come Vittorio Sgarbi, il quale da sindaco di Sutri gli ha anche conferito la cittadinanza onoraria perché “ha posto in essere una politica tesa alla salvaguardia delle vite umane e ispirata ai supremi principi costituzionali”. E poco importa che Lucano abbia trasgredito le leggi: è bene trasgredirle – ha spiegato Sgarbi – quando ciò che è legale non è giusto. Così Lucano è stato paragonato a Schindler, colui che trasgredì le leggi naziste per salvare gli Ebrei.

Un paragone del tutto astorico e fuori luogo, che però è servito a implementare, nei cuori della Sinistra antimarxista, sia liberal che anarco-socialista, il classico tema romantico dell’Io che si scaglia con la forza del sentimento, ma in una mera contrapposizione astratta, contro il mondo dato. Sotto questo punto di vista non trascurabile, Lucano è stato visto come l’eroe neoromantico che si ribella col cuore al mondo delle leggi ingiuste e inumane dello Stato. Si dimentica, tuttavia, che proprio grazie all’osteggiato mondo borghese e a quelle stesse leggi “ingiuste” il Lucano, da aspirante medico fallito, è riuscito a dare una svolta alla sua vita, facendo carriera con la politica e arrivando a gestire circa 10 milioni di euro di fondi statali. Si dimentica, in altre parole, che il presunto ribelle antisistema è sempre stato foraggiato dal sistema e – come dimostrano inequivocabilmente le intercettazioni della Procura della Repubblica – è finito in guai giudiziari perché gestiva il denaro pubblico anche per ottenere i suoi tornaconti elettorali, con l’obiettivo di occupare ancora la poltrona di Sindaco di Riace per altri 5 anni.

In questo piccolo paese del basso litorale ionico calabrese, Mimmo Lucano aveva creato, con i fondi ministeriali legati allo SPRAR, una sorta di grande “Centro Sociale”, che egli gestiva come se fosse il suo feudo personale. In questo modo ha potuto compiere il ‘miracolo’ che viene tanto decantato anche da certa stampa borghese, quello di ripopolare un paesino svuotato dall’emigrazione e abitato solo da anziani. I fondi trasferiti dallo Stato hanno permesso a Lucano di arrestare, temporaneamente, la decadenza del piccolo borgo di Riace determinata dalle dinamiche oggettive del mercato mondiale.

I progetti finanziati dallo Stato e i buoni-spesa erogati dal Ministero dell’Interno hanno sostenuto i costi (in perdita) dell’apertura di botteghe artigianali e di piccoli negozi commerciali che, a Riace come ovunque, avevano chiuso i battenti a causa della concorrenza del grande capitale della distribuzione (in primis gli Ipermercati).

Perciò, è risibile parlare di ‘miracolo’, poiché a Riace non è stato creato alcun circuito economico virtuoso. Quasi nessun migrante è rimasto a vivere stabilmente  a Riace, perché non è mai stato creato neanche 1 solo posto di lavoro stabile, nonostante sul territorio  siano stati erogati 10 milioni di euro legati allo SPRAR. E, col taglio dei finanziamenti pubblici a fondo perduto, quei laboratori e negozietti che erano il pubblico vanto di Lucano sono stati subito chiusi perché, essendo sempre stati in perdita e senza reali sbocchi di mercato, ora non vi sono più risorse statali che possano coprire l’attività in deficit. Inoltre – e questa è la  vera cartina di tornasole della realtà di Riace – nessun giovane riacese emigrato al Nord o all’estero è  ritornato a vivere nella sua terra. Segno che, nonostante i tanti soldi ricevuti, la Riace di Lucano è rimasta una realtà economicamente depressa e in pieno sottosviluppo.

È chiaro, dunque, che il presunto ‘miracolo di Riace’ è dipeso, in realtà, solo dai fondi a perdere dello SPRAR, una misura dello Stato borghese. In sé il ‘modello Riace’ è stato qualcosa di molto simile ai cosiddetti Centri Sociali, micro-realtà urbane che, all’ombra della protezione degli Enti locali, vivono a regime esentasse e guadagnano facendo concorrenza  sleale a palestre, laboratori, a piccole attività che pagano le imposte, i tributi e i canoni di locazione a prezzi di mercato.

Difatti, lo stesso Lucano in diverse occasioni ha descritto Riace come un grande Centro Sociale, dove era stato inventato un sistema di ‘moneta locale’, cioè dei buoni-spesa paralleli e fittizi (emessi dal Comune di Riace), dicendo che erano scambiabili con i buoni spesa ministeriali; cioè, in pratica, aveva creato un altro tipico palliativo piccolo borghese per sopravvivere al dominio del mercato, senza intaccarne però la logica di funzionamento. Nel 2015, gli ispettori ministeriali scoprono e segnalano questa irregolarità nell’uso dei fondi, che a gennaio 2017 determina, dopo una serie di verifiche, la revoca dell’erogazione dei buoni-spesa (quelli veri) da parte del Ministero degli Interni, allora guidato dal calabrese in quota PD Marco Minniti. A questo punto, la moneta locale inventata da Lucano resta inconvertibile; i buoni spesa fittizi in mano a negozianti, artigiani e cittadini di Riace diventano inesigibili perché non possono essere più scambiati con i buoni spesa in euro che il Ministero non eroga più. Così i creditori si rivolgono al Comune di Riace che ha emesso tale moneta locale, ma l’Ente non ha denaro in cassa per convertirla in euro. Così ancora oggi i buoni spesa fittizi risultano inesigibili e il piccolo Comune di Riace ha accumulato, grazie all’ex sindaco Lucano, 2 milioni di euro di debito. A titolo di cronaca, va detto che in conseguenza della denuncia formale di grave irregolarità del Ministero, Lucano è stato iscritto dalla Procura della Repubblica di Locri nel Registro degli indagati per utilizzo fraudolento dei fondi pubblici (i buoni spesa reali del Ministero non erano assegnati agli sventurati migranti, come da normativa, ma erano gestiti arbitrariamente dal Lucano per sostenere il suo sistema di moneta locale).

A conclusione di questa breve disamina del “mito” di Lucano, ci preme sottolineare anche che, se i Centri Sociali sono, sotto la falsa patina ribellistica, delle microrealtà proudhoniane (tipiche del socialismo piccolo borghese), il modello sociale di Riace è di fatto qualcosa ancora di peggio: è una escrescenza dell’imperialismo.

Per esistere ha bisogno che le continue guerre causate dall’imperialismo determinino un massiccio fenomeno migratorio di rifugiati e richiedenti asilo. Senza questo fenomeno migratorio globale, non esisterebbero rifugiati, né lo SPRAR, né personaggi come Lucano che ne gestiscono gli ingenti fondi per l’accoglienza.

Infatti Lucano non ha mai speso una parola contro l’imperialismo. Non ha mai manifestato contro la NATO, braccio armato dell’imperialismo, che è la causa principale delle continue guerre regionali e dei connessi flussi migratori dei rifugiati. Perché l’esistenza dell’esodo migratorio è proprio la condizione d’esistenza di modelli di accoglienza come quello di Riace.

È per questo che i personaggi come Lucano difendono il migrante ma solo per mantenerlo migrante, non per liberarlo realmente e renderlo uomo libero – libero di non migrare necessariamente dalla sua terra. Tali personaggi alla Lucano sono, perciò, simili a tutti i piccoli borghesi che sopravvivono in una nicchia protetta del mercato mondiale, ma non possono volere il superamento del mercato perché ne sono essi stessi una appendice. Ed è proprio per questo che Lucano è stato elevato a mito da tutta la Sinistra antimarxista e da una parte del mondo cattolico.

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Fonte foto: Telemia (da Google)

3 commenti per “Mimmo Lucano, un proudhoniano elevato a mito dalla sinistra piccolo borghese

  1. giulio larosa
    11 febbraio 2019 at 13:09

    Pienamente d’accordo aggiungo due considerazioni.
    1)Il mito del premio nobel.
    Il premio nobel e’ un premio politico che e’ piu’ che sputtanato da anni, basti pensare che lo hanno dato ad Obama in anticipo e perfino alla UE!
    Che centri sociali o simili strepitino di premio nobel e’ una ulteriore dimostrazione della loro demenza.
    2)attivita’ produttive.
    Ripopolare i centri come Riace e’ quasi impossibile ma non del tutto improponibile ma ci vuole chi conosce il mondo del lavoro e Lucano purtroppo non lo conosce.
    Creare posti di lavoro in certi paesi si puo’ fare per esempio organizzando una sorta di casa di riposo diffusa e a basso prezzo dove un anziano potrebbe andare a vivere i suoi ultimi giorni oppure bisogna mettere in piedi coltivazioni e allevamento ma in modo moderno oppure fare assistenza tecnica da remoto con una specie di call center.
    Ultimamente ho ricevuto assistenza dall’ albania, cosa ci sarebbe di strano se la ricevessi da Riace?
    Chiaro, non e’ costruire il socialismo ma il mondo del lavoro e il lavoro possibile a riace oggi e’ questo altrimenti sono sogni e i sogni quando si scontrano con la realta’ procurano orrendi risvegli.

  2. Giuseppe
    12 febbraio 2019 at 1:17

    Scrivo a riscontro del commento di Giulio La Rosa.
    Sul punto 2, credo che in certe realtà vi sono probabilità di buona riuscita dell’impianto di strutture socio-assistenziali per anziani. Ma penso soprattutto in territori di mezza montagna, più ideali per il clima al soggiorno degli anziani (in Calabria vedi ad es. Cotronei o Soveria Mannelli).
    Riace è un borgo arroccato in collina, ma dispone del migliore tratto di spiaggia della Calabria (quello con l’arena bianca dove le tartarughe vanno a depositare). La spiaggia di Riace, vero tesoro naturale da valorizzare, è del tutto sprovvista di servizi (neanche 1 sola area parcheggio, neanche 1 solo bar on the beach). La Giunta Lucano è stata del tutto inefficiente sotto questo punto di vista. E c’è da dire che a meno di 10 km in linea d’aria esiste, nella vicinissima Monasterace, il parco archeologico della antica Kaulon. Tuttavia, non esiste sistema nell’offerta turistica integrata.
    Infine, rispetto alla sopravvivenza dei piccoli borghi calabresi, va sottolineato l’impegno della Regione Calabria (in particolare del consigliere Orlandino Greco) a salvaguardarli e valorizzarli con un apposito bando a sostegno di mirate attività economiche da impiantare su tali territori (dalla piccola ristorazione di qualità, ai B&B, alla creazione di infostrutture). Tuttavia, sono scettico sul fatto che tali iniziative, pur mirevoli, possano innescare una controtendenza allo spopolamento dei borghi (nonostante i funanziamenti pubblici).

    • giulio larosa
      12 febbraio 2019 at 13:18

      sono d’accordo pienamente, sono abruzzese e noi abbiamo le stesse drammatiche dinamiche di spopolamento. Anche io non sono ottimista sulle possibilita di salvare questi centri comuque’ e’ evidente che Lucano ha sbagliato tipo di investimenti e di attivita’. Peccato perche’ in realta’ il progetto di Lucano era buono solo doveva avere le gambe giuste e una testa piu’ sobria e piu’ esperta.

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